Ho letto la Bibbia - Nuovo Testamento

2026-01-07
Appunti di Umberto Salsi
salsi@icosaedro.it
www.icosaedro.it/ho-letto-la-bibbia

Vol. 1: Panoramica
Vol. 2: Antico Testamento
Vol. 3: Nuovo Testamento
Vol. 4: Apocrifi
Vol. 5: Corano

Indice

Riferimenti

Panoramica sul NT

Questa sezione della Bibbia comprende i libri condivisi tra le religioni cristiane. Sono scritti in greco koinè, ovvero una versione semplificata del greco classico che si parlava in tutto l'Impero Romano. E' costituito dai 4 vangeli, gli atti degli apostoli, le varie lettere scambiate tra Paolo e le comunità paleo-cristiane da lui fondate, e altre lettere; il libro dell'Apocalisse.

L'ordinamento canonico dei testi rende difficile la comprensione della evoluzione ideologica della setta di Gesù e del personaggio di Gesù. Per una lettura in ordine cronologico bisognerebbe partire dalle lettere di Paolo, vangelo di Marco, vangeli di Luca e Matteo, Atti degli Apostoli, e poi vangelo di Giovanni e Apocalisse. Le rimanenti lettere sono di dubbia origine e dubbia collocazione temporale, ma potrebbero essere elaborati più tardivi. Qui esaminerò i testi nell'ordine canonico rimandando alla sezione di analisi critica la loro interpretazione complessiva.

In estrema sintesi, tutto il NT ruota intorno a un personaggio mitologico di nome Gesù (ovvero Iesus negli originali testi in greco) di cui si sapeva pochissimo: nacque in Galilea a cavallo dell'anno 1 d.C., figlio di padre ignoto, aderì al movimento di Giovanni detto il Battista, e finì condannato per sedizione dai Romani ai tempi del prefetto di Gerusalemme Ponzio Pilato. Apparentemente il Gesù storico passò inosservato e finì come finirono migliaia di altri ribelli rimasti anonimi.

Se di Gesù ci è rimasta notizia lo dobbiamo a due re-interpretazioni del personaggio dovute a Saul (alias Paulus) e ai Gesuani redattori dei vangeli. Le scarne notizie biografiche su Gesù non furono un ostacolo per questi autori, bensì permisero loro di esprimere liberamente il loro pensiero.

Secondo la costruzione ideologica di Paolo, Gesù è figlio di dio venuto per portare un messaggio di pace universale per le società e tra le nazioni noto come "buona notizia". Notare che Paolo scrive tra il 50 e il 64 d.C. prima del devastante incendio di Roma (che i Romani interpretarono come rappresaglia dei Giudei) e prima del bagno di sangue della Prima Guerra Giudaica, cioè quando una soluzione pacifica delle tensioni sociali in Palestina sembrava a Paolo ancora possibile. Vedremo che Paolo non ebbe molto seguito e che la sua ideologia verrà ripresa solo alcuni decenni dopo la sua morte per costituire la base di una nuova religione, il Cristianesimo.

La Bibbia raccoglie 4 vangeli dichiarati canonici per la religione cristiana, ma che con il cristianesimo non hanno nulla a che fare. Infatti, secondo la costruzione ideologica degli evangelisti, Gesù è il salvatore del popolo di Israele di natura davidica (quindi incarnazione di David) in contrapposizione al salvatore di natura profetica Giovanni (quindi incarnazione di Elia); in altre parole, Gesù è un re destinato al trono di Gerusalemme. L'innovativa strategia di Gesù è quella di raccogliere discepoli e seguaci tra la parte più emarginata e povera della società israelitica, che lui mobilita contro le classi sociali privilegiate, che tradiscono il loro popolo e che collaborano con i Romani. Il fatto che questo progetto perfettissimo sia naufragato non è dovuto alla mancanza di Gesù, ma alla solita congiura interna delle spie (ruolo impersonificato da Giuda) e per la viltà e l'ostilità del suo stesso popolo (i Giudei). Ma questo fallimento temporaneo è solo un passaggio previsto e pianificato dal grande capo, e il ruolo di Gesù è quello di preparare il terreno al futuro ritorno del salvatore davidico. Gli evangelisti scrivono tra la fine del primo e l'inizio del secondo secolo d.C.; la "buona notizia" dei vangeli è quindi un messaggio di speranza e di riscatto del popolo di Israele, un popolo depresso e angosciato dopo il bagno di sangue della Prima Guerra Giudaica. Chiameremo Gesuani i seguaci di questa ideologia politica e religiosa.

Glossario del Nuovo Testamento

Numerose neo-parole italiane sono state introdotte senza motivo nella Bibbia in lingua italiana quando esisteva un vocabolo equivalente per tradurle. Così facendo di solito si oscura il significato di quello che in greco risultava immediatamente più comprensibile. Tra queste neo-parole abbiamo: vangelo, apostolo, chiesa, cristo, apocalisse, scandalo. Qui sotto do la traduzione in italiano corrente dei termini greci e il loro significato.

Vangelo deriva dalla parola greca εὐαγγέλιον (euanghélion), che arriva all'italiano attraverso il latino evangelium e significa letteralmente "lieto annunzio" o "buona notizia".

Vangeli sinottici: sono quelli di Matteo, Marco e Luca perché condividono ampi brani per contenuto e ordinamento, essendo Marco probabilmente la fonte per gli altri due. Giovanni, per stile e contenuti, è più originale.

Gesù: nei libri del Nuovo Testamento, scritti in greco ellenistico, Gesù è indicato come Ἰησοῦς (Iésous). Possiamo sicuramente escludere che Gesù andasse in giro tra i Giudei usando un nome degli odiati occupanti Greci o qualcosa che suonasse anche solo vagamente come tale, per cui probabilmente questo nome è la resa in greco dell'ebraico יְהוֹשׁ֫וּעַ‎ (Yĕhošūa, contratto in Joshua), a sua volta composto da יְהֹוָה‎ (YHWH) e יָשַׁע‎ (yasha, salvezza) quindi con il significato di "YHWH è la salvezza" oppure "YHWH è salvezza". Era un nome piuttosto comune tra i Giudei dell'epoca, reso in italiano anche come Giosuè oppure con il più popolare Gesù.

Messia: in ebraico mashiach significa "l'unto", che origina dalla cerimonia dove il sacerdote versa olio sul capo del re che riceve l'investitura, o il profeta investito di speciali poteri come Eliseo (1Re 19,15-16), o anche un re straniero che agisce nell'interesse del popolo di Israele (come il re persiano Ciro in Isaia 45,1). Il sacerdote capo del Tempio è unto (Levitico 8,12; 21,10). E' sempre Yahweh che designa l'unto; unica eccezione: David ordina l'unzione di suo figlio Salomone, e Yahweh non ha nulla da eccepire, tale è la grandezza di David. L'unto è l'atteso infallibile condottiero che libera il popolo eletto dallo straniero occupante e dal tiranno oppressore, e lo guida alla conquista della terra promessa. In Esodo 30,22-25 la ricetta per preparare l'olio sacro per l'unzione; si tratta di un profumo di cannella, cinnamomo e siclo del santuario di cassia (?) sciolti in olio di oliva e conservato in un cornetto di capra.

Cristo: dal greco christos che significa "l'unto", ovvero messia in ebraico.

Santo: di dio, che appartiene a dio, che è dedicato a dio, che fa la volontà di dio. Es. uomo santo, luogo santo, ecc.

Spirito: essenza della volontà del soggetto a cui ci si riferisce, i suoi principi morali e i suoi insegnamenti.

Spirito santo: la volontà di dio.

Anima: così viene tradotto l'ebraico nephes, che in greco diventa ψυχή (psyche; v. ad es. Matteo 10,28 la contrapposizione anima/corpo) cioè l'essenza vitale, da cui deriva anche psychein (=soffiare). Concetto giudaico di essenza vitale, estratto conto dei peccati sul quale si basano benedizioni e maledizioni di dio, e quindi le sorti della vita buona o cattiva: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. (Luca 12,19). Anche bene prezioso che viene eroso dal peccato: Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? (Matteo 16,26). La parola ricorre in vari altri contesti nella Bibbia con significati da immaginare, inutile sperare di trarne una definizione univoca. La stessa parola viene usata con liberalità nel linguaggio corrente senza che chi la usa abbia una cognizione precisa del suo significato.

Redentore: colui che si fa carico dei peccati della collettività. Il tema del redentore lo si ritrova nel dibattito sulla responsabilità collettiva e la responsabilità personale iniziato ai tempi della cattività babilonese, quando si trattava di ridefinire il rapporto tra Yahweh e gli Israeliti; Isaia e Geremia chiamano questa figura il servo di Yahweh. Ovviamente il redentore ritorna di attualità con Gesù, la cui fine prematura va in qualche modo spiegata. Per una discussione sulla questione della responsabilità collettiva e individuale, e del rapporto mediato e diretto con la divinità ([LIVERANI] 10.4 p. 230 e anche 355-356).

Apostolo: dal greco ἀπόστολος (apostolos) che significa "inviato". Sono questi gli inviati di Gesù presso le comunità rurali per portare la buona notizia, raccogliere offerte per il movimento e arruolare discepoli.

Chiesa: dal greco ἐκκλησία (ekklesia) che si potrebbe tradurre come "congregazione", secondo Paolo è la comunità locale dei fedeli. Oggi con la parola "chiesa" intendiamo più spesso il tempio cristiano.

Le 4 filosofie dei Sadducei, Farisei, Esseni e Zeloti sono descritte nei libri di Giuseppe Flavio, principalmente [GUERRA_GIUDAICA] 2,152-166; [ANTICHITA_GIUDAICHE] 13,171-173; 18,10-25. Queste sono le principali fonti storiche su queste fazioni giudaiche; non le ripeterò nel seguito.

Sadducei: partito degli intellettuali Giudei delle sacre scritture appartenenti al clero e all'aristocrazia. Coincidono coi Leviti e con la casta. Il Sinedrio è il loro organo rappresentativo che ha funzioni legislative, governative e giudiziarie. Per loro la Legge Mosaica va intesa nel senso letterale e formale nella sua forma scritta. Negano predestinazione, negano immortalità dell'anima, negano l'aldilà (si gioca tutto nell'aldiquà). In quanto oligarchia al potere, essi sono gli antagonisti numero uno di Gesù e degli apostoli.

Scribi: esperti delle Scritture, funzionari del Sinedrio e amministratori della cosa pubblica, lavorano per il potere pur non appartenendo alla casta.

Farisei: partito degli intellettuali Giudei delle sacre scritture di estrazione popolare. L'Assemblea degli Anziani è il loro organo rappresentativo che viene consultato dal Sinedrio. Per loro la Legge Mosaica è oggetto di studio costante e si impegnano in estenuanti dibattiti sulla sua più corretta interpretazione alla luce della tradizione trasmessa oralmente. Esiste l'anima ed è immortale; esiste un aldilà con premi e punizioni. Esiste predestinazione ma anche no (segue dibattito). Gesù era un fariseo e, come tale, interloquisce animatamente con essi.

Esseni: comunità giudaica fondamentalista apocalittica con vocazione eremitica, fanatici della Legge, nazionalisti, in attesa di un segno dal cielo che avrebbe fatto partire la rivoluzione secondo quanto previsto nel loro Rotolo della Guerra. Qumran era una di queste comunità, molto nota ai tempi.
 Usavano definire sé stessi figli della luce (cioè loro ci vedevano benissimo, in contrasto a tutti gli altri che vivevano nelle tenebre). L'espressione "figli della luce" ricorre anche nel NT (Luca 16,8; Giovanni 12,36; Efesini 5,8; 1Tessalonicesi 5,5) ma potrebbe semplicemente riflettere l'atteggiamento fanatico dei membri di qualsiasi setta, e non riferirsi agli Esseni in particolare.
 La parola Esseni non ricorre nel NT, fatto strano che ha lasciato gli studiosi molto perplessi, tanto che alcuni hanno ipotizzato addirittura che gli Esseni coincidessero coi Gesuani, altri hanno ipotizzato che fossero in concorrenza. Eppure ci sono diverse pratiche della regola essena che ricordano i vangeli: i bagni purificatori di Giovanni; l'iniziazione in solitudine dei neofiti nel deserto; vita in povertà e condivisione delle risorse nella comunità; matrimonio sconsigliato e castità raccomandata; visione escatologica per anima e aldilà; stigmatizzazione della ricchezza quando non si trasforma in condivisione. Ovviamente la relativizzazione della Legge che fanno i vangeli sarebbe del tutto inconcepibile per gli Esseni, a partire dalla negazione delle regole di purità, della tolleranza verso i peccatori, delle luculliane libagioni, ecc.
 Il motivo della mancata menzione degli Esseni nei vangeli è forse più semplice: ai tempi degli evangelisti, gli Esseni erano già estinti da decenni, spianati dai Romani durante la 1a Guerra Giudaica. Lo stesso Giuseppe Flavio ci conferma velatamente che gli Esseni non erano poi tanto pacifici, e subirono una dura repressione da parte dei Romani ([GUERRA_GIUDAICA] 2,152). Gli evangelisti si rivolgevano al messia prossimo venturo, e non erano interessati al passato fallimentare degli Esseni, per di più già inquadrati dai Romani come eversori.

Zeloti: setta fondamentalista di Giudei militanti (anche violenti) per l'ortodossia religiosa e per l'indipendenza politica. Ideologicamente indistinguibili dagli Esseni per il credo nella Legge e il nazionalismo fanatico, salvo che per il fatto che la rivoluzione sarebbe dovuta partire dagli uomini, sicuri che Yahweh li avrebbe poi appoggiati. Il fondatore della setta è Giuda il Galileo, che tentò di conquistare il trono nel 6-7 d.C. Gli Zeloti saranno gli stragisti della prima guerra giudaica (v. il paragrafo sul contesto storico per ulteriori informazioni sulle guerre giudaiche).
 In aramaico la parola qana (="zelo") al plurale fa qana'im (="zeloti") che nei vangeli viene riportato anche come "cananei"; gli studiosi più indulgenti preferiscono interpretare questa parola come "abitanti di Canaan", trascurando il fatto che quasi tutti i protagonisti dei vangeli sono abitanti di Canaan, per cui non si capisce perché per il solo Simone si voglia precisare questo fatto.
 I Romani li chiamavano sicari perché armati di pugnale (sica) che usavano per colpire gli avversari sfruttando la copertura della calca ([GUERRA_GIUDAICA] 2,254-257); i Romani li chiamavano anche Galilei perché è da quella regione che proveniva la maggior parte di essi. Giuda il Galileo viene infatti da lì, Pilato attua una dura repressione in Galilea (Luca 13,1-5), e Pietro viene accusato di essere uno di loro (Luca 22,59).
 Simone è zelota (Luca 6,15) ovvero cananeo per Matteo e Marco (Matteo 10,4; Marco 3,18). Anche Giacomo e Giovanni figli di Zebedeo probabilmente erano Zeloti e comunque ne condividevano i metodi violenti (vedi miei commenti a Luca 9,51-56). Forse anche Giuda Iscariota era un sicario in quanto la parola Iscariota deriverebbe dall'ebraico "ekariot" = sicario (v. [ESPOSITO_SU_PAOLO] p. 97).
 Dalla nostra analisi potremo concludere che i Gesuani sono Zeloti che 1. hanno identificato con precisione la natura del loro leader carismatico e 2. hanno "superato" la Legge Mosaica ovvero sono peccatori.

Messianisti: Israeliti che aspettano l'arrivo del messia liberatore dall'occupazione straniera e che ripristinerà la Legge; secondo alcuni il messia sarà un profeta come Elia, secondo altri sarà un guerriero come David. Non a caso nei vangeli l'attività politica di Gesù (il messia davidico) comincia dal confronto con Giovanni il Battista (il messia profetico). I vangeli mettono anche in guardia contro i falsi messia (Matteo 24; Marco 13,5; Luca 21,8; Giovanni 7,40-48) perché nella Palestina del 1o secolo circolavano molti messia, cristi e profeti.

Gesuani: detti anche giudeo-cristiani oppure Nazareni, sono i messianisti che riconoscono in Gesù il messia davidico; i vangeli sono il loro testamento ideologico; essi attendono il ritorno di Gesù insieme al Padre per completare il piano di salvezza promesso.

Cristiani: qui intendiamo coloro che aderiscono alla filosofia religiosa universalistica di Paolo; essi ritengono superata la Legge ma riconoscono nel personaggio di Gesù un profeta e attribuiscono a Gerusalemme un ruolo astratto di città santa ma svincolato dalla questione nazionalistica dei Giudei e degli Israeliti.
 In realtà nel 1o e 2o secolo questa parola aveva ancora un significato incerto perché comprendeva in generale i messianisti, i Gesuani e i paolini. L'equivoco verrà risolto solo nel 3o e 4o secolo, quando i padri della chiesa affronteranno un faticoso ed intricato processo di elaborazione teologica della Bibbia per dare fondamento teorico al Cristianesimo.

Nazirei o Nazorei: setta o gruppo di coloro che fanno voto di nazireato (Numeri 6,1-21). Tra i personaggi notevoli che fanno parte di questo gruppo ci sono forse Sansone (Giudici 13,5), forse Gesù (v. discussione sulla sua nascita) e forse anche Paolo (Atti 18,18; Atti 24,5). Forte il sospetto che redattori e copisti di diverso orientamento ideologico abbiano volutamente confuso questa parola con la parola simile "Nazareno" dal significato più neutro perché indica la provenienza di Gesù dalla città di Nazaret.

Ebioniti: letteralmente "poveri" in ebraico; setta citata da Ireneo (circa 180 d.C.) che sono Gesuani che non riconoscono la natura divina di Gesù e accusano Paolo e i Cristiani di apostasia del Giudaismo (cfr [ESPOSITO_SU_GESU] p. 193; [ESPOSITO_SU_PAOLO] p. 144).

Samaritani: secondo (2Re 17,24) sono popolazioni immigrate dalla Babilonia per sostituire gli Israeliti deportati (circa 700 a.C.). Questa naturalmente è la visione dei sacerdoti Giudei che hanno scritto la Bibbia.

Oggi i Samaritani si considerano discendenti degli Israeliti (la popolazione a nord di Canaan, e quindi non Giudei) che NON furono deportati in babilonia, e pertanto si considerano i "rimasti" e i veri custodi delle scritture e delle tradizioni dei patriarchi. Sottinteso: i Giudei "ritornati" sono eretici traviati dal condizionamento subito in babilonia. Riconoscono come ispirati solo il Pentateuco e il libro di Giosuè (Esateuco) dei quali hanno una versione scritta in ebraico ma usando l'alfabeto fenicio. Secondo [LIVERANI] 13.2 furono i ritornati dall'esilio babilonese ad introdurre in Palestina i caratteri aramaici in sostituzione di quelli fenici e a riscrivere di conseguenza i testi sacri con questo nuovo alfabeto. Il contenuto è lo stesso della masoretica, per cui ci sono tutti gli stessi elementi della mitologia babilonese (la separazione delle acque dalla terra, la creazione dell'uomo dall'argilla, il giardino incantato, l'albero della vita con il serpente, il diluvio universale); v. ad es. la versione in inglese del Pentateuco Samaritano "SPE" su [STEP]; quindi ho seri dubbi che l'Esateuco samaritano sia esente dai condizionamenti della cattività babilonese.

Secondo gli storici, plausibilmente i Samaritani sono i rimasti che a un certo punto hanno lasciato Gerusalemme perché respinti o in disaccordo sulla pretesa dei ritornati di comandare. Pertanto (ma questa è una mia ipotesi) questi dissidenti se ne sono andati sbattendo la porta e portando con sé l'Esateuco nello stato in cui si trovava allora (cioè scritto in alfabeto fenicio), mentre i rimasti hanno finito qualche ritocco e poi hanno convertito tutto nell'alfabeto ufficiale dell'impero; ovviamente i libri storici non ci sono perché non fanno altro che denigrare i re apostati e perversi del Regno di Israele.

Citazioni della parola "Samaritani" nel NT: Matteo 10,5 (Gesù istruisce gli apostoli a non perder tempo predicando ai Samaritani); ostilità tra Giudei e Samaritani (Luca 9,51-56); Luca 10,33 (parabola del buon samaritano: meglio un eretico samaritano che sa avere compassione per il suo prossimo che un giudeo osservante ma ipocrita); Luca 17,16 (Gesù guarisce 10 malati di lebbra, ma solo il samaritano mostra riconoscenza); Giovanni 4,9 (unico caso in cui Gesù interloquisce con una donna di questioni metafisiche, e per di più la donna è samaritana, tutte cose che stupiscono molto gli apostoli); Giovanni 8,48 (Giudei usano "samaritano" come epiteto contro Gesù).

Pubblicani: dal greco τελώνης (telōnēs) sono i Giudei che riscuotono le tasse. Odiatissimi e spesso esosi e corrotti, Gesù collabora proficuamente con essi.

Gentili: dal greco ἔθνος (ethnos) sono in generale gli stranieri, e quindi per Gesù sono tutti i non-Ebrei, non-Giudei, non-Israeliti; per Paolo sono gli incirconcisi. La mia [LEF] in Matteo 5,47 traduce in "pagani", che basilarmente comprendono gli stessi gruppi umani dal punto di vista di Gesù, mentre la nota a p. 1192 dice gentili = Greci. Secondo altri gentili = pagani = non credenti in Yahweh. Cfr Matteo 10,5 dove Gesù istruisce gli apostoli a NON predicare presso gentili [LEF] (pagani secondo [VAT]) né Samaritani ma solo tra Israeliti.

Figlio dell'uomo: espressione spesso usata sia in AT che NT, per es. v. Ezechiele 2,1; Daniele 7,13; Daniele 8,17; Matteo 8,20; ecc. In ebraico è figlio di Adam e quindi significa semplicemente discendente di Adamo, ovvero uomo. L'espressione vuole enfatizzare la natura specifica dell'essere umano, che è ben distinta da quella dalle entità celesti.

Apocalisse: dal greco ἀποκάλυψις (apokalypsis) significa "rivelazione", quindi non necessariamente qualcosa di catastrofico.

Scandalo: così viene di solito tradotta la parola greca σκάνδαλον (skandalon), che in realtà significa "ostacolo", "impedimento"; l'errata traduzione stravolge il testo rendendolo incomprensibile ([PIRODDI] p. 89; [BJ-EDB] nota a Matteo 16,23); tra i vangeli questa parola viene usata solo da Matteo (5,29-30; 16,23; 18,7-9).

Giorno del giudizio: anticipando quello che sarà il risultato della nostra analisi, è l'epurazione degli oppositori che seguirà l'insediamento di Gesù sul trono di Gerusalemme.

Giudizio Universale: questa espressione non ricorre mai in tutta la Bibbia, neppure nel libro dell'Apocalisse.

Contesto storico

Palestina ai tempi di Gesù

Ai tempi della nascita di Gesù la Palestina è sotto il dominio romano ormai da decenni; re Erode il Grande è il governatore locale. Tuttavia tra la popolazione scoppiano continue rivolte contro le tasse e contro l'occupazione romana, mentre Erode reprime nel sangue le congiure di palazzo che minacciano il suo trono. Le paranoie di Erode vengono richiamate nel vangelo di Matteo con la strage degli innocenti e la fuga in Egitto di Giuseppe. Per i Romani, la Palestina rimarrà per sempre una provincia "calda".

Palestina ai tempi del processo a Gesù, circa 30 d.C. Erode Antipa governa sulla Galilea, mentre le regioni meridionali della Samaria e della Giudea sono governate dal Sinedrio dei sacerdoti di Gerusalemme sotto la supervisione del prefetto romano Ponzio Pilato. Cesarea è la sede del governatore romano della Palestina.

Morto Erode il Grande nel 4 a.C., i Romani assegnano il suo regno ai tre figli:
- Archelao ottiene Giudea e Samaria;
- Antipa ottiene la Galilea;
- Filippo ottiene i territori oltre il Giordano, a nord-est del Mare di Galilea.
Saputo della morte di Erode il Grande, Giuseppe e famiglia ritornano dall'Egitto ma evitano la Giudea di Archelao ritenendo più sicura la Galilea di Antipa (Matteo 2,19), e quindi si stabiliscono a Nazareth.
Infine, nel 6 d.C. i Romani licenziano Archelao per l'incapacità di contenere i continui disordini, e dopo la breve parentesi di Ircano nipote di Erode il Grande, il potere locale passa al Sinedrio sotto la supervisione del prefetto romano. Adesso il trono di Gerusalemme è vacante e la gente si interroga su chi sarà il prossimo re. Questa è la situazione amministrativa della Palestina ai tempi del processo a Gesù.

Palestina ai tempi degli evangelisti

I manoscritti del NT più antichi che ci sono pervenuti sono ovviamente copie di copie che risalgono al 3o e 4o secolo, spesso sotto forma di frammenti; del vangelo di Giovanni è stato rinvenuto un frammento che riproduce i capitoli da 18 a 33 ed è datato prima metà del 2o secolo (si tratta del papiro Ryland P52).

Le ipotesi sulla datazione dei testi, invece, si basano essenzialmente su congetture intricate basate sul contenuto dei testi stessi e sulle testimonianze di storici, esegeti e apologeti dell'antichità; questi ultimi, purtroppo, insieme alle loro considerazioni non ci hanno riportato anche i testi sui quali tali considerazioni si basavano. La conclusione di tutti questi ragionamenti è che i testi delle lettere di Paolo ecc. datano al periodo 50-64 d.C. mentre i testi dei vangeli furono risalgono al periodo: Marco: 65-80; Matteo: 70-100; Luca: 80-90; Giovanni: 95-110 (cfr https://it.wikipedia.org/wiki/Vangelo). Si tratta di un'epoca molto "calda" per la Palestina, quando gli autori scrivevano sotto la fortissima pressione delle autorità e delle emozioni. Nel corso del 2o e 3o secolo questi testi subirono vari interventi redazionali prima di fissarsi definitivamente nella forma che ci è pervenuta.


Le scritture del NT ricadono in un periodo molto turbolento per la Palestina, quando i Romani cercavano di sedare le ripetute rivolte dei Giudei contro gli occupanti nonché i disordini interni che regolarmente scoppiavano per motivi dinastici o religiosi. Notare che la più antica testimonianza relativa a Gesù sono le lettere di Paolo, datate almeno 20 anni dopo la morte di Gesù, e che il vangelo secondo Marco viene per primo e potrebbe aver costituito il prototipo per tutti gli altri, scritti molto tempo dopo.

Questo periodo si sovrappone esattamente alle Guerre giudaiche (66-135) (https://it.wikipedia.org/wiki/Guerre_giudaiche) e ad altri movimenti insurrezionali documentati da Giuseppe Flavio:

Questi eventi traumatici hanno condizionato il racconto dei vangeli, in particolare:

Tutti questi temi sono presenti nei vangeli, nei discorsi di Gesù, e nella delusione dei Giudei per questo messia perdente.

I Romani ai Giudei: non rompete che qui abbiamo altro da fare

Il vero motivo dell'occupazione militare romana della Palestina era difendere il passaggio via terra tra l'Anatolia e l'Egitto dagli attacchi dei Parti provenienti dalla Mesopotamia. Le pesanti armature che i soldati Romani dovevano indossare servivano proprio per difendersi dalle nuvole di frecce dei Parti. La sede del governatore si trovava sulla costa del Mediterraneo a Cesarea, e lì si concentrava il grosso della truppe. Secondo la testimonianza di Giuseppe Flavio, i soldati romani evitavano di percorrere i territori sacri della Giudea e preferivano aggirarli, anche quando questo comportava di allungare il tragitto. Tutto pur di evitare che le loro attività potessero suscitare il risentimento della popolazione. Il prefetto romano in Gerusalemme se ne stava per lo più rintanato nella fortezza Antonia addossata alle mura della città santa ma con ingresso dall'esterno, così che i soldati romani (impuri e incirconcisi, cfr Isaia 52,1) mai dovevano entrare nella città santa. Il governo dei territori della Giudea e della Samaria ai tempi di Gesù era assicurato dal Sinedrio tramite i suoi uomini e le sue guardie; il Sinedrio riferiva poi al prefetto quanto di sua competenza. La Galilea era governata da Erode Antipa, re vassallo dei Romani. La raccolta delle tasse era appaltata ai pubblicani, cioè era autogestita dai Giudei stessi. Solo in caso di rivolte organizzate particolarmente minacciose, la cavalleria romana veniva richiamata da Cesarea per intervenire in forze. Per il resto un giudeo che percorreva quei territori difficilmente poteva imbattersi in un soldato romano.

I vangeli: struttura e temi comuni

Appare bizzarro che il canone Cristiano abbia incluso ben 4 vangeli diversi; in realtà nessuno li ha veramente scelti ([BARTON] p. 315), essi sono entrati nell'uso liturgico e hanno cominciato ad essere citati, difesi, diffusi e quindi accettati con le loro contraddizioni già a cominciare dal 2o secolo.

4 testi contraddittori rendono l'analisi più complicata ma offrono anche una possibilità in più di comprensione là dove un singolo testo avrebbe lasciato troppe lacune. Prima di proseguire con l'analisi dettagliata di ogni vangelo e delle loro differenze, conviene dare prima uno sguardo d'insieme.

Autori, redattori e fonti

Nota terminologica: "autore" = soggetto che ha creato o composto originariamente il testo; "redattore" = soggetto che ha assemblato il materiale. Cercherò di rimanere consistente con questa definizione, sebbene i due ruoli siano difficilmente distinguibili.

I vangeli di Marco Matteo e Luca sono detti sinottici perché hanno la stessa struttura e affrontano gli stessi eventi con minime varianti e quindi si possono confrontare parallelamente. Da tale confronto appare chiaro che Luca e Matteo sono versioni sostanzialmente tratte da Marco con l'aggiunta di una natività e delle apparizioni di Gesù risorto, che ciascuno dei due redattori descrive in modo diverso. Tuttavia Matteo e Luca modificano in modo anche significativo alcuni episodi di Marco, introducono parti in comune tra Matteo e Luca che non si trovano in Marco, e parti originali di ciascun autore.

Riguardo al materiale comune fra Matteo e Luca che non si trova in Marco, si è ipotizzata l'esistenza di una fonte comune ai due redattori detta "fonte Q". Di solito gli esegeti di area confessionale prediligono l'ipotesi dell'esistenza di una "fonte Q" comune per l'ovvio motivo di salvare la credibilità dei due evangelisti (il materiale originale riportato potrebbe quindi essere "vero") e spostando indietro nel tempo le fonti dei vangeli (e magari riuscendo ad attribuire i vangeli a Gesù stesso). Sfortunatamente tale fonte Q non è ancora stata trovata, per cui l'unica ipotesi alternativa credibile è che Matteo e Luca si siano inventati tutto con la stessa libertà con la quale sono intervenuti liberamente sul materiale di Marco ([BARTON] p. 232), magari partendo da una versione evoluta di Marco che non ci è pervenuta, il "Marco 2.0", redatto in un tempo intermedio ma comunque successivo (e non precedente) a Marco.

L'ipotesi della Fonte Q come origine delle parti comuni a Matteo e Luca (a sinistra) permette di retrodatare arbitrariamente le origini dei vangeli. Io propongo una soluzione più semplice introducendo un Marco 2.0 che non ci è pervenuto (a destra) che contiene le parti comuni. Questo ipotetico Marco 2.0 avrebbe per esempio potuto formulare l'ipotesi del padre adottivo Giuseppe e la nascita fortuita a Betlemme ma senza particolari dettagli, ipotesi sulle quali i redattori successivi hanno poi ricamato.

I nomi attribuiti ai vangeli (Matteo, Marco, Luca e Giovanni) vengono elencati sommariamente per la prima volta da Ireneo di Lione (circa 180 d.C.). Ireneo li elenca nell'ordine canonico qui indicato, specificando anche che Matteo l'avrebbe scritto nella lingua degli Ebrei, quindi ebraico o più probabilmente aramaico; tuttavia questa affermazione di Ireneo non ha trovato fino ad oggi conferma. I testi dei vangeli che ci sono pervenuti sono tutti in greco; non ho capito chi è che ha associato tali testi ai nomi elencati da Ireneo.

Luca dedica il suo vangelo e gli Atti degli apostoli a un certo Teofilo. Tutti dichiarano esplicitamente di non essere apostoli. Giovanni afferma di essere il giovinetto coccolato da Gesù nell'Ultima Cena.

Tutti gli esperti concordano che la natività secondo Luca (Luca da 1,5 a 2,52) è scritta in un greco semitizzante che ricorda la Septuaginta, a differenza del greco elegante del resto di Luca, per cui ipotizzano che questa parte provenga da un altro autore che ha uno stile di scrittura diverso.
 Anche l'incipit di Luca dove l'autore dedica il suo lavoro all'illustre Teofilo (Luca 1,1-4; Atti 1,1-2) potrebbe essere una aggiunta posteriore e riferirsi non a un soggetto di nome Teofilo, ma piuttosto a un generico fratello della setta anch'esso adorante lo stesso unico vero dio (in greco: "theos filo") in un mondo ancora dominato dal politeismo greco e latino ([BARTON] pp. 232-235). Infatti i più antichi manoscritti onciali che ci sono pervenuti (cioè scritti in sole lettere greche maiuscole e senza spazi di punteggiatura) ammettono entrambe le letture.
 In effetti il vangelo di Luca regge perfettamente se si saltano incipit e natività per cominciare direttamente al capitolo 3 dove il messia davidico affronta il messia profetico, un indizio che il vangelo secondo Luca fu composto in tempi diversi da redattori diversi, esattamente come avvenne anche per il vangelo secondo Giovanni e per gli Atti degli Apostoli.

La costante che accomuna i vangeli è la perfetta crescita lineare del numero dei miracoli in funzione del tempo: più il testo è recente, più miracoli si vedono (v. [TOMMASI] 3.3.2.11); la stessa regola vale anche aggiungendo i testi apocrifi. Per questo motivo [TOMMASI] raccomanda di leggere i vangeli nell'ordine cronologico in cui furono redatti Marco Matteo Luca Giovanni piuttosto che nell'ordine canonico che vede Matteo per primo, in modo da apprezzarne meglio le differenze e l'evoluzione della narrazione con il tempo.

Per il resto i vangeli prendono a modello il cosiddetto Canto del servo sofferente (Isaia 52-53) e il Canto dell'unto del Signore (Isaia 61-62). Così abbiamo la città santa vittima degli occupanti impuri e incirconcisi (che ai tempi del primo Isaia erano gli Assiri nell'ex regno omride); abbiamo il messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza (Isaia stesso) che si fa carico delle sofferenze del popolo; però egli viene umiliato, tace e soffre in silenzio mentre viene trafitto e condotto al macello dopo una sentenza ingiusta pronunciata dal suo stesso popolo; quindi viene tumulato tra gli empi avvolto in un candido lenzuolo di lino e deposto in una tomba nuova (v. sepolcro imbiancato di Giuseppe di Arimatea); ma il suo sacrificio di riparazione non sarà vano; infatti si compirà la volontà di dio, che gli darà in premio le moltitudini di discepoli; infine, egli sarà egemone sulle nazioni; egli sarà annoverato tra gli empi mentre invece intercedeva per i colpevoli. Il canovaccio dello script è pronto per l'inserimento del materiale ideologico destinato al messia che verrà.

Natività e infanzia

Il racconto di Matteo ha finalità palesemente ideologiche e punta ad accreditare Gesù come discendente di David e legittimo erede al trono di Gerusalemme, in opposizione al feroce re idumeo Erode il Grande; la nascita in Betlemme, la rocambolesca fuga in Egitto e ritorno, è un altro segno del destino che attende il pargolo. Matteo tenta anche di risolvere l'imbarazzante problema della paternità introducendo il padre adottivo Giuseppe, e mitigare le illazioni sulla onorabilità della madre Maria introducendo l'annunciazione che accredita Gesù come figlio di dio. Matteo non affronta l'infanzia di Gesù, lasciando un buco di circa 30 anni prima dell'inizio della predicazione.

Il racconto di natività e infanzia di Luca abbiamo già visto che è una aggiunta posteriore. Questa versione della natività è completamente diversa dal racconto di Matteo, e include la natività del cugino Giovanni Battista; Gesù nasce in Betlemme in omaggio alla profezia; entrambi i personaggi provengono dal vertice della società giudaica, e la loro infanzia è serena e normale, plausibilmente anche agiata. Anche Luca introduce una genealogia regale di Gesù come discendente di David; anche Luca risolve i problemi della paternità e della onorabilità della madre di Gesù introducendo il padre adottivo Giuseppe e l'annunciazione a Maria. Luca ci informa che Gesù, dopo una infanzia da studente modello presso il Tempio di Gerusalemme, raggiunse serenamente l'età matura.

Marco e Giovanni omettono ogni informazione su natività e infanzia; Marco cita la mamma Maria e gli altri 4 fratelli di Gesù; Giovanni cita mamma Maria e il padre Giuseppe senza ulteriori dettagli.

Confronto con Giovanni Battista e iniziazione

La concezione dei due messia liberatori (cfr [ESPOSITO_SU_GESU] capp. 4-5) è vecchia quanto Israele e ha attraversato varie fasi seguendo l'evoluzione degli eventi storici. All'origine di questa concezione vi è la contrapposizione tra due concezioni del potere che unirà e salverà Israele:

Gli evangelisti sostengono che l'epoca dei profeti e dei sacerdoti si è esaurita con Giovanni ed è venuto il momento per un nuovo messia davidico. Luca spende un intero capitolo per dire che Giovanni è figlio di genitori Leviti mentre Gesù nasce da Giuseppe discendente di David. Matteo insiste di più sulla natura regale di Gesù e dedica il capitolo 11 per dirci che l'epoca dei profeti è finita ed è l'ora della violenza. Perciò Giovanni è il messia profetico reincarnazione del grande Elia, ma egli riconosce che Gesù messia davidico gli è nettamente superiore, perché Giovanni battezza nell'acqua mentre Gesù battezza col fuoco.

Il significato del "battesimo di conversione" di Giovanni non viene esplicitato: conversione da cosa a cosa? Il significato della conversione diventa più chiaro con Gesù, che invita a convertirsi dalla fede in dio alla fede nel figlio di dio: è un ribaltamento della concezione del potere che gli evangelisti lasciano intendere a chi ha orecchie per intendere. Per questo il linguaggio degli evangelisti si fa improvvisamente nebuloso riguardo alle vere finalità dei due profeti; il fatto che nel seguito della storia entrambi i profeti finiscono arrestati e condannati dalle autorità, lascia intuire progetti di sedizione.

I sinottici introducono l'iniziazione di Gesù nel deserto, dove il protagonista dimostra la sua preparazione sulle sacre scritture e dimostra la sua dedizione disinteressata al ruolo di capo. Complessivamente, questa sezione dei vangeli presenta Gesù come vero leader del movimento, superiore al messia profetico e pronto ad affrontare la fase successiva del suo compito, cioè preparare l'insurrezione armata contro la casta sacerdotale e contro l'occupante Romano.

Predicazione

Si tratta di un elenco di spostamenti e di episodi messi alla rinfusa classificabili così: meri miracoli (guarigioni, esorcismi, moltiplicazione di pane e vino), miracoli con evidente finalità ideologica, parabole che veicolano messaggio ideologico, discorsi ai discepoli, discorsi alle folle, confronto dialettico con Sadducei e Farisei, eventi presentati come cronache ma con evidente fine ideologico.

Gli evangelisti presentano tutto questo materiale in ordine vario, e si prendono la libertà di trasformare episodi di cronaca in parabole e viceversa, episodi di miracoli con finalità ideologica in meri miracoli, aggiungono o omettono episodi a loro discrezione, e in generale condiscono il loro racconto in modo più o meno elaborato (soprattutto Luca).

Fa eccezione Giovanni, che è povero dal punto di vista narrativo, riporta solo i discorsi, non usa le parabole e omette gran parte del materiale dei sinottici.

Relazioni pubbliche ed entrature

Nonostante le parole di fuoco (letteralmente :-) contro gli oppositori del movimento e i ricchi in generale, sorprende che al movimento aderiscano personalità che stanno ai piani alti della società o che le orbitano vicino:
● Tra le donne che seguono Gesù per servirlo con opere e con beni (Matteo 27,55) c'è anche la moglie dell'amministratore di Erode (Luca 8,1).
● Anche la moglie di Ponzio Pilato tifa per Gesù (Matteo 17,19). Si tratta evidentemente di una grossolana invenzione di Matteo per discolpare i Romani, però ricordiamo sempre che i vangeli sono il punto di vista degli evangelisti, perciò gli evangelisti non disdegnano entrature importanti.
● Diversi Farisei sono amici di Gesù: è ospite a pranzo di Farisei (Luca 7,36; 11,37; 14,1); Farisei lo difendono dall'ira di Antipa (Luca 13,31); viene riconosciuto come santo dal fariseo Nicodemo (Giovanni 3,1-2); il fariseo Gamaliele, già maestro di Paolo, difende il movimento dalle accuse del Sinedrio (Atti 5,34-39).
● Un discepolo è conosciuto dal sommo sacerdote Caifa (che vuole Gesù morto) e contemporaneamente conosce Pietro (che vuole Gesù vivo e ha appena affettato un servo di Caifa) (Giovanni 18,15). Giovanni non ci dà spiegazioni su questo misterioso personaggio ambiguo che frequenta i palazzi del potere, però ci tiene a citarlo: perché?
● Giuda mobilità autonomamente le guardie per arrestare Gesù (Giovanni 18,3): è un apostolo traditore, oppure è un infiltrato, oppure è un doppiogiochista di cui Gesù perde il controllo? Di nuovo, perché Giovanni ci tiene a lasciare nel lettore con una simile ambiguità?
● I Pubblicani sono amici di Gesù quando non addirittura discepoli. Vedremo che c'è un preciso tornaconto.
● Centurioni hanno fedein Gesù (Matteo 8,5-13; Luca 7,1-10; Luca 23,47).
● Giuseppe di Arimatea reclama il corpo di Gesù per seppellirlo; egli è un membro autorevole del Sinedrio (Marco 15,43; Luca 23,50-51); egli è un uomo ricco (Matteo 27,57); è un discepolo senza altre qualifiche ma è amico del fariseo Nicodemo (Giovanni 19,38-42).
● Capo di una sinagoga (Luca 9,40-56).
● Funzionario del re (Giovanni 4,46-53).
● Scriba vuole aderire al movimento (Matteo 8,19).
● Anche dopo la dipartita di Gesù, varie personalità importanti, quali centurioni, proconsoli romani, greci della nobiltà, leviti e capi di sinagoghe, aderiscono al movimento (Atti 4,36; 10,1; 13,1-12; 17,12; 18,8).
Mi pare normale che il movimento cerchi appoggi, entrature e finanziamento a tutti i livelli della società. Bisogna però anche interrogarsi su quanti erano consapevoli del fine ultimo del movimento, cioè conoscevano il mistero del Regno dei Cieli noto solo a pochi intimi del cerchio magico.

Arresto, processo e condanna

Gesù tradito da uno dei suoi apostoli viene consegnato alle autorità, giudicato e poi condannato alla crocifissione. I sacerdoti gli imputano la blasfemia per essersi proclamato figlio di dio; il prefetto romano gli imputa la sedizione per essersi proclamato re dei Giudei. Fermo restando che la condanna alla crocifissione è l'unico dato storico ragionevolmente appurato, tutta questa ingarbugliata e inverosimile vicenda ha l'unico scopo di spostare la responsabilità della morte di Gesù dai Romani verso i Giudei.

Resurrezione, ascensione e apparizioni

Per gli evangelisti questa è la parte più indigesta e controversa da trattare. In parole povere si deve sostenere che sebbene Gesù è stato sconfitto, questa è solo la prima fase di una partita appena cominciata, ma che il bello deve ancora venire. Se fino a questo punto il racconto poteva anche avere una qualche base storica, qui gli evangelisti procedono al buio, e si vede.

I vangeli: differenze e particolarità

Secondo l'ormai unanime parere degli studiosi, il vangelo di Marco è il primo e più antico e fu sicuramente scritto in greco; in seguito Matteo e Luca avrebbero sostanzialmente copiato Marco, tanto che in Matteo possiamo ritrovare 606 dei 661 versi di Marco ([TOMMASI] A.3 e A.4 p. 341).
 Matteo e Luca hanno edulcorato il linguaggio per mitigare la polemica anti-romana, per elevare il capo della setta al ruolo di personaggio mistico di natura divina, ed introdurre un maggior numero di quei miracoli che tanto erano apprezzati dall'uditorio ivi compresi la nascita e le apparizioni.
 L'analisi riportata in [TOMMASI] esamina le differenze punto per punto tra Marco e Matteo. Le differenze tra Matteo e Luca sono invece minime e i due redattori procedono in perfetta concordanza fintanto che possono copiare Marco; è quando i due redattori diventano autori e si avventurano in argomenti nuovi, cioè la natività e le apparizioni del risorto, che i due racconti divergono e si contraddicono.

Tuttavia Matteo e Luca, pur aderendo alla stessa ideologia del messia Davidico, si sentono ciascuno libero di reinterpretare con più o meno enfasi i vari episodi, aggiungono episodi e ne eliminano altri. Tra le differenze più significative ho notato:
- Matteo attacca subito con l'origine regale di Gesù e lo contrappone al sanguinario re Erode; Matteo allude anche a una alleanza coi Parti, dei quali i magi sono ambasciatori; seguono fughe rocambolesche e rientri trionfali dall'Egitto secondo un plot tutto politico (e per niente biografico). L'infanzia secondo Luca è molto più tranquilla negli ambienti elitari del Tempio.
- D'altra parte la parabola dei talenti è trucida e violenta in Luca, più sfumata in Matteo.
- Nell'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, Luca fa rispondere in modo spavaldo a Gesù riguardo alle sue ambizioni regali.
- La parabola degli indemoniati di Gerasa è una invettiva contro i Romani in Marco e Luca; in Matteo diventa un mero esorcismo privo di connotazioni politiche.
- Luca spiega perché Gesù viola la Legge e perché questo è cosa buona nella sua originale parabola del fattore infedele.
- Luca introduce la parabola del figliol prodigo.
- Il Gesù che non ha un luogo dove posare il capo è l'esemplificazione della vita in clandestinità originale di Matteo e Luca che i due redattori affrontano con solo una minima variante (lo scriba diventa un tizio).
- Nel discorso della montagna, secondo Matteo Gesù si rivolge ai poveri in spirito e a coloro che hanno fame e sete di giustizia mentre Luca riporta un più credibile poveri e affamati. La versione di Matteo appare piuttosto sospetta ([BARTON] p. 230).
- Marco chiude con la finale breve alludendo timidamente a un Gesù non morto. Matteo e Luca partono da qui e si scatenano, in assoluta libertà, e ciascuno a modo suo.
Questa elencazione, assolutamente parziale, aiuta a capire la libertà narrativa e la disinvoltura dei due redattori, che concordano nel presentare l'ideologia del messia davidico, ma sono disinteressati alla biografia di Gesù (del quale probabilmente nulla sapevano).

Il vangelo di Giovanni è di gran lunga il più recente e devia dai sinottici per dottrina e stile:

Il profeta Gesù

Dopo la perdita del Regno di Giuda (587 a.C.), i Giudei patrioti attendono da secoli il nuovo messia liberatore incarnazione del profeta Elia (mozione Malachia) o incarnazione del mitologico re David (mozione Isaia). Tutti i vangeli si aprono affrontando questa dicotomia e lasciando intuire un certo antagonismo coi personaggi di Giovanni/Elia contro Gesù/David. Gli evangelisti tifano evidentemente per il secondo.

Diciamo subito che del Gesù storico non sappiamo nulla. Sulla base della Bibbia le uniche informazioni su cui tutti i redattori concordano si possono riassumere così: Gesù nacque in Galilea a cavallo dell'anno 1 d.C. da padre ignoto, tra i suoi fratelli c'è un certo Giacomo, fu discepolo di Giovanni detto il Battista e, quando quest'ultimo cadde in disgrazia, divenne uno dei leader del movimento, ebbe una brevissima attività pubblica che non ha lasciato traccia storica, e finì condannato per sedizione al tempo del prefetto di Gerusalemme Ponzio Pilato intorno al 30 d.C. Stop. Tutto il resto lo dovremo dedurre dal NT, che non è una biografia e che contiene numerose contraddizioni.

Nascita di Gesù, famiglia e fratelli

Le fonti più antiche sono le lettere di Paolo e il vangelo di Marco. Paolo ci dice che nacque da donna (Galati 4,4), mentre Marco ci dice che era figlio di tale Maria (Marco 6,3), cioè di una donna. In una società patriarcale come quella del tempo, è così che si indicavano i figli di padre ignoto nati al di fuori del matrimonio e quindi frutto del peccato. Per i Giudei accorsi al tempio, Gesù è nato da prostituzione (Giovanni 8,41). Ricordiamo che la Legge è molto severa al riguardo (Deuteronomio 22,23-24).

Da brava mamma giudea, Maria doveva essere orgogliosa dei suoi figli. Tuttavia un Gesù figlio di padre ignoto nato dal peccato di una madre adultera era uno stigma intollerabile per gli evangelisti Matteo e Luca, che sistemano lo sbrego a colpi metafisici di angeli, spiriti santi e concepimenti virginali, e introducono il padre adottivo Giuseppe come discendente diretto dal mitologico re David.

Matteo tenta disperatamente di redimere Maria ricorrendo a ogni genere di artificio. [ESPOSITO_SU_GESU] a p. 81 osserva che nella sua genealogia Matteo cita 4 donne e solo quelle 4, la cui presenza nell'albero genealogico di Gesù e degli Israeliti è piuttosto imbarazzante; esse sono:
- Tamar e il suo incesto con il suocero Giuda (Genesi 38);
- Raab (anche Racab o Rahab in certe traduzioni) che fa la prostituta a Gerico (Giosuè 2; Giosuè 6; Ebrei 11,31; Giacomo 2,25);
- Rut è una straniera Moabita che contamina la purezza del popolo eletto;
- Betsabea moglie di Uria, una arrampicatrice sociale che seduce re David e lascia che questo uccida il marito (2Samuele 11).
Non soddisfatto, Matteo vede la nascita virginale nella profezia tratta dalla traduzione sballata della Septuaginta che abbiamo già analizzato (Isaia 7,14).

A tutto questo si aggiunge anche il mito del concepimento virginale secondo Matteo e Luca, ma la toppa inevitabilmente apre altre contraddizioni sui fratelli di Gesù, che pure vengono citati chiaramente da Marco. La dottrina Cristiana, che pretende la nascita virginale di Gesù e che pretende Maria vergine in eterno, tutti questi fratelli di Gesù hanno sempre fatto problema. Perciò la letteratura apocrifa si è sforzata di elaborare geometrie famigliari intricatissime ma purtroppo contraddittorie (cfr [APOCRIFI]).

Secondo un'altra teoria interpretativa che va oggi per la maggiore tra gli esegeti confessionali, i vangeli (specialmente quello di Matteo che il canone mette per primo alludendo alla sua priorità) sarebbero la traduzione di un originale aramaico, lingua nella quale la parola "ah" è polisemica e significa fratello, cugino, e molte altre cose. Così l'uso della parola greca che sta per "fratello" sarebbe un incidente di traduzione dall'aramaico al greco. Ma questo fantomatico vangelo aramaico di Matteo non si è ancora trovato. E comunque è ormai assodato dagli studiosi che il vangelo più antico è quello di Marco, e lì si parla di fratelli.

Il vangelo secondo Giovanni fa di Gesù il figlio di tale Giuseppe (Giovanni 1,45; 6,42) e di madre senza nome (Giovanni 2,1; 6,42), e per il resto attribuisce a Gesù una natura divina che non ha bisogno di ulteriori legittimazioni. Però dice anche che Gesù viene da Betlemme (Giovanni 7,42) ma è anche nazareno (Giovanni 1,45; 18,5) senza chiarire l'arcano della doppia provenienza.

Tuttavia, osserva [TOMMASI] 13.10 a p. 325, Paolo scriveva direttamente in greco e conosceva bene la differenza tra "fratello" e "cugino". Infatti Paolo ci racconta che Giacomo è il fratello di Gesù (Galati 1,19) mentre un tale Marco è cugino di Barnaba (Colossesi 4,10), dimostrando che Paolo conosceva perfettamente la differenza tra i due rapporti parentali. E quindi, fino a prova contraria, i vangeli furono scritti direttamente in greco, e Matteo non è altro che una rielaborazione di Marco. E questo dovrebbe chiudere la faccenda (e far saltare secoli di dottrina Cristiana).

Gesù aveva quindi dei fratelli (Matteo 12,46; Marco 3,31; Luca 8,19; Giovanni 2,12; Giovanni 7,3; Atti 1,14; 1Corinti 9,5; Galati 1,19) e i loro nomi sono Giacomo, Giuseppe, Giuda e Simone (Marco 6,3). Mai si fa cenno ad altre mogli di Giuseppe, per cui dobbiamo ritenere che siano tutti figli di Giuseppe e Maria. Come vedremo, dopo la morte di Gesù, sarà Giacomo a prendere il comando della setta.

Man mano che il tempo passa la biografia di Gesù si arricchisce di nuovi elementi fantastici. E' assai probabile che Gesù fosse nazireo (cfr [ESPOSITO_SU_GESU] p. 186) e quindi un fanatico della Legge. Quindi poteva anche avere capelli lunghi come risulta anche dalla iconografia dei secoli seguenti, quando invece la moda del tempo prescriveva per gli uomini i capelli corti (1Corinti 11,14-15).

Ma un Gesù fanatico della Legge era incompatibile con un Gesù messia davidico (Davide non era certo un fanatico della Legge, anche ammesso che la conoscesse) per cui taluni preferirono leggere "nazareno" e spostare quindi la residenza di Gesù nella minuscola località di Nazareth in Galilea. E' in tale località che Luca ambienta il discorso di Gesù nella sinagoga e il quasi linciaggio seguente con minaccia della folla di buttarlo giù dal monte sul quale sorge la città (Luca 4,14-30). Purtroppo per Luca, la Nazareth del tempo, ci dicono gli archeologi, era al massimo un gruppo di casupole privo di sinagoga collocato in una zona pianeggiante ([ESPOSITO_SU_GESU] p. 101-104).

Sia Matteo che Luca fanno nascere Gesù nella località di Betlemme perché lì nacquero David e altri eroi dell'AT e perché così vuole la profezia (Michea 5,1). Non contenti, attribuiscono a Gesù una discendenza davidica, legittimandolo come pretendente al trono. Si tratta ovviamente di un messaggio di speranza di riscatto dall'occupazione romana che solo i Giudei potevano capire. Ma la gente di Gerusalemme riconosce Gesù, Pietro e compagni come Galilei (Marco 14,70; Matteo 26,69; Luca 22,59; 23,6) e quindi è la Galilea la loro vera origine e provenienza.

Solo Matteo e Luca ci danno indicazioni sulla data di nascita di Gesù, ma sono contraddittorie. Matteo 2,1 dedica brevi cenni alla nascita di Gesù, che sarebbe avvenuta al tempo di re Erode il Grande. Siccome Erode il Grande è morto nel 4 a.C., Gesù sarebbe nato prima del 4 a.C.

Secondo Luca 2,1-2, Giuseppe e Maria si spostano da Nazareth a Betlemme per via del censimento indetto da Augusto mentre governava Quirinius (o Quirinio). L'unico censimento indetto da Quirinius che ci è noto da altre fonti storiche avvenne infatti nel 6 d.C., quindi Gesù nacque in quell'anno.

Gesù era tektòn (Marco 6,3) così come suo padre Giuseppe (Matteo 13,55; Luca 4,22; Giovanni 6,42). Il termine greco tektòn significa mastro artigiano, falegname, carpentiere e costruttore.

Quale formazione culturale ebbe Gesù? E' improbabile che un figlio di padre ignoto nato in Galilea avesse avuto una qualche istruzione e che sapesse leggere e scrivere. Tuttavia il personaggio costruito dagli evangelisti nasce da una famiglia altolocata di Gerusalemme (Luca 1,39), è studente brillante nel Tempio (Luca 2,46), sa leggere (Luca 4,16), sa anche scrivere (Giovanni 8,8) e in generale dimostra una conoscenza approfondita dell'AT di cui cita vari brani, al punto che è in grado di sostenere il confronto coi massimi esperti della Legge. Secondo i suoi paesani di Nazareth egli non è mai andato a scuola, eppure sa tutto delle Scritture (Giovanni 7,13).

Per quanto riguarda i più stretti collaboratori scelti da Gesù, cioè gli apostoli, gli evangelisti ci dicono ben poco salvo che alcuni di loro sono pescatori della Galilea e raramente intervengono nel racconto se non per dimostrare la loro totale inadeguatezza nel confronto con il maestro. Uniche eccezioni sono il pubblicano Levi alias Matteo e il cassiere della setta Giuda Iscariota, che una qualche competenza coi registri contabili e con l'aritmetica dovevano pur avere.

Predicazione di Gesù

Di nuovo, qui dobbiamo fare riferimento ai vangeli come se fossero un biografia di Gesù.

Gesù è alfabetizzato e conosce il Tanach a menadito, tanto da essere chiamato a fare lezione nelle sinagoghe di tutta la Galilea (Luca 4,14-30).

Dopo una dura iniziazione nel deserto e dopo avere dimostrato la sua preparazione, Gesù viene riconosciuto come vice dal capo della setta Giovanni il Battista. Dopo l'uccisione del Battista, Gesù prende il comando della setta e parte in una frenetica attività di proselitismo. Alcuni della cerchia ristretta, gli apostoli, provengono direttamente dai seguaci di Battista. Gesù reclutò 12 apostoli perché destinati a giudicare le 12 tribù di Israele seduti su altrettanti troni (Matteo 19,28; Luca 22,30). Luca 10,1 dice che Gesù designò altri 72 discepoli destinati a predicare a coppie, ma dell'esito della loro attività non sappiamo nulla.

Secondo gli studiosi, l'attività di Gesù dura da un minimo di tre settimane a un massimo di tre anni. Gesù predica soprattutto nelle sinagoghe della Galilea, dove tiene lezioni sui rotoli dell'AT. Ma Gesù predica anche alle folle nel deserto, e raduna intorno a sè migliaia di discepoli. Gesù si esprime soprattutto con parabole, cioè storielle brevi e spesso enigmatiche che i suoi stessi adepti faticano a decifrare e gli apostoli se ne lamentano (Matteo 13,36; Luca 8,4-18; Giovanni 16,29).

Gesù compie anche numerosi miracoli come già fecero Elia ed Eliseo, quali la moltiplicazione del cibo (1Re 17,7-16; 2Re 4,1-7; 2Re 4,42-44), le guarigioni (1Re 17,17-24; 2Re 5), resuscita morti (2Re 4,32-35), ascende in cielo (2Re 2,11).
Gesù pratica anche numerosi esorcismi che liberano gli indemoniati dagli spiriti cattivi, cosa che i competitors di Gesù non facevano (forse perché ai loro tempi mancava la figura del Male?).
Tuttavia rispetto ad Elia ed Eliseo mancano: invocazione della pioggia (1Re 18), purificazione della sorgente di acqua salmastra (2Re 3,19-22), dimostrazione della esistenza e unicità di dio (1Re 18,22-40), sterminio dei profeti dei falsi dèi (1Re 18,40).
Diciamo che Gesù è un Elia in tono minore in cerca di legittimazione; la lotta contro il politeismo non è tra le sue priorità.

Protetto dalla folla e dai suoi apostoli, Gesù punta verso Gerusalemme e fa un ingresso trionfale nel tempio che riproduce la cerimonia di incoronazione di re Salomone. L'esito di questa incursione differisce molto tra il racconto dei sinottici e quello di Giovanni, per cui possiamo solo affermare che Gesù portò la sua predicazione fino al cuore del giudaismo. Gesù esce indenne da questa incursione, ma poi preferisce ritornare nella campagna dove trova più facilmente ascolto (ed è anche più al sicuro).

Notare che nella cacciata dei mercanti dal tempio Gesù ha aggredito i cambiavalute e i venditori di animali da sacrificare. Queste attività erano indispensabili per tutti i fedeli che erano tenuti a fare un sacrificio nel tempio almeno per Pasqua, soprattutto quelli che venivano da lontano, non potevano portare con loro animali vivi e dovevano pagare con monete straniere. Quindi l'episodio della cacciata non ha infastidito troppo i sacerdoti. Sarà la seconda fase di predicazione a suscitare l'ostilità dei sacerdoti.

Ideologia di Gesù

Quale fosse esattamente la dottrina di Gesù secondo i vangeli lo vedremo più avanti. Continuiamo qui a leggere i vangeli ingenuamente come se fossero una biografia. Vedremo più avanti che il solo modo per interpretare correttamente i vangeli è quello di liberarsi da ogni condizionamento della dottrina cristiana. Solo così tutti e 4 i vangeli acquistano un senso preciso e coerente fra di loro, e le piccole contraddizioni puntuali sono gli inevitabili inciampi di redattori che, pur condividendo una ideologia ben precisa e volendola divulgare, poco o nulla sapevano del personaggio storico di cui parlavano.

Dunque, ad una lettura superficiale dei vangeli si evince che Gesù avalla completamente la Legge mosaica, tiene dotte lezioni al tempio sulle sacre scritture, e cita i profeti. I suoi nemici principali sono i sacerdoti, ai quali i vangeli attribuiscono ogni responsabilità: corrompono con il denaro un apostolo, arrestano Gesù, lo processano cercando di dimostrare una colpa purchessia, lui si proclama figlio di dio e re dei Giudei, e quindi lo consegnano ai Romani perché sia giustiziato come sedizioso contro la volontà del prefetto (!); infine, negli Atti, lapideranno Stefano e comanderanno di arrestare gli apostoli per condurli in catene al tempio. I redattori dei vangeli non potevano esprimere meglio di così tutta la loro avversione per i sacerdoti.

Gli apostoli stessi lamentano che i discorsi per parabole di Gesù sono ambigui e a volte non capiscono proprio. Allora Gesù promette di spiegare loro le cose in modo esplicito, ma solo in privato. Purtroppo gli evangelisti non ci hanno detto che cosa Gesù raccontava loro in privato. Perciò io sospetto che fossero cose grosse, cose che portavano o alla lapidazione per ordine dei sacerdoti, o alla crocefissione per ordine dei Romani. Gli evangelisti riportano solo i discorsi pubblici di Gesù, che per i temi trattati e la fumosità del linguaggio sono meno compromettenti, e lasciano intuire il resto a chi può intendere.

I profeti combattenti Mosè ed Elia sono molto amati dagli Israeliti, il primo ha fatto la Legge e il secondo la difende con la spada. In particolare, Elia ha compiuto anche miracoli quali la moltiplicazione della farina e dell'olio, guarigioni, comanda la pioggia; infine Elia ascende in cielo dopo avere trasferito i poteri al discepolo Eliseo (v. questi appunti). Nell'episodio detto della trasfigurazione Gesù incontra i redivivi Mosè ed Elia che scendono dal cielo in un alone di luce per confabulare privatamente con Gesù, ma con Gesù che si assicura che gli apostoli assistano da lontano all'incontro. Traduzione: il messaggio in codice è chiarissimo per gli Israeliti ma assolutamente indecifrabile per i Romani: Gesù è il messia, il liberatore (come Mosè) e il castigatore degli eretici (come Elia). L'allegoria della trasfigurazione manca in Giovanni, il meno giudaico dei quattro vangeli e il più "ellenistico".

L'unica spiegazione logica della trasfigurazione è la seguente: gli apostoli (o chi per loro) hanno inserito l'allegoria della trasfigurazione nel loro racconto per dimostrare l'equazione Gesù = Mosè = Elia. Il messaggio in codice era diretto ai Giudei ed era per loro chiarissimo. Per i Romani era solo roba dei Giudei che non capivano. Questo lascia ipotizzare che Gesù era contro i Romani, o per lo meno lo erano quelli che hanno scritto i vangeli di Matteo, Marco e Luca (ma non Giovanni) e non temevano i sacerdoti (i quali potevano capire perfettamente l'allegoria) perché scrivevano stando ben lontani da Gerusalemme e dalla Palestina.

Gesù predica un vago Regno dei Cieli, probabilmente una forma più rispettosa di Regno di Dio, che poi è nient'altro che una teocrazia di Yahweh perché sia fatta la sua volontà, così in cielo come in terra ([BERMEJO] p. 131); la folla lo vuole incoronare re con una cerimonia che imita l'incoronazione di Salomone (1Re 1; Marco 11; Matteo 21; Luca 19; Giovanni 6), gli apostoli pretendono di sedere al suo fianco sul trono (Matteo 20; Marco 10,40), il Sinedrio lo ritiene una minaccia, e i Romani pure. Quindi per amici e nemici Gesù è un pretendente al trono credibile. Del resto la frase io preparo per voi un regno [...] perché possiate mangiare alla mia mensa [...] e siederete in trono a giudicare le dodici tribù di Israele (Luca 22,29-30; Matteo 19,28) è molto esplicita e possiamo ben immaginare che cosa una simile frase potesse significare per i Giudei. Una singola affermazione contraria Il mio regno non è di questo mondo (Giovanni 18,36) non basta a dissipare questa convergenza di opinioni e di azioni.

Ma Gesù glissa su questi temi, perché qui sulla Terra ci sono già i Romani, e questi sono già piuttosto sospettosi. Meglio parlarsi chiaramente solo nelle cene carbonare di pochi intimi. Niente di pubblico, niente di scritto. Non esiste un singolo appunto scritto da Gesù, o dai suoi apostoli della prima ora.

In Marco 9,1 Gesù dice chiaramente che alcuni dei presenti vedranno l'arrivo del Regno di Dio prima di morire, affermazione forte che per un giudeo aveva un significato molto concreto e terreno. E' evidente che il vero piano di Gesù non era confessabile pubblicamente; tuttavia il suo tentativo si è interrotto prematuramente dopo quello già fallito di Giovanni Battista, lasciando gli apostoli privi di una strategia per il dopo, privi di una dottrina precisa, e sostanzialmente allo sbando.

Dopo questa falsa partenza, Pietro e Paolo cercheranno di riorganizzare la setta, ma ciascuno a modo suo, Pietro fedele alla Legge, Paolo che la contesta, e si arriverà presto alla rottura. Cioè la visione conservatrice e la visione riformista si dividono per sempre, con la prima che scompare subito, mentre la seconda avrà un brillante seguito.

Arresto

Il momento dell'arresto è una fase delicatissima che gli evangelisti trattano ciascuno a modo proprio; e quando gli evangelisti procedono in ordine sparso, si producono ogni sorta di incongruenze. Analizziamo queste incongruenze nel dettaglio solo per dimostrare che il racconto è una evidente fantasia lontanissima da ogni possibile verità storica.

Anticipiamo subito le conclusioni, e cioè che Gesù fu arrestato ai tempi del prefetto Ponzio Pilato (26-36 d.C.) e quindi crocifisso per sedizione. Intorno a questi scarni dati storici, gli evangelisti si scatenano per provare che: i Romani non hanno alcuna responsabilità nella condanna di Gesù; i Giudei sono gli unici responsabili della condanna e per motivi incerti; Gesù e gli apostoli erano bravi ragazzi, però hanno le spade e le usano, e poi scappano per paura di fare la stessa fine del capo.

Vangelo Mandanti Esecutori Reazione apostoli Reazione Gesù
Marco 14,43-52 capi dei sacerdoti, degli scribi e degli anziani folla con spade e bastoni + servo del sommo sacerdote uno dei presenti stacca con la sua spada l'orecchio del servo sommo sacerdote lascia fare perché si compiano le scritture
Matteo 26,47-56 capi dei sacerdoti e degli anziani del popolo folla con spade e bastoni + servo del sommo sacerdote uno di quelli che erano con Gesù stacca con la sua spada l'orecchio del servo sommo sacerdote Rimetti la tua spada al suo posto, perché chi prede la spada di spada morirà. O credi che io non possa invocare dodici legioni di angeli? No, si devono compiere le scritture.
Luca 22,47-53 non specificato, ma siccome conducono Gesù sal sommo sacerdote, quest'ultimo è implicitamente il mandante folla costituita dai capi dei sacerdoti, capi della guardie del Tempio e anziani nonché dal servo del sommo sacerdote Uno degli uomini di Gesù (non specificato) chiede se devono colpire di spada. Senza aspettare risposta, uno di loro colpisce e stacca orecchio destro servo sommo sacerdote. Lasciate! Basta così! e guarisce all'istante l'orecchio mozzato.
Giovanni 18,1-12 Giuda prende l'iniziativa (NOTA 1) coorte di soldati (NOTA 2), guardie fornite dai sacerdoti e dai farisei, tribuno (NOTA 3), Malco servo del sommo sacerdote Simon Pietro estrae la spada e mozza l'orecchio destro di Malco Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?

NOTA 1: Giuda è un infiltrato. Nella versione di Giovanni, Giuda non viene corrotto col denaro; Giuda conosce il luogo dove Gesù si ritirava spesso e perciò prende le guardie di sua iniziativa e parte con la retata. Giuda non è un traditore, è un infiltrato. Infatti nel vangelo di Giovanni non si parla di corruzione, né di 30 denari, né di pentimento e suicidio di Giuda.
 Ma non finisce qui: nel versetto 18,15 abbiamo un discepolo conosciuto dal sommo sacerdote che accompagna tranquillamente Pietro nel cortile della casa di Caifa. Osserviamo che il discepolo non teme di essere riconosciuto in un luogo che evidentemente ha già frequentato, e non teme di accompagnarsi a un fuggitivo che ha appena opposto resistenza a una guardia ferendola di spada. E' un altro infiltrato?
 Domanda intrigante: perché l'evangelista ci tiene a darci simili dettagli sibillini? Oppure viceversa era lo stesso Gesù a ricercare contatti nei gangli del potere?

NOTA 2: guardie o soldati Romani? Il testo greco riporta σπεῖρα (speira) ovvero coorte di soldati che sono la decima parte di una legione romana, quindi 600 soldati. Ciò implica il diretto coinvolgimento dei Romani nell'arresto di Gesù in coordinamento con il Sinedrio, cosa che apre una serie di implicazioni e contraddizioni non da poco sul successivo comportamento di Pilato (che sembra ignorare il motivo dell'arresto) e sul Sinedrio (che evidentemente non è l'unico responsabile dell'arresto di Gesù). CEI 2008 traduce invece con "gruppo di soldati". CEI 1974 e [VAT] traducono invece "distaccamento di soldati".

NOTA 3: comandante o tribuno? Il testo greco riporta χιλίαρχος (chiliarchos) cioè tribuno, tecnicamente un ufficiale romano al comando di fino a 1000 soldati. Questo conferma che le guardie venute ad arrestare Gesù secondo Giovanni sono proprio i soldati Romani. CEI 1974 e CEI 2008 e [VAT] traducono invece "comandante".

Quindi alla fine il capo pacifista è l'unico che viene arrestato, mentre i suoi amici armati e violenti spadaccini vengono lasciati liberi e scappano.

Marco non sa bene come affrontare la questione e manda una folla armata di spade e bastoni, lasciando intendere che le autorità giudaiche abbiano commissionato un linciaggio a una massa vociante e indistinta, come se non disponessero dei propri tutori della Legge.

Matteo vuole allontanare ogni sospetto che Gesù sia un malfattore circondato da uomini violenti, e ci regala il celebre motto pacifista "chi di spada ferisce di spada perisce". Matteo non si accorge che questi uomini li ha scelti ed addestrati Gesù stesso; perché allora ha scelto proprio questi zucconi violenti? e se Gesù era pacifista, perché la cosa non può essere gridata dai tetti (Matteo 10,27) e usata a difesa? si finisce forse arrestati perché ci si proclama pacifisti non violenti? e perché gli apostoli non hanno capito una questione che mi sembra così fondamentale, e vanno in giro armati? e perché Gesù, altrove dotato di poteri telepatici e di preveggenza, non si accorge degli affari appuntiti che spuntano dalle tuniche dei suoi uomini? Il maquillage pacifista di Matteo fa acqua da tutte le parti.

Luca manda una folla di arzilli vecchietti insieme al servo del sommo sacerdote a cui viene mozzato l'orecchio. Ricordiamo che è proprio in Luca che Gesù dà l'ordine agli apostoli di procurarsi le spade: evidentemente Luca non si è messo d'accordo con il pacifista Matteo. Inoltre tutti gli apostoli sono armati, infatti chiedono se devono estrarre il ferro. Luca è il solo che introduce il miracolo della guarigione istantanea dell'orecchio mozzato, evento che però non suscita alcuna sorpresa né reazione della folla e non viene registrato neppure dagli altri tre evangelisti che avrebbero anche loro interesse a riportarlo.

Giovanni ci dà il nome dello spadaccino: è Pietro. Che Pietro non fosse un pescatore è un sospetto che ritornerà quando esamineremo la pesca miracolosa. Più tardi Pietro viene riconosciuto da un parente di quel Malco a cui Pietro ha appena mozzato l'orecchio (Giovanni 18,36), orecchio che giace a terra da qualche parte e non è stato riattaccato.
 Quindi Giovanni ci rivela che Gesù fu arrestato da una coorte di soldati Romani guidata da un tribuno, e di fatto verrà condannato e giustiziato dai Romani, e non dal Sinedrio. [RUBIO] p. 215 osserva acutamente che tutto ciò è coerente con Atti 5,35-39 dove il Sinedrio dimostra di non avere ancora una posizione contro Gesù e il suo movimento; la condanna di Gesù è quindi interamente responsabilità dei Romani; e tuttavia Giovanni poi se ne dimentica e fa dire a Gesù che avrebbe potuto comandare ai suoi servitori di combattere per impedire di essere consegnato a i Giudei (Giovanni 18,36).

In conclusione, gli evangelisti si sono esercitati in un brano di pura narrativa apologetica e in piena libertà creativa; possiamo scordarci di poter ricavare un qualsiasi elemento di verità dalla scena dell'arresto.

Processo

Gesù viene condotto la notte stessa dell'arresto al cospetto del sommo sacerdote, dei capi dei sacerdoti, degli scribi e degli anziani. Il sommo sacerdote si chiama Caifa (Matteo 26,57; Giovanni 18,13), lo stesso che ha voluto l'arresto di Gesù (Giovanni 11,47-50). Il processo religioso inizia subito nel cuore della notte, salvo che per Luca che attende il mattino seguente.

Intanto, fuori c'è Pietro trepidante nascosto tra la servitù del Sinedrio. Pietro viene riconosciuto come "uno di quelli", un Galileo, un Nazareno, dall'accento (Matteo). In Giovanni, Pietro viene riconosciuto e basta, senza citare le parole Galileo né Nazareno; lo riconosce anche il parente del ferito. Pietro nega sempre. Il gallo canta.

Il processo religioso inizia subito male, perché nessuno conosce il capo d'accusa. Si chiamano vari testimoni contro Gesù, ma affermano cose contraddittorie; la Legge richiede due testimonianze concordi per la condanna. Gesù tace e non tenta neppure di difendersi. Alla fine risolve il sacerdote capo ponendo a Gesù la domanda risolutiva: Sei tu il figlio di dio? Sei tu il cristo? Lo sventurato conferma. Segue condanna a morte per blasfemia. Non soddisfatti, conducono Gesù dal prefetto Pilato.

Plot leggermente diverso e più articolato in Giovanni, dove Gesù appena arrestato viene interrogato dal sommo sacerdote Caifa (v 19) anzi no, viene interrogato da suo suocero Anna (v 24). Caifa/Anna si informa sulla natura del movimento di Gesù, sui suoi discepoli e sulla dottrina che Gesù insegna. Gesù qui risponde, e afferma di avere sempre parlato apertamente nelle sinagoghe e nel Tempio e di non avere mai tenuto nulla di nascosto. Non conosciamo la risposta di Caifa/Anna e neppure c'è una sentenza di condanna; il brano è stato talmente pasticciato che non ci si capisce più niente. Quindi Gesù attende il mattino seguente. Sarà Pilato stesso a recarsi presso la casa di Caifa poiché i sacerdoti hanno già fatto le purificazioni pasquali e non vogliono contaminarsi con quelle schifezze che ci sono in casa Pilato.

Perché il Sinedrio non procede alla lapidazione? Secondo Giovanni 18,31 il Sinedrio non era autorizzato ad eseguire condanne a morte; gli altri evangelisti non danno spiegazioni. Però Luca subito dopo negli Atti fa lapidare Stefano per eresia. La ragione per cui il Sinedrio non può eseguire la condanna a morte è molto semplice: che Gesù fu crocifisso dai Romani era un fatto notorio che non si poteva nascondere, era forse l'unica informazione biografica certa su Gesù; è intorno a questo fatto notorio che gli evangelisti furono costretti a costruire la loro retorica dei Giudei cattivi e dei Romani buoni, sfidando logica e ragione, pur di salvare il movimento dei Gesuani dalla repressione dei Romani che avevano già annientato i fratelli Zeloti e gli Esseni.

Il processo civile è altrettanto confuso. Pilato, pur avendo inviato la coorte e il tribuno per l'arresto, non conosce né la ragione dell'arresto di Gesù, né conosce i capi di imputazione, perciò viene imbeccato dai sacerdoti.
 Solo in Luca, i sacerdoti accusano Gesù di fronte a Pilato di: incitazione alla rivolta del popolo; invito a non pagare i tributi; si proclama cristo re. Pilato manda Gesù dal tetrarca della Galilea Erode Antipa che casualmente si trovava in Gerusalemme quel giorno; Antipa schernisce Gesù al quale aveva dato la caccia fino al giorno prima, e lo rimanda da Pilato. La moglie di Pilato manda a dire al marito di risparmiare Gesù.
 Gesù risponde in modo evasivo alle domande di Pilato: Sei tu il re dei Giudei? Non senti tutte le accuse che ti rivolgono?. Pilato, alle strette tra i sacerdoti e il popolo dei Giudei che invocano a gran voce la crocifissione di Gesù, si barcamena.
 Solo in Giovanni la risposta di Gesù che ci spiazza: Il mio regno non è di questo mondo.. Ma è solo l'inizio della farsa. Pilato si offre di punire un pochino Gesù per far contento il popolo che inveisce contro Gesù (!), poi lo proclama innocente, poi invita i Giudei a crocifiggerlo loro stessi (!), poi ha paura (!), poi chiede a Gesù chi è (!), poi cerca di liberare Gesù, poi il popolo accusa Gesù di essersi proclamato re e quindi di essere nemico di Cesare (!), e quindi il popolo minaccia Pilato che, se non lo condanna, allora sarà il popolo a deferire Pilato a Cesare (!) perché non abbiamo altro re che Cesare (!). Il testo di Giovanni è l'opera di un pio Cristiano e trasuda odio verso i Giudei a costo di trasformare Pilato in un ridicolo idiota impotente.
 Pilato offre al popolo lo scambio con un altro prigioniero di nome Barabba, già in carcere per una rivolta in città con spargimento di sangue, ma il popolo non sente ragioni e sceglie libero Barabba e condannato Gesù. La rivolta, a cui solo Marco fa cenno con disinvoltura, ci ricorda proprio quell'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme del giorno prima, ma forse è solo un caso; gli altri evangelisti cancellano la parola "rivolta" perché non sorgano sospetti, e fanno di Barabba un generico "malfattore".
 Finalmente Pilato cede alla richiesta dei Giudei, se ne lava le mani (Matteo) e manda Gesù per la crocifissione. Però Pilato ci tiene a scrivere un cartello, da mettere sulla croce, contenente il motivo della condanna per sedizione: Gesù il re dei Giudei.
 Solo in Giovanni, i Giudei contestano anche il cartello e pretendono che venga corretto così: Non scrivere "il re dei Giudei" ma "costui ha detto: io sono il re dei Giudei". Pilato, in un sussulto tardivo di dignità, respinge.

L'inflessibile e feroce prefetto romano, protetto nel suo palazzo imprendibile da schiere di soldati armati fino ai denti, è un burattino tremante stretto tra Sinedrio e Giudei. La credibilità delle 4 diverse ricostruzioni dei vangeli è zero, e mi sembra anche abbastanza inutile spendere troppo tempo nel cercare di ricavarne una qualche verità storica; al più se ne possono ricavare informazioni di natura ideologica riguardo al comportamento dei Giudei e dei sacerdoti, persone sulle quali Gesù si è già abbondantemente pronunciato.

L'unico punto fermo intorno al quale gli evangelisti furono costretti a costruire la loro narrazione era il fatto notorio e imbarazzante che Gesù fu crocifisso dai Romani, e questa grana si poteva affrontare solo nascondendo la banale verità sotto una montagna di inverosimili affermazioni apologetiche e ideologiche. I Romani riservavano la pena della crocefissione agli schiavi ribelli e ai sediziosi (oggi li chiameremmo terroristi). In definitiva, questi soggetti venivano giustiziati in pubblico con una morte lenta e dolorosa che servisse da monito per chiunque altro volesse sfidare l'autorità di Roma. Ladri e delinquenti comuni venivano impiccati in prigione senza tante cerimonie. Questo spiega anche perché i Romani guardassero con sospetto ai primi cristiani e a tutti quelli che si rifacevano a un individuo a suo tempo condannato per sedizione. E ovviamente i due ladroni crocifissi insieme a Gesù non erano criminali comuni, ma sediziosi come lui.

Riguardo alla famosa scelta di liberare un prigioniero per la Pasqua che Pilato offre alla folla, neppure gli storici confessionali in questi 2000 anni sono stati capaci di provare che una simile pratica sia mai esistita. E comunque appare del tutto inverosimile attribuire una simile sensibilità all'inflessibile prefetto Ponzio Pilato, che lo storico Giuseppe Flavio e il teologo Filone d'Alessandria non esitano a definire brutale; gli stessi evangelisti ci raccontano di come Pilato massacra i Galilei sediziosi senza tanti complimenti (Luca 13,1). Vedi [ESPOSITO_SU_GESU] p. 176-186 per una possibile spiegazione alternativa molto speculativa ma avvincente sulla vera identità di questo Barabba e sulle ragioni sottostanti le manipolazioni dei vangeli.

Affermare come fanno i vangeli che Pilato sia venuto meno al suo dovere di mantenere l'ordine pubblico, per di più "lavandosene le mani" secondo un rito ebraico del Deuteronomio 21,1-7 non contemplato nelle usanze romane, abbia liberato un criminale "famoso", abbia lasciato al Sinedrio e alla folla un giudizio che spettava solo a lui, il tutto per liberare un prigioniero appena arrestato dalla corte di soldati romani, per poi farlo crocifiggere cedendo alla pressione popolare, è un'assurdità logica e storica. Assurdità che ha lo scopo di preservare il movimento Gesuano degli evangelisti dalla repressione romana.

Lo stesso Luca vuole esagerare come al solito, e fa assolvere Gesù anche da parte di Erode Antipa (Luca 23,8-12). Gli unici responsabili della condanna rimangono i Giudei che, come vuole il profeta, sono ostili al servo sofferente mandato da dio per salvarli (Isaia 52-53).

Morte, resurrezione, apparizioni, ascensione

Più avanti faremo il confronto puntuale tra i vangeli e vedremo come ciascun evangelista procede in assoluta libertà. Solo Marco e Luca ci parlano della ascensione in cielo di Gesù che va a sedersi sul trono celeste alla destra di Yahweh, proprio come David nel salmo 110; Matteo e Giovanni nulla ci dicono del destino di Gesù dopo le apparizioni.

VANGELO SECONDO MATTEO

Esploriamo qui solo i punti particolari di questo vangelo.
Nascita.
- Matteo 1,1-17: la prima riga dice già tutto: Gesù è christos (=messia =unto) erede di David e di Abramo. Segue dettagliata genealogia di Gesù che va da Abramo a Giuseppe.
- Matteo 1,18-25: Maria, già promessa sposa di Giuseppe, si ritrova incinta in virtù dello Spirito Santo prima che venissero a stare insieme. Giuseppe viene rassicurato da apposito angelo che è tutto a posto, e che nascerà un figlio a cui dovrà dare nome Gesù perché questo Gesù salverà il suo popolo dai suoi peccati. Si cita la profezia di Isaia 7,14 che abbiamo visto essere stata male tradotta e male interpretata e che non ha nulla a che vedere con Gesù: la "vergine" di cui si parla non è vergine ed è la moglie di Ezechia. Ciò lascia pensare che Matteo abbia letto la Septuaginta e per di più non l'abbia capita.
- Matteo 2,1: Gesù nasce a Betlemme di Giuda, proprio come David. Arrivano i magi (=maghi =indovini di corte) dall'oriente per adorare Gesù e la sua stella; a re Erode il Grande fischiano le orecchie e pur di eliminare ogni possibile usurpatore ordina una strage di bambini. Giuseppe avvisato da angeli fugge in Egitto con famiglia al seguito; ritorneranno dopo la morte di Erode il Grande e vanno a stabilirsi in Nazareth di Galilea dove governa il più mite Erode Antipa. Angeli vari vengono mandati all'uopo da Yahweh che partecipa a questo progetto eversivo.
- Matteo 2,6: cita Michea 5,1, profezia dell'arrivo di Gesù (vedi la discussione sul libro di Michea).
Iniziazione.
- Matteo 3: confronto con Giovanni Battista.
- Matteo 4,1: iniziazione di Gesù attraverso l'allegoria delle tentazioni: Gesù fu condotto nel deserto [...] per essere tentato dal diavolo, test che Gesù supera brillantemente dimostrando padronanza delle norme fondamentali della Legge Mosaica:
- Nella fame ricorda che Non di solo pane vive l'uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio (Deuteronomio 8,3).
- Nella difficoltà abbi fede: Non tenterai il Signore Dio tuo (Deuteronomio 6,16). A sua volta, in Deuteronomio 6,16 si cita la rivolta contro Mosè avvenuta presso Massa, quando il popolo esasperato dubitò della presenza di Dio: Il Signore è in mezzo a noi sì o no? (Esodo 17,7). Quindi "non tenterai" vuol dire "non dubiterai".
- Nella ricchezza non dimenticarti che Adorerai il Signore Dio tuo e servirai a Lui solo. (Deuteronomio 6,13 e 8,13).
Questa allegoria mi ricorda i campi di addestramento per terroristi in Medio Oriente, dove i candidati vengono sottoposti a privazioni e umiliazioni per temprarli e formarli ideologicamente in vista del loro impiego in missione.
Predicazione.
- Matteo 4,12: Battista viene arrestato per il motivo che verrà spiegato in 14,1-4. Allora Gesù si attiva e, muovendo da Nazareth punta verso Gerusalemme raccogliendo migliaia di discepoli, facendo guarigioni miracolose, intimando di convertirsi a lui perché sta arrivando il Regno dei Cieli.
- Matteo 5: Gesù si rivolge a folle provenienti da ogni parte della Palestina con il cosiddetto Discorso della montagna. In sintesi: Gesù non vuole cambiare la Legge ma portarla a compimento (qualunque cosa ciò voglia dire); occorre amare il nemico, e non opporre resistenza a chi ti strappa il mantello e a chi ti impone di seguirlo (?). Qui servirà una forte dose di esegesi. Insegnamenti e raccomandazioni varie.
- Matteo 6,24: dedicatevi prima alla devozione, dopo al corpo: Nessuno può servire a due padroni [...] Non potete servire a Dio e a mammona. (μαμμωνᾶς, mammōnas, la ricchezza, l'abbondanza).
- Matteo 7,1-4: siate severi con voi stessi e tolleranti col fratello: Perché osservi il bruscolo che è nell'occhio del tuo fratello e non scorgi la trave che è nell'occhio tuo?
- Matteo 7,6: non sprecare energie su chi non lo merita: non gettare perle ai porci.
- Matteo 7,12: fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te (cfr Tobia 4,15).
- Matteo 10,2: i 12 apostoli sono: Simone detto Pietro e Andrea fratelli; Giacomo e Giovanni figli di Zebedeo; Filippo; Bartolomeo; Tommaso; Matteo; Giacomo figlio d'Alfeo; Taddeo; Simone il cananeo; Giuda Iscariota.
- Matteo 10,5-10: Gesù manda gli apostoli dai fratelli della casa d'Israele, ma NON dai gentili né dai Samaritani.
- Matteo 10,34: Gesù: Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a portare pace, ma la spada. Perché sono venuto a dividere i figli dal padre [...] e i nemici dell'uomo saranno i suoi famigliari. Chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me.
- Matteo 11,1-19: frattura ideologica tra Gesù e Giovanni il Battista che usano metodi diversi ma forse hanno anche scopi diversi. Giovanni è il messia profetico tutto Legge e mortificazione della carne; Gesù è il messia davidico godereccio.
- Matteo 12,1-15: Gesù rilassa la norma del riposo del sabato procurandosi l'ostilità dei Farisei.
- Matteo 12,39: Gesù non è venuto per fare miracoli a comando; l'unico segno che porta è il segno di Giona: convertitevi (a me) o sarete distrutti. Anche 16,4; 16,17.
- Matteo 13,55: Maria è madre di Gesù, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda.
- Matteo 14,1-36: Giovanni il Battista viene giustiziato perché accusa re Erode Antipa (re di Galilea e figlio di Erode il Grande) di avere una relazione con tale Erodiade già sposata (v. [BJ-EDB] nota a Matteo 14,3 per l'intricata vicenda, che qui non interessa).
- Matteo 15,1-20: Gesù contro i tabù alimentari.
- Matteo 16,16-20: Gesù profetizza passione e resurrezione.
- Matteo 17,3: allegoria della trasfigurazione (v. trattazione introduttiva).
- Matteo 17,10-13: Gesù spiega che Elia è già venuto proprio come vuole la profezia di Malachia: egli è Giovanni il Battista.
- Matteo 18,1-17: integralismo e proselitismo: predicare anche e soprattutto alle persone semplici e ingenue (i piccoli) andando contro coloro che pongono ostacolo e seminano il dubbio; convertire invocando l'aiuto della comunità cristiana locale se necessario (la chiesa); se tutto ciò fallisce, ignorare il soggetto che non crede, come si fa coi gentili e i pubblicani.
- Matteo 19,1-12: no al divorzio (Deuteronomio 24,1) perché i coniugi sono una sola carne (Genesi 2,24).
- Matteo 19,16-24: i dieci comandamenti versione breve, ai quali però bisogna aggiungere Matteo 22,37. Chi vuole strafare, dia tutti i suoi beni ai poveri. E' più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli. Cammello o gomena? Esistono manoscritti dei vangeli che riportano "gomena" al posto di "cammello": com'è possibile? Due le ipotesi. In greco koinè le parole kamilos (gomena) e kamelos (cammello) sono molto simili, e questo potrebbe avere tratto in inganno i copisti. Secondo un'altra ipotesi il racconto originale dei vangeli era in aramaico, lingua nella quale la parola גמלא è polisemica e significa sia cammello che gomena. Comunque sia, il senso della frase non cambia.
- Matteo 19,28: all'avvento del regno di dio, i 12 apostoli dovranno giudicare le 12 tribù di Israele. Traduzione: Gesù sta lavorando per il popolo di Israele e basta.
- Matteo 21,12-13: piazzata di Gesù nel tempio di Gerusalemme dove scaccia i mercanti cambia valute e i venditori di colombe sacrificali perché questa è una casa di preghiera e non una spelonca di ladri. In realtà questi servizi erano indispensabili a tutti i pellegrini che venivano in Gerusalemme per adempiere agli obblighi imposti dalla Legge; perché Gesù si comporta così?
- Matteo 21,14: Gesù guarisce ciechi e zoppi dentro al tempio stesso, davanti ai sacerdoti e al popolo. Cfr invece con Giovanni 14,22 dove gli apostoli lamentano che Gesù non fa dimostrazioni pubbliche dei suoi poteri.
- Matteo 21,23: Gesù tiene lezione sulla Legge dentro al tempio. Alle sue spalle, i sacerdoti aspettano di coglierlo in fallo, ma invano. Sacerdoti e anziani del popolo gli chiedono con quale autorità fa tutto questo. Gesù schiva la domanda e rinfaccia loro di non avere difeso Giovanni il Battista che aveva tanto seguito tra il popolo, e minaccia di scatenare loro contro la folla.
- Matteo 21,33-43: riporto solo la spiegazione: la pietra capo d'angolo anche nota come pietra angolare che viene citata da Gesù è una espressione usata nel Salmo 118, inno a Yahweh che salva Israele e distrugge i nemici; usata anche in Isaia 28,16 con allusione al messia moralizzatore di sacerdoti corrotti; usata anche in Zaccaria 10,4 ad indicare il condottiero prescelto da Yahweh. I sacerdoti, che capiscono perfettamente il messaggio criptato e ne temono le conseguenze, ancora una volta vogliono Gesù morto.
- Matteo 22,15-22: Farisei ed erodiani hanno una domanda trabocchetto per Gesù: E' lecito pagare il tributo a Cesare? Cioè: dobbiamo pagare le tasse agli odiati occupanti Romani? Se Gesù risponde sì, allora perde la fiducia del popolo; se risponde no, allora potranno accusarlo di sedizione. Ma Gesù schiva abilmente la trappola, si fa mostrare una moneta romana, fa osservare che sopra vi è impresso il nome di Cesare, e quindi pronuncia la famosa frase: Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di dio. Notare che Gesù invita a restituire la moneta (NON pagare), e che rivendica a sé di parlare di ben altro che di dischetti di metallo. Nessun'altra citazione dai vangeli è stata più fraintesa di questa famosissima frase.
 Questo agguato premeditato dimostra che il popolo riconosceva in Gesù un messia liberatore, e non certo un predicatore metafisico, e che i suoi accusatori avevano perfettamente capito che era attaccabile proprio su questo fronte ([BERMEJO] p. 150).
- Matteo 22,44: Gesù cita Salmi 110,1 nella versione Septuaginta: Cristo (cioè Gesù) è figlio (cioè erede) di David, e David siede alla destra di Yahweh e insieme schiacciano i nemici di Israele. Quindi Gesù qui fa il messia liberatore di Israele. Il linguaggio è criptico perché qui c'è sedizione, i Romani sono dietro l'angolo che ascoltano e bisogna stare molto attenti alle parole.
- Matteo 23: lunga invettiva contro i Farisei ipocriti, i loro sepolcri imbiancati (23,27), assassini dei profeti, che non riconoscono il messia, che lapideranno i discepoli del messia. Secondo me si voleva rivolgere piuttosto ai Sadducei. Gesù lascia il tempio.
- Matteo 24,1-35: Gesù prevede l'arrivo di tempi difficili, falsi profeti, guerre, pestilenze e terremoti, ma la parola di Gesù non tramonterà. Così l'evangelista "prevede" a posteriori la Prima Guerra Giudaica, con la profanazione del Tempio e la carneficina della guerra civile.
Arresto e condanna.
- Matteo 26,14: l'apostolo Giuda Iscariota corrotto dai sacerdoti con trenta monete d'argento; dovrà guidarli all'arresto di Gesù senza fare troppo clamore.
- Matteo 26,25: a Giuda che chiede se sarà lui il traditore, Gesù risponde l'irritante espressione ambigua «Tu l'hai detto» che non si capisce se vuol dire sì o no; in questo caso vuol dire sì; davanti al sommo sacerdote vorrà dire sì (Matteo 26,64); Pilato lo intende invece come no (Matteo 27,11; Marco 15,2; Luca 23,3; Giovanni 18,37). Questo sì che è parlar chiaro.
- Matteo 26,47-56: arriva una masnada di gente armata di spade e bastoni mandati dai grandi sacerdoti e dagli anziani del popolo; Giuda indica loro l'uomo da arrestare: Gesù. Uno degli apostoli (non specificato) estrae la spada e mozza un orecchio a un servo del sommo sacerdote; Gesù redarguisce l'apostolo impartendogli il famoso insegnamento chi prende la spada, di spada perisce. Quindi gli apostoli erano armati, ma Gesù non lo sapeva. Gli apostoli fuggono.
- Matteo 26,57: processo davanti al Sinedrio, ai sacerdoti e agli anziani. Gesù si proclama Cristo figlio di Dio. Giudicato colpevole di bestemmia, legato e condotto dal governatore Ponzio Pilato.
- Matteo 27,5: Giuda, pentito, restituisce i soldi ai sommi sacerdoti e si impicca; con quei soldi i sacerdoti comprano un campo da destinare a cimitero degli stranieri. Per un'altra versione della sorte di Giuda, vedi Atti 1,16-19.
- Matteo 27: Pilato interroga Gesù su sedizione: sei tu il re dei Giudei? Risposta: «Tu lo dici» che per Pilato significa no, ma secondo me è oltraggio. La moglie di Pilato supporta Gesù. Il popolo, sobillato dai sacerdoti, costringe Pilato a condannare Gesù e a liberare Barabba (un prigioniero famoso). Tutta la responsabilità viene scaricata sui Giudei.
- Matteo 27,26-54: crocifissione e morte di Gesù.
Resurrezione.
- Matteo 27,55: molte donne seguono Gesù per servirlo (cfr Luca 8,1).
- Matteo 27,62-66: sacerdoti e Farisei mettono guardia al sepolcro per impedire che i discepoli trafughino il corpo di Gesù per poi dire che è risorto. Una scossa di terremoto e un angelo aprono il sepolcro (28,2) e spaventano le guardie. Sacerdoti e anziani pagano le guardie per dire che sono stati i discepoli a trafugare il corpo mentre dormivano.
- Matteo 28,16: Gesù risorto invita gli 11 apostoli rimasti a fare discepoli tutti i popoli della Terra battezzandoli nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo.: formula molto sospetta risalente a una fase successiva del Cristianesimo ([BJ-EDB] nota a Matteo 28,17). Gli apostoli dovranno esportare anche la Legge Mosaica? Comunque, non lo faranno.
FINE.

VANGELO SECONDO MARCO

Esploriamo qui solo i punti particolari di questo vangelo.
Iniziazione.
- Marco 1: confronto con Giovanni Battista.
- Marco 1,12-13: iniziazione nel deserto, ma senza dettagli.
Predicazione.
- Marco 1,14: Giovanni arrestato senza motivazione. Gesù arruola due pescatori, Simone e Andrea.
- Marco 1,44: Gesù invita i guariti a non menzionarlo in giro perché c'è già troppa folla intorno; in 3,12 deve addirittura ricorrere a minacce.
- Marco 2,15 fino 3,12: Gesù a pranzo coi pubblicani, non osserva il digiuno, raccoglie spighe di sabato, cura malati di sabato.
- Marco 3,6: Farisei ed erodiani meditano come uccidere Gesù.
- Marco 3,16: apostoli fin qui: Simone (rinominato Pietro in 3,16) e Andrea suo fratello; Giacomo e Giovanni figli di Zebedeo detti "figli del tuono"; Andrea (citato forse 2 volte?); Filippo; Bartolomeo; Matteo; Tommaso; Giacomo figlio di Alfeo; Taddeo; Simone lo Zelatore; Giuda Iscariote per un totale di 12 apostoli. Il loro compito: predicare e scacciare i demoni (3,14-15).
- Marco 4,11: Gesù spiega perché usa parabole in pubblico: è un altro rebus. Ma ai propri discepoli, a parte, spiegava tutto. (4,33). Cerca su Google segreto messianico.
- Marco 6,3: Maria è madre di Gesù, Giacomo, Ioses, Giuda e Simone. Giacomo è fratello minore di Gesù (cfr Matteo 13,55; 27,56; Marco 15,40; 16,1; Galati 1,19).
- Marco 6,14-29: Giovanni Battista giustiziato (v. Matteo 14,1-36 per la discussione). Gesù paragonato a Elia e agli altri antichi profeti.
- Marco 6,34-52: prima miracolosa moltiplicazione dei pani e dei pesci; incredulità degli apostoli.
- Marco 6,48: cammina sulle acque.
- Marco 7,1-23: Gesù contro i tabù alimentari.
- Marco 8,1-9: seconda miracolosa moltiplicazione dei pani e dei pesci. Spiegazione in 8,14-21.
- Marco 8,27-30: Gesù rivela agli apostoli di essere cristo e ordina di tenere la cosa segreta.
- Marco 9,1: il Regno di Dio arriverà entro questa generazione.
- Marco 9,2: episodio della trasfigurazione: Gesù incontra i profeti Mosè ed Elia redivivi.
- Marco 10,3: Gesù contro la Legge: il libello del divorzio di Mosè non vale, il matrimonio è per sempre come afferma Genesi 2,24.
- Marco 10,19-25: i comandamenti sono: non ammazzare, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre (e fanno 6). Per ottenere la vita eterna occorre anche dare tutto quanto si possiede ai poveri: allegoria del cammello e della cruna dell'ago (cfr Matteo 19,24). Ma i primi due comandamenti stanno in 12,28-34.
- Marco 10,28-31: contentino materialistico: chi segue Gesù lasciando tutti gli altri legami (famiglia, casa, campi) riceverà cento volte la ricompensa in questo mondo nonché la vita eterna in quell'altro mondo. Inoltre molti dei primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi.
- Marco 11,15: Gesù va nel tempio di Gerusalemme, rovescia i tavoli dei cambiavalute e dei venditori di colombe sacrificali. Questi mercanti servivano alla gente che veniva da lontano per compiere i riti sacrificali e fare le donazioni (cfr Luca 2,22-23 dove i genitori di Gesù usano proprio lo stesso servizio). In altre parole Gesù sta ostacolando l'adempimento a un precetto della Legge. I sacerdoti adesso lo vogliono morto.
- Marco 11,27-32: Gesù tiene lezione nel tempio e i sacerdoti lo interrogano: con quale autorità fai tutto questo? Gesù rinfaccia loro di aver abbandonato Giovanni e minaccia di aizzare la folla (vedi Matteo 21,23 per approfondire).
- Marco 12,1-12: parabola del vignaiolo dove Gesù si proclama messia re e liberatore di Israele (vedi Matteo 21,33-43 per approfondire).
- Marco 12,13-17: Farisei ed erodiani interrogano maliziosamente Gesù riguardo al pagamento dei tributi ai Romani, ma Gesù schiva abilmente (vedi Matteo 22,15-22 per approfondire).
- Marco 12,25: i Sadducei interrogano Gesù riguardo alla risurrezione, nella quale non credono. Secondo Gesù i morti risorgono come angeli nei cieli. Infatti Non è dio dei morti, ma dei vivi. Voi dunque errate assai.
- Marco 12,28-34: il primo comandamento è Ascolta Israele! Il Signore Iddio nostro è l'unico Signore. E il secondo comandamento è Amerai il prossimo tuo come tè stesso. Tra gli astanti, un raro sacerdote di attitudine riformista riconosce che questi comandamenti valgono molto di più di tutti gli olocausti e i sacrifici. Questo "prossimo" citato subito dopo la celebre preghiera dello Shemà Israel non lascia dubbi che va inteso nel senso dei fratelli Israeliti. Vedi Marco 10,19 per gli altri comandamenti.
- Marco 12,37: cita Salmi 110,1 (cfr discussione a Matteo 22,44).
- Marco 12,41-44: versare l'obolo al tempio è cosa buona e va fatto in proporzione alla propria disponibilità.
Gesù esce dal tempio.
- Marco 13,1,23: profezia della distruzione del tempio (70 d.C.), terremoti (almeno uno grande nel 115 d.C.) e guerre e numerosi falsi profeti (allude forse alle guerre giudaiche e guerre civili concomitanti).
Arresto e condanna.
- Marco 14,1-2: i grandi sacerdoti e gli scribi vogliono uccidere Gesù, ma evitando i giorni di festa pasquale per timore di tumulti.
- Marco 14,10-11: Giuda Iscariota promette di consegnare Gesù ai grandi sacerdoti in cambio di denaro.
- Marco 14,43-47: una turba armata di spade e bastoni mandata dai grandi sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani, arriva per arrestare Gesù. Uno dei presenti, sfoderata la spada, colpì il servo del Sommo Sacerdote e gli portò via un orecchio. Fuga generale. Giovinetto avvolto in un lenzuolo, sfugge alla cattura scivolando via nudo: chi è? forse è quello in Giovanni 21,20-24.
- Marco 14,53-65: Gesù interrogato dal Sommo Sacerdote, dai grandi sacerdoti, gli anziani e gli scribi. Fa scena muta, ma ammette di essere il Cristo figlio di dio. Condanna per bestemmia.
- Marco 14,66-72: intanto fuori, Pietro, riconosciuto come uno dei membri della setta, nega per ben tre volte di conoscere Gesù e fugge.
- Marco 15,1-15: Gesù consegnato a Pilato: "Sei tu il re dei Giudei?" gli chiede. "Tu lo dici". Io l'avrei condannato per oltraggio. Non risponde delle altre accuse. Essendo Pasqua, Pilato chiede alla folla a chi accordare la grazia, e la folla reclama Barabba, già in prigione per sedizione e omicidio.
- Marco 15,16-41: crocifissione e morte di Gesù.
Resurrezione.
- Marco 15,42-47: la sera del venerdì un tale Giuseppe da Arimatea eminente membro del consiglio (ma non si dice quale consiglio) reclama il corpo, lo avvolge in un lenzuolo, e lo depone in un sepolcro scavato nella roccia.
- Marco 16,1-8: la domenica mattina le donne (cfr Luca 8,2-3) vanno per trattare il cadavere, ma trovano il sepolcro aperto; all'interno un giovane vestito di bianco annuncia che Gesù è risorto e aspetta gli apostoli in Galilea.

Il testo di Marco si conclude improvvisamente al versetto 16,8 quindi mancano le apparizioni di Gesù risorto. Tuttavia ai tempi di Marco le apparizioni sono sicuramente già note attraverso le lettere di Paolo (v. 1Corinti 15) per cui gli altri evangelisti, in mancanza di materiale, dovettero inventare ciascuno a modo suo. La cosiddetta finale lunga di Marco verrà aggiunta solo nel 2o secolo d.C. e ne esistono diverse versioni; qui vediamo la finale lunga entrata nel canone.
- Marco 16,9-19: varie apparizioni di Gesù qui e là. Invita gli apostoli a predicare in tutto il mondo. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, sarà immune ai demoni, parlerà nuove lingue, prenderà in mano i serpenti, sarà immune ai veleni, guarirà i malati e starà bene. Infine, assunzione in cielo di Gesù per sedere a destra di dio, mentre gli apostoli andranno a predicare ovunque (non succederà).
FINE.

VANGELO SECONDO LUCA

"Luca" è un nome di fantasia attribuito per tradizione a questo vangelo. Secondo alcuni sarebbe l'amato medico di Paolo che viene citato senza ulteriori attribuzioni in Colossesi 4,14, ma il nesso con il titolo di questo vangelo mi sfugge.
- Il vangelo di Luca si apre con una dedica all'illustre Teofilo. Non sappiamo chi sia questo Teofilo, forse è una lettura errata del testo, che intendeva piuttosto "theos filos" ("amante di dio").
- Gli Atti degli apostoli si apre con la stessa esatta dedica a tale Teofilo. E' quindi ragionevole supporre che sia il vangelo di Luca che gli Atti abbiano lo stesso redattore, o comunque gli incipit provengono dalla stessa mano.
- Negli Atti 15-16, Paolo e Barnaba si uniscono al discepolo Timoteo che, da quel momento in poi, parla in prima persona singolare.
Sembra dunque che il redattore del vangelo secondo Luca e degli Atti sia proprio il Timoteo presentato in Atti 16,1-3 figlio di una giudea convertita al cristianesimo e di un pagano, il profilo canonico dell'evangelista. Timoteo è anche compagno di peregrinazioni di Paolo ed è il destinatario di due lettere di Paolo. Timoteo non è testimone oculare della vita di Gesù. Esploriamo qui solo i punti particolari di questo vangelo.
- Luca 1-3: il redattore ammette di non essere un testimone oculare. Afferma che esistono molti altri vangeli tra i quali ha fatto accurate ricerche. Con ciò implicitamente ammette che il suo è un lavoro compilativo da fonti anonime. Il redattore dedica il libro all'illustre Teofilo.
Nascita.
Secondo gli studiosi, tutta la sezione della nascita proviene da un redattore diverso che scrive in un greco meno elegante più simile al greco della Septuaginta; il vero inizio di Luca sarebbe quindi il capitolo 3.
- Luca 1,25: Zaccaria, sacerdote anziano del tempio, non ha ancora avuto figli dalla moglie sterile. L'angelo Gabriele gli promette un figlio che dovrà chiamare Giovanni e sarà forte ed integro come il profeta Elia. Tradotto per i non-Giudei, sarà un vendicatore di re apostati e un liberatore del popolo di giuda.
- Luca 1,26-38: la signorina Maria, futura moglie di Giuseppe, è parente della moglie del sacerdote di cui prima. Il grado di parentela non è specificato. L'angelo Gabriele fa visita anche a Maria, a Nazareth, e le promette un figlio un po' speciale perché il Signore Iddio gli darà il trono di David. Problemino: Maria non è ancora sposata, è la prima e unica volta nella Bibbia che un angelo o un dio mettono incinta una signorina.
- Luca 1,71: nasce Giovanni e il padre Zaccaria già conosce il suo destino: la liberazione dai nostri nemici.
- Luca 2,1: Giuseppe e sua moglie Maria, già incinta, si muovono da Nazareth verso Betlemme per il censimento. Ivi Maria partorisce Gesù e lo pone in una mangiatoia perché non c'era altro posto nella stanza dove alloggiavano. Gli angeli corrono ad avvisare i pastori nell'area circostante perché vadano a rendere omaggio a quello che essi presentano come il salvatore.
- Luca 2,21: circoncisione di Gesù e sacrificio di due tortore o due colombi nel tempio di Gerusalemme come prescritto dalla Legge. Anche qui Gesù viene subito riconosciuto come il salvatore del popolo di Israele (2,32).
- Luca 2,36: ... e anche la profetessa Anna riconosce in Gesù il liberatore di Gerusalemme. Cerca "profetesse" per altre profetesse.
- Luca 2,41: all'età di 12 anni Gesù è un bambino prodigio e si intrattiene con i dotti nel tempio.
Iniziazione.
- Luca 3: Giovanni Battista inizia l'attività di predicazione; tutti si chiedono se è lui il liberatore; Giovanni accusa re Erode per una relazione con Erodiade già sposata; Erode fa arrestare Giovanni; lo Spirito Santo avverte Gesù che adesso è il suo turno.
- Luca 4,1-13: Genealogia di Gesù e iniziazione con le tentazioni della carne (cfr Matteo 4,1 per approfondire).
Predicazione.
- Luca 4,14-30: nella sinagoga di Nazareth, Gesù si proclama il Cristo evocato da Isaia 61; gli astanti non gli credono e minacciano di buttarlo di sotto.
- Luca 5 e Luca 6: apostoli ingaggiati fin qui: Simon Pietro; Giacomo e Giovanni figli di Zebedeo che sono tutti pescatori; Levi il pubblicano.
- Luca 5,27 fino 6,11: Gesù banchetta coi pubblicani, non osserva i digiuni, non prega, coglie spighe di grano di sabato, cura malati di sabato. I Farisei mugugnano.
- Luca 6,12: apostoli ingaggiati: Simone che Gesù chiamò Pietro e suo fratello Andrea; Giacomo e Giovanni figli di Zebedeo; Filippo; Bartolomeo; Matteo; Tommaso; Giacomo figlio di Alfeo (un altro Giacomo); Simone detto lo Zelatore (quindi un altro Simone; Zelatore = zelota); Giuda figlio di Giacomo; Giuda Iscariote (un altro Giuda). Quindi abbiamo due Giuda, due Giacomo e due Simone. Totale: 12 discepoli.
- Luca 6,17-49: discorso della montagna che però secondo Luca avviene a valle. Beati voi, che siete poveri, perché vostro è il regno di dio! E in generale, beati voi variamente afflitti, perché la vostra ricompensa sarà grande in cielo. E ancora: amate i vostri nemici; a chi ti percuote, porgi l'altra guancia; fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te; siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro.
- Luca 7,18-34: Giovanni, in prigione, manda i suoi discepoli ad informarsi su cosa sta combinando Gesù.
- Luca 8,1: elenca le donne che seguono gli apostoli per servirli con la loro opera e con i loro beni; sembrano di estrazione sociale elevata. Negli Atti 13,1 Luca cita anche un certo Manaem educato insieme a Erode il tetrarca. Abbiamo già visto che Matteo 27,19 cita la moglie di Pilato come sostenitrice di Gesù, ma con l'evidente mero intento di sollevare Pilato da ogni responsabilità nella condanna di Gesù. Invece qui Luca allude a entrature della setta nelle alte sfere del potere. Perché?
- Luca 8,4-18: Gesù racconta la parabola del seminatore alla folla. I discepoli non capiscono e si fanno spiegare privatamente. Perché le parabole sono così criptiche: risponde con un altro enigma (8,9-10).
- Luca 8,19: Gesù ha fratelli.
- Luca 9,1-6: Gesù manda in missione gli apostoli. Dovranno esorcizzare dai demoni, curare le malattie e predicare l'imminente arrivo del regno di dio.
- Luca 9,7: Giovanni Battista giustiziato (v. Matteo 14,1-36 per la discussione). La risposta di Gesù sarà in 20,1-8. Gira voce che ci sia già un altro profeta in circolazione; addirittura si dice che Elia e Mosè sono riapparsi. Erode guardingo.
- Luca 9,18-22: è il turno di Gesù, che si proclama Cristo davanti ai discepoli, ma intima di mantenere il segreto.
- Luca 9,30: allegoria della trasfigurazione: Gesù parla con Mosè ed Elia (cfr Matteo 17,3).
- Luca 9,51-56: villaggio di Samaritani respinge gli inviati di Gesù perché hanno saputo che sono diretti a Gerusalemme (la capitale degli odiati Giudei); gli apostoli Giacomo e Giovanni (i figli del tuono) propongono di sterminarli con il fuoco, ma Gesù li rimprovera. Quella di incendiare i villaggi che non accolgono la predicazione era pratica terroristica degli Zeloti, ci informa lo storico Giuseppe Flavio ([ESPOSITO_SU_GESU] p. 119; [ANTICHITA_GIUDAICHE] 20,167-172). La stessa minaccia di distruggere i villaggi che non si piegano alla predicazione viene anche evocata dallo stesso Gesù, che li destina alla distruzione con il fuoco come Sodoma e Gomorra (Matteo 10,11-15; 11,20-24).
- Luca 9,62: Gesù pretende dedizione assoluta: i legami famigliari vanno recisi con la spada.
- Luca 10,1-20: aderiscono altri 72 apostoli che vengono subito mandati in missione a coppie. Questo fatto devia totalmente dagli altri vangeli, dove il numero degli apostoli non supera mai 12. Di essi non si farà mai più menzione.
- Luca 10,2: ...e tuttavia Gesù lamenta scarsi risultati nell'arruolamento degli adepti: La messe è molta ma gli operai sono pochi.
- Luca 10,15-18: cita inferno, satana, Belzebul e demoni.
- Luca 10,25-37: comandamento: ama il tuo prossimo come te stesso. Chi è il prossimo? è chiunque aiuta il bisognoso.
- Luca 11,1-4: Gesù insegna la preghiera del Padre nostro.
- Luca 11,30-32: Gesù non è venuto per fare miracoli a comando; l'unico segno che porta è il segno di Giona: convertitevi (a me) o sarete distrutti.
- Luca 11,37-41: Gesù contro i tabù alimentari.
- Luca 12,13-34: no all'avarizia; fiducia nella provvidenza. Insegna ad essere spiantati fatalisti.
- Luca 13,31: Farisei avvertono Gesù che Erode lo vuole morto. Ricordando la brutta fine del suo cugino e maestro Giovanni, la minaccia era molto concreta. Cfr Marco 3,6.
- Luca 16,17-18: la Legge è immutabile; ma no al divorzio e cita Genesi 2,24.
- Luca 16,19-31: parabola del ricco e di Lazzaro povero lebbroso; vengono coinvolti: l'Ade e le fiamme che tormentano i peccatori, Abramo, Mosè, i profeti. Un bel mix.
- Luca 17,4: il pentimento reiterato salva da ogni peccato. Quindi si può peccare a ripetizione, basta pentirsi dopo.
- Luca 17,11-19: di dieci guariti, solo il samaritano ringrazia Gesù riconoscendo in esso dio.
- Luca 17,26-29: Gesù cita Noè e il diluvio, Lot e la distruzione di Sodoma. Quindi sapeva che il Padre è uno stragista. Direi a questo punto che a Luca piace nominare tutti i personaggi dell'AT a casaccio.
- Luca 19,29-48: Gesù va nel tempio di Gerusalemme, rovescia i tavoli dei venditori (il cui ruolo non viene meglio specificato) perché profanano il luogo di preghiera, e si mette ad insegnare la Legge Mosaica per giorni interi. I sacerdoti, alle sue spalle, aspettano invano di coglierlo in fallo per farlo morire. Gesù qui si dimostra più ortodosso dei sacerdoti e ottiene il favore della folla. Il Gesù del discorso della montagna era un altro.
- Luca 20,1-8: sacerdoti, scribi e anziani chiedono a Gesù con quale autorità si permette di fare queste cose dentro al tempio. Gesù rinfaccia ai sacerdoti di aver lasciato condannare Giovanni, già riconosciuto profeta dalla folla. Traduzione: lasciatemi stare altrimenti vi aizzo contro la folla.
- Luca 20,9-19: la parabola del vignaiolo è un messaggio criptato comprensibile solo agli Israeliti. Infatti fa menzione della pietra capo d'angolo che abbiamo già spiegato in Matteo 21,33-43. La folla accorsa al tempio, che gli inni li conosce a memoria, afferra subito il messaggio. E anche i sacerdoti.
- Luca 20,20-26: spie mandate dai sacerdoti fanno domanda trabocchetto per stanare il Gesù capopopolo: E' lecito o no pagare il tributo a Cesare? Vedi discussione a Matteo 22,15-22.
- Luca 20,27-39: c'è vita dopo la morte? Secondo i sacerdoti no, ma nulla in proposito viene detto nell'AT. Invece secondo Gesù certo che c'è vita! non crederete mica che dio veglia su miliardi di anime dei morti! Altra non-risposta che poi ciascuno può pensare quello che vuole.
- Luca 20,41-43: Gesù si proclama Cristo erede di David. Il versetto 42 cita Salmi 110 nella traduzione della Septuaginta: Il Signore disse al mio Signore ...; abbiamo visto nell'analisi dell'AT che il testo ebraico è ben diverso, quindi Luca sta leggendo l'AT in greco.
- Luca 21,5-37: profezia del Tempio distrutto e profanato dai pagani; profezia delle guerre e delle rivoluzioni che verranno; necessità di stare pronti agli eventi perché Gesù ritornerà ancora più potente per fondare il Regno di Dio; tutto ciò avverrà entro questa generazione. Dopo molti giorni, Gesù lascia il tempio. Si tratta ovviamente di una previsione a posteriori dei fatti della Prima Guerra Giudaica che porta a datare il testo a dopo il 70 d.C.
- Luca 22,1-6: i sacerdoti vogliono Gesù morto ma temono la folla; allora corrompono Giuda con il denaro per catturalo una volta fuori dal tempio e lontano dal clamore.
- Luca 22,30: gli apostoli sono 12 perché dovranno giudicare le 12 tribù d'Israele. Nulla si dice degli altri popoli, quindi Gesù è venuto solo per il popolo di Israele.
- Luca 22,36-38: Gesù invita gli apostoli ad armarsi (ne discuteremo più avanti).
Arresto e condanna.
- Luca 22,47-53: una turba viene per arrestare Gesù che è fuori dal tempio e senza folla a protezione. Gli apostoli sono colti di sorpresa: Signore, dobbiamo colpire con la spada?. Senza neanche attendere la risposta, uno di loro taglia l'orecchio destro del servo del Sommo Sacerdote. Gesù ordina di mettere via la spada e guarisce la ferita miracolosamente; nonostante la presenza di decine di testimoni oculari, nessuno sembra notare il prodigio. Quindi:
 → gli apostoli erano armati e pronti alla violenza;
 → non sono certo gli apostoli quelli che porgono l'altra guancia o si lasciano derubare del mantello;
 → Gesù era perfettamente consapevole di ciò e fu proprio lui a comandare di comprare spade;
 → le autorità erano nel giusto a temere questo movimento sovversivo.
- Luca 22,66-71: il mattino seguente, interrogato dal Sinedrio, Gesù ammette di essere figlio di dio.
- Luca 23,1-25: i sacerdoti conducono Gesù da Pilato con la seguente imputazione: incitamento alla rivolta, incitamento alla ribellione fiscale, sedizione come Cristo re. Pilato interroga Gesù solo riguardo alla sedizione e Gesù non-risponde con Tu lo dici. Pilato, perplesso, scarica il problema su Erode. Erode è felice di incontrare finalmente il famoso Gesù perché gli piacerebbe tanto vedere qualche miracolo, cose che Giovanni evidentemente non faceva. Ma Gesù fa scena muta anche da Erode. Erode rimanda la grana a Pilato. Ed Erode e Pilato quel giorno stesso divennero amici, da nemici che erano prima. Pilato convoca quindi sacerdoti, magistrati e popolo, spiega che non ha trovato nessuna colpa in Gesù e che perciò lo farà flagellare un po' prima di rilasciarlo. I Romani flagellavano un po' tutti gli arrestati a prescindere per tradizione; lo faranno anche con Paolo quando chiede loro protezione. Ma tutti (dice proprio così: tutti) invocavano la crocifissione di Gesù e il rilascio di Barabba, che era in prigione per sedizione e omicidio.
- Luca 23,26-49: crocifissione e morte di Gesù.
- Luca 23,50-55: Giuseppe, membro riformista del Sinedrio, reclama il corpo di Gesù, lo avvolge in un lenzuolo, e lo depone in un sepolcro scavato nella roccia. E' ormai l'alba del sabato e tutto si ferma almeno fino a domenica.
Resurrezione.
- Luca 24: la mattina (suppongo della domenica) le donne che avevano servito Gesù in Galilea trovano il sepolcro aperto. Due uomini risplendenti non meglio identificati annunciano loro che Gesù è risorto.
Gesù risorto appare in Emmaus, località dove i Giudei vincono praticamente disarmati contro l'armata siriana del re seleucida in superiorità numerica (1Maccabei 3,40), un altro indizio che anche Luca leggeva la Septuaginta perché solo lì i libri dei Maccabei sono canonici. Poi Gesù va anche dagli apostoli, mangia, e cita la Legge di Mosè, i profeti e i salmi. Promette la remissione dei peccati per tutte le nazioni (24,47) (!?). Ordina agli apostoli di rimanere in Gerusalemme fino a quando sarete rivestiti di potenza dall'alto (?). Quindi Gesù ascende al cielo.
FINE.

VANGELO SECONDO GIOVANNI

Il redattore di questo vangelo è ignoto, il nome di Giovanni è secondo tradizione. Al termine del libro l'anonimo redattore rivela di essere il giovane discepolo amato o prediletto da Gesù, ma non ci dice il suo nome. Perché tanto mistero? Il testo è l'unione di mini-storie, ciascuna delle quali segue questo schema in 4 punti:

1. Gesù balza da una località periferica della Palestina verso Gerusalemme o viceversa; si contano ben 4 viaggi verso Gerusalemme (2,13; 5,1; 7,14; 12,12).
2. Gesù si appella alle folle affermando di essere figlio di dio, con gli stessi poteri di dio, venuto per giudicare al posto di dio, per portare la salvezza eterna, per offrirsi quale agnello sacrificale dei peccati. Gesù compie diversi miracoli (che il redattore preferisce chiamare "segni") che hanno il solo scopo dichiarato di legittimarlo davanti alle folle (5,36; 9,1-3; 11,37-38) perché chiunque potrebbe dire le stesse cose che dice lui.
3. L'esito di questi appelli è vario, si va dalle adesioni entusiastiche, allo scetticismo, alla contestazione. Neppure fratelli e discepoli gli credono (6,66; 7,5). A contestare Gesù sono i "Giudei", senza particolare distinzione, che gli contestano la blasfemia per essersi proclamato figlio di dio, e gli contestano attività svolte nel giorno santo del sabato (5,16-18). I "Giudei" tenteranno di lapidarlo ben due volte (8,59; 10,31).
4. Fuga dal linciaggio con la formula ripetitiva secondo la quale non era ancora giunta la sua ora. Quindi si torna al punto 1.

Lo schema viaggio, appello, segno, adesioni, contestazioni e fuga, si ripete monotonamente per tutto il testo con minime varianti. L'atto finale (arresto, processo, condanna, morte, resurrezione, apparizioni) procede più o meno come nei sinottici, con Gesù che viene accusato di essersi proclamato figlio di dio (blasfemia) e re di Israele (sedizione).
 Solo alla fine il lettore scopre che Gesù si fa proclamare re, scopre che gli apostoli sono armati di spade e oppongono resistenza all'arresto del capo, e che forse ci sono alcune cose fondamentali che il redattore ha omesso di spiegarci.
 In questo vangelo niente parabole da decodificare. In compenso abbondano le espressioni fumose: il logos, l'acqua viva, la vite vera, rimanere a me, nascere da acqua e spirito, vita eterna, avere la vita in se stesso, ...

- Giovanni 1,18: Nessuno ha mai veduto Dio, cioè dio è un concetto astratto. Strano; Abramo gli faceva da cameriere e Mosè ci discuteva per 40 giorni di fila faccia a faccia.
- Giovanni 1,19: attività di Giovanni il Battista.
Iniziazione.
- Giovanni 1,35: Giovanni Battista riceve Gesù e ne riconosce la superiorità.
Predicazione.
- Giovanni 1,40: apostoli arruolati: Andrea e Simon Pietro che Gesù chiama cefa (= aramaico "roccia" o "pietra") figli di Giona; Filippo; Natanaele; Giuda figlio di Simone Iscariote (Giovanni 6,71); Tommaso (14,5). E fanno 6. Manca un elenco più completo.
Giovanni 2,13-22: Gesù va nel tempio di Gerusalemme, frusta tutti con due cordicelle, e rovescia i tavoli dei cambiavalute e dei venditori di animali sacrificali: non fate della casa del Padre mio una casa di mercato. Con quale autorità fai ciò? gli chiedono i Giudei (dice proprio "i Giudei", non i sacerdoti o altro). E lui risponde spavaldo: disfate questo tempio e io lo ricostruirò in tre giorni.
- Giovanni 3,22: Giovanni Battista e Gesù battezzano entrambi ma in posti diversi; collaborazione o contrasto?
- Giovanni 4,1-2: ...in realtà Gesù non battezza, ma sono i suoi apostoli a farlo, così moltiplicando i discepoli più del Battista.
- Giovanni 4,5-42: Samaritani aderiscono con entusiasmo e riconoscono in Gesù il salvatore del mondo.
- Giovanni 4,44: un profeta non gode stima in patria.
- Giovanni 5,1-18: Gesù guarisce un malato di sabato e si dilegua; i Giudei vogliono uccidere Gesù solo per questo.
- Giovanni 5,26-30: i morti risorgeranno per giudizio di Gesù.
- Giovanni 5,36-47: Gesù ai Giudei: io sono superiore a Giovanni perché mi ha mandato il Padre; i miracoli che faccio lo dimostrano; la pedissequa osservanza delle Legge non vi darà la vita eterna perché la vita eterna viene credendo in me; dovete credere in me perché di me ha scritto anche Mosè (non risulta).
- Giovanni 6,1-15: moltiplicazione dei pani e dei pesci.
- Giovanni 6,19: cammina sull'acqua.
- Giovanni 6,28-29: le opere sono il fare la volontà di Gesù.
- Giovanni 6,44: Gesù resusciterà nell'ultimo giorno (qualunque cosa sia l'ultimo giorno).
- Giovanni 6,54: chi mangia mia la mia carne e il mio sangue ha vita eterna (notare che qui manca l'eucarestia).
- Giovanni 6,66: gli apostoli sono 12, ma non vengono elencati i nomi.
- Giovanni 7,14-53: Gesù ritorna nel Tempio ad insegnare per diversi giorni; accusa i Giudei di non osservare la Legge; conosce perfettamente le Scritture; rimprovera la mancata osservanza della Legge di Mosè; circoncisione obbligatoria. La folla si interroga se Gesù è il Cristo oppure vada arrestato come impostore. Chi mangia la mia carne e il mio sangue avrà la vita eterna.
- Giovanni 8,1-11: salva adultera destinata alla lapidazione secondo Legge (Levitico 20,10): Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra.
- Giovanni 8,19-59: di nuovo nel Tempio, animata disputa tra Gesù e Giudei. Notare che sebbene siamo dentro al Tempio, l'autore non vuole coinvolgere i sacerdoti nella diatriba, per cui gli antagonisti di Gesù qui sono genericamente "Giudei". Gesù parte bene, ma la sua inaudita concezione metafisica si scontra con la mentalità prosaica dei Giudei, e la discussione degenera. Riporto una sintesi dell'articolato dibattito:

Giudei: il salvatore viene da Betlemme come David, mentre tu vieni dalla Galilea.
Gesù sostiene di essere una cosa sola col Padre: Se persevererete nei miei insegnamenti, sarete veramente miei discepoli, conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.
Giudei: Noi siamo progenie di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Hanno dimenticato la schiavitù d'Egitto?
Gesù: Siete schiavi del peccato; io sono superiore ad Abramo. Non specifica a quale peccato si riferisce, ma immagino intenda la mancata osservanza della Legge; per la dottrina cristiana, ovviamente, si sta riferendo al Peccato Originale.
Giudei: Il nostro padre è dio.
Gesù: E' proprio lui che mi ha mandato. Se voi foste veramente figli di dio, allora credereste anche a me. Ma evidentemente siete figli del diavolo perché in me non credete e quindi non avrete la vita eterna.
Giudei: Anche Abramo è morto, e tutti i profeti sono morti. Sei tu forse superiore a loro? Chi credi mai di essere? Sei tu che sei posseduto da un demonio! Notare che in Giovanni manca l'allegoria della trasfigurazione dove risorgono Mosè ed Elia.
Gesù: Abramo esultò quando seppe che sarei arrivato. Io non trovo alcun riferimento al riguardo, e neanche i Giudei lo trovano, per cui replicano come segue.
Giudei: Cosa ne sai tu che non hai neanche 50 anni? Quindi Gesù aveva tra 41 e 49 anni.
Gesù: Io ero già prima di Abramo. Temerario!
Giudei: lo lapidano.
Gesù: sgattaiola fuori dal tempio.

Mi chiedo se il redattore di questo vangelo era ben consapevole che stava scrivendo una scena comica per il film Brian di Nazareth. Per legittimare Gesù davanti ai profeti, i vangeli sinottici hanno preferito l'allegoria fantastica della trasfigurazione e nessun dibattito metafisico.
- Giovanni 9: Gesù guarisce cieco dalla nascita, e lo fa di sabato; Farisei sospettano blasfemia e interrogano il guarito sulle modalità di reclutamento di Gesù. Morale: Gesù ha il potere di dio mentre i Farisei sono ottusi bigotti della Legge (cfr [PIRODDI] p. 136 per una discussione approfondita). Questa storiella per stile e contenuto potrebbe benissimo provenire da Matteo o da Luca e non mi stupirei se lo fosse; è l'unico punto a favore di questo testo.
- Giovanni 10,22-42: Gesù di nuovo nel tempio si proclama figlio di dio. I Giudei lo accusano di bestemmia proprio per questo, e afferrano dei sassi pronti a lapidarlo di nuovo. Gesù sfugge anche questa volta.
- Giovanni 11,2: cita una certa Maria che usò i capelli per asciugare i piedi di Gesù, ma questo episodio è descritto solo più avanti in Giovanni 12,3. Pasticcio redazionale minore.
- Giovanni 11,11-14: muore Lazzaro caro amico di Gesù; Gesù dice andrà a svegliarlo; gli apostoli capiscono che stava riposando; Gesù si accorge dell'equivoco suscitato dal suo linguaggio ambiguo e chiarisce che Lazzaro è morto.
- Giovanni 11,41: Gesù resuscita Lazzaro; spiega che i miracoli servono per dimostrare che lui è mandato da dio; ma ogni miracolo lo si deve richiedere a dio. La contraddizione è che, invece di fare i miracoli in Gerusalemme davanti a centinaia di testimoni, lui li fa dentro una casupola in un villaggio periferico; come se non bastasse, chiede di mantenere segreti questi miracoli per salvarsi dalla calca dei questuanti.
- Giovanni 11,47-53: i sacerdoti vedono che Gesù ha grande seguito tra la folla, perciò adesso credono ai suoi miracoli, ma temono rappresaglia Romani che distruggeranno il Tempio e la nazione, quindi bisogna uccidere Gesù. Il redattore non fornisce la minima giustificazione: che cosa rende Gesù così pericoloso per il Tempio e per la nazione?
- Giovanni 12,1-8: Maria di Betania vuole cospargere Gesù con un profumo prezioso; secondo Giuda è uno spreco, perché vendendo il profumo si possono ricavare 300 denari da dare ai poveri; secondo Matteo 26,15 Giuda verrà corrotto con 30 denari, sicché il prezzo del tradimento di Gesù vale un decimo di una boccetta di profumo.
- Giovanni 12,6: Giuda è il cassiere (ladro!) del gruppo. Anche 13,29.
- Giovanni 12,10-11: i sacerdoti capi sono preoccupati per il clamore suscitato dalla resurrezione di Lazzaro, perciò decidono di fare ri-morire Lazzaro.
- Giovanni 12,12-19: ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme in sella a un asinello, che avanza tra ali di folla che impugna rami di palme e lo acclama re di Israele; Farisei lanciano l'allarme. L'esito dell'ennesimo raid a Gerusalemme si conclude con un nulla di fatto e Gesù scappa via (12,36). Dopo questo ennesimo raid nel Tempio, le autorità decidono che ne hanno abbastanza di questo agitatore di folle sconclusionato.
- Giovanni 12,20-22: Gesù acconsente che anche i Greci partecipino ai suoi discorsi.
- Giovanni 13,5-15: Gesù lava i piedi ai discepoli per dare l'esempio.
- Giovanni 13,27: Gesù sollecita Giuda Iscariota a fare presto il suo tradimento; Giuda lascia il convitto dei discepoli.
- Giovanni 14,16: il paraclito verrà a portare giustizia (anche 14,26; 15,26; 16,7); è necessario che Gesù se ne vada così può mandare il paraclito che dimostrerà la colpa del mondo (16,8). Una sola domanda: chi diavolo è questo paraclito?
- Giovanni 14,22: cita un certo Giuda, non l'Iscariote tra gli apostoli che non è mai stato introdotto prima; egli pone una domanda arguta a Gesù: perché ti manifesti a noi e non al mondo? Risposta: divaga senza rispondere.
Arresto e condanna.
- Giovanni 18,3: Giuda, avuta una coorte di guardie armate dei grandi sacerdoti e dei Farisei vanno ad arrestare Gesù. Una coorte romana è la decima parte di una legione, e quindi sono da 480 a 600 soldati armati. Perché è necessaria tanta forza per affrontare Gesù e i suoi apostoli? Evidentemente Giuda li conosceva bene, e sapeva che erano pericolosi. E infatti:
- Giovanni 18,10: Simon Pietro estrae la spada e taglia l'orecchio destro a un servo del sommo sacerdote. Parente della guardia ferita riconoscerà lo spadaccino (Giovanni 18,26).
- Giovanni 18,28: condotto Gesù dal Sommo Sacerdote, non viene interrogato ma portato subito da Pilato con l'accusa di essere un malfattore. Pilato, evidentemente già informato dal sacerdote, chiede a Gesù se è veramente lui il re dei Giudei, e Gesù risponde che sì lo è, ma il suo regno non è di questo mondo. Pilato non trova Gesù colpevole, ma vuole rispettare l'usanza di liberare un prigioniero per Pasqua, e tutti (dice proprio "tutti") invocano la liberazione di Barabba, un brigante. Perché i sacerdoti non lapidano direttamente Gesù e invece lo portano dai Romani? Viene spiegato che non hanno il permesso di dar morte ad alcuno. Vedremo che questo non è vero.
- Giovanni 19,16-37: crocifissione e morte di Gesù.
- Giovanni 19,38: Giuseppe d'Arimatea, segretamente discepolo, reclama il corpo di Gesù e lo prepara alla sepoltura insieme a Nicodemo; avvolgono il corpo con bende di lino e aromi secondo l'uso degli Ebrei e lo tumulano in un sepolcro.
Resurrezione.
- Giovanni 20: resurrezione; apparizione agli apostoli e ai discepoli in varie occasioni.
- Giovanni 21: ri-apparizione di Gesù con pesca miracolosa e grigliata sulla spiaggia.
- Giovanni 21,15: unico vangelo che si conclude con la nomina di Pietro successore di Gesù al comando degli apostoli. Invece nessun accenno a Giacomo fratello minore di Gesù che diventerà il vero capo della setta secondo gli Atti degli Apostoli.
- Giovanni 21,20-24: ad attestare queste cose è il discepolo più amato (o prediletto) di Gesù citato anche in 13,23; 19,26-27; 20,2.
FINE.

ATTI DEGLI APOSTOLI

Questo libro viene un po' trascurato dagli studiosi critici della Bibbia perché sarebbe molto tardo, risalendo forse al 2o secolo. Dal punto di vista ideologico è evidente il suo intento di minimizzare le divergenze tra Giudei e Gentili nelle prime comunità cristiane; poco del materiale originario sarebbe rimasto ([BERMEJO] p. 522 nota 13; [BARTON] p. 208). Infine, nonostante l'attribuzione a Luca per via dell'incipit, il testo è evidentemente la composizione di materiali di origine varia, perché si passa dal racconto in prima persona "noi" al plurale "essi", una cosa che un autore singolo non avrebbe mai fatto. Da qui la prudenza degli esegeti. E questo è davvero un peccato perché, insieme alla Genesi, gli Atti sono di gran lunga il libro più suggestivo della Bibbia, così pieno di azione e di avventure.

Il redattore è un certo Timoteo, che ha già scritto il vangelo secondo Luca, e che dedica anche questo secondo libro all'illustre Teofilo. Questa volta Timoteo sembra essere protagonista di almeno parte delle vicende che racconta.

Il titolo del libro è fuorviante. Infatti il primo 30% del testo effettivamente si occupa della riorganizzazione della setta, e descrive l'attività degli apostoli Pietro e Giovanni che si occupano della raccolta fondi. Ma il restante 70% del testo si occupa di Paolo.

Il tema più interessante del libro sono i rapporti conflittuali tra le varie correnti del giudaismo, diviso tra sacerdoti Sadducei, movimenti integralisti Farisei, e gentili convertiti. Le questioni più calde sono: possono i gentili (cioè i Greci e più in generale i pagani) diventare Gesuani (o Cristiani) senza circoncisione, senza rispettare i rigidi tabù alimentari imposti dal Levitico, e in generale senza rispettare la Legge? può Gesù essere risorto, visto che neanche i profeti più amati dai Giudei sono mai risorti? Oltre a queste questioni esplicitamente sollevate dal libro, io aggiungo anche: possono i non-Giudei partecipare alle lotte nazionalistiche dei Giudei? cioè, ci possiamo fidare dei non-circoncisi?

La setta si conta

- Atti 1: Gesù risorto rimane tra gli apostoli per 40 giorni. Gli 11 apostoli rimasti sono: Pietro; Giovanni e suo fratello Giacomo; Andrea; Filippo; Tommaso; Bartolommeo; Matteo; Giacomo figlio di Alfeo; Simone lo Zelota; Giuda figlio di Giacomo; si aggiungono Mattia e il levita Giuseppe alias "Barnabba" alias "Barnaba" (9,27) = "figlio di consolazione" (2,36) alias "il Giusto".
- Atti 1,16: Pietro terrorizza tutti raccontando cosa succede ai traditori: Giuda si è comprato un campo ma poi vi è precipitato spaccandosi in mezzo e le sue viscere si sparsero. La dinamica dell'incidente occorso a Giuda è molto sospetta, e tale appare a tutti gli astanti che infatti ne sono molto turbati, che poi è l'esatto motivo per cui Pietro ha raccontato questa storia. [La storia raccontata in Matteo 27,3-10 è completamente diversa.]
- Atti 1,21: il numero magico di 12 apostoli viene ricostituito con la nomina di Mattia.
- Atti 2,1-13: lingue di fuoco scendono dal cielo sui discepoli e li rendono poliglotti, sicché chiunque li ascolta li ode parlare nella propria lingua.
- Atti 2,23: Pietro accusa gli Israeliti di aver ucciso Gesù il cristo, perché sia chiaro che i Romani non hanno colpe.
- Atti 2,38: giuramento collettivo di 3000 discepoli.
- Atti 2,42: i discepoli che vogliono aderire devono vendere tutti i loro beni e consegnare tutti i soldi a Pietro; gli apostoli incutono sui discepoli un senso di religioso timore.
- Atti 3,1: Pietro guarisce zoppo.
- Atti 3,13: Pietro ribadisce che gli Israeliti hanno ucciso Gesù contro volontà Pilato, nel caso non fosse ancora chiaro che i Romani non hanno colpe.

Tutta questa enfasi nel sollevare i Romani da ogni responsabilità per la morte di Gesù serve per provare che i veri cattivi sono i sacerdoti del tempio e che i seguaci della setta non sono sediziosi ma bravi ragazzi, e quindi i Romani non si devono allarmare. Ovviamente una simile affermazione deve essere stata fatta da Luca quando era ben fuori dal raggio di azione dei sacerdoti del tempio ma ancora dentro all'Impero Romano.

- Atti 3,21: Pietro dice che Gesù è ritornato in cielo solo temporaneamente; noi qui dobbiamo sistemare le cose e chi non ubbidisce a Gesù verrà sterminato; solo allora Gesù ritornerà in Terra come messia resuscitato.

Sinedrio processa la setta

- Atti 4: i sacerdoti non apprezzano il concetto della risurrezione dei morti, arrestano gli apostoli; Pietro accusa sacerdoti per la morte di Gesù; i sacerdoti riconoscono che Pietro e Giovanni sono degli uomini semplici illetterati, ma sono devoti Giudei e ispirati; il loro giudizio è indulgente, perciò vietano culto di questo Gesù e poi li rilasciano a furore popolare.

La setta si riorganizza

- Atti 4,32: i discepoli devono vendere tutti i loro beni e consegnare i soldi a Pietro che fa il cassiere e riscuote le donazioni insieme a Giovanni.
- Atti 5: Pietro interroga duramente due aspiranti discepoli perché non hanno consegnato tutto il denaro che avevano, ed essi cadono fulminati davanti a Pietro. Se ne deduce che o Pietro o Yahweh in persona li hanno uccisi. Grande fu il timore che nacque in tutta la Chiesa e in tutti coloro che udirono tali cose. Ovvero, colpirne due per educarne cento. Quindi Pietro è l'esattore, ma dobbiamo ancora capire chi è il capo della setta.
- Atti 5,13: nessuno dei discepoli osa (o gli è consentito) di entrare nel gruppo degli apostoli, a cui evidentemente si accede solo per cooptazione.
- Atti 5,15. I nostri vanno in giro per compiere miracoli e guarigioni. Pietro opera guarigioni di gruppo; la sua ombra che passa basta a guarire i malati che si sono radunati nella piazza di Gerusalemme.
- Atti 5,31: per adesso operano solo sugli Israeliti; si considerano il popolo eletto. Anche 9,15.

Sinedrio arresta apostoli

- Atti 5,17: i sacerdoti gelosi arrestano apostoli, ma questi vengono liberati da un angelo e vanno di nuovo a predicare; le guardie inviate dai sacerdoti li raggiungono e, con i dovuti riguardi, li conducono al Sinedrio; non si dice l'accusa, ma Pietro incolpa ancora una volta i sacerdoti per la morte di Gesù. Gamaliele, dottore della Legge e maestro di Paolo (22,3), difende gli apostoli ricordando il ribelle Teuda, a cui seguì Giuda il Galileo, entrambi vinti e uccisi; pertanto, se questi Gesuani sono anche loro dei pazzi esaltati, essi verranno sconfitti (dal re? dai Romani?) senza compromettere il consenso del popolo, mentre se sono davvero mandati da dio, meglio non interferire con il suo volere; perciò mandateli liberi. Convinti di questa argomentazione, i sacerdoti fanno percuotere gli apostoli come profilassi standard, intimano loro ancora una volta di non parlare mai più di questo Gesù, e quindi li rilasciano.

Come al solito Luca fa un po' di confusione con le date. Le vicende del ribelle Teuda sono collocate nel 45 d.C da Giuseppe Flavio, e non prima di Giuda Galileo (6 d.C.) come affermano gli Atti.

Primi attriti tra cristiani Giudei e cristiani Greci

- Atti 6-7. I discepoli di lingua greca lamentano discriminazioni alla mensa, perciò chiedono agli apostoli di nominare sette diaconi di lingua greca; il primo tra questi sarà Stefano. Stefano fa miracoli e ha grande seguito popolare. Cresce la rivalità tra la corrente greca e la corrente giudaica nella setta dei Gesuani. Stefano viene accusato di blasfemia e condotto nel tempio per essere giudicato. Nel suo discorso di difesa sostiene, tra l'altro, che: quello che si presentò a Mosè dentro al rovo in fiamme era un angelo che parlava con la voce di dio, e non dio in sè (7,30-38); è il tabernacolo il luogo prescritto per i riti, perché dio non ha bisogno di una casa di pietra (7,44-50) essendo i cieli il suo seggio e la terra il suo sgabello (Isaia 66,1); avete tradito e ucciso Gesù (7,52); avete violato la Legge (7,53). In definitiva, Stefano cerca di allontanare la Legge da Yahweh per rendere la Legge riformabile, e/o legittimare Gesù come intermediario di Yahweh; inoltre Yahweh è ovunque, quindi non ha bisogno di essere confinato in una casa e/o non ha bisogno di una casta sacerdotale asserragliata in un tempio (che è conservatrice per definizione). Stefano ci sta dicendo che Gesù era un riformatore della Legge ma che è stato fermato dai sacerdoti. Stefano viene lapidato, diventando il primo martire cristiano ("proto-martire"); e notare che è un greco. Saul, zelante guardia del tempio e persecutore di eretici, custodisce i mantelli dei lapidatori; più avanti vedremo che il suo nome latino sarà Paulus, ovvero Paolo in italiano (13,9).
- Atti 8,1: tumulti dei Giudei contro i Greci convertiti. Saul dà la caccia ai cristiani Greci di Gerusalemme casa per casa, li trascina fuori e li porta in prigione. Fuggi fuggi generale di cristiani Greci verso la campagna di Gerusalemme e verso la Samaria, dove predicano, battezzano e curano malati.
- Atti 8,6: anche Filippo, il diacono greco, cura malati e fa esorcismi; Filippo in Samaria converte a tutto spiano. [Giovanni 12,20-22 ci conferma che Filippo era il tramite tra i Greci e la setta.] Saputo del successo, arrivano anche Pietro e Giovanni a somministrare lo Spirito Santo sui convertiti. Il mago Simone, già convertito da Filippo, vuole comprare da Pietro il potere di somministrare lo Spirito Santo, ma Pietro lo redarguisce. [E' da questo episodio narrato da Luca che deriva la parola simonia, cioè il commercio di cose sacre.]

Saul folgorato sulla via di Damasco

- Atti 9,1: Saul e la sua scorta partono per Damasco a caccia di cristiani, che deve cercare nelle sinagoghe e portare legati a Gerusalemme. Probabilmente si tratta di impedire che incirconcisi entrino nelle sinagoghe, profanandole (Ezechiele 44,7). Ma a metà strada Saul, e solo lui, ha una visione che lo abbaglia e lo rende temporaneamente cieco: è Gesù che lo invita a non perseguitare i cristiani; il suo compito sarà quello di predicare ai pagani (9,15). Saul è la persona adatta al ruolo di predicatore in tutto l'impero romano perché conosce le lingue: sicuramente parla aramaico che è la lingua del posto, parla ebraico perché ha prestato servizio nel tempio, e vedremo che conosce anche il greco (21,37) e forse anche con il latino (essendo poi finito a Roma). Il racconto della conversione di Saul viene ripetuto altre due volte in Atti 22,6-16 e Atti 26,12-18 ma con varianti.
Giunto a Damasco, Saul viene battezzato dal discepolo Anania e inviato a predicare nelle sinagoghe. Ma i Giudei di Damasco vogliono ucciderlo e così lo aspettano alle porte della città. Intervengono i discepoli a salvarlo; nottetempo lo ficcano in una sporta legata a una fune e lo calano fuori dalle mura di Damasco. Paolo ritorna a Gerusalemme.

I resoconti di Luca vanno presi con le molle. Fa strano che una guardia del tempio di Gerusalemme abbia giurisdizione e possa arrestare gente che si trova nella capitale di un altro Stato distante oltre 200 km, in questo caso la Damasco del re Areta. Tuttavia la circostanza viene confermata da 2Corinti 11,32; là però Paolo dice che a dargli la caccia era l'esarca della città che lo voleva arrestare, e non i Giudei che lo volevano uccidere. Inoltre Luca qui sta semplificando un po', perché secondo Galati 1,18 Paolo prima fugge in Arabia, poi ritorna a Damasco, e quindi di nuovo a Gerusalemme, restando lontano da Gerusalemme per un totale di 3 anni.

Saul accolto nella setta da un certo Barnaba. Ma qui sono i Greci che lo vogliono morto, perciò gli apostoli decidono di mandarlo a Tarso.

Perché i Greci vogliono uccidere Saul? e perché gli altri membri della setta, a cominciare dallo stesso Barnaba che lo ha accolto, sono potuti rimanere indisturbati a Gerusalemme? Perché Saul stava dando la caccia NON ai cristiani in generale, ma solo ai cristiani Greci già sfuggiti da Gerusalemme e che qualche integralista nelle alte sfere del Tempio non vuole nella setta né tanto meno (orrore!) dentro alle sinagoghe. Lo dimostra il fatto che i cristiani Giudei sono già stati giudicati con indulgenza e l'unico giustiziato finora, Stefano, è un greco, e lo afferma esplicitamente Luca in 8,1. Quindi nel Tempio si fa il doppio gioco di stare coi Romani ma anche appoggiare le frange più estremiste del giudaismo militante.
Mappa delle chiese create da Paolo e alle quali sono destinate le sue lettere (pallini grandi). I Galatesi dovevano trovarsi da qualche parte nell'area di Galatia, in Anatolia centrale.

- Atti 9-11: Pietro in Lidda guarisce paralitico, e in Giaffa resuscita donna. Dal cielo scende misteriosa offerta di cibi proibiti che Pietro, sebbene affamato, rifiuta (10,9). [Traduzione: così il narratore ci introduce al travaglio ideologico di Pietro.] Pietro dal centurione Cornelio fa presente che non è concesso a un giudeo di legarsi a uno straniero, ma solo Pietro ha una speciale abilitazione perché dio accetta chiunque abbia timore di lui. A queste parole lo Spirito Santo scende su tutti i presenti non-Giudei e Pietro impartisce loro il battesimo, tra lo stupore dei discepoli al seguito.
- Atti 11,22: i capi della setta (che Luca non ci ha ancora presentato) vengono a sapere che apostoli e discepoli fuggiti da Gerusalemme hanno convertito Greci, sicché mandano Barnaba a controllare. Anche Barnaba fa il doppio gioco, perciò va a Tarso per avvisare Saul. Barnaba e Saul vanno ad Antiochia, e qui per la prima volta vengono nominati i Cristiani e la parola chiesa che è la loro comunità locale (11,26).
- Atti 11,27: Gerusalemme colpita dalla carestia; Barnaba e Saul partono per Gerusalemme con la colletta raccolta.
- Atti 12: re Erode (Agrippa I nipote di Erode Antipa) perseguita la setta e uccide Giacomo fratello di Giovanni; il popolo approva ed Erode manda ad arrestare anche Pietro come membro della stessa setta; Pietro evade dalla prigione grazie ad un angelo e va ad avvisare Giacomo fratello di Gesù (12,17).
- Atti 12,20: Erode muore percosso da un angelo.
- Atti 12,25: Barnaba, Saul e Giovanni vanno ad Antiochia, poi a Cipro dove convertono il proconsole Sergio Paolo. Giovanni torna a Gerusalemme.
- Atti 13: Barnaba e Saul tornano ad Antiochia dove predicano ai Giudei, ma ottengono pochi consensi tra i Giudei e molti inaspettati consensi tra i pagani. Barnaba e Saul vanno ad Iconio.
- Atti 13,9: improvvisamente il redattore ci dice che Saul era detto Paolo, senza motivazione.
- Atti 14: esiti incerti per la predicazione nella regione di Licaonia. A Listra, Paolo guarisce paralitico e la folla entusiasta vuole festeggiare l'evento con un bel sacrificio di un toro a Zeus.
- Atti 14,19: proprio mentre Paolo cerca di calmare la folla, arrivano imprecisati "Giudei" da Antiochia e da Iconio per lapidarlo approfittando della confusione della folla. E' facile immaginare chi siano quei misteriosi sicari e chi li ha mandati, ed è facile immaginare che la "lapidazione" di cui parla Luca nel suo linguaggio felpato era piuttosto una coltellata nella schiena con la sica approfittando della calca. Fuga a Derbe, giro di altre città limitrofe, poi ritorno ad Antiochia.

La setta processa Paolo e Pietro

- Atti 15: incidente di Antiochia: arrivano ad Antiochia gli inviati della setta di Giacomo con ruolo di ispettori. In Galati 2,12 Paolo ci conferma che essi sono stati mandati da Giacomo, che evidentemente è il capo della setta. Vogliono sapere se è vero che Paolo invita i Giudei a non circoncidere i loro figli e i pagani a ignorare la Legge. Gli ispettori invitano Pietro, Barnaba e Paolo a tornare a Gerusalemme per spiegare alla chiesa e agli anziani. Traduzione: i capi della setta vogliono processare i due.
I due vanno a Gerusalemme; li interroga Giacomo fratello minore di Gesù (cfr Matteo 13,55; 27,56; Marco 6,3; 15,40; 16,1; Galati 1,19; [ANTICHITA_GIUDAICHE] 20,200) e capo della setta (cfr Atti 12,17; 15,13; 21,18; Galati 2,12; nonché Vangelo di Tommaso versetto 13). Paolo racconta di tutto il lavoro di evangelizzazione fatto, e Pietro sostiene che lo Spirito Santo scende su Giudei e pagani allo stesso modo. Il fatto che i Greci convertiti diano più soldi dei Giudei a questa setta anti-Romani non viene sollevato, ma secondo me è stato un argomento decisivo.
Giacomo, indulgente, sentenzia che i pagani devono abbandonare i loro dèi, rinunciare alla fornicazione, e mangiare animali uccisi senza soffocamento, inoltre Barnaba e Paolo siano rispediti ad Antiochia ma accompagnati dai fedelissimi Giuda Barsabba e Sila; essi porteranno con sé anche una lettera per i fratelli di Antiochia dove la chiesa di Gerusalemme si premura di chiarire che alcuni di noi sono venuti a turbarvi con discorsi che hanno sconvolto i vostri animi ma senza che noi avessimo dato loro alcun incarico (15,24). I punti dell'accusa non vengono discussi nel dettaglio, comunque almeno abbiamo un'idea delle questioni in ballo. Tutto sommato per Paolo e Barnaba poteva finire molto peggio.

Secondo viaggio, circa 50-52 d.C.

- Atti 15,36: Paolo litiga con Giovanni (non sapevamo che fosse anche lui ad Antiochia) e Barnaba. Giovanni e Barnaba vanno a Cipro mentre Paolo e Sila vanno a Derbe e Listra. Giuda Barsabba s'è perso nella storia. In Listra incontro con Timoteo di padre greco e madre giudea; Timoteo si unisce al gruppetto e si fa circoncidere su raccomandazione di Paolo. Passaggio in Frigia e Galizia.
- Atti 16,10: il testo passa inaspettatamente da "essi" al "noi", per cui il soggetto narrante sembra proprio essere Timoteo alias "Luca evangelista".
- Atti 16,12: Paolo, Sila e Timoteo a Filippi, nella Macedonia.
- Atti 16,18: si ritorna al "essi".
- Atti 16,16: accusati di fomentare disordini, Paolo e Sila bastonati e imprigionati; terremoto provvidenziale apre le porte della prigione, Paolo e Sila escono e si proclamano cittadini Romani ingiustamente incarcerati; Paolo e Sila scacciati da Filippi.
- Atti 17: Paolo, Sila e Timoteo in Tessalonica vengono accusati si fomentare disordini tra i Giudei perché proclamano Gesù re; scappano in Berea, ma anche qui i Giudei insorgono contro di loro.
- Atti 17,14: Paolo finalmente ad Atene! Primo impatto con una grande città e con il suo popolo acculturato di filosofi stoici ed epicurei: Sembra che sia un banditore di dèi stranieri è il commento ironico degli astanti. La dottrina si perfeziona per soddisfare ai palati più esigenti, si introduce un pizzico di gnosticismo: dio ha voluto che gli uomini lo cercassero e si sforzassero di trovarlo; dio non è rappresentabile con opere umane (17,29). Ma è quando Paolo pronuncia la parola "resurrezione" che il dialogo si chiude. Meglio ripiegare sui centri più piccoli.
- Atti 18: il gruppo di Paolo va a Corinto ospite dei coniugi Aquila e sua moglie Priscilla appena espulsi dall'Italia per via dell'editto di Claudio contro i Giudei (49 d.C.). Sono fabbricanti di tende e Paolo, che è del mestiere, si ferma da loro per fare qualche soldino. [Immagino che le "tende" di cui si parla siano gli arredi sacri delle sinagoghe.] Anche qui i Giudei sono i più ostili, per cui Paolo decide di rivolgersi solo ai pagani, che sembrano più recettivi e disponibili. Salvo il capo della sinagoga, tale Tizio Giusto, che si converte. Rimane 1 anno e sei mesi.
- Atti 18,7: ancora disordini tra Giudei; il proconsole Gallione (circa 52 d.C.) è stufo di queste cose e se ne lava le mani.
- Atti 18,18: Paolo, lasciati gli altri del gruppo, viaggia con Aquila e Priscilla verso Cencre; qui Paolo si rasa i capelli a zero perché ha fatto un voto (quale?).
- Atti 18,19: Paolo da solo a Efeso, Cesarea e poi ritorno ad Antiochia, Galizia, Frigia. Poi Efeso, dove rimane 2 anni; tumulti dei devoti a Diana e Artemide contro i Giudei. E' durante questo soggiorno che Paolo scrive le lettere 1Corinti, Galati, e forse ai Filippesi.
- Atti 18,24+: frattanto Aquila e Priscilla si spostano a Efeso dove continuano la loro opera di evangelizzazione (v. anche Romani 16,3). Qui incontrano Apollo, un giudeo proveniente da Alessandria; Apollo predica il battesimo secondo Giovanni il Battista, e viene prontamente aggiornato al battesimo secondo Gesù dai coniugi Aquila e Priscilla. Apollo prosegue la sua attività di predicazione in Acaia. Vedi anche 1Corinti 1,12 e 1Corinti 3 dove Apollo diventa addirittura leader di una corrente del cristianesimo in concorrenza con Paolo (forse uno degli altri vangeli evocati in Galati 1,6); Paolo lo invita per dargli una lavata di capo, ma Apollo fischia (1Corinti 16,12).

Gesù è il vice di Giovanni il Battista. I vangeli ce lo avevano anticipato, ma qui abbiamo la conferma che Giovanni il Battista è il fondatore della setta farisea. Giovanni è quindi un giudeo fanatico della Legge e la sua popolarità ha raggiunto addirittura l'Egitto, dove vi era già una comunità ben stabilita. Alla scomparsa prematura del fondatore, è il suo vice Gesù che prende il comando e, alla scomparsa anche di questo, toccherà al fratello Giacomo, prima che la setta venga definitivamente decimata dalle persecuzioni del Sinedrio e dei Romani (e con il determinante aiuto di Paolo).

Terzo viaggio in Macedonia, circa 53-58 d.C.

- Atti 20: Paolo di nuovo in Macedonia con i suoi aiutanti Timoteo e il nuovo Erasto.
- Atti 20,5: ritorna a usare "noi" fino al v. 15; il soggetto narrante è proprio Timoteo. Ritorno in Asia Minore, Troade, Mileto, Tiro, Tolemaide.
- Atti 20,35: Paolo cita Gesù: c'è più gioia a dare che a ricevere. Questo detto non compare nei vangeli, neppure in quello dello stesso Luca.

La setta processa Paolo

- Atti 21,1-18: ancora "noi".
- Atti 21,15: Paolo a Gerusalemme, Giacomo convoca gli anziani della setta: questa volta la cosa è seria. Paolo accusato di invitare i Giudei che vivono in mezzo ai pagani a non circoncidere i loro figli e a non seguire la Legge. Giacomo affianca 4 uomini a Paolo perché verifichino che questo non sia vero; ai pagani che aderiscono alla setta è richiesto come minimo di mangiare carni preparate secondo la Legge e di non fornicare.
- Atti 21,18: ultimo "noi" prima di ritornare a "essi".

Paolo deve morire

- Atti 21,27: Giudei giunti dall'Asia Minore accusano Paolo di varie empietà, compreso quella di aver introdotto pagani Greci nel tempio. Sommossa e linciaggio di Paolo. Intervengono soldati Romani per sedare il tumulto. Ma invece che arrestare i picchiatori, arrestano Paolo. Paolo si dichiara cittadino romano.
- Atti 22,1: prima di venire condotto dentro alla caserma, Paolo ottiene permesso di rivolgersi alla folla inferocita; Paolo spiega alla folla della visione di Gesù in mezzo al deserto, ma aggiunge anche una seconda visione avuta in Gerusalemme (22,17) dove Gesù lo proclama apostolo dei pagani. La folla è incredula. E anche noi abbiamo qualche dubbio.
- Atti 23: il tribuno Claudio Lisio convoca il Sinedrio perché esamini Paolo. Il sacerdote capo Anania interroga Paolo, che si dichiara giudeo devoto, ma sostiene esistenza angeli, spirito e resurrezione. Per i Farisei è ok, ma i Sadducei dissentono. Paolo percosso sulla bocca: Dio sta per percuotere te, muro imbiancato! La situazione rischia di degenerale; Paolo riportato in caserma.
- Atti 23,12-35: sicari mandati dai capi dei sacerdoti e dagli anziani sono pronti ad uccidere Paolo. Il figlio della sorella di Paolo lo viene a sapere e va a riferirlo a Paolo e ai Romani. I Romani organizzano imponente scorta armata notturna costituita da 200 soldati, 70 cavalieri e 200 lancieri solo per trasferire Paolo al sicuro presso il governatore, a Cesarea.

Alla faccia della scorta! Diamo per scontato che l'autore di questo testo è persona normo-dotata di intelligenza; diamo per scontato che i capi dei sacerdoti e degli anziani non inviano sicari (usano altri metodi; cfr fine di Gesù e fine di Giacomo; i sicari sono quegli altri); diamo anche per scontato che tutti i dettagli tecnici sulla abnorme scorta armata sono inventati. Quindi l'autore è perfettamente consapevole dell'effetto che il testo qui sopra avrà su di un lettore anch'esso normo-dotato di intelligenza e di senso critico: Paolo non è un prigioniero dei Romani, ma è un prezioso collaboratore da proteggere ad ogni costo; tutta la vicenda dell'arresto e del fantomatico processo a Paolo è una storia di copertura. Se l'autore NON avesse voluto insinuare questo sospetto sarebbe bastato omettere tutti i dettagli inverosimili su quanto era imponente la scorta armata. Aggiungiamo a tutto ciò il fatto che nel finale degli Atti i Giudei di Roma avanzano dubbi sul ruolo e sulla legittimazione di Paolo (Atti 28,21). Conclusione: l'autore di questa parte degli Atti ci vuole comunicare che Paolo era un infiltrato dei Romani nella setta dei Gesuani, come agente infiltrato era ormai bruciato e i Gesuani lo volevano morto, e l'autore di questa parte degli Atti è un suo collaboratore ostile sia ai Gesuani sia ai Giudei in generale, quindi è un Greco discepolo di Paolo.

- Atti 24: il governatore Felice di nuovo convoca il sommo sacerdote Anania, alcuni anziani e l'avvocato Tertullo; essi accusano Paolo di sedizione, di essere capo della setta dei Nazorei, e di avere profanato il Tempio. Paolo si difende: sono venuto a Gerusalemme 12 gg fa solo per purificarmi; mi accusano solo perché ho pronunciato la parola resurrezione. Il governatore Felice ordina di custodire Paolo ma lasciandogli libertà di ricevere i suoi collaboratori. Passano due anni così, il nuovo governatore Porcio Festo convoca i sommi sacerdoti (plurale nel testo) e i Giudei più eminenti per esaminare Paolo. Paolo chiede di essere giudicato dai Romani perché i Giudei lo voglio pregiudizialmente morto.
- Atti 25,13: secondo il governatore si tratta di una questione religiosa tra Giudei e non sa con quale pretesto dovrebbe mandare Paolo a giudizio da Cesare. Pertanto fa chiamare re Erode Agrippa I (quello che giustiziò Giacomo fratello di Giovanni in 12,1) che arriva a Cesarea accompagnato dalla regina Berenice al seguito. Esaminato Paolo, Agrippa lo giudica innocente, e potrebbe essere rilasciarlo se non fosse che ha chiesto il giudizio a Cesare. Giudizio su che cosa, il testo non lo chiarisce.

Paolo è diventato collaborazionista dei Romani quale membro moderato della setta dei giudeo cristiani. Paolo come infiltrato è ormai bruciato, ma i Romani pensano di potersene servire ancora, perciò lo ospitano presso la sede del governatore dove diventa coordinatore di una rete di infiltrati che vanno e vengono liberamente dalla sua "prigione". Qui Paolo riceve anche le più alte sfere del potere in Palestina, che riconoscono il suo nuovo ruolo.
 La situazione in Gerusalemme è incandescente e siamo alla vigilia della Prima Guerra Giudaica. Teniamo anche conto che ci sono membri della setta anche dentro al Sinedrio, e che il Sinedrio governa su Giudea e Samaria insieme al prefetto romano, perciò la questione è intricata e molto delicata. Paolo e la sua rete di infiltrati diventano quindi indispensabili al Sinedrio e ai Romani per sondare questo magma di sette sediziose.
 Il fumoso sub-plot del cosiddetto "processo a Paolo" non è altro che una storia di copertura per celare il vero ruolo di Paolo e la profonda frattura tra i giudeo cristiani e i cristiani paolini, coi primi ancora largamente maggioritari sui secondi in questa fase primitiva del Cristianesimo.

Fuga a Roma, circa 61-63 d.C.

- Atti 27,1-27: ancora "noi".
- Atti 27-28: Paolo inviato al sicuro a Roma accompagnato da scorta armata. Lo accompagnano "noi", tra i quali si cita tale Aristarco. Salpano da Sidone, sbarco a Mira, trasbordo su nave da carico con 276 persone, quindi Lasea, naufragio sull'isola di Malta, e poi Siracusa, Reggio, Pozzuoli, Roma.
- Atti 28,11: Paolo affitta alloggio in Foro Appio ed è sempre accompagnato da soldato di guardia; qui riceve i fratelli Giudei alla diaspora.
- Atti 28,21: i Giudei di Roma sospettano di Paolo: non hanno ricevuto alcuna comunicazione da Gerusalemme; a quale titolo Paolo si rivolge a loro? che valore hanno le sue parole?
- Atti 28,30: Paolo rimane a Roma nella sua prigione dorata per 2 anni predicando le sue idee liberamente; da qui scrive le lettere ai Colossesi, agli Efesini e a Filemone.

Com'è andata a finire

Il racconto di Luca si interrompe qui. Plausibilmente Paolo, assurto al ruolo di salvatore del mondo, con il supporto dei Romani ha costituito una agenzia di intelligence che dal centro dell'Impero coordina una rete di informatori che sondano il magma delle sette sediziose di Giudei e Greci; questi informatori si presentano come apostoli di una nuova religione dai contorni un po' vaghi, religione che promuove la pace tra i popoli e la pace sociale, che cerca di spezzare il legame tra la parola "christos" e le istanze nazionalistiche dei Giudei, e che ridefinisce il significato della parola "Cristiani" e il ruolo di Gesù. Il contrasto tra le due interpretazioni della parola "Cristiano" emerge nelle parole di fuoco della Lettera agli Ebrei di Paolo e nella successiva risposta piccata di Giacomo nella Lettera di Giacomo, che esamineremo. Ovviamente i Romani di tutto questo ne capivano ben poco e per loro valeva semplicemente l'equazione Cristiani = Giudei = infidi sediziosi.

Per quanto riguarda Giacomo fratello minore di Gesù e capo della setta, secondo lo storico Giuseppe Flavio, che si trovava in Palestina proprio all'epoca dei fatti, sarebbe stato giudicato colpevole di eresia dal sacerdote capo del Sinedrio Anano e quindi giustiziato mediante lapidazione nel 62 d.C.; insieme a lui vennero condannati anche altri membri della setta (cfr [TOMMASI] 2.3.7 e 2.3.8; [ANTICHITA_GIUDAICHE] 20,200; [ESPOSITO_SU_PAOLO] p. 15). Plausibilmente la rete di informatori di Paolo ha avuto un ruolo nella identificazione di Giacomo come capo della setta; quello stesso anno Paolo e collaboratori vengono trasferiti a Roma.

Poco altro sappiamo della fine di Paolo se non dalle prossime lettere a lui attribuite. Siamo alla vigilia del rogo di Roma (64 d.C.) e della Prima Guerra Giudaica (66 d.C.), il sospetto dei Romani nei confronti dei Giudei è al massimo livello ed è possibile che Paolo sia rimasto coinvolto nelle persecuzioni dei Romani contro i Cristiani ([TOMMASI] 2.2; A.14). Del resto la setta è stata decapitata, i tumulti in Palestina si intensificano, e di Paolo i Romani non sanno più che farsene. La letteratura apocrifa sostiene che Paolo fu vittima delle persecuzioni di Nerone contro i Cristiani, e che per questo fu decapitato e dal suo collo sgorgò latte anziché sangue (v. Atti di Paolo citati in [TOMMASI] B.16). Mi piace pensare che Paolo, da esperto escapologo, sia riuscito a sfuggire al caos di Roma e si sia dileguato in Spagna, paese che dice di voler visitare prima o poi (v. Lettera ai Romani 15,24; [BJ-EDB] nota a Atti 28,30); il ruolo di salvatore del mondo attende un altro candidato.

Della fine di Pietro non sappiamo nulla, a parte una quantità di testimonianze tardive poco attendibili. Secondo Eusebio da Cesarea, apologeta dell'imperatore Costantino e celebre per aver inventato il genere storiografico della pia frode, intorno al 300 d.C. scrive che Pietro predicò in Roma (cfr [BJ-EDB] intro ai vangeli). Secondo Sofronio Eusebio Girolamo, il traduttore dalla Septuaginta al latino che scrive nel 5o secolo d.C., conferma che Pietro si trasferì a Roma giusto in tempo per finire vittima delle persecuzioni di Nerone contro i Cristiani; Pietro volle essere crocefisso a testa in giù perché indegno di essere trattato come Gesù (v. [TOMMASI] B.16). Di fatto Pietro, insieme a tutti gli altri apostoli, esistono solo nel racconto autoreferenziale del NT e spariscono dalla Storia come entità virtuali.

FINE.

Lettere di Paolo

Nei testi originali in greco troviamo due (forse tre) nomi diversi per questo personaggio:
- Σαούλ (pr. it. saul) oppure Σαῦλος (pr. it. saulos) sarebbe il vero nome secondo gli Atti degli apostoli ma tale nome non compare mai nel resto del NT; gli stessi Atti affermano che egli veniva chiamato anche come:
- Παῦλος (pr. it. paulos) è il nome che usa sempre nelle sue lettere e suona come il romano Paulus; le lettere di Paolo usano sempre e solo questo secondo nome.

Paulos è un nome sospetto. Mi sembra un po' strano che un personaggio che rivendica di essere un trasformista pronto a piacere a tutti (mi sono fatto giudeo con i Giudei e pagano con i pagani) usasse presentarsi ai Giudei e ai Greci con un nome che apparteneva agli invasori Romani, quando poteva benissimo disporre di un nome alternativo sicuramente più gradito e meno sospetto (direi, più mimetico). Perfino la sua cosiddetta Lettera ai Romani è diretta in realtà ai Giudei della capitale, e anche lì Paolo usa il nome Paolo. Secondo gli Atti, Paolo sfrutta il suo secondo nome solo quando chiede la protezione dei Romani rivendicando la cittadinanza romana (cosa che avvenne intorno al 60 d.C.), e questo appare ragionevole; meno ragionevole che lui usasse tale nome anche prima quando i destinatari dei suoi scritti erano ostili ai Romani. Forse che le lettere di Paolo vanno spostate tutte a dopo il 60 d.C.? oppure che le lettere di cui disponiamo sono copie di copie adattate dai Cristiani che hanno fatto di Paolo un santo martire ma hanno voluto retrodatare le sue lettere?

Paolo è un personaggio di fantasia? In [ESPOSITO_SU_PAOLO] p. 89 e 120 si osserva che lo storico Giuseppe Flavio (circa 37 d.C - 100 d.C.) non cita mai Paolo. Eppure Giuseppe Flavio è anch'esso un israelita collaborazionista dei Romani e viene da essi protetto, è accusato di tradimento, è contemporaneo di Paolo, e si trovava in Gerusalemme nel 62 d.C. proprio mentre Paolo veniva trasferito da Cesarea a Roma. Strano che i due, pur avendo opinioni simili sul fanatismo esasperato che tante disgrazie aveva portato al loro popolo, non si siano conosciuti. Si potrebbe speculare se questa omissione è casuale o deliberata. Anche tutte le altre fonti giudaiche del periodo tacciono del personaggio di Saul alias Paolo, e non ci sono testimonianze terze della sua esistenza al di fuori del NT ([BARTON] p. 196), tanto che sono emersi addirittura sospetti sulla sua stessa esistenza. Sta di fatto che la portata mediatica sia di Gesù sia di Paolo nella Palestina del tempo fu davvero minima o nulla, e conferma ancora una volta che questi personaggi diverranno importanti solo come conseguenza di una elaborazione fatta a posteriori.

Per quanto la dottrina cristiana riconosca Paolo come fondatore del Cristianesimo e ne abbia fatto un santo e martire, in realtà l'attività di Paolo non ebbe grande risonanza tra i contemporanei. Non è dimostrato che gli evangelisti, che scrivono decenni dopo la scomparsa di Paolo, conoscessero Paolo; tuttavia vedremo più avanti che è forte il sospetto che i vangeli siano (anche) una risposta polemica degli evangelisti proprio alla ideologia dell'apostata traditore di Israele Paolo.

Il Cristianesimo farà un tutt'uno dell'AT, della ideologia di Paolo e dei vangeli, ma l'elaborazione richiederà secoli di sistemazione, senza mai arrivare a una risposta definitiva sulla corretta interpretazione delle Scritture: il livello di contraddizione interno è troppo forte per supportare una ideologia coerente ([BARTON] pp. 556-560).

Cerchiamo di ricostruire la biografia di questo personaggio sulla base di quello che il NT dice di lui.

Vita di Paolo

Saul alias Paolo è un giudeo nato in Tarso di Cilicia (v. Atti 21,30 fino 22,3) da famiglia che godeva di cittadinanza romana (Atti 22,28) per la quale aveva adottato il nome romano di Paulus; israelita della tribù di Beniamino (Romani 11,1; Filippesi 3,5) si proclama giudeo davanti ai soldati romani (Atti 21,39); formato alla scuola di stretta osservanza giudaica di Gamaliele (Atti 22,3) che lo difenderà anche in giudizio (Atti 5,34); le sue vicende sono descritte nel libro degli Atti degli Apostoli e nelle sue lettere. Saul era guardiano del tempio di Gerusalemme agli ordini dei sacerdoti, e perseguitava con zelo tutte le eresie. Quando l'apostolo Stefano va nel tempio per evangelizzare i Giudei, e la folla lo accusa di profanare il tempio e comincia a lapidarlo, il giovane Saul assiste reggendo i mantelli dei lapidatori (Atti 7,58).

Poi viene inviato a Damasco per arrestare i cristiani colà rifugiati, ma si converte al cristianesimo durante il viaggio (episodio della folgorazione sulla via di Damasco, Atti 9); i cristiani che doveva arrestare completeranno al sua formazione.

Compie diversi viaggi di evangelizzazione in Asia Minore, Grecia e Macedonia, convertendo soprattutto pagani e raccogliendo offerte per la setta di Gerusalemme. Ma evita di informare i convertiti riguardo a tutti gli obblighi della Legge. La setta lo richiama all'ordine più volte. Accusato di empietà da indefiniti "Giudei giunti dall'Asia Minore", Paolo teme per la propria vita e chiede protezione ai Romani.

Nel dubbio di cosa farne, i Romani prima lo tengono in prigione per un paio d'anni, poi lui chiede di essere giudicato da Cesare e allora lo mandano a Roma. Nel lungo e periglioso viaggio via mare a bordo di una nave commerciale ha tempo di scampare a un naufragio, visitare varie località del mediterraneo, e infine arrivare a Roma, dove rimane altri due anni agli arresti domiciliari. Cosa ne sia del suo processo non si sa. Di fatto sembra condurre le sue regolari attività di proselitismo mentre cura la costituzione di chiese locali e struttura la gerarchia piramidale di vescovi, presbiteri e diaconi. Nelle sue lettere alle chiese in giro nel Mediterraneo chiede sempre una contribuzione, contribuzione che sembra gli basti per vivere agiatamente (dispone anche della servitù).

E' poliglotta, infatti parla aramaico (la lingua del popolo in Gerusalemme), l'ebraico (la lingua dei sacerdoti di Gerusalemme), il greco (la lingua dei luoghi del suo primo pellegrinaggio) e il latino.

Tra il 50 d.C. e il 64 d.C. scrive varie lettere alle varie comunità cristiane delle varie città, da cui emergono i princìpi del suo vangelo e la struttura della gerarchia ecclesiastica a venire. Intorno a lui ruotano altri apostoli o facenti funzione, che lo aiutano nell'attività di evangelizzazione.

Della fine di Paolo non sappiamo nulla; vedi conclusioni al mio esame degli Atti degli apostoli per alcune ipotesi.

Paolo è reticente sulla biografia di Gesù

Paolo ammette di non essere uno degli apostoli della prima ora e quindi di non essere un testimone oculare delle cose che racconta su di lui. Tuttavia nelle sue lettere afferma di avere incontrato gli apostoli Pietro e Giovanni nonché Giacomo fratello minore di Gesù (Galati 1,18-19; Galati 2,9; [ANTICHITA_GIUDAICHE] 20,200). Ci aspettiamo che, avendo Paolo aderito alla setta, egli si sia informato sulla biografia del mitico fondatore. Invece, ecco quel poco della biografia di Gesù che si può ricavare dalle sue lettere (elenco tratto da Prima dei Vangeli di Barth D. Ehrman cap. 3 al quale ho aggiunto solo gli ultimi due punti):

● Gesù è nato da una donna (Galati 4,4).
● Gesù incarna un essere divino (Filippesi 2,6-8).
● Gesù discende dal re David (Romani 1,3).
● Gesù aveva alcuni fratelli (1Corinti 9,5) e uno di loro si chiamava Giacomo (Galati 1,19).
● Gesù aveva dodici discepoli (1Corinti 15,5).
● Gesù ha svolto la sua attività pubblica tra i Giudei (Romani 15,8).
● Gesù ha compiuto il rito dell'eucarestia durante l’ultima cena coi suoi discepoli, prima di essere tradito ed arrestato (1Corinti 11,23-25).
● Insegnamenti di Gesù: i credenti in lui non possono divorziare (1Corinti 7,10); i credenti in lui devono mantenere quelli che annunciano la sua parola (1Corinti 9,14).
● Gesù è comparso dinanzi a tale Ponzio Pilato, senza specificare altro (1Timoteo 6,13).
● Gesù è morto sulla croce (1Corinti 2,2).
● I responsabili della sua morte sono i Giudei (1Tessalonicesi 2,14-15).
● Gesù è risorto il 3o giorno ed apparve a Cefa (=Pietro), agli apostoli, a Giacomo e altri 500 fratelli (1Corinti 15,3-8; Efesini 1,20).

Questo è quel poco che ci racconta Paolo, fondatore del Cristianesimo e autore della prima e più antica testimonianza del NT. Perché Paolo è così reticente? Possibile che, pur avendo conosciuto il fratello di Gesù e almeno due apostoli, Paolo non abbia preso informazioni sul mitologico fondatore della setta a cui ha aderito e sacrificato la propria vita?

L'unica spiegazione che mi viene in mente è che Paolo nulla racconta di Gesù perché quel poco che sa parla di un giudeo integralista sedizioso giustiziato dai Romani. E neppure potrebbe raccontare una biografia edulcorata (come faranno in futuro gli evangelisti) perché a Gerusalemme ci sono ancora gli apostoli vivi che potrebbero smentirlo, e Paolo ha ancora bisogno della loro legittimazione presso i Giudei alla diaspora.

Ecco perché Paolo opta per un Gesù metafisico e incorporeo del tutto scollegato dal Gesù storico mentre costruisce la sua dottrina poco alla volta, lettera dopo lettera. E quindi Paolo ha ricevuto una rivelazione direttamente da Gesù, e il compito che Gesù gli ha affidato è di evangelizzare i pagani in un certo modo (Galati 1,11-17); il Gesù che si è rivelato agli apostoli era il Gesù per i Giudei (1Corinti 11,4-5).

Paolo mantiene un atteggiamento "flessibile" (ovvero opportunista) a seconda delle persone a cui si rivolge (1Corinti 9,19) per guadagnare il massimo numero di aderenti, perciò mi sono fatto giudeo con i Giudei e pagano con i pagani. Ciò che conta è la pura fede in Gesù (Galati 2,15) chiunque egli fosse stato realmente.

Chi fu veramente Paolo?

Ai tempi di Paolo (circa 55 d.C.) la setta di Gesù era affine alle tante altre sette di Giudei ribelli del tempo, il suo capo era Giacomo fratello del mitico fondatore Gesù; chiameremo questa la setta dei Giudei cristiani, o Gesuani.

Tra questi, l'alfabetizzato e poliglotta Paolo fu incaricato di cercare sostegno economico da parte dei fratelli Giudei in esilio e appoggio da parte dei Gentili. Presto Paolo si rese conto che perché la sua missione avesse una minima speranza di successo era necessario mitigare i tratti giudeo-centrici della ideologia, a cominciare dalla circoncisione, dalla Legge e dalla centralità del tempio di Gerusalemme. Bastava molto meno per essere accusato di eresia e venire lapidato, cosa che in effetti avverrà. Ecco perché a un certo punto Paolo è costretto a chiedere la protezione dei Romani, proprio i nemici numero uno della sua setta.

Le questioni fondamentali della circoncisione e dei tabù alimentari sulle quali viene richiamato Paolo vengono trattate in modo contrastante nel NT:

Circoncisione. Si tratta del segno del patto tra dio e Abramo (Genesi 17,10+) per cui tutti i maschi discendenti da Abramo dovranno essere circoncisi. Giovanni il battista e poi Gesù vengono circoncisi l'8o giorno dalla nascita (Luca 1,59; Luca 2,21). Gesù stesso pratica la circoncisione, ma lo fa di sabato (Giovanni 7,22).
 Invece Paolo è contrario alla imposizione della circoncisione (Romani 4,1+; 1Corinti 7,19; Galati 2,7-8; Colossesi 3,11) e subisce la persecuzione della setta. Anche il Luca degli Atti degli Apostoli è contro la circoncisione (Atti 6,8; Atti 10,45; Atti 15,2; Atti 16,3; Atti 21,21).

Cibo impuro. L'ossessiva ricerca delle regole di purezza ha spinto i Giudei a definire anche le norme del cibo puro e impuro (Genesi 7,2; Levitico 11-15; Deuteronomio 14,3-21).
 Paolo è contrario anche a queste restrizioni, e si intrattiene volentieri con Pietro mangiando le specialità culinarie di Antiochia (1Corinti 10,25; v. l'incidente di Antiochia in Galati 2,11-13 e in Atti 15). Anche Pietro è tentato di abbandonare la Legge (Atti 10,9-16). La setta processerà Paolo due volte e poi manderà i sicari. Il vangelo di Marco sposa in pieno il gusto per il buon cibo, facendo addirittura dire a Gesù che così dichiarava puri tutti gli alimenti (Marco 7,1-23). Matteo e Luca sono più sfumati (Matteo 15,1-20; Luca 11,37-41) ma poi Luca scrive gli Atti dove è più esplicito. Il vangelo di Giovanni non parla neanche dei tabù alimentari, però ci dice che Filippo accoglie i Greci (incirconcisi mangiatori di impurità) e li presenta a Gesù (Giovanni 12,20-22) che li accoglie volentieri.

Fede o opere? Ma la vera questione ideologica era se la salvezza sarebbe derivata dalla pura fede oppure dalle opere. Secondo Paolo la fede in Gesù è sufficiente; la risposta piccata nella lettera di Giacomo pretende le opere per Gesù perché c'è il Regno dei Cieli da realizzare. Quindi non solo c'è il problema dell'osservanza della Legge, ma anche i fini dei Cristiani e dei Gesuani divergono. Vedi l'analisi della Lettera di Giacomo.

Per i Romani Paolo era l'esponente moderato tra i Giudei cristiani da proteggere contro l'ala estremista della setta. I Romani tenteranno di tenerlo un po' in Cesarea sede del governatore con questo ruolo, ma poi troveranno più sicuro trasferirlo a Roma perché le cose in Palestina stavano precipitando verso la prima guerra giudaica (66 d.C.).

Questo spiega perché Paolo, che ha conosciuto il fratello di Gesù e alcuni apostoli, nulla ci dice della biografia del fondatore della setta:

E' così che la setta di Giacomo, ufficiale detentrice del copyright su Gesù, venne sterminata dai Romani, mentre a sopravvivere rimase il movimento eretico delle chiese di Paolo ormai privato dei testimoni apostoli e della loro legittimazione. Sta qui l'origine delle ambiguità del NT sul Gesù storico, sta qui il motivo per cui Paolo nulla ci dice della biografia dell'imbarazzante fondatore mitologico, e sta qui l'origine della persistente componente giudaica ancora presente nei testi canonici del Cristianesimo.

Scomparso prematuramente il fondatore Paolo, toccherà alle generazioni successive di cristiani di colmare i vuoti narrativi nella biografia di Gesù, e di riannodare i legami sfilacciati tra Cristianesimo e Giudaismo: nasce così, tra mille contraddizioni, il vangelo di Marco.

Terminologia di Paolo

Chiesa: la comunità cristiana locale di una città.

Ecclesia: assemblea della comunità cristiana di una città.

Vescovo: membro anziano della chiesa, nominato da un apostolo, che deve essere integerrimo, avere una famiglia a posto, una sola moglie, e deve essere riconosciuto e rispettato da tutta la comunità.

Presbitero: in mancanza di vescovo, il membro più anziano.

Diacono: la truppa del vescovo.

Santi: in certi contesti sono i fedeli di una chiesa; in altri sono solo gli apostoli di Gerusalemme; bisogna interpretare in base al contesto.

Struttura della società secondo Paolo

Dio
Gesù
Gerarchia ecclesiastica
uomini liberi
mogli degli uomini liberi
schiavi

Ideologia di Paolo

Le lettere di Paolo si aprono con un ringraziamento a Gesù, si chiudono con un ringraziamento a Gesù, e in mezzo Paolo ci mette le sue considerazioni, che mai attribuisce a Gesù (che pure dice gli si è rivelato privatamente). Paolo risponde alle perplessità di fede e di vita quotidiana dei suoi discepoli con espressioni quali a mio parere, pensiamo dunque, io infatti credo, e questo lo dico io, do questo consiglio, ecc. che sottintendono una elaborazione ideologica tutta personale e non un precetto divino (v. [BARTON] p. 474-475).

Diciamo subito che il dio di cui parla Paolo è lo stesso dio dei Giudei (2Timoteo 1,3). Dio si è anche manifestato direttamente ai Giudei nell'AT, ma quei sempliciotti ci hanno visto un uomo fatto di carne, ali, zampe di quadrupedi, carri volanti e altre amenità perché incapaci di avvertire la sua natura spirituale (Romani 1,22-23). Dio ci ha riprovato con Gesù con scarso esito, per cui ha dovuto ripiegare con una rivelazione a Paolo che sembra più sveglio (Galati 1,11); e Paolo sta lavorando sui Gentili che sembrano più recettivi e, un giorno, forse saranno proprio i Gentili a salvare i Giudei (Romani 11,1-15).

Questo dio ha un piano misterioso da realizzare (Romani 9,20; Romani 11,25; 1Corinti 2,11) e che quindi è inutile cercare di capire più di tanto cosa ci aspetta; non ci rimane che affidarci alle visioni e agli intricati ragionamenti teologici di Paolo.

Per comprendere il pensiero del trasformista Paolo basta leggere cosa scrive di sè stesso in 1Corinti 9,19-21:

Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti per guadagnarne il maggior numero: mi sono fatto Giudeo con i Giudei, per guadagnare i Giudei; con coloro che sono sotto la legge sono diventato come uno che è sotto la legge, pur non essendo sotto la legge, allo scopo di guadagnare coloro che sono sotto la legge. Con coloro che non hanno legge sono diventato come uno che è senza legge, pur non essendo senza la legge di Dio, anzi essendo nella legge di Cristo, per guadagnare coloro che sono senza legge. [...] Io cerco di piacere a tutti in tutto, senza cercare l'utile mio ma quello dei molti, perché giungano alla salvezza.

Il pensiero teologico e la pratica liturgica di Paolo divergono da quella giudaica in modo sostanziale su questioni basilari quali l'universalità della religione, l'applicazione della Legge Mosaica, il nazionalismo israelita e l'esistenza dell'anima e del suo destino escatologico. Le lettere di Paolo sono le prime e più antiche testimonianze della nascente nuova religione.

Dopo morti, saremo giudicati secondo le opere compiute da vivi, e avremo premio o castigo (2Corinti 5,10). Questo è, più o meno, quello che il vangelo secondo Giovanni farà dire a Gesù dentro al Tempio prima di venire lapidato dai Giudei.

Paolo parla di Giudizio imminente (1Tessalonicesi 1) e dell'imminente ritorno di Gesù (parusia) che avverrà in un tempo futuro ma comunque prossimo (1Tessalonicesi 5); chi ha creduto in Gesù andrà presso dio e anche i morti verranno resuscitati nella carne (1Tessalonicesi 4,14-17; Romani 1,4), mentre chi non ha creduto brucerà tra le fiamme eterne (2Tessalonicesi 1). Piccola correzione di rotta in 1Corinti 15,51-53: la resurrezione avverrà in un nuovo corpo spirituale incorrotto ed eterno.

Nell'antico testamento dio ha dato agli Israeliti la Legge per tenere a bada i cattivi che commettono peccati. Quindi gli Israeliti rispettano la Legge per paura delle punizioni.

Nel nuovo testamento, dio passa alla fase due della responsabilizzazione: questa volta sono gli uomini (intesi come maschi e femmine) che devono credere nel messaggero Gesù e avvertire la fede in sé. A questo stadio di responsabilizzazione e consapevolezza gli uomini perseguono automaticamente il volere di dio; viene così superata la necessità di una Legge.

Paolo si spinge poi ancora più in là, contestando la necessità della circoncisione, contestando la necessità dei sacrifici sull'altare, contestando il concetto stesso di timore di dio (il vero fedele lo sa se ha davvero motivo di temere dio). A questo punto la rottura con i cristiani di Gerusalemme e completa sul piano dottrinale e liturgico, e volano anche le male parole (Lettera agli Ebrei).

Morale secondo Paolo

- la fede in Gesù prima di tutto;
- amore fraterno universale;
- rispettare delle autorità temporali perché sono state assegnate da dio (Romani 13);
- pagare le tasse (Romani 13);
- celibato raccomandato agli ecclesiastici;
- accettazione della condizione di schiavitù (del resto gli schiavi erano il motore delle civiltà antiche, chiedere di rinunciare a questa pratica significava perdere in partenza, sarebbe stato come chiedere alla nostra civiltà contemporanea di rinunciare al petrolio; il solo fatto che Paolo si sia posto la questione ne fa un uomo piuttosto progredito per il suo tempo) e comunque Paolo è contro i mercanti di uomini (lettera 1Timoteo 1,10 che però è sospetta di essere un falso);
- sesso ammesso solo all'interno del matrimonio tra un maschio e una femmina;
- il matrimonio è per sempre, no al divorzio (cfr Matteo 5,31; Marco 10,2; Luca 16,18; Giovanni non dice nulla al riguardo, per cui per Giovanni si applica la Legge Mosaica del libello del ripudio);
- la donna celibe è implicitamente sotto tutela (la questione non viene neppure citata tanto è scontata);
- la donna è vedova solo se il marito è morto e lei ha più di 60 anni;
- la donna senza marito deve maritarsi;
- la donna il cui marito è morto ma ha meno di 60 anni deve maritarsi al più presto, e nel frattempo perde il supporto della comunità cristiana di appartenenza;
- la donna può partecipare alle riunioni della comunità cristiana, ma deve stare in silenzio.

Quindi in estrema sintesi: amore universale; gli schiavi restino schiavi; misoginia.

Autenticità delle lettere

Gli studiosi ritengono autentiche le seguenti lettere attribuite a Paolo: 1Tessalonicesi, Romani, Galati, 1Corinti, 2Corinti, Filippesi, Filemone (cfr [ESPOSITO_SU_PAOLO] p.57; [BERMEJO] p.20). Per le altre lettere la paternità è dubbia o molto dubbia, vuoi per il linguaggio e lo stile diversi, vuoi perché descrivono una organizzazione delle chiese molto recente assolutamente incongrua con l'epoca di Paolo.

LETTERA AI ROMANI

Paolo da Corinto, 57 d.C. (Atti 18). Questo è lo scritto di Paolo più ricco di riflessioni teologiche. Il linguaggio è spesso astruso ai limiti del delirio. Eppure è questa lettera che ha costituito la base principale della dottrina cristiana.
- 1: è stato incaricato di evangelizzare i Gentili.
- 1,7: chiama santi anche i fedeli di Roma.
- 1,22-23: quegli sciocchi degli autori dell'AT hanno confuso la gloria di dio con un essere corruttibile di carne e ossa con sembianze di volatili, quadrupedi e serpenti. Così Paolo sistema tutte le apparizioni di dio nell'AT sotto forma di Kavod, Ruach e Cherubino e fa di dio un essere puramente spirituale.
- 1,26-27: ancora no all'omosessualità e al sesso fuori del matrimonio.
- 1,32: ...perché dio li condanna a morte.
- 2,4: la bontà di dio.
- 2,5: verrà il giorno dell'ira di dio, prima per i Giudei, poi per il Greco.
- 2,12: gli infedeli moriranno senza Legge; i fedeli moriranno giudicati secondo la Legge.
- 5: il peccato di Adamo ha introdotto la morte; segue confuso discorso che sembra dire che le tribolazioni producono speranza e quindi felicità. E poi ancora altre elucubrazioni sul male e sul bene. Non tento neanche di capire.

Esiste il Peccato Originale?

Il versetto 5,12 introduce nella religione cristiana il peccato originale, cioè la disubbidienza di Adamo ed Eva che, secondo Paolo, ha macchiato per sempre l'intera umanità e ha introdotto la morte. Il peccato originale introdotto da Paolo diventerà fondamento della teologia con sant'Agostino e peserà sui fedeli cristiani nei secoli a venire.

A voler essere pignoli, nel sesto giorno della creazione vengono creati tutti gli uomini, mentre il peccato in questione riguarderebbe solo Adamo, Eva e i loro discendenti. Curiosamente nessuno ha mai fatto osservare questo, probabilmente perché i più danno per scontato che Adamo ed Eva siano i primi uomini creati; come abbiamo già discusso, questo non è vero.

Infine abbiamo visto che non si facciano morire i figli per le colpe dei padri e che le colpe dei padri non ricadano sui figli (Deuteronomio 24,16; Ezechiele 18,14) cioè la responsabilità penale è personale.

Il concetto di peccato originale è sostanzialmente sconosciuto dall'ebraismo, ed è sconfessato dalla teologia moderna (cfr Bibbia di Gerusalemme nota a pag. 13; cfr [CONVEGNO-2016]). Questo fatto da solo demolisce gran parte dei fondamenti della dottrina cristiana che mantiene i suoi fedeli in uno stato di soggezione e gli impone la ricerca continua del perdono divino.

- 9,20: Il vasaio è padrone della propria argilla. Forse che il vaso chiede al suo creatore perché l'ha fatto? per lo stesso motivo non si può chiedere a dio quale sia il suo disegno per noi. La spiegazione gli pare convincente così.
- 9,24: dio si rivolge a tutti gli uomini.
- 9,31-32: mentre i Giudei osservano la Legge per timore e per opportunismo, il vero cristiano lo fa per fede.
- 11,1-15: attenzione al ragionamento che ha notato [TOMMASI] 12.6.1: gli Israeliti hanno disconosciuto Gesù; allora dio mi ha fatto profeta dei Gentili per salvare il Cristianesimo; il Cristianesimo, una volta finalmente affermato grazie a me, potrà essere portato agli Israeliti che adesso vivono nell'errore.
- 12,9: vari precetti di vita.
- 12,19: non reagire alle provocazioni, ma lasciare che sia dio a fare giustizia di chi ti offende.
- 13,1: le autorità superiori vengono da dio e vanno quindi rispettate.
- 13,6: le imposte vanno pagate.
- 13,9: Amerai il prossimo tuo come te stesso.
- 14: non esiste il cibo impuro.
- 15,25: ora vado a Gerusalemme a consegnare la colletta che avete fatto. Dopo quello che ha detto non credo che troverà una buona accoglienza; però pecunia non olet.
- 15,27: i Gentili hanno fatto una colletta e hanno inviato soldi alla setta di Gerusalemme; otterranno in cambio crediti spirituali.
- A scrivere la lettera è un tale Terzo, non si capisce se con il ruolo di scrivano sotto dettatura di Paolo, o con un ruolo più autonomo.

PRIMA LETTERA AI CORINTI (o Corinzi)

Probabilmente scritta durante il soggiorno a Efeso (Atti 18).
- 1,22: evangelizzare richiede di adattarsi all'uditorio: i Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza, e Paolo ha difficoltà sia con gli uni che con gli altri.
- 1,6-11: parliamo di sapienza di dio in mistero, le cose d'Iddio nessuno le conosce se non lo spirito d'Iddio. Traduzione: non aspettatevi che io, Paolo, faccia chiarezza su cosa sia dio.
- 2,14-15: cita l'uomo psichico e l'uomo pneumatico. Non mi sono sforzato di capire, mi sembrava inutile.
- 6,12-13: condanna la fornicazione: il corpo è per il Signore. Ecco le origini della fobia del cattolicesimo per il sesso.
- 6,19: il corpo è santuario dello Spirito Santo; da qui probabilmente il dogma cristiano per cui la persona non è padrona del proprio corpo, con tutto l'insieme di restrizioni alla autodeterminazione che ne conseguono.
- 7,2: no al sesso fuori del matrimonio.
- 7,4: il corpo della moglie appartiene al marito.
- 7,10-11: no al divorzio, ma se proprio divorziate cercate di riconciliarvi; e comunque la donna divorziata non si risposi.
- 7,17: Fondamento del celibato dei preti: chi è celibe o sposato fra di noi della setta, è meglio che tale rimanga.
- 7,21: gli schiavi rimangano schiavi.
- 7,25-36: solo il celibato consente di dedicarsi al Signore senza distrazioni.
- 8,5: E sebbene ci siano dei così detti dèi sia in cielo sia in terra, come ci sono molti dèi e molti signori, tuttavia per noi c'è un dio solo . Sta dicendo che davvero esistono altri soggetti pari del suo dio, oppure non vuole urtare la sensibilità di quelli ancora non convertiti? Visto l'agilità di evangelizzatore tra popolazioni molto diverse, per me è la seconda; per arrivare al dogma del dio unico bisogna prima consolidare l'organizzazione.
- 9,1: dice che ha veduto Gesù, poi in 15,8 dice che lo ha visto risorto quando era ancora un aborto (cioè non era ancora cristiano).
- 9,5-6: ha una donna a servizio per cui può dedicarsi completamente all'attività di evangelizzazione.
- 9,11: ...perché lui semina beni spirituali e raccoglie beni materiali (le collette dei fedeli).
- 9,14: ...perché a quelli che annunziano il Vangelo, il Signore ha ordinato di vivere del Vangelo.
- 9,19-22: ...e tuttavia lui non si avvale appieno di questi diritti di apostolo, ma lo fa solo a seconda dei casi e delle opportunità: con i Giudei applica la Legge (che prevede versamenti ai sacerdoti) mentre coi i Gentili (tutti gli altri) evita.
- 10,11: La fine dei tempi è vicina, prepararsi al giudizio. Proprio come una di quelle sette catastrofiste di oggi.
- 11,3: gerarchia sociale: Iddio > Cristo > uomo > donna.
- 11,4: gli uomini devono pregare e profetizzare a capo scoperto.
- 11,5: le donne devono pregare e profetizzare a capo coperto.
- 11,10: Quindi la donna deve portare sul capo il segno della potestà [dell'uomo], per riguardo agli Angeli. Tre le spiegazioni di questo versetto criptico:

A) Paolo si riferisce alla discesa degli angeli ribelli di Genesi 6,1-4. Visto il precedente, Paolo invita le donne ad un atteggiamento casto per non suscitare ancora la libidine degli angeli e un'altra ira di Dio. Ecco perché invita gli uomini a stare guardinghi e a coprire bene le donne; ma non per "riguardo" agli angeli, ma per "timore" di essi. Del resto la Bibbia è costellata di angeli inseminatori che compaiono qui e là, per cui meglio stare attenti.

B) Secondo il Talmud, i capelli lunghi sono la nudità della donna come da costume dell'epoca; ma allora cosa c'entrano gli angeli?

C) La spiegazione al versetto 11,16 mi pare più convincente (v. sotto).

- 11,14-15: dress code per cristiani: capello corto per lui, capello lungo per lei; abbigliamento sobrio per entrambi.
- 11,16: se le motivazioni alle prescrizioni sui costumi di prima appaiono fumose, questa mi sembra invece la sola e unica comprensibile e credibile: noi proto-cristiani ci comportiamo così per conformismo; con tutta l'ostilità che già dobbiamo affrontare per farci accettare, ci manca solo che si debba discutere dei centimetri di capelli.
- 11,17-34: strigliata agli adepti che scambiano la cerimonia della comunione del pane e del vino per una bisboccia fra amici: Se qualcuno ha fame, mangi a casa sua! Il punto esclamativo, e solo quello, è mio.
- 12: capitolo criptico su Signore, Gesù e Spirito Santo. Roba per teologi, io passo. Si conclude dicendo che ogni apostolo ha le sue attitudini e capacità, e quelle deve usare; non tutti sanno fare guarigioni, non tutti fanno miracoli, e non tutti parlano tutte le lingue. Lui parla tutte le lingue, ma vuol mettere le mani avanti prima che gli chiedano di riprodurre i miracoli di Gesù.
- 14,3: Chi profetizza parla agli uomini parole di edificazione, di esortazione e di consolazione. Paolo ha capito che consolazione, rassicurazione e speranza sono beni più richiesti che le minacce di fulminazione di Yahweh. In questo Paolo era molto moderno e si rivolgeva a una umanità un po' più progredita. Ma per quella troppo progredita di Atene era solo un banditore di dèi stranieri (Atti 17,16).
- 14,34: Le donne nelle riunioni tacciano, perché non è stata affidata a loro la missione di parlare, ma stiano sottomesse, come dice anche la Legge. [...] Che se vogliono apprendere qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti. Quindi: essendo le donne meno capaci degli uomini, a loro, e solo a loro, si applica ancora la vecchia Legge mosaica, che è concepita per le menti semplici. Lineare.
- 15,22-28: con il giudizio universale tutto confluirà in dio e nel seguente preciso ordine: cristiani, non cristiani, Cristo, la Morte. Fine.
- 16,1: lancia colletta per la setta di Gerusalemme.
- 16,21: i saluti sono scritti dalla mano di Paolo, il resto dai suoi segretari. L'attività epistolare doveva essere proprio molto intensa.

SECONDA LETTERA AI CORINTI

Paolo dalla Macedonia, circa 57 d.C.
- 3,6: al primo patto della Legge, Paolo fa seguire un secondo patto dello spirito. Seguono considerazioni teologiche arzigogolate che non capisco.
- 5,1: cita la vita eterna.
- 5,10: dopo la morte, il giudizio e la ricompensa.
- 6,15: i fedeli sono ispirati da Gesù, gli infedeli sono ispirati da Beliar.
- 8,4: sollecita ancora la colletta per la setta di Gerusalemme.
- 9,8: ...che poi verrete rimborsati da dio.
- 10,1-6: Paolo riconosce di essere tanto puntuto nello scrivere, quanto timido di persona.
- 11,23: Paolo ha avuto una vita travagliata: per cinque volte è stato punito dai Giudei con 39 colpi di flagello (il Deuteronomio 25,3 vieta più di 40 colpi, per cui si faceva 39 per non rischiare l'eresia); 3 volte passato per le verghe; una volta lapidato; tre volte naufragato; una volta alla deriva sul mare.
- 11,32-33: accenna alla fuga da Damasco calato da una finestra dentro a una cesta; ma a differenza di Atti 9,23 qui sono le autorità cittadine che vogliono arrestare Saul.
- 12,2: la resurrezione è avvenuta 14 anni fa; la lettera fu scritta nel 57 d.C., quindi Gesù è morto nel 43 d.C. Se Gesù è nato nel 7 a.C. allora è morto all'età di 50 anni. A me le date non tornano tanto: siamo passati da Gesù morto a 33, poi 42 e adesso 50 anni.
- 12,11: Paolo sente la concorrenza di quelli che chiama super-apostoli rimasti in Gerusalemme, cioè gli apostoli che possono dire di aver ascoltato gli insegnamenti di Gesù dalla sua viva voce; Paolo proclama sè stesso comunque apostolo (anche se non super-).
- 12,7: Paolo mortifica il suo corpo (con il cilicio?): mi è stato messo un pungiglione nella carne, un emissario di Satana che mi schiaffeggi, perché non insuperbisca per la grandezza delle rivelazioni.
- 13,3: Dal momento che voi volete la prova del Cristo che è in me, dice Paolo, allora sarò inflessibile con coloro che hanno peccato (vedi punti elencati in 12,21).

LETTERA AI GALATI

Probabilmente scritta durante il soggiorno a Efeso (Atti 18, 56-57 d.C.).
- 1,6: Lamenta altri vangeli (cioè che non sono il suo).
- 1,8: ...e allora siano tutti scomunicati!
- 1,11: Paolo ha ricevuto il vangelo non da uomo, ma direttamente da Gesù che gli si è rivelato.
- 1,17: ammette di non essere uno degli apostoli della prima ora.
- 1,18: dopo 3 anni in Arabia e a Damasco, Paolo ritorna in Gerusalemme per 15 giorni durante i quali incontra Pietro e Giacomo che afferma essere il fratello di Gesù.
- 2,7: divisione dei compiti tra gli apostoli: Paolo si occupa degli incirconcisi (i Gentili), Pietro dei circoncisi (i Giudei).
- 2,9: ha incontrato anche Cefa (= aramaico "roccia" o "pietra" = Pietro) e Giovanni.
- 2,11: Paolo e Pietro si incontrano ad Antiochia e raggiungono un sostanziale accordo che la circoncisione non è più necessaria e che il cibo dei pagani si può mangiare senza riserve. Probabilmente Pietro ha apprezzato il fritto misto di gamberetti e calamari, vietatissimo dal Levitico. Tuttavia quando arrivano gli uomini mandati da Giacomo, Pietro cambia totalmente atteggiamento e, intimorito, ridiventa giudeo osservante. Paolo condanna l'ipocrisia di Pietro.

Così Paolo descrive il cosiddetto incidente di Antiochia, che abbiamo già visto in Atti 15. Lo scontro tra i Giudei comandati da Giacomo fratello minore di Gesù (Marco 6,3; Galati 1,19) e i riformatori cristiani di Paolo è solo all'inizio; la successiva prevalenza dei cristiani di Paolo è il motivo della sparizione della figura di Giacomo come primo "Papa" giudeo cristiano in favore del più accomodante Pietro; per una ricostruzione storica degli eventi vedi [TOMMASI] cap. 4.6.

- 3,8: secondo Paolo la fede nel suo dio è universale; questo concetto sarebbe già espresso in Genesi 12,3 (non mi pare proprio!) e in Genesi 18,18 (men che meno! paventa Abramo imperatore della Terra, figuriamoci...). E' un gravissimo equivoco su di una questione fondamentale! Colposo o doloso?
- 3,10-16: Cristo ci ha liberati dalla maledizione della Legge (mosaica); anche gli Israeliti devono superare la Legge e diventare cristiani. Molto confuso, ma credo che sia l'addio di Paolo al giudaismo e il motivo principale di attrito con quelli rimasti a Gerusalemme.
- 5,6: in particolare, la circoncisione non ha più valore.
- 5,17: la carne ha desideri opposti a quelli dello spirito, ed elenca i desideri della carne: (copio letteralmente) fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, magia, inimicizie, lite, gelosia, ire, ambizioni, discordie, divisioni, invidie, ubriachezze, orgie.
- 5,22: elenca i desideri dello spirito: amore, gioia, pace, pazienza, bontà, benevolenza, fiducia, mitezza, padronanza di sé. In tutte queste opere la Legge non ha nulla a che fare. E infatti la Legge è il codice civile e liturgico dei Giudei, non un libro di morale e neanche un libro di religione.

LETTERA AGLI EFESINI

Paolo da Roma, 61-63 d.C.
- 5,5: condanna fornicatori, impudichi, avari.
- 5,22: Le donne siano soggette ai loro mariti.
- 6,5: Schiavi, obbedite ai vostri padroni.
- 6,8: ...ben sapendo che ciascuno [...] riceverà dal Signore la ricompensa secondo quel che avrà fatto di bene. Dopo morti, s'intende.
Lo schema delle lettere si ripete sempre uguale.

LETTERA AI FILIPPESI

Paolo e Timoteo da Roma, 61-63 d.C.
- 1,1: saluta i santi, i vescovi (altri traducono episcopi) e i diaconi. La setta si sta strutturando ed è tutta opera di Paolo.
- 2,23: la sua famosa causa in tribunale è ancora pendente, ma neppure qui si chiariscono le motivazioni di questa causa.
- 4,7-9: cita il suo dio della pace.
- 4,11: Paolo si adatta a vivere sia nelle strettezze che nell'abbondanza.
- 4,15-16: ringrazia per gli aiuti avuti dai Filippesi, anche perché furono i primi ad aprire con me un conto di dare e di ricevere. Prima e unica citazione di quello che sembra essere un conto corrente bancario usato per il trasferimento di denaro.
- 4,19: ...e il mio dio in cambio provvederà ad ogni vostra necessità. Li prende anche per il culo.

LETTERA AI COLOSSESI

Paolo da Roma, 61-63 d.C.
- 3,5: condanna fornicazione, impudicizia, passione, cupidigia.
- 3,18: Voi donne siate soggette ai vostri mariti.
- 3,22: Voi schiavi ubbidite ai vostri padroni.
- 3,24: ...sapendo che riceverete dal Signore la ricompensa dell'eredità. Dopo morti, s'intende.
- 4,18: il saluto che chiude la lettera è stato vergato di persona da Paolo. Ormai Paolo è così impegnato a diramare messaggi e gestire contribuzioni che si deve affidare ai suoi segretari anche per scrivere; non sappiamo se questi segretari scrivevano sotto dettatura di Paolo, se adattavano ai vari destinatari un canovaccio generale redatto da Paolo, oppure se avevano maggiore autonomia. E, soprattutto, non sappiamo se tutti questi scrivani hanno continuato la loro attività anche dopo la scomparsa di Paolo...

PRIMA LETTERA AI TESSALONICESI

Scritta intorno al 50 d.C. ad Atene (3,1) questa lettera è riconosciuta come il più antico scritto del NT.
- 1,10: Gesù ci libera dall'ira che viene. Paventa il giudizio universale.
- 2,4: Dio scruta i nostri cuori. Dall'antico testamento non sembrava; Yahweh deve andare a Sodoma per sondare la popolazione.
- 3: scrive da Atene avendo lasciato Tessalonia per via dei disordini di Atti 17.
- 4,3: No alla fornicazione è il primo precetto che cita.
- 4,4 Tenere a bada il proprio arnese.
- 4,6: No all'omosessualità. Viaggiando in Grecia deve essere rimasto turbato dai costumi locali.
- 4,16: Attesa del giudizio (parusia) e salvezza.

SECONDA LETTERA AI TESSALONICESI

Probabilmente scritta a Corinto nel 51 d.C. Paolo insieme a Timoteo scrivono questo breve richiamo ai fratelli indisciplinati. Generici inviti alla pazienza e alla perseveranza nell'applicare gli insegnamenti di Paolo, certi che Gesù ritornerà per giudicare tutti. Richiamo a quei fratelli che mangiano il pane a tradimento senza lavorare; chi non lavora, non mangia; seguite il nostro esempio di quando lavoravamo insieme a voi, sebbene noi avessimo il diritto di non lavorare in virtù della nostra missione. Coloro che nonostante questo richiamo persistono nell'ozio, vengano isolati perché si vergognino.
Paolo mette in guardia dalle lettere false che gli vengono attribuite (3,17); e anche questa stessa lettera, sostengono alcuni studiosi, potrebbe essere falsa.
Anche qui Il saluto è di mia mano, di Paolo.

PRIMA LETTERA A TIMOTEO

L'autenticità di questa lettera è dibattuta.
- 1,9: intricato discorso che forse si riassume così: la Legge è fatta contro i cattivi; io, Paolo, mi rivolgo ai buoni, quindi la Legge non si applica e non ci serve.
- 1,13: prima ero bestemmiatore, persecutore, violento. Però mi fu usata misericordia perché agivo per ignoranza, non possedevo la fede.
- 2,9: Le donne siano vestite con decoro, adorne di modestia e di verecondia, non di trecce o gioielli. La donna ascolti l'istruzione in silenzio, con piena sottomissione. Non permetto alle donne di insegnare né di dettar legge all'uomo, ma se ne stia in silenzio. A dimostrazione cita Adamo, che cadde in tentazione perché dette retta a una donna.
- 2,15: Tuttavia essa [la donna] si salverà mediante la generazione di figli.
- 3,1: requisiti di rettitudine dei vescovi (altri traducono episcopi).
- 3,8: requisiti dei diaconi.
- 4,3: non esistono i cibi impuri.
- 4,8: la vita presente e la vita futura.
- 4,10: Dio è il salvatore di tutti gli uomini, in primo luogo dei fedeli. C'è una priorità di salvataggio.
- 5,9-16: le donne o sono a carico del loro tutore, o sono a carico del loro marito. Se sono vedove, allora si risposino subito perché sono oziose, chiacchierone e indiscrete e la comunità non ha soldi da sprecare per loro. Lo stato di vedovanza è riconosciuto solo per le donne ultra-sessantenni.
- 5,17: requisiti dei presbiteri (v. Tito 1,5 qui di seguito). Mi sembra di capire che sono membri anziani di una comunità in attesa della nomina ufficiale del vescovo.
- 5,20: i presbiteri vanno svergognati in pubblico per le loro mancanze.
- 6,1: gli schiavi stiano sottomessi al loro padrone perché questa è la legge degli uomini; non ci piace ma dobbiamo evitare ritorsioni sui cristiani.

SECONDA LETTERA A TIMOTEO

L'autenticità di questa lettera è dibattuta.
- 1,3: il dio di Paolo è lo stesso dio dei Giudei, giusto perché non ci siano equivoci.
- 1,15: tutti quelli dell'Asia mi hanno abbandonato. Lo scisma tra cristiani Giudei e cristiani non-Giudei si è compiuto.
- 2,8: Gesù discende da David. Una simile affermazione nazionalistica stride con la mentalità di Paolo; qui c'è la manina di un patriota di Gerusalemme.
- 2,18: richiama all'ordine quei fratelli eretici Imeneo e Fileto (che non sappiamo chi siano) che sono andati in giro predicando che la resurrezione (di Gesù?) sarebbe già avvenuta. Anche questo contrasta con l'ideologia e le affermazioni precedenti dello stesso Paolo e fa pensare a questa lettera ad un falso redatto da Gesuani.
- 4,13: invita Timoteo, quando verrà a Roma, a riportargli il mantello, i libri e specialmente le pergamene.

LETTERA A TITO

L'autenticità di questa lettera è dibattuta.
- 1,2: nella speranza della vita eterna, promessa fin dai tempi più remoti da dio, che non può mentire. NON MI RISULTA PROPRIO. Nell'antico testamento i patriarchi al massimo raggiungono i loro avi e a Yahweh della loro morte non importa un fico e non ha mai detto nulla sul dopo; Yahweh e i patriarchi si interessavano solo dell'aldiquà.
- 1,5: caratteristiche del presbitero, che poi chiama anche vescovo in 1,7, che devono essere definiti in ogni città. Questo scrupolo organizzativo avanzato lascia molto perplessi gli studiosi, che sospettano un falso del 2o secolo, quando il cristianesimo comincerà veramente a strutturarsi.
- 1,10: diffida i circoncisi (cioè praticamente i Giudei) dal diffondere le loro idee, meglio tappare loro la bocca. anche questa violenza censoria è anacronistica, e lascia pensare a un falso molto più tardo.
- 2: sulle donne le solite cose; schiavi sottomessi ai loro padroni.
- 3: sottomettersi alle autorità temporali.
- 3,9: la genealogia non conta (cioè no al popolo eletto); no alle lotte intorno alla Legge.

LETTERA A FILEMONE

L'autenticità di questa lettera è dibattuta.
Paolo da Roma, 61-63 d.C. Paolo rispedisce schiavo Onesimo al suo padrone Filemone. Onesimo compare in Colossesi 4,9 come collaboratore di Paolo.

LETTERA AGLI EBREI

L'autenticità di questa lettera è dibattuta. Il problema è che se salta questo documento, allora salta anche la Lettera di Giacomo, che sembra strettamente collegata (v. questione su Raab).
Paolo da Roma, 67 d.C. ai suoi ex soci di Gerusalemme. Paolo va per la sua strada: la nuova dottrina è pronta.
- 2,14-17: ecco perché Gesù doveva essere come uno di noi e soffrire come uno di noi invece che essere un condottiero forte come Mosè.
- 3,1-6: Gesù è superiore perché serviva gli uomini, mentre Mosè serviva gli angeli.
- 4: sembra voler negare il sabato giudaico, ma non ho capito bene.
- 5,11: volano parole grosse: siete diventati duri d'orecchi .
- 6,9 fino 7: la Legge vuole che i sacerdoti appartengano alla tribù di Levi, Gesù era sacerdote ma non apparteneva alla tribù di Levi, quindi bisogna aggiornare la Legge.
- 8-9: Gesù è venuto a fare un nuovo patto dio-uomini che sostituisce quello dio-Mosè. Ciò implica nuovi riti e nuovi ambienti dove celebrare questi riti.
- 10,1-18: i sacrifici e gli olocausti non servono a togliere i peccati.
- 11,6: senza fede, niente ricompensa nell'aldilà.
- 11,11: Sara ebbe fede in dio e così concepì come promesso da Yahweh. NO: Sara si mise a ridere, e Abramo la vendette una seconda volta. Per dire quanta fiducia avessero in Yahweh.
- 11,13: Costoro [si riferisce ai protagonisti dell'antico testamento] morirono secondo la fede senza avere ottenute le cose promesse ... anelavano a una vita migliore, quella celeste. Vero che Yahweh non ha mantenuto la promessa, ma la vita celeste loro non sapevano neanche cosa fosse e quindi neppure la desideravano.
- 11,27: Per la fede Mosè fece [elenca un sacco di cose]. Esatto, ma non la fede spirituale, piuttosto la fede che Yahweh fulminava sul posto chi disubbidiva.
- 11,31: Raab la prostituta di Gerico si salvò avendo avuto fede negli esploratori Israeliti e quindi nel loro dio. Ma così condannando la sua città alla distruzione e i suoi abitanti innocenti allo sterminio. Vedi anche la risposta polemica nella Lettera di Giacomo 2.
- 12,2: Gesù è un perfezionatore della fede.
- 12,8: volano altre parole grosse: se non accettate la mia correzione allora non siete figli di dio ma siete dei bastardi (altri traducono con un più garbato figli illegittimi).
- 13,10: noi qui abbiamo i nostri riti e il nostro altare; quelle cose schifose che fate voi con la carne bruciata, il sangue e tutto, noi qui non le facciamo. Bravo Paolo! mi associo!
- 13,23: presto verrò a trovarvi. Ti aspettano con gioia.
Ovviamente Paolo non aveva nessuna intenzione di ritornare a Gerusalemme, da cui era fuggito proprio perché volevano fargli la pelle.

LETTERA DI GIACOMO

Gli studiosi sono incerti sulla identità di questo Giacomo, ma propendono per il fratello minore di Gesù che abbiamo visto essere anche il capo della setta in Gerusalemme, ma potrebbe anche essere uno dei due omonimi apostoli.

In sintesi: beati i poveri perché sarà loro il regno dei cieli; ama il prossimo tuo come te stesso; rispettare la Legge; fare la carità ai poveri. Altri punti notevoli:

● Giacomo 2: A che serve se uno dice di avere la fede ma non ha le opere? La pura fede in Gesù non è nulla se non è accompagnata dalle opere per Gesù che la provano. A Paolo saranno fischiate le orecchie (v. Lettera agli Ebrei 11,31). Giacomo non ci spiega che cosa intende in generale per "opere", ma fa due esempi: 1. Abramo pronto a sgozzare suo figlio Isacco dà prova della sua fede (Genesi 22,9); 2. Raab la prostituta di Gerico fu salvata perché aiutò gli Israeliti, tutti gli altri abitanti della città verranno sterminati (Giosuè 2-6). Non possiamo aspettarci di più da uno scritto pubblico, ma se Giacomo sceglie due fatti di sangue (e solo quelli) per illustrare il suo concetto di "opere", allora capiamo la reticenza di Giacomo e capiamo perché Giacomo è così polemico verso la dottrina della salvezza gratuita per pura fede di quel traditore apostata smidollato di Paolo, il teologo filosofo; Giacomo nel quartier generale della città in tumulto ha altre cose a cui pensare.

Nell'analisi dei vangeli che seguirà mostreremo che per fede in Gesù significa ubbidienza nel messia davidico, e che le opere per Gesù sono il proselitismo e la conversione all'ideologia dei vangeli; mission: il Regno dei Cieli. Nei vangeli le opere di conversione saranno quelle fatte da Giovanni il Battista e riprese da Gesù su ampia scala e con metodi spicci, e infatti Alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere. (Matteo 11,10). V. analisi parabola del fattore infedele.

● 5,16: Confessate l'un l'altro i vostri peccati e pregate gli uni per gli altri, affinché siate guariti. Primo riferimento alla pratica della confessione.

Lettere di Pietro

PRIMA LETTERA DI PIETRO

L'apostolo si rivolge ai Giudei cristiani lontani.
- 1,9: il fine della vostra fede: la salvezza delle anime. Cioè una ricompensa che verrà riconosciuta solo dopo morti. Un concetto duro da far digerire ai Giudei; a loro Yahweh prometteva sempre beni materiali: terre, bestiame, prole.
- 1,22: praticare l'amore fraterno.
- 2,9: ruolo privilegiato degli Israeliti: Voi siete una stirpe eletta, [...] una nazione santa, un popolo acquisito per annunziare [Gesù] .
- 2,11: repressione degli istinti sessuali.
- 2,13: siate sottomessi alle autorità.
- 2,18: schiavi e servi stiano sottomessi ai loro padroni.
- 3,1: donne sottomesse ai loro mariti; il loro abbigliamento deve essere sobrio.
- 4,5-7: il giudizio divino è prossimo.
- 4,8: la carità compensa i peccati.
- 5,13: ha un figlio di nome Marco.

SECONDA LETTERA DI PIETRO

Il redattore si presenta come Simeone Pietro apostolo di Gesù Cristo, ma ci sono forti sospetti che questa lettera sia un falso; gli stessi padri della chiesa hanno dubitato a lungo della sua autenticità.
- 1,16: noi non raccontiamo favole, ma verità di cui siamo stati testimoni oculari, e abbiamo udito la voce di dio.
- 3,8: Gesù ritornerà e il giudizio di dio è imminente; solo, per dio un giorno o mille anni sono la stessa cosa, per cui non mettetegli fretta. Così i millenaristi giustificano il ritardo nel ritorno del messia.
- 3,15: cita Paolo: lamenta che i suoi scritti contengono punti difficili da comprendere, ma riconosce che ci sono anche passi delle scritture difficili da capire.

Lettere di Giovanni

Si tratta di 3 lettere anonime tradizionalmente attribuite Giovanni evangelista, e quindi databili fine 1o secolo.

PRIMA LETTERA DI GIOVANNI

- 1,1: io sono testimone oculare.
- 2,2: Gesù è vittima espiatrice dei peccati universali.
- 2,13: usa la parola Maligno. E' l'impersonificazione del male.
- 2,18-22: cita l'imminente arrivo dell'Anticristo, ma è anche vero che ci sono molti anticristi. Anticristo è colui che nega il Padre e il Figlio [...] che ci ha promesso la vita eterna.
- 3,2: dopo morti saremo simili a Lui perché lo vedremo quale egli è .
- 2,11: amatevi l'un l'altro.
- 2,18: amiamo con opere di verità.
- 4,12: Nessuno ha mai veduto dio. Strano. Eppure Abramo gli faceva da cameriere e gli lavava i piedi (Genesi 18), mentre Mosè ci discuteva vis-a-vis (Esodo 33,11) anche per 40 giorni di seguito e lo salutava mentre passava con la Gloria GT-Turbo; probabilmente ha male interpretato il versetto (Esodo 33,20) dove Yahweh mette in guardia Mosè quando passa con la gloria: non guardarmi davanti, che altrimenti ti stiro!
- 5,20: il figlio d'Iddio è venuto e ci ha dato intelligenza per conoscere il vero.

SECONDA LETTERA DI GIOVANNI

Ha poco da dire:

● 1,1: chiama sé stesso l' Anziano.

● 1,10: diffidate dei non-cristiani.

● 1,12: usa carta e inchiostro.

TERZA LETTERA DI GIOVANNI

Ha poco da dire, posso solo notare che:

● 1,13: usa inchiostro e penna.

LETTERA DI GIUDA

Si presenta come servo di Gesù, fratello di Giacomo ma non è chiaro chi sia. Fatto curioso, cita il libro apocrifo Assunzione di Mosè al versetto 9 (l'arcangelo Michele si contende il cadavere di Mosè con il diavolo), e cita il Libro di Enoch ai versetti 13-17 (per quest'ultimo libro, vedi [APOCRIFI]).

● 7: Sodoma, Gomorra e le città vicine subirono il fuoco eterno causa fornicazione. In realtà la causa dell'ira di Yahweh per le due città è spiegata in Deuteronomio 32, dove fa una lunga invettiva contro tutti quelli che lo tradiscono con altri dèi, e conclude citando proprio le due città in Deuteronomio 32,32. Niente a che vedere con la fornicazione.

● 21: cita la vita eterna.

APOCALISSE

Non fa parte del canone ebraico. E' scritto in greco, lingua da cui origina il titolo Apokálypsis, che significa "rivelazione", da cui è stata coniata la nuova parola Apocalisse. Si tratta di un messaggio per lo più criptato inviato dalla chiesa giudaico-cristiana di Gerusalemme alle chiese sorelle dell'Asia Minore dove vengono impartite direttive sulle questioni che dividevano la comunità dei primi cristiani d'oriente, e vengono indicati i grandi nemici di Israele tra i quali ci sono gli occupanti Romani. Il contenuto criptato è materia per esegeti davvero esperti, per cui io mi concentrerò soprattutto sulla parte esplicita che è anche la più fantasmagorica e popolare.

Qui un tale che si presenta con il nome di Giovanni (che non sappiamo chi sia, forse uno degli apostoli? forse l'autore dell'omonimo vangelo?) ci spiega come avverrà il Giudizio Universale che lui ha visto in sogno.
La coreografia dell'evento è fantastica. Dio è in cielo assiso sul suo trono mentre regge il libro delle Legge. Si comincia con i salvati, che salgono in cielo con una tunica bianca, prima gli Israeliti (144'000 per la precisione, 12'000 per ciascuna tribù d'Israele) e poi i non-Israeliti in numero imprecisato.
Poi si passa al castigo dei condannati rimasti sulla Terra. Il libro che dio regge in una mano è chiuso da sette sigilli. I sigilli vengono aperti uno ad uno con studiata teatralità, mentre sulla scena compaiono in successione vari personaggi, prima i cavalieri dell'apocalisse e poi gli angeli distruttori.
I cavalieri dell'apocalisse vanno ad infierire sugli uomini colpendoli uno ad uno, mentre gli angeli impiegano armi di distruzione di massa che rivoltano la Terra e portano devastazione, parassiti e pestilenze. Tutto l'universo viene riassorbito, e spariscono il Sole, la Luna e le stelle. Infine il cielo si riavvolge come un sipario, lasciando un panorama di tenebra e desolazione.
E siamo solo al capitolo 8. Ne rimangono altri 14 di questo tenore che coinvolgono la distruzione dei nemici storici di Israele, compresi le odiatissime Roma e Babilonia, in un turbine di mostri, catastrofi e altri fenomeni fantastici. Il libro si chiude con la distruzione totale dei corpi dei morti e della morte stessa.
Fatto curioso, il capitolo 13 presenta diverse creature mostruose di natura demoniaca che gli studiosi associano con l'impero romano, e che per ovvi motivi l'autore non nomina in modo esplicito; però in 13,18 una di queste creature viene associata con il famoso numero della Bestia 666 che risulterebbe da qualche oscura elucubrazione numerologica non specificata fatta probabilmente sul nome di qualche imperatore del tempo.
Alla fine di questo cataclisma rimane solo la Gerusalemme Celeste, la città della perfezione illuminata da Dio nella quale i salvati vivranno per l'eternità. Per inciso, le mura della città hanno 12 porte come 12 sono le tribù di Israele, e nella piazza centrale sorge l'albero della vita che qui fa esattamente 12 frutti ogni mese (il lettore attento potrà capire a chi sono destinati questi 12 frutti) e le cui foglie sono per la terapia delle genti (e Giovanni ne ha già fumate un bel po').
Chiusura con ringraziamento a Gesù, che di robe simili non ha mai parlato.
FINE.

I vangeli: una spennellata di gnosticismo

La gnosi è letteralmente la conoscenza (sottinteso: del divino), ovvero una specie di sesto senso del metafisico. Essere a-gnostici significa quindi non avvertire questa conoscenza. Il bisogno dell'uomo di credere e interpretare il mondo metafisico è ancestrale nell'uomo (cfr Nati per credere di Girotti - Pievani - Vallortigara, edizioni Codice, 2008).

La filosofia religiosa gnostica ha origine nei tempi antichi dal profeta iranico Zaratustra, detto anche Zoroastro, vissuto forse tra il 9o e l'8o secolo a.C. La sua religione è detta anche zoroastrismo, o mazdeismo dal nome del dio Mazda creatore del Bene e del Male.

I sacerdoti di Yahweh durante la cattività babilonese sono sicuramente venuti a contatto con gli esponenti di questa filosofia che operavano come maghi e indovini presso la corte del re. L'albero della conoscenza del Bene e del Male forse esprime nient'altro che la meditazione gnostica ma usando il linguaggio povero dell'AT; anche il serpente tentatore potrebbe essere il tentativo un po' rudimentale di introdurre il Male nelle vicende umane. Il gnosticismo apparve ai sacerdoti di Yahweh forse come una scappatoia per spiegare le loro alterne disgrazie (la perdita del potere e la deportazione) e poi il riscatto e la ritrovata fiducia con il ritorno il Gerusalemme e la promozione a governatori di Canaan; così Yahweh non li ha mai realmente abbandonati e alla fine li salva dal Male. La mitologia sumerica e lo gnosticismo avrebbero quindi ispirato il racconto della creazione che troviamo nel libro della Genesi. Il tema gnostico non viene ulteriormente sviluppato nell'AT, e in generale il racconto della creazione non ha riferimenti nel resto della Torah, evidentemente perché si tratta di aggiunta tardiva risalente forse al 6o o 5o secolo a.C.

L'influenza del pensiero gnostico diventa invece evidente nel NT; la variante dello gnosticismo cristiano raggiungerà la massima diffusione nel quarto secolo d.C. e sarà perseguitata dalla Chiesa Cattolica fino almeno al 1209. I fondamenti della teoria sono:

Secondo lo gnosticismo cristiano la lieta novella (cioè i vangeli) si può sintetizzare come segue:

L'attenta analisi condotta in [APOCRIFI-NT] pp. 477-579 individua perle di pensiero tipicamente gnostico dentro al NT, da cui traggo questo piccolo estratto:

A questi riferimenti io aggiungo anche i seguenti:

E' semplicemente ridicolo pensare che Gesù abbia espresso simili concetti filosofici di fronte a una platea di pescatori e contadini analfabeti della galilea, per cui tali inserti vanno considerati come elaborazioni degli evangelisti nonché elucubrazioni di Paolo che si rivolgevano a lettori più esigenti.

In alcuni casi (per esempio quando sono coinvolte le spade) c'è di mezzo lo sforzo dei pii esegeti moderni di mitigare l'imbarazzo attraverso una interpretazione gnostica complicata, ma in cuor loro si chiedono come mai Gesù (o chi per lui) non abbia espresso gli stessi concetti usando parole diverse.

Per concludere, il fatto che alcune frasi dei vangeli, isolate dal contesto e che costituiscono appena l'1% del tutto, siano in qualche modo rocambolesco suscettibili di una interpretazione gnostica, dimostra che non è lo gnosticismo la strada giusta per capire i vangeli.

Tra i fondatori della filosofia cristiano-gnostica vi sono il vescovo e teologo greco Marcione che, intorno al 144 d.C., redige uno dei primi vangeli gnostici partendo forse dal vangelo di Luca, dal quale rimuove ogni riferimento all'AT e ogni riferimento alla natura umana di Gesù. Lavoro improbo il suo, considerato che gli apostoli scelti dallo stesso Gesù sono pescatori analfabeti che gnosi non sanno neanche come si scrive, e che le spade vere ce le hanno e ben affilate.

I vangeli: una biografia contraddittoria

Se consideriamo i vangeli come racconto biografico su Gesù, allora emergono numerose inconsistenze di natura logica, storica e geografica. Questo dimostra ancora una volta che i vangeli NON SONO UNA BIOGRAFIA ma sono piuttosto una testimonianza ideologica che analizzeremo più avanti. Qui analizziamo punto per punto le incongruenze dei vangeli solo per dimostrare che non è questo il modo corretto di interpretarli.

Il libro di [TOMMASI] è una antologia delle più pertinenti critiche al NT elaborate negli ultimi due secoli, alle quali l'autore aggiunge le proprie osservazioni; qui riassumo alcune perle, che sono comunque una frazione minima del materiale:

Traggo spunto da https://it.wikipedia.org/wiki/Vangeli_sinottici:

Agli elenchi precedenti, aggiungo anche:

I vangeli: un testamento ideologico da decodificare

Ora cambiamo completamente punto di vista, e rinunciamo a ricercare nei vangeli un biografia coerente. Infatti i vangeli sono brevi racconti di natura prettamente ideologica redatti in codice. Tutti gli studiosi, anche quelli confessionali, riconoscono che i vangeli non sono una credibile biografia di Gesù. A questo punto tutte le piccole a grandi incongruenze che abbiamo elencato prima si ridimensionano ed emerge il vero intento degli evangelisti.

Dobbiamo anche fare lo sforzo di liberarci da ogni condizionamento della dottrina cristiana e da tutto il folclore creato intorno al Gesù buono e martire a cui siamo stati abituati.

L'analisi che segue si basa largamente sul lavoro di [PIRODDI] che è riuscito a decodificare il linguaggio degli evangelisti per arrivare là dove nessun esegeta biblico era mai giunto prima.

Profilo dell'evangelista

Non conosciamo gli evangelisti, e i testi che ci sono pervenuti sono probabilmente il risultato della composizione di parecchi contributi e parecchie varianti accomunate da una visione ideologica comune. Conoscere nome e cognome degli evangelisti non è poi così rilevante, poiché probabilmente erano persone comuni che non hanno mai avuto ruoli importanti nella società. Se potessimo elencare tutti i redattori che hanno contribuito alla scrittura dei vangeli, probabilmente avremmo un elenco di decine di nomi di perfetti sconosciuti. Tuttavia dalle considerazioni che seguiranno possiamo tracciare il profilo dell'evangelista con una certa accuratezza; conoscendo meglio l'autore potremo capire quello che scrive.

Anagrafica e formazione culturale. L'evangelista è un cittadino dell'Impero Romano discendente da emigranti Israeliti ben integrati e di solida posizione economica; è nato intorno al 50 d.C.; ha una cultura medio-alta di stampo ellenistico; la sua lingua di interscambio è il greco e conosce solo poche parole di aramaico; non conosce l'ebraico e perciò deve leggere il Tanach nella versione Septuaginta (cfr analisi di Matteo 1,23; Matteo 22,44; Marco 12,36; Luca 20,42; 24,13). Alcuni evangelisti sono di sangue misto giudaico e greco (come Luca), per cui sono particolarmente sensibili al tema irrisolto della partecipazione dei Gentili nel movimento dei Gesuani; il greco è la loro prima lingua (Matteo? Luca? Giovanni?).

Contesto sociale. L'evangelista non si riconosce nella religione pagana ma neppure nella Legge Mosaica che non ha mai praticato; probabilmente è sostanzialmente ateo, ma è un patriota e riconosce il legame tra Yahweh e i Patti Abramitici che legano il popolo di Israele alla terra di Canaan; vive in un contesto sostanzialmente Romano e forse vive in Roma stessa e perciò risente della ostilità verso i Giudei e verso gli Israeliti; subisce le discriminazioni dei Giudei perseguitati dai Romani (cfr decreto di espulsione di Claudio del 49 d.C. e il pogrom che seguì l'incendio di Roma del 64 d.C.); frequenta le sinagoghe dove conosce fratelli politicamente impegnati; li accomuna la formazione culturale e l'ostilità contro i Romani; partecipa a riunioni carbonare dove ha provato il brivido della sedizione.

Ideologia politica. L'evangelista assiste angosciato e impotente alle notizie tragiche che provengono dalla terra dei suoi antenati dopo la carneficina della Prima Guerra Giudaica (66-73 d.C.); la profanazione e la distruzione del Tempio di Gerusalemme, che lui non ha neanche mai visto, è il segno di un legame che si è spezzato per sempre; non avendo mai vissuto in Canaan, la Legge è per lui solo un elemento identitario e non un asfissiante elenco di norme di vita; il suo patriottismo prevale largamente sulla fede in Yahweh e nella sua Legge, e si chiede come mai il suo popolo non riesca a reagire all'oppressione della casta e all'occupazione romana; identifica nella Legge un ostacolo da superare e da riformare; il movimento di Giovanni gli suggerisce l'idea di una rivoluzione che parte dal basso della società e che prevale con la forza del numero; ha la forma mentale e la preparazione culturale per andare oltre Giovanni e oltre la Legge, ed elabora l'ideologia del messia davidico sul modello del Canto del servo sofferente (Isaia 52-53) e del Canto dell' unto del Signore (Isaia 61-62).

Attivismo e militanza. L'evangelista decide che è venuto il momento di divulgare queste sue idee tra i fratelli per condividere con loro il peso che lo angoscia; meglio ancora se queste idee sono confezionate in una risposta polemica a un fratello traditore (Paolo) che si è appropriato di un martire Israelita (Gesù) per attribuirgli un ruolo inverosimile di salvatore dell'umanità; la confezione di queste idee deve però passare al vaglio delle autorità romane che sono allertate e sono molto suscettibili, per cui occorre essere prudenti e occorre usare un linguaggio che solo chi ha orecchie per intendere può intendere; l'ideologia del messia davidico viene diffusa come "buona notizia" che allieta i fratelli sparsi nell'Impero Romano e che forse suggerirà a un prossimo leader dei ribelli in patria qualche buona idea (se solo qualcuno in patria avrà la pazienza di tradurre dal greco all'aramaico).

I vangeli - un successo editoriale. La "buona notizia" si diffonde tra i circoli dei Gesuani, viene ulteriormente elaborata e affinata dalle cellule locali con contributi di redattori anonimi. I contributi vengono selezionati sulla base della ideologia e in modo del tutto indipendente da un qualsiasi fondamento storico e biografico. I miracoli vengono aggiunti a grande richiesta popolare, ma gli autori non credono a una sola parola di quello che scrivono: è tutto materiale apologetico o funzionale all'inserimento del messaggio ideologico. Mimetizzati tra Giudei osservanti, Cristiani e Gentili convertiti, i Gesuani mantengono saldamente il controllo sul contenuto ideologico e sono padroni del codice comunicativo che rimane accessibile solo a pochi eletti. Gli evangelisti si compiacciono che anche i fratelli che sbagliano di Paolo accolgono la "buona notizia", la fanno loro e la diffondono, inconsapevoli del suo reale contenuto. Missione compiuta.

Una società lacerata tra puri e impuri

La maggior parte della popolazione della Palestina era povera quando non misera, erano contadini, pastori, pescatori e braccianti. Le malattie contagiose erano molto diffuse, soprattutto la lebbra e le malattie veneree. Così una massa di menomati resi ciechi, storpi, monchi, e con evidenti segni delle piaghe lasciate dalle malattie, vagavano chiedendo l'elemosina. Ignoranza, analfabetismo, promiscuità e carenza di igiene completano il quadro desolante.

Secondo la Legge Mosaica la benevolenza di Yahweh si manifesta attraverso la benedizione, costituita da lunga vita, salute, figli, vestiti, bestiame, e altri beni materiali (Deuteronomio 15,4-6 e Deuteronomio 28). E la benevolenza di Yahweh coincide con la condizione di purezza del fedele osservante. Il libro di Giobbe esemplifica perfettamente questa concezione.

Come logica conseguenza, la mancanza di benedizione era segno della malevolenza di Yahweh, ovvero una condizione di impurezza ovvero di peccato. E tuttavia il fedele di Yahweh doveva accettare questa condizione, e sperare solo in un ripensamento di Yahweh. La stretta osservanza della Legge, le pratiche di purificazione, e le offerte al tempio di Gerusalemme, potevano aiutare. I guaritori, che pure esistevano, non operavano sulla causa della malattia stessa, ma intercedevano tra il malato e Yahweh; del resto pretendere che un uomo volesse sovvertire la volontà di Yahweh era blasfemia punibile con la morte. Anche Gesù è un guaritore che intercede tra malato e dio, ma il malato guarisce solo se ha fede in Gesù (Matteo 9; Marco 2,5; Marco 9,23; ...).

La Legge non ha pietà per gli impuri, che Yahweh schifa e tiene a distanza:

nessun uomo che abbia qualche deformità potrà accostarsi: né il cieco, né lo zoppo, né chi abbia il viso deforme per difetto o per eccesso, né chi abbia una frattura al piede o alla mano, né un gobbo, né un nano, né chi abbia una macchia nell'occhio o la scabbia o piaghe purulente o sia eunuco.
(Levitico 21,16-23)

I menomati non possono fare i sacerdoti e non si possono neanche avvicinare alle parti più interne del tempio, là dove si porgono le offerte a Yahweh. E inoltre dio non ascolta i peccatori ma se uno è pio e fa la sua volontà, questo lo ascolta (Giovanni 9,31). Però fare la volontà di dio costa, e non tutti se lo possono permettere. La purificazione dopo la lebbra è molto cara (Levitico 14). La Legge e i suoi adempimenti costituiscono un onere insostenibile per la maggior parte della popolazione. E caduta la possibilità di adempiere ed essere così benedetti, cade anche la speranza.

Ci sono ben 613 norme nella Legge Mosaica, talune estremamente onerose. Ad esempio, si prevede che ogni uomo faccia almeno un pellegrinaggio all'anno al tempio di Gerusalemme per porgere l'offerta. Immaginiamoci un contadino della Galilea che una volta all'anno deve lasciare la sua famiglia, affrontare un viaggio a piedi di 50 km per arrivare a Gerusalemme, pagare per entrare nel tempio, pagare per comprare gli animali votivi, pagare per le purificazioni, e quindi fare ritorno a casa. La maggior parte dei poveri semplicemente non ne aveva la possibilità e quindi vivevano rassegnati nella loro condizione di impurità. I più neppure conoscevano per intero le 613 norme, per cui davano per scontato di averne violata almeno una; e anche il riscatto per inavvertenza era a titolo oneroso (Levitico 4,27; 5,11).

Infine, la condizione di impurità coincideva con l'esclusione dalla società che conta: il puro che viene a contatto con l'impuro diventa egli stesso impuro. E Pietro sa di essere impuro, perciò mette in guardia Gesù: Allontanati da me, Signore, perché io sono un peccatore (Luca 5,8). Vedremo che Gesù, a differenza di Sadducei e Farisei, non respinge Pietro, anzi: vedremo che l'arruolamento di peccatori e impuri è proprio la strategia fondamentale di Giovanni e di Gesù: non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori (Matteo 9,13; Marco 2,17).

Mentre i Sadducei detenevano il potere e convivevano agiatamente con i Romani, mentre i Farisei avevano risolto il problema di mettere insieme il pranzo con la cena e si potevano permettere di disquisire sulla Legge, tra le masse popolari avevano maggior successo gli Zeloti coi loro metodi violenti, oppure gli Esseni che accoglievano solo i più puri nei loro eremi nel deserto e si preparano all'atteso segno da parte di Yahweh. Ma nessuno aveva una proposta per la base sociale più povera.

In conclusione, forse l'80% della popolazione era povera, viveva emarginata, e senza speranza di riscatto dalla condizione di impurità, né Yahweh li avrebbe mai aiutati a riconquistare Israele. Perché, ricordiamolo, nulla avviene al mondo senza che Yahweh lo abbia determinato. Ma un nuovo predicatore nel deserto, Giovanni detto il Battista, arriva per cambiare questo stato delle cose. O almeno ci prova, a modo suo.

La lieta novella in parole esplicite

Detto in breve, la lieta novella secondo i vangeli dice questo: è arrivato il messia davidico salvatore di Israele come previsto dai profeti, egli si chiama Gesù, scaccerà i nemici, costituirà il Regno di Dio, e ribalterà la piramide sociale per dare finalmente giustizia ed equità a un popolo umiliato da invasori e oligarchie; solo allora si potrà ristabilire il dominio assoluto della Legge e la sua piena applicazione; il fatto che Gesù sia stato giustiziato dai Romani non è un incidente, ma un piano deliberatamente predeterminato per un ritorno in forze di Gesù risorto; quando e come ciò avverrà è un mistero noto solo a Yahweh.

In definitiva, i vangeli sono il sogno consolatorio per Giudei esiliati affetti da sindrome da dissonanza cognitiva che aspirano a ritornare un giorno nel loro paese liberato. Il linguaggio che gli evangelisti usano è largamente in codice perché i Romani sono piuttosto suscettibili con coloro che istigano alla sedizione (il caso di Gesù insegna), mentre i sacerdoti del tempio sguinzagliano le guardie a caccia di eretici e teste calde (e Paolo, in una sua vita precedente, era una di queste guardie).

Giovanni il Battista consola gli impuri

Giovanni detto il Battista proviene forse da famiglia altolocata (Luca 1,5); egli è il predicatore nel deserto annunciato dal profeta (Isaia 40,3; Matteo 3,3; Marco 1,2; Luca 3,3; Giovanni 1,23). Come raccontano i vangeli, e come ci conferma lo storico Giuseppe Flavio ([ANTICHITA_GIUDAICHE] 18,116), Giovanni raduna migliaia di persone nel deserto della Galilea e lava gli impuri nelle acque del Giordano con un rito del battesimo di sua invenzione e di dubbia conformità alla Legge; tuttavia, dice Flavio, la purificazione del corpo era propedeutica al perdono dei peccati e pertanto aveva una qualche efficacia. Il battesimo di Giovanni si ispira ai bagni purificatori degli Esseni, ma a differenza di questi non si ripete e ha piuttosto l'aspetto di un rito di iniziazione per entrare nella setta. Migliaia di emarginati accorrono per ottenere quella consolazione che gli viene altrimenti negata (v. [ESPOSITO_SU_GESU] p. 93). Giovanni accoglie anche pubblicani e soldati, ma respinge con parole di fuoco quegli ipocriti dei Sadducei e dei Farisei perché non fanno abbastanza:

Razza di vipere! Chi vi ha insegnato a cercare scampo dall'ira ventura? Fate dunque veri frutti di conversione [...] La scure sta già sulla radice degli alberi; perciò ogni albero che non porta buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco.
(Matteo 3,7-10)

Tra i seguaci di Giovanni c'è anche un certo Gesù che aspetta il suo momento. Anche Gesù si è fatto battezzare da Giovanni, ma solo come atto formale di adesione al movimento e non certo perché fosse peccatore.

Ma l'attività di proselitismo di Giovanni preoccupa re Antipa, che fa arrestare e giustiziare Giovanni. Secondo i vangeli c'è di mezzo la critica che Giovanni rivolge al re per via di una banale tresca di corte (Matteo 14,1-36). La questione viene confermata dallo storico Giuseppe Flavio, che però ci dà anche un'altra motivazione: i discepoli di Giovanni sembrano ubbidire ciecamente a ogni parola del maestro, perciò Antipa agisce preventivamente contro Giovanni ([ANTICHITA_GIUDAICHE] 18,116-119; [PIRODDI] pp. 47 e 73). Che Giovanni stesse veramente organizzando una rivolta per il trono non ne abbiamo certezza, ma di sicuro Antipa temeva Giovanni e temeva ancora di più i Romani, che già avevano licenziato il fratello Archelao incapace di contenere le rivolte.

Uscito di scena Giovanni, è venuto il momento di Gesù. Paradossalmente, mentre di Giovanni abbiamo qualche riscontro storico, di Gesù rimane pochissimo, e dobbiamo rifarci ai vangeli per il seguito della storia. Tutti gli studiosi riconoscono che i vangeli sono scritti di natura ideologica, e che essi non costituiscono una biografia di Gesù. Tuttavia è tutto quello che abbiamo. In ogni caso, se i vangeli non sono una biografia di Gesù, sono però una testimonianza del pensiero degli evangelisti. Ed è questo pensiero che andiamo adesso ad esaminare. Perciò da questo momento in poi quando dirò che "Gesù ha fatto" oppure che "Gesù ha detto" si deve intendere "l'evangelista attribuisce a Gesù tali atti".

Gesù è l'unto re di Israele

I vangeli sono comprensibili solo per chi ha orecchie per intendere, e cioè solo per chi conosce l'AT, e cioè i Giudei. Luca ci dice chiaramente che sta scrivendo in codice quello che per il momento non si può dire alla luce del Sole ma che sarà svelato solo quando sarà il momento:

Non c'è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. Pertanto ciò che avrete detto nelle tenebre, sarà udito in piena luce; e ciò che avrete detto all'orecchio nelle stanze più interne, sarà annunziato sui tetti.
(Luca 12,2-3)

Quindi, stirando la frase, ci sono cose nascoste, ci sono segreti indicibili, ci sono complotti carbonari; solo al momento opportuno tutto verrà rivelato dai tetti. Il cosiddetto segreto messianico, ovvero il mistero del Regno dei Cieli, serve semplicemente a coprire le fasi preparatorie della rivoluzione, e può essere rivelato solo alla cerchia ristretta degli apostoli. Al momento opportuno il segreto sarà annunziato sui tetti, forse una allusione alla chiamata all'azione suonata dai corni di guerra sulle case di Gerusalemme. A quel punto anche le pietre avranno capito chi è Gesù e cosa è venuto a fare (Luca 19,40).

Il perché del linguaggio prudente, allusivo e spesso in codice, è evidente. Ciò premesso, non bisogna scavare molto per capire chi è il protagonista dei vangeli è qual'è il suo glorioso destino; la prima riga del primo vangelo dice già tutto:

Genealogia di Gesù cristo figlio di David figlio di Abramo
(Matteo 1,1).

Se queste parole dicono poco al profano, esse disvelano un mondo a chi conosce l'AT:

Gesù è l'unto, = messiah in ebraico, = Χριστός (christos) nell'originale in greco, cristo nel neologismo coniato per la lingua italiana. Per chi non si fida dei traduttori che conoscono il greco e l'ebraico, ci pensa Giovanni a ribadire la cosa (Giovanni 1,41; Giovanni 4,25). L'unto è il prescelto da Yahweh per salvare Israele, sia esso un profeta, un re, o il sommo sacerdote del tempio di Gerusalemme come avviene da Aronne in poi (Levitico 8,12; Levitico 21,10). Nel caso di Gesù si tratta proprio di un re al quale il Signore Dio darà il trono di David (Luca 1,32); egli siederà sul trono a fianco di Yahweh, ed entrambi poseranno i loro piedi sopra ai nemici (Salmi 110,1 citato in Matteo 22,41-44; Marco 12,36; Luca 20,41-43).

Dunque Gesù è l'unto come lo furono David e Salomone (1Samuele 16; 1Re 1,39). La sua missione e la sua tattica di arruolamento sono già previsti dal profeta; scrive infatti il trito-Isaia nel 5o secolo a.C. ai tempi della dominazione persiana:

Lo spirito del Signore Dio è su di me
perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati
a proclamare la libertà degli schiavi
la scarcerazione dei prigionieri
a promulgare l'anno di misericordia del Signore
un giorno di vendetta per il nostro Dio
per consolare tutti gli afflitti
per allietare gli afflitti di Sion
[...]
vi godrete i beni delle nazioni
trarrete vanto dalle loro ricchezze
(Isaia 61).

Riprenderemo più avanti le parole del profeta di Isaia, che corrispondono a Sofonia 2-3, e vengono riprese in Luca 4,18, e vedremo che corrispondono esattamente al racconto dei vangeli.

Unto = messia = cristo.

Riferimenti a "messia" nei vangeli ([VAT] e quindi CEI 2008):
Matteo 2,4 22,42
Marco 12,35
Luca 2,26
Giovanni 1,41 4,25 4,29
totale: 7

Riferimenti a "cristo" nei vangeli ([VAT] e quindi CEI 2008):
Matteo 1,1 1,16 1,17 1,18 11,2 16,16 16,20 23,10 24,5 24,23 26,63 26,68 27,17 27,22
Marco 1,1 8,29 9,41 13,21 14,61 15,32
Luca 2,11 3,15 4,41 9,20 20,41 22,67 23,2 23,35 23,39 24,26 24,46
Giovanni 1,17 1,20 1,41 3,28 (Giovanni Battista nega di essere il cristo) 4,25 7,26 7,27 7,31 7,41 (2 volte) 7,42 9,22 10,24 11,27 12,34 17,3 20,31
totale: 48

Per i lettori Romani o Greci non informati della Torah, l'unto è un lottatore che si cosparge d'olio per sfuggire alla presa dell'avversario, oppure è un edonista che si depila secondo la moda del tempo e poi lenisce il rossore della pelle con l'olio d'oliva.

Gesù è erede di David, il primo grande re mitologico che conquistò la città santa di Gerusalemme con la sua spada e riunì il popolo di Israele in un grande regno (2Samuele 5). Lo stesso destino aspetta Gesù, che non a caso Matteo e Luca fanno nascere rocambolescamente a Betlemme come il suo illustre avo (1Samuele 16,1). Giovanni 7 rimette le cose a posto: Gesù è il messia davidico, ignorante della Legge ma invincibile liberatore, anche se viene dalla Galilea e non da Betlemme. David è il vero protagonista dei vangeli; Gesù ne è solo l'interprete.

Gesù è erede di Abramo, l'uomo al quale Yahweh promise la terra (i cosiddetti Patti Abramitici in Genesi 15 e Genesi 17). E' questa eredità della terra il bene più prezioso che Abramo lascia al figlio Isacco e che Isacco lascia a Giacobbe alias Israel. E' questa la terra che ora eredita Gesù in quanto "figlio di Abramo".

Gesù è erede legittimo al trono di Israele. Se l'origine e il destino di Gesù non fossero ancora abbastanza chiari al lettore, Matteo introduce il padre adottivo Giuseppe e una dettagliata genealogia che va da Abramo a David, e da David a Giuseppe (Matteo 1,2-16), cosa che rende Gesù legittimo pretendente al trono vacante di Gerusalemme ed erede dei patti abramitici.
 Ancora secondo la narrazione di Matteo, il feroce re idumeo Erode il Grande, vassallo dei Romani, tenta di sbarrare la strada al legittimo discendente di David e liberatore di Israele Gesù ordinando la cosiddetta strage degli innocenti. Non contento, Matteo aggiunge anche l'episodio dei "magi giunti dall'oriente", ovvero Matteo allude a possibili accordi coi Parti, nemici numero uno dei Romani.

Gesù segna la riscossa di Israele. Se questo non fosse ancora abbastanza chiaro al lettore, Matteo 1,17 osserva che sono trascorse esattamente 14 generazioni per passare dalla promessa di Yahweh ad Abramo fino al glorioso regno di David; seguono altre 14 generazioni per arrivare alla catastrofica distruzione di Gerusalemme e all'esilio di Babilonia, segnando il punto più basso della parabola di Israele; infine, sono altre 14 generazioni per passare dall'esilio a Gesù, destinato a inaugurare un nuovo ramo ascendente della parabola del successo di Israele.

I vangeli vogliono che il lettore abbia ben chiaro qual'è il carisma e il destino di Gesù:

Maria era illibata. Per mettere a tacere le illazioni sulla onorabilità della madre Maria, Matteo trova nelle parole del profeta Isaia (Isaia 7,14) lette sulla Septuaginta la profezia dell'origine virginale di Gesù che sistema il problema. E pazienza se quel versetto è una traduzione pasticciata, non parla affatto di Gesù, né tanto meno di nascita virginale.

Gesù è il salvatore che viene dall'Egitto. Se ancora questo non bastasse, Matteo costruisce l'intricata storia della fuga in Egitto per poi presentare il trionfale rientro dall'Egitto, perché così avvenne per Mosè (Esodo; Osea 11,1) e perché così accadde per quel sedizioso detto l'Egiziano ([TOMMASI] p. 120-122 cita [ANTICHITA_GIUDAICHE] 20,169-172 e [GUERRA_GIUDAICA] 2,261-263). Che Gesù sia l'erede del condottiero Mosè che parlava direttamente con Dio e che scrisse la Legge, e sia anche l'erede del profeta Elia che difese la Legge con la spada, Matteo ce lo spiega con l'episodio della trasfigurazione (Matteo 17) dove Gesù incontra i due illustri predecessori risorti. Abbiamo visto che Mosè è spietato con il suo popolo e con i nemici (Esodo 32,28; Numeri 31; ...), mentre Elia sgozza personalmente 450 profeti di Baal rei soltanto di adorare il dio sbagliato (1Re 18). E' curioso notare che Elia compie anche gli stessi esatti miracoli di Gesù; l'unica differenza è che Elia moltiplica il pane e l'olio che sono gli ingredienti base di una sana dieta mediterranea; Gesù preferisce il vino.

Gesù incoronato re di Israele. Secondo Matteo, arrivano addirittura misteriosi anonimi dignitari "magi" da oriente (cioè dalla terra dei Parti ultra-nemici degli occupanti Romani) pronti a riconoscere Gesù re di Israele; la loro strada è illuminata da una stella che non è altro che il simbolo di David (Numeri 24,17). In termini ancora più espliciti, il racconto fantapolitico di Matteo allude ai Parti come possibili alleati per conquistare il trono di Israele, Parti che sarebbero pronti a riconoscere Gesù come re al posto dell'odiatissimo Erode il Grande vassallo dei Romani. Il linguaggio fumoso serve per scampare all'accusa di sedizione.
 Ci manca ancora qualche cosa? Sì, ci manca l'investitura popolare. Ed ecco qui l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme tra ali di folla che lo acclamano re, esattamente come descritto per l'incoronazione di re Salomone (1Re 1; Matteo 21; Marco 11; Luca 19; Giovanni 12). E' Gesù stesso che organizza tutta la cerimonia nei minimi dettagli. Marco e Giovanni sono sintetici, mentre Matteo e Luca si fanno prendere dall'entusiasmo; per Luca addirittura Gesù è più grande di Salomone (Luca 11,31).
 Gli evangelisti stanno evidentemente leggendo Zaccaria 9,9 dove il re entra nella città santa cavalcando un puledro figlio di un'asina tra ali di folla esultanti perché è arrivato il salvatore di Israele che batterà gli odiati Greci occupanti.
 Il racconto di Luca 19 è quello più vivido e pieno di dettagli, così che il lettore che conosce l'AT non ha più dubbi su cosa intendono gli evangelisti: Gesù è l'unto designato da Yahweh, è re di Israele come David, ed è saggio come re Salomone. Mentre Gesù avanza lentamente tra ali di migliaia di suoi discepoli che lo acclamano re figlio di David, i Farisei invitano Gesù alla prudenza; Gesù risponde spavaldo: Vi dico che se taceranno costoro, si metteranno a gridare le pietre.
 Così Gesù, protetto da migliaia di suoi discepoli, sta per compiere indisturbato il suo raid nel tempio di Gerusalemme sotto il naso delle guardie impotenti che hanno paura della folla (Marco 11,18; Luca 20,19). Il mistero del Regno dei Cieli è ora noto a tutti e Gesù è diventato un sedizioso "malfattore".

Gesù scende dal Monte degli Ulivi. Il Monte degli Ulivi si trova di fronte a Gerusalemme verso oriente. Secondo Giuseppe Flavio è su quel monte che i combattenti Zeloti preferivano riunirsi in preparazione di un attacco ([GUERRA_GIUDAICA] 2,261-262; [ANTICHITA_GIUDAICHE] 20,169-170). E' lì che il profeta Zaccaria fa atterrare Yahweh sceso dal cielo per guidare Gerusalemme in battaglia contro le nazioni (Zaccaria 9,9; 14). E' lì che il famoso ribelle detto "l'Egiziano" (Atti 21,38; [ANTICHITA_GIUDAICHE] 20,169-172; [GUERRA_GIUDAICA] 2,261-263; [TOMMASI] 4.21 p. 120) organizzò il fallito assalto a Gerusalemme verso il 50 d.C. poi represso dalla cavalleria romana. E' partendo da quello stesso monte che Gesù fa il suo ingresso trionfale in Gerusalemme in sella a un asino, esattamente come previsto che debba fare il re salvatore di Israele (Zaccaria 9,9); Gesù avanza tra ali di folla che lo acclamano re di Israele figlio di David (Matteo 21,1; Marco 11,1; Luca 19,29). Ed è proprio su quel monte che gli evangelisti collocano Gesù al momento del suo arresto (Matteo 26,30; Marco 14,26; Luca 22,39; Giovanni 8,1). E' evidente che gli evangelisti conoscono bene il valore simbolico di quel monte, e tutti hanno voluto citarlo per mandare un messaggio in codice ai Giudei Gesuani, uno dei tanti che solo loro potevano capire (ma non i Romani).

Gesù ha tutte le qualifiche necessarie per liberare Israele. Quindi Gesù è un condottiero come Mosè, è un profeta combattente come Elia, è un re glorioso come David, è un re saggio come Salomone. Potrebbe bastare così, ma non dimentichiamo che Gesù è anche figlio di dio (come lo fu Salomone, v. 2Samuele 7,14) e che insieme siederanno sul trono dei cieli e poggeranno i loro piedi sulle nazioni sottomesse (Matteo 22,44). Manca altro?

Attenti ai falsi profeti! La Palestina del tempo è tutto un fermento di santoni, predicatori, uomini pii e delinquenti comuni. Perciò gli evangelisti mettono in guardia il messia prossimo venturo contro tutta la concorrenza che dovrà affrontare, e invitano i discepoli a riconoscere il vero e unico messia, quello che risponde alle caratteristiche da loro elencate (Matteo 24,4-28; Marco 13,21-23).

Gli evangelisti non vogliono finire inchiodati dai Romani. Si potrebbe sintetizzare tutta la faccenda e risparmiare inchiostro dicendo brevemente che Gesù si candida a re di Israele e che ha già raccolto migliaia di discepoli pronti a sostenerlo in questa avventura rivoluzionaria. Ma così si accenderebbe l'allarme rosso della sedizione e i Romani arresterebbero gli evangelisti e tutti coloro che posseggono questo scritto così palesemente compromettente. Occorre quindi essere prudenti e usare un linguaggio allusivo in modo che solo chi abbia orecchie per intendere, intenda. E tutti i Giudei, e solo loro, intendevano benissimo compiaciuti. Se Paolo fosse vissuto abbastanza a lungo da poter leggere i vangeli, grazie alla sua conoscenza dell'AT ne avrebbe subito colto il contenuto eversivo, sarebbe saltato sulla sedia, e avrebbe bruciato tutto lanciando strali ai super-apostoli e ai loro discepoli.

Il Regno di Dio è una teocrazia

L'espressione "Regno di Dio" viene usata in modo prevalente nel NT:
Sapienza 10,10: 1 volta
Matteo: 4 volte.
Marco: 14 volte.
Luca: 33 volte.
Giovanni: 2 volte.
Atti: 7 volte.

Solo Matteo usa l'espressione "Regno dei Cieli", e la usa prevalentemente rispetto alla prima (33 volte).

In entrambi i casi si tratta del Regno di Israele nel quale si verrà a stabilire una teocrazia con re Gesù, una volta ribaltata la piramide sociale. Mai si allude a dimensioni escatologiche o metafisiche; per essere più espliciti, le ricompense promesse si avranno qui e nel presente (Marco 10,28-31); il Regno di Dio verrà presto, e molti dei contemporanei lo vedranno da vivi (Marco 9,1).

Teocrazia (gr. theokrazia) è una parola coniata da Giuseppe Flavio nel suo lavoro apologetico della dottrina ebraica Contro Apione 2,164-166 intendendo con questa parola uno Stato e un popolo totalmente sottomessi a dio e alle sue leggi. Naturalmente questa parola aveva per lui, devoto alla Legge, una valenza assolutamente positiva.

Gesù è davvero l'ultimo degli ultimi, l'unico maestro servo dei suoi discepoli (Luca 22,27) e che lava loro i piedi (Giovanni 13). Gesù si meraviglia che gli apostoli non abbiano ancora capito: Se non ti laverò, non avrai parte con me (Giovanni 13). Ovviamente l'evangelista sta parlando al lettore: Gesù deve essere un convincente ultimo se vuole diventare il primo nel Regno di Dio.

Gli apostoli siederanno su 12 troni per giudicare le tribù di Israele (Matteo 19,28; Luca 22,30) nel giorno del giudizio. Si tratta quindi di una epurazione che seguirà immediatamente dopo la conquista del Regno dei Cieli. E questo chiarisce il senso relativo dell'affermazione non giudicate per non essere giudicati (Matteo 7,1). Immaginate di essere giudicati da Simone lo zelota o dai fratelli del tuono.

Geenna: valle scavata dal torrente Ben-Hinnon presso Gerusalemme, detta anche Ge-Hinnom da cui il nostro Geenna. Vi si celebravano i riti al dio Tofet, Moloch e Baal. Questo scatena l'ira di Yahweh che minaccia di bruciare tutti tra le fiamme di questa valle, che pertanto sarà chiamata valle delle Strage (Giosuè 15,8; 2Re 23,10; 2Cronache 28,1-3; Isaia 30,33; Geremia 7,31; 16,6-14; 32,35). Sarà re Giosia a profanare e a distruggere questa valle con il fuoco (2Re 23,10). Fonti rabbiniche confermano che da allora in poi la Geenna sarà la discarica del pattume di Gerusalemme. E' nella Geenna dove i nemici di Gesù bruceranno tra le "fiamme inestinguibili" (Matteo 5,22-30; 10,28; 18,9; 23,15-33; Marco 9,43-47; Luca 12,5; Giacomo 3,6).
 L'AT usa anche la parola Sheol ad indicare il regno dei morti, mentre il NT usa anche la parola greca Ades con lo stesso significato. E' nell'Ades che Cafarnao verrà precipitata perché ha respinto Gesù (Matteo 11,23; Luca 10,15). Occhio perché alcune traduzioni pasticciate fanno un tutt'uno tra Sheol, Ades e Geenna, e introducono al loro posto la parola "inferi" lasciando intendere chissà quali concetti metafisici ed escatologici che sono del tutto estranei al testo.

Nel Regno dei Cieli comandano i "minimi", gli "ultimi", i "fanciulli" che ignorano la Legge e insegnano a violarla (Matteo 5,19); saranno questi reietti della società a giudicare i "grandi", i "dotti" osservanti della Legge, i Sadducei e i Farisei, che sono come alberi sterili colpevoli di non avere custodito il gregge di dio; pertanto essi verranno gettati nella Geenna a bruciare tra le fiamme inestinguibili (Matteo 5,29-30; Matteo 10,28; Matteo 18,8-9; lunga articolata invettiva contro i dotti in Matteo 23; Marco 9,42-48; Luca 12,5).

Finalmente, una volta stabilito il Regno di Dio, avremo la piena applicazione della Legge, compresa l'assoluta intolleranza per ogni blasfemia, ma con più giustizia sociale. Infatti Gesù non ha mai inteso toccare una sola iota della Legge (Matteo 5,18); l'ha solo sospesa temporaneamente per attuare il suo piano e consentire agli impuri (e solo a quelli) di partecipare. La situazione è difficile e sono richieste misure eccezionali. Ovvero il fine giustifica i mezzi. Una volta fatta giustizia, allora e solo allora la Legge verrà applicata in tutta la sua gloria.

E anche questo chiarisce il senso relativo di ama il prossimo tuo come te stesso con il quale Gesù invita le folle a supportare di buon grado il suo esercito di discepoli (Matteo 19,19; Matteo 22,39; Marco 12,31; Luca 10,27). Il comandamento riprende quanto già affermato nell'AT da quello stragista di Mosè su dettatura del suo mandante Yahweh (Levitico 19,18). La mitezza è una qualità per il popolo; la ferocia è una qualità dei capi.

Come si conquista il Regno dei Cieli

Consolazione

Gesù cura o almeno riconosce tutti quelli che Yahweh schifa: ciechi storpi zoppi lebbrosi sordi poveri. Sono questi gli "ultimi", i "piccoli", gli impuri, i menomati; Gesù invita i discepoli ad essere come "fanciulli", che non conoscono la Legge, che non sono tenuti a rispettarla, e che non la temono ([PIRODDI] 253). Anzi, Gesù invita a non rispettare la Legge e ad insegnare a violarla (Matteo 5,19).
 Gesù ha bisogno di gente pronta a tutto, in cerca di riscatto, e che non ha nulla da perdere. Gli altri possono partecipare, ma solo se si rendono come "ultimi" cedendo ai poveri (cioè al movimento di Gesù) tutte le loro ricchezze ed eventualmente si rendono menomati come gli ultimi. Gesù consola questi "ultimi" e li seduce:

Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore [...] Il mio giogo infatti è mite e dolce e il mio carico leggero.
(Matteo 11,28-29)

Con Gesù niente costosi pellegrinaggi al tempio, niente offerte, e niente Legge. E' richiesta una sola cosa: abbandonare tutto, casa averi e famiglia, e seguire Gesù con fede cieca per dedicarsi completamente alla causa:

Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, sua moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Chi non porta la propria croce e non viene dietro di me, non può essere mio discepolo.
(Luca 13,26-27)

La dura espressione in greco οὐ μισέω (non odia) viene edulcorata in [VAT] con non mi ama più di.

Inoltre Gesù li mette in guardia perché vi perseguiteranno a causa del mio nome (Matteo 10,16-23; Marco 13,9-13; Luca 21,12-19; Giovanni 15,18-25; 16,1-4) e sarete odiati da tutti a causa del mio nome (Matteo 24,9).

Gesù promette la rivincita degli "ultimi" sui "primi" (discorso della montagna, in particolare Marco 6). In particolare, Gesù ha ricevuto mandato dal Padre di portare la rivelazione ai "piccoli", poiché i "grandi" hanno fallito e verranno giudicati severamente:

Ti ringrazio, Padre, signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
(Luca 10,21)

A tutti i guariti nel corpo, ma soprattutto guariti dalla loro esclusione, Gesù richiede di mantenere il silenzio su quanto hanno visto e sentito: solo i discepoli incaricati da Gesù possono fare la selezione tra le persone fidate.

Giovanni il Battista invita i discepoli a una vita di privazioni, mortificazioni del corpo, digiuni rituali, a mangiare locuste e miele selvatico nel deserto, dove aspetta il loro arrivo; Giovanni pretende di purificare gli impuri, ma così perde un sacco di tempo; inoltre rimanendo fermo non fa i numeri per la rivoluzione e può essere facilmente catturato.

Gesù cambia metodo: Gesù è un mangione e un beone che si intrattiene a tavola in ogni occasione possibile insieme ai suoi apostoli; Gesù è amico dei peccatori pubblicani (Matteo 11,19); Gesù va a cercare i discepoli casa per casa e villaggio per villaggio altrimenti il banchetto resta vuoto (Matteo 22; Luca 14,22); Gesù non pretende di purificare nessuno, ma al contrario si rivolge esclusivamente ai peccatori e agli "ultimi" ai quali richiede solo di avere fede in lui e di seguirlo abbandonando tutto; abbandonare tutto riesce abbastanza facile a chi non ha niente. Così Gesù diventa un imprendibile bersaglio in movimento, delega ai suoi inviati che battono il territorio alla ricerca di nuovi proseliti fidati che rispondono alle caratteristiche stabilite di "ultimi". Questa nuova tattica funziona, e il movimento di Gesù cresce rapidamente (Giovanni 4,1-2).

Rassicurazione

Sulla via verso Gerusalemme (Luca 13,22) Gesù rassicura i seguaci che sono ancora titubanti. Il progetto è pronto e tutto è stato calcolato esattamente, come quel costruttore responsabile che deve fare una torre (Luca 14,29). Gesù è come quel re responsabile che va alla guerra solo quando è sicuro di vincere; quando pensa di perdere, invia gli ambasciatori per contrattare una resa onorevole (Luca 14,31); ma Gesù sta puntando dritto verso Gerusalemme, e non certo per offrire due colombe sacrificali al tempio. Quindi il progetto c'è e la vittoria è sicura.

Invettive e minacce

Tutti sono tenuti a partecipare alla rivolta, non si accettano scuse (Luca 14,18-20), neanche per quei casi in cui la Legge consente l'esenzione dalla guerra (Deuteronomio 20; Deuteronomio 24,5), neanche se la famiglia si oppone (odiare il padre e la madre, ecc. in Luca 14,26), neanche per seppellire i propri morti (Matteo 8,21-22; Luca 9,60). La Legge è sospesa fino all'instaurarsi del Regno di Dio.

Chi non si converte (sottinteso, al progetto Regno dei Cieli di Gesù) rimarrà vittima di ogni genere di eventi, perché la sua vita è inutile; l'osservanza della Legge non salva, la fede in Gesù sì. Ce lo spiega bene Luca in un brano di ferocia estrema (Luca 13,1-9):

In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli circa quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva mescolato con quello dei loro sacrifici.

Traduzione: i Romani attaccano un gruppo di Galilei sediziosi mentre questi tentano di salvarsi offrendo i sacrifici rituali a Yahweh. E' inconcepibile che Yahweh abbia lasciato morire i pii patrioti, perciò la cosa si spiega soltanto ammettendo che essi fossero dei peccatori. Ma Gesù è il capo peccatore di un'armata di peccatori, e quindi fornisce una spiegazione diversa:

Prendendo la parola, Gesù rispose: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Siloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».

Traduzione: secondo Gesù, quei pii patrioti Galilei (=Zeloti) non erano affatto peccatori; sono periti semplicemente perché non si erano convertiti a Gesù e al suo progetto del Regno dei Cieli. La conversione, e non il pentimento, è il solo requisito per entrare nel Regno dei Cieli (Luca 15,10). Allo stesso modo sono morte 18 persone coinvolte dal crollo di una torre in Gerusalemme: forse che a Gerusalemme c'erano solo 18 peccatori? Evidentemente non è così. Anche loro sono periti semplicemente perché non si erano convertiti; le loro vite erano semplicemente inutili. Il concetto di vita inutile ce lo spiega subito dopo con la parabola del fico secco:

Disse anche questa parabola: «Un tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perché deve occupare inutilmente il terreno? Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest'anno finché io gli zappi attorno e vi metta il concime e vedremo se porterà frutto per l'avvenire; se no, lo taglierai».

Traduzione: i fichi secchi si tagliano perché non danno frutto e quindi occupano inutilmente il terreno; allo stesso modo, coloro che non si convertono subito a Gesù sono persone inutili, e della loro sorte Gesù non si interessa; essi rimarranno vittime di eventi vari, compresi la repressione dei Romani e la legge di gravità. Alla fine, solo chi si converte a Gesù si salverà dagli eventi e dal Giorno del Giudizio che seguirà la rivoluzione. Le Bibbie tipicamente commentano questo brano spendendo parole come "misericordia" e "penitenza" così confondendo il lettore; la parole giuste sono invece "ferocia" e "fanatismo".

Le invettive contro oppositori e scettici sono feroci e rimandano alla epurazione che seguirà una volta instaurato il Regno di Dio:

Non sono venuto per portare la pace ma la spada [...] Chi ama il padre o la madre o il figlio o la figlia più di me non è degno di me. Chi non prende la sua croce dietro a me non è degno di me.
(Matteo 10,34-38)

Chi non è con me, è contro di me.
(Matteo 12,30)

Chi mi rinnegherà davanti agli uomini sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.
(Luca 12,9)

Voi siete miei amici se farete ciò che vi comando.
(Giovanni 15,14)

Serpenti, razza di vipere, come potrete scampare dalla condanna della Geenna?
(così Gesù minaccia i "grandi" Farisei e scribi in Matteo 23,33)

Chi ostacola anche uno solo di questi piccoli che credono, è meglio per lui che gli si metta una macina da asino al collo e venga gettato nel mare. Se la tua mano ti è di ostacolo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita monco, che con due mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile.
(Matteo 18,4-5; Marco 9,42)

Come spiegato nel Glossario, le traduzioni riportano "scandalo" quando la corretta traduzione è invece "ostacolo". Quindi, chiunque impedisce ai piccoli (=peccatori) di seguire Gesù, sia eliminato; se hai occhi mano piede cioè sei sei privo di menomazioni (=osservante) allora tagliati qualche estremità per diventare anche tu come noi (=peccatori), altrimenti farai una brutta fine.

Altre invettive: contro i Farisei Razza di vipere, siete cattivi (Matteo 3,7-12; 12,34); Farisei e Sadducei finiranno distrutti nel fuoco (Matteo 3,7-12; 7,19-20); contro scribi e Farisei ipocriti (Matteo 29,23) che sono vipere che non scamperanno alla condanna della Geenna (Matteo 29,33); Farisei ipocriti (Matteo 15,7; Matteo 22,18); scribi e Farisei sono ipocriti che non entreranno nel Regno dei Cieli e impediscono anche gli altri uomini dall'entrarci (Matteo 23,13-33; Marco 7,6); dovete temere colui che vi può mandare nel fuoco della Geenna (Matteo 10,26-28).

I villaggi e le città che hanno respinto Gesù, il giorno del giudizio subiranno una sorte anche peggiore di quella di Sodoma e Gomorra (Matteo 10,14-15; 11,20-24). E se ci chiediamo chi farà da giudice nel giorno del giudizio, ricordiamo che questo ruolo è già stato promesso agli apostoli, uno per ciascuna della 12 tribù di Israele (Matteo 19,27-28; Luca 22,30); questi giudici provvederanno anche a distribuire ricompense agli eroi che hanno partecipato alla rivoluzione dopo aver lasciato la casa, la famiglia e tutti i loro averi per seguire il movimento di Gesù.

Ricompense

Pietro è pragmatico e vuole sapere quali compensazioni riceverà in cambio dell'appoggio alla causa di Gesù:

Pietro disse: Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?
(Matteo 19,27)

A tutti quelli che hanno lasciato casa, averi e famiglia, Gesù promette una ricompensa cento volte più grande nonché la vita eterna al vertice della società (Matteo 19,27-29; Marco 10,28-30; Luca 18,28-30). Gli apostoli saranno i giudici nel tribunale speciale che giudicherà il popolo (Matteo 19,28; Luca 22,30). Tutto questo avverrà nel presente (Marco 10,29-31), e non in qualche metafisico aldilà di cui Gesù non ha mai parlato.

A quelli che seguono Gesù per ambizione di potere, Gesù racconta la parabola degli ospiti al banchetto (Luca 14,7) e li invita alla modestia; sarà il capotavola stesso (cioè Gesù) a riconoscere il loro zelo e a dare loro il posto che si meritano una volta conquistato il Regno di Dio. Alcuni tra gli apostoli insistono per avere un posto di privilegio a fianco del futuro re, ma Gesù li redarguisce (Matteo 20,20-23; Marco 10,35-45).

Il vangelo secondo Giovanni fa una correzione di rotta, elimina le compensazioni materiali e di potere, Pietro fa una virata metafisica e si accontenta della sola vita eterna (Giovanni 6,68); ma molti altri si tirano indietro (Giovanni 6,66).

Arruolamento

L'adesione al movimento avviene solo per cooptazione perché non ci si può fidare di chi si offre spontaneamente: potrebbe essere un infiltrato mandato dal Sinedrio (Matteo 22,15; Marco 12,13; Luca 20,20). Quindi gli apostoli vengono scelti da Gesù (Marco 3,13; Matteo 4,19; 10,1; Luca 6,13; Giovanni 1,43); altri 72 vengono anch'essi designati da Gesù (Luca 10,1).

Le candidature spontanee vengono respinte e sui discepoli si applica una dura selezione (Molti sono i chiamati, ma pochi sono gli eletti Matteo 22,14; 24,21-31; Marco 13,20-27; Luca 18,1-8). Gesù e la sua cerchia degli apostoli vivono in clandestinità (non hanno una tana o un luogo dove posare il capo) per ragioni di sicurezza, e quindi non si possono fidare del tizio o dello scriba che si offrono di seguire Gesù ovunque egli vada, mentre un giovane preso a caso viene perentoriamente invitato a seguirli lasciando la famiglia e lasciando il padre insepolto:

Uno scriba si avvicinò e gli disse: «Maestro, io ti seguirò dovunque tu andrai». Gli rispose Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».
 E un altro dei discepoli gli disse: «Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre». Ma Gesù gli rispose: «Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti».

(Matteo 8,19-22)

Un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo».
 A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, concedimi di andare a seppellire prima mio padre». Gesù replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va' e annunzia il regno di Dio».
 Un altro disse: «Ti seguirò, Signore, ma prima lascia che io mi congedi da quelli di casa». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che ha messo mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

(Luca 9,57-62)

La parabola del grande banchetto (Luca 14,15) si può decodificare così: Gesù manda i sui discepoli a fare proseliti cercandoli tra gli ultimi (i soliti poveri, storpi, ciechi e zoppi citati al versetto 21) e portandoli "dentro" anche a forza (Luca 14,23; [PIRODDI] p. 235); gli svogliati vengono puniti; quelli che non sono voluti venire non parteciperanno al bottino (Luca 14,24).

Finanziamento

Gesù sguinzaglia i suoi inviati (in greco gli apostolos) nelle campagne e nei villaggi; qui gli apostoli raccolgono sia discepoli sia offerte più o meno spontaneamente donate. Il discorso della montagna, che decodificheremo nel dettaglio più avanti, prepara la gente ad accogliere di buon grado questi visitatori indesiderati. I ricchi sono invitati a donare tutto ai poveri, categoria che coincide in larga parte coi seguaci del movimento. Fanno eccezione i pubblicani, categoria molto speciale che merita un paragrafo dedicato.

Gli apostoli hanno nomi poco rassicuranti che non si addicono a figli dei fiori pacifisti.
Pietro, ovvero la "roccia", sappiamo che è armato di spada, ferisce una guardia, e uccide i discepoli Anania a Saffira (Atti 5).
Simone è uno zelota, e quindi probabilmente girava armato di sica.
Giacomo e Giovanni figli di Zebedeo sono definiti figli del tuono (Marco 3,17; Luca 9,51-56). Il villaggio dei Samaritani li respinge appena hanno saputo che sono diretti a Gerusalemme; Giacomo e Giovanni propongono di invocare il fuoco dall'alto per bruciarli tutti (Luca 9,51-56); Gesù rimprovera gli zelanti apostoli. Sono ancora questi due che pretendono di comandare sugli apostoli (Matteo 20,20; Marco 10,35).
Per le città e i villaggi che non accolgono Gesù e i suoi apostoli, Gesù evoca una fine peggiore di Sodoma e Gomorra (Matteo 10,15; Matteo 11,23; Luca 10,12; Luca 17,29).
Ciò a cui alludono i vangeli corrisponde perfettamente alle pratiche violente di rapina e terrorismo delle bande di ribelli del deserto nel periodo 50-60 d.C. così come ce le racconta lo storico Giuseppe Flavio:

I capi dei Samaritani si recarono a incontrare Numidio Quadrato, governatore della Siria che a quell'epoca si trovava a Tiro, e accusarono i Giudei di avere incendiato e saccheggiato i loro villaggi.
([ANTICHITA_GIUDAICHE] 20,125)

Impostori e truffatori incitavano la plebe a seguirli nel deserto, promettendo di mostrare loro indubbi prodigi e segni che sarebbero stati realizzati in armonia del disegno di dio. [...] I ribelli incitavano il popolo a fare guerra contro i Romani, e a quanti non li seguivano incendiavano e saccheggiavano i villaggi.
([ANTICHITA_GIUDAICHE] 20,167-172)

Quando Festo arrivò in Giudea, la trovò devastata dai ribelli che incendiavano e saccheggiavano un villaggio dopo l'altro.
([ANTICHITA_GIUDAICHE] 20,185)

Ciarlatani e i briganti, riunitisi insieme, istigavano molti a ribellarsi e li incitavano alla libertà, minacciando di morte chi si sottometteva al dominio dei Romani e promettendo che avrebbero fatto fuori con la violenza chi volontariamente si piegava alla schiavitù. Distribuitisi in squadre per il paese, saccheggiavano le case dei signori, che poi uccidevano, e davano alle fiamme i villaggi, si che tutta la Giudea fu piena delle loro gesta efferate.
([GUERRA_GIUDAICA] 2,264-265)

Insomma, io non vorrei essere al posto di un povero contadino o un povero pescatore quando vede entrare nel suo villaggio questa combriccola minacciosa di esaltati.

Anche i ricchi sono invitati a donare ai poveri (v. il paragrafo dedicato alla ricchezza).

Negli Atti 4-5, Luca ci spiega che ai discepoli che entrano nel movimento viene imposto di consegnare tutti i loro beni; chi non lo fa muore.

Al movimento aderiscono anche donne altolocate che contribuiscono coi loro beni (Luca 8,1) e con le loro opere (Matteo 27,55). Anche la moglie del prefetto Pilato è stata sedotta (Matteo 27,19).

Armamento

Gesù invita a vendere i mantelli e a comprare spade (v. Luca 22,36-38 già discusso); gli apostoli fanno presente che ne hanno già due, e tanto basta. La mancanza di armi non è un problema quando c'è il numero e c'è la fede. Luca ce lo spiega bene alludendo alla battaglia di Emmaus (Luca 24,13) dove i Giudei privi di armature e di spade (1Maccabei 4,6) sbaragliano l'esercito seleucida in superiorità numerica.

Ma la vera arma di Gesù sono le folle dei suoi discepoli, i discepoli sono la sua ricchezza; gli apostoli sono essenzialmente reclutatori di discepoli, perciò l'allegoria della pesca ricorre spesso nei vangeli, mentre la parabola dei talenti spiega il meccanismo dei premi e punizioni per i reclutatori; esamineremo queste allegorie più avanti. Non a caso la parola "folla" è tra le più citate nel NT, perché la folla è la forza travolgente che può decidere le sorti dei contrasti. La parola folla/folle appare infatti ben 138 volte nei vangeli (39 in Marco, 49 in Matteo, 37 in Luca, 13 in Giovanni). I Sadducei temono la folla, ma sanno anche contrastarla e pilotarla attraverso la loro rete di informatori, spie e infiltrati.

Scelta del momento opportuno

L'ora X è da sempre il segreto dei segreti, e il progetto Regno dei Cieli non fa differenza. Matteo e Luca ce lo spiegano con parole crude che non hanno nulla di metafisico:

Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti, perché nell'ora che non immaginate, il Figlio dell'uomo verrà.
(Matteo 24,43; Luca 12,39)

La festa della Pasqua attira in Gerusalemme migliaia di pellegrini che vengono a purificarsi (Giovanni 11,55). E' un momento di grande tensione perché un tumulto potrebbe scoppiare in qualunque momento (Marco 11,32; 12,12; 14,1-2; 15,7; 27,32; Matteo 21,26; 21,45; 26,5; Luca 22,1-2). Le autorità sono in stato di massima allerta, guardie del Sinedrio sorvegliano gli accessi al Tempio e presidiano le porte della città. I soldati Romani sono schierati sopra al portico del Tempio ([GUERRA_GIUDAICA] 2,224). Spie e infiltrati vengono sguinzagliati sul territorio (Marco 12,13; Matteo 22,15-16; Luca 20,20), gli informatori vengono assoldati (Giovanni 11,45-57); tra gli informatori c'è anche un tale Giuda. I sommi sacerdoti hanno già saputo di questo Gesù e sono consapevoli del pericolo, ma occorre agire con prudenza per evitare di scatenare l'ira della folla e la reazione dei Romani:

Che facciamo? Quest'uomo compie molti segni. Se lo lasciamo fare così, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione. Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse loro: Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera.
(Giovanni 11,47-50)

Gli evangelisti sanno bene che la Legge è un ostacolo alla ribellione. In particolare, il rispetto del sabato di riposo è un punto debole che è già risultato fatale ai Maccabei, e che ha consentito al generale Pompeo di conquistare Gerusalemme con minimo sforzo ([GUERRA_GIUDAICA] 1,146; 2,392). Ecco perché Gesù viola sistematicamente il sabato di riposo: un tumulto sollevato proprio di sabato coglierebbe di sorpresa sia gli osservanti della Legge, sia i Romani. E il giorno di Pasqua cade di venerdì.

A due giorni dalla Pasqua, Gesù e i suoi discepoli si mescolano tra la folla sperando di passare inosservati (Matteo 26,2; 14,1; Giovanni 13,1). Mimetizzarsi tra la folla è una mossa astuta, ma l'ora X suggerita dagli evangelisti è troppo prevedibile. Il messia davidico che verrà farà bene a soppesare i pro e i contro.

Vita in clandestinità di Gesù

Grazie ai continui spostamenti e alla dura vita in clandestinità, Gesù è una primula rossa imprendibile:

Le volpi hanno la loro tana, gli uccelli il loro nido, ma il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo.
(Matteo 8,20; Luca 9,58)

Quindi Gesù non ha una tana o un nido dove ritornare ogni notte a riposare. Infatti verrà arrestato solo quando sosterà a lungo in un luogo, per di più riunendo tutti gli apostoli contemporaneamente, e intrattenendosi deliberatamente in lunghe preghiere in attesa che si compia l'intricato disegno sacrificale voluto dal Padre. Perciò gli evangelisti ci raccontano di un Gesù che si intrattiene con preghiere insolitamente lunghe, tanto insolitamente lunghe che gli apostoli si addormentano, vengono risvegliati e rimproverati da Gesù diverse volte, e quindi si riaddormentano ancora, perché gli apostoli sono stati scelti proprio perché sono uomini d'azione e non certo adatti alla riflessione e alla preghiera. Giuda conduce le guardie all'arresto di Gesù proprio perché sapeva che in quel luogo, il giardino vicino al Monte degli Ulivi, Gesù andava spesso (Giovanni 18,2), un errore che gli sarà fatale. Il racconto ridicolo dovrebbe accendere una spia nella testa del lettore attento. Il messia davidico che verrà e per il quale i vangeli sono stati scritti è quindi avvisato su come si deve comportare e, soprattutto, quali errori deve evitare.

La risposta di Gesù che ho riprodotto qui sopra è a un signore (uno "scriba" secondo Matteo, un "tizio" secondo Luca) che chiede di poterlo seguire in tutti i suoi spostamenti. La risposta di Gesù ovviamente si riferisce alla sua vita in clandestinità che, per ovvi motivi di sicurezza, non permette intrusioni di tizi né tanto meno di scribi nemici ideologici. E' però interessante osservare come le Bibbie brancolino nel buio nel tentativo di spiegare questo brano.
 Nel caso dello scriba, le Bibbie propongono Salmi 84,4 dove il popolo di Israele è costretto a vivere povero e nomade nelle tende, ma la loro casa è dio e tanto gli basta. Commovente, ma non spiega perché lo scriba non potrebbe anche lui seguire Gesù con la propria tenda. E' vero che Gesù è deliberatamente povero per essere un credibile ultimo tra gli ultimi, ma Gesù mantiene questa condizione solo temporaneamente e solo per poter realizzare un certo progetto. Il diniego di Gesù alla richiesta dello scriba non avrebbe senso.
 Nel caso del tizio, viene invece proposto 2Corinti 8,9 dove, secondo Paolo, Gesù si è fatto povero per arricchire gli altri, quindi sostanzialmente Gesù poggia la testa sulla nuda terra perché non si permette neanche di acquistare un guanciale. Commovente anche questo, ma non spiega perché il tizio non possa dormire anche lui nello stesso modo e partecipare alla povertà di Gesù. Stesso ragionamento di prima: per Gesù vivere in povertà è un mezzo, ma le sue ambizioni sono molto alte. Anche qui il diniego di Gesù non avrebbe senso.

Profilo del discepolo

Abbiamo già visto chi erano gli apostoli, e che alcuni di essi venivano dagli Zeloti. Ricordiamo che gli Zeloti erano famigerati per le rappresaglie incendiarie sui villaggi della Palestina, che alcuni degli apostoli sono Zeloti, e che gli stessi vangeli sono pieni di invettive incendiarie contro città e villaggi colpevoli di respingere il movimento (cfr minaccia contro le città che subiranno il destino di Sodoma e Gomorra in Matteo 10,15; apostoli che invocano il fuoco dal cielo sul villaggio di Samaritani in Luca 9,54; ecc.).

Ricordiamo anche le invettive e gli inviti all'odio di Gesù: i suoi discepoli devono essere pronti a lasciare la famiglia e a odiare il padre e la madre, i candidati discepoli devono proclamare ad alta voce davanti a Giovanni i loro peccati ([PIRODDI] p. 58) e solo i più "meritevoli" vengono selezionati (pochi sono gli eletti), gli inviti ad armarsi, l'epurazione degli oppositori, l'assassinio di Anania a Saffira in Atti 5, ecc.

C'è un regno da conquistare, e la rivoluzione non è un pranzo di gala. E gli apostoli non sono certo portati alla preghiera e alla riflessione: essi sono uomini d'azione pronti a maneggiare spade e non rosari. Il profilo del discepolo-tipo è dunque quello di un violento senza scrupoli e odiatore seriale pronto a passare sui cadaveri dei propri famigliari:

Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli insorgeranno contro i genitori e li uccideranno. [...]
Allora vi consegneranno ai supplizi e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome.

(Matteo 10,21; 24,9)

Tacito, il maggiore storico romano dell'epoca, intorno al 117 d.C. ci spiega come i Cristiani erano percepiti dall'altra parte della barricata:

Allora, per soffocare ogni diceria, Nerone spacciò per colpevoli e condannò a pene di crudeltà particolarmente ricercata quelli che il volgo, detestandoli per le loro infamie, chiamava cristiani. Derivavano il loro nome da Cristo, condannato al supplizio, sotto l'imperatore Tiberio, dal procuratore Ponzio Pilato. Momentaneamente soffocata, questa rovinosa superstizione proruppe di nuovo, non solo in Giudea, terra d'origine del flagello, ma anche a Roma, in cui convergono da ogni dove e trovano adepti le pratiche e le brutture più tremende. Furono dunque dapprima arrestati quanti si professavano cristiani; poi, su loro denuncia, venne condannata una quantità enorme di altri, non tanto per l'incendio, quanto per il loro odio contro il genere umano.
(Annales 15,44)

Dunque secondo Tacito, Nerone incolpò i Cristiani di Roma per il catastrofico incendio del 64 d.C., non tanto perché ci fossero prove, ma perché la popolazione ne aveva abbastanza di questi soggetti, che erano accusati di ogni nefandezza; l'incendio di Roma era solo l'ultima rappresaglia di questi Giudei ribelli che si ostinavano a sostenere i loro bellicosi compatrioti di Palestina; molti Cristiani furono condannati non tanto per il crimine dell'incendio, quanto per odio del genere umano. Tacito ha colto perfettamente la natura violenta del movimento dei primi Cristiani.

Pubblicani amici di Gesù e nemici del popolo

I pubblicani erano gli odiatissimi esattori delle tasse, spesso esosi e corrotti. Essi ottengono dallo Stato l'incarico della riscossione delle tasse su di un dato territorio, e di quel territorio conoscono le risorse disponibili, la gente che vi abita e le loro disponibilità economiche. Giovanni il Battista li riconosce come peccatori e li invita a non esigere più del dovuto (Luca 3,12-13).

Gli evangelisti danno un suggerimento strategico fondamentale al futuro messia davidico: la collaborazione dei pubblicani è la chiave per la riuscita della rivoluzione, perché attraverso i pubblicani Gesù ottiene una mappa dettagliata delle risorse disponibili sul territorio. Questa conoscenza si rivelerà fondamentale per gli inviati di Gesù, che potranno così individuare a colpo sicuro i proprietari dei beni ed esigere ciò che possono donare più o meno spontaneamente al movimento, e tornerà utile a Gesù per valutare il rendimento di questi inviati.

Ecco perché Gesù partecipa assiduamente a tutte le mense organizzate dai pubblicani (Matteo 9,10-11; Marco 2,15-16; Luca 5,27-30). Addirittura Gesù è ospite d'onore al simposio dei pubblicani organizzato da Levi (Luca 5,29). Possiamo immaginare quali fossero i temi dei colloqui tra Gesù e pubblicani in queste occasioni.

Gesù ci tiene a rimarcare la sua vicinanza ai pubblicani arruolandoli addirittura tra i suoi fedelissimi (Matteo 10,3; Luca 5,27-30) insieme agli altri pescatori analfabeti. Non stupisce quindi che altre categorie professionali, quali i falegnami, i fabbri, i commercianti o i contadini, non siano rappresentate tra gli apostoli. Strano ma vero: Gesù invita il pubblicano Levi ad aderire al movimento con un perentorio Seguimi! ma subito dopo è Gesù che segue Levi al banchetto in casa di quest'ultimo (Luca 5,27-32); il movimento può attendere.

I pubblicani sanno che il Regno dei Cieli non si potrà fondare solo sulla fede in dio; anche lì si dovranno pagare e quindi si dovranno riscuotere le tasse; la collaborazione dei pubblicani è essenziale chiunque sia il soggetto al potere. Quindi i pubblicani puntano a vedersi rinnovato l'incarico anche dopo la rivoluzione. Non senza qualche crisi di coscienza (Luca 18,10-13; Luca 19) perché anche i pubblicani hanno un cuore.

Questa amicizia contro natura tra i ricchi pubblicani e il più povero tra i poveri solleva le critiche dei Farisei e del popolo, critiche che gli evangelisti tentano di mitigare in vari modi (Matteo 5,46; 11,19; 15,1; 18,17; 21,31-32) arrivando ad affermare che peccatori prostitute e pubblicani hanno creduto in Giovanni e in Gesù, gli altri no (Matteo 21,31-32; Luca 3,12; 7,29). Però non abbiamo un apostolo prostituta e neanche un falegname: queste categorie professionali non servono al movimento.

Ecco perché tutto questo interesse dei vangeli per i pubblicani, ecco perché Giovanni e Gesù accettano di pagare caro in termini di popolarità la loro amicizia coi pubblicani, ed ecco perché a questa specifica categoria di ricchi e solo a questa Gesù non chiede di liberarsi di tutti i loro beni in favore dei poveri.

L'empio Gesù darà compimento alla Legge

Non possiamo pretendere che le cose cambino se continuiamo a fare le stesse cose.
(A. Einstein)

Gli osservanti, i pii, i dotti, i grandi, i Sadducei, gli Scribi e i Farisei per secoli hanno fallito nel dare pieno compimento alla Legge (che, ricordiamolo, al punto uno comprende i Patti Abramitici, ovvero il popolo di Israele padrone nella sua terra di Canaan); essi sono prigionieri della Legge e non sanno capire il loro errore. Gli evangelisti hanno capito che la Legge è un ostacolo alla realizzazione della Legge stessa perché impedisce alle masse di partecipare al progetto di liberazione.

Questa intuizione viene attribuita dai vangeli a Giovanni il Battista, che perciò avvia un piano di purificazioni e conversioni di massa nel deserto della Galilea. Ma gli evangelisti ci dicono anche che Giovanni non potrà avere successo perché egli è ancora troppo legato alla Legge e insegna a rispettare la Legge. Così come non si mette vino nuovo in otri vecchi ma lo si mette in otri nuovi (Marco 2,22; Matteo 9,17; Luca 5,37), Gesù versa il suo vino ideologico negli otri nuovi costituiti dalla vastissima platea dei peccatori, del poveri, dei malati e dei reietti della società, i piccoli, i minimi, che la Legge non la conoscono così come non la conoscono i fanciulli; essi dovranno andare oltre la Legge ed insegnare a fare altrettanto perché solo con un cambio di metodo le cose cambieranno:

Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.
Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.

(Matteo 5,17-20)

Traduzione: ricordiamo che il Regno dei cieli apparterrà ai minimi, ai piccoli, agli ultimi, mentre il grande Giovanni lì non conterà nulla; di conseguenza, contrariamente a quanto una lettura superficiale potrebbe suggerire, Gesù sta invitando i suoi minimi a violare la Legge e ad insegnare a fare altrettanto; la Legge, di per sè, non viene abolita, semplicemente viene ignorata fino a quando il progetto Regno dei Cieli non sarà compiuto. Il perché l'evangelista deve usare un linguaggio in codice per esprimere questi concetti, è evidente. Ma una volta scoperta la chiave di decodifica, tutto diventa immediatamente chiaro.

Che cosa ne pensa Yahweh di Gesù e della su armata Brancaleone di peccatori? Neppure Davide era uno stinco di santo, ma anzi era un analfabeta ignorante della Legge e piuttosto godereccio; ma David realizzo il Regno e conquistò la città santa e per questi meriti il Giudaismo ne ha fatto un semi-dio. Allo stesso modo Gesù, figlio di David e di Abramo (Matteo 1,1), intende conquistare e liberare il Regno promesso da Yahweh e, se ci riuscirà, la sua opera varrà il perdono di ogni peccato per sé e per i propri discepoli, perché alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere (Matteo 11,19) cioè la sapienza, che si nutre di fatti, apprezza le opere concrete di Gesù che porteranno al risultato. Curiosamente, la fede senza le opere è proprio la critica che Giacomo rivolge a Paolo (v. Giacomo 2). Adesso capiamo perché Giacomo non può essere più esplicito sulla natura di queste opere, e perché Paolo che sta sul fronte opposto della resistenza non può compiere le opere a cui Giacomo allude.

Esempi di violazione della Legge tratti dai vangeli:

● Luca 16,1-8 nella sua parabola del fattore infedele, ci spiega che Gesù è un peccatore e per questo verrà premiato da dio (v. discussione dettagliata nel seguito).
● Luca 14,26: Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, ... cioè è richiesta piena dedizione alla causa. Secondo l'AT bisogna riverire padre e madre pena la morte (Levitico 19,3; 20,9). Però poi abbiamo anche onora il padre e la madre (Matteo 19,19) che mi sembra in contraddizione con l'ideologia generale dei vangeli.
● Gesù non rispetta il sabato di riposo (innumerevoli gli episodi).
● Gesù non pratica i digiuni; al contrario inveisce contro i Farisei che li fanno.
● Gesù contro i tabù alimentari e le norme igieniche e dichiarava puri tutti gli alimenti (Marco 7,1-23). Matteo e Luca sono più sfumati (Matteo 15,1-20; Luca 11,37-41) ma poi Luca scrive gli Atti dove è più esplicito. Il vangelo di Giovanni non parla neanche dei tabù alimentari, però ci dice che Filippo conduce i Greci (incirconcisi mangiatori di impurità) da Gesù (Giovanni 12,20-22) che li accoglie volentieri. Del resto i "piccoli" hanno tanta fame e quando si ha fame tutto fa brodo.
● Gesù non va al Tempio per fare le offerte e purificarsi, ma per rovesciare i tavoli dei mercanti e inveire su tutti; è lui che purifica il tempio, non viceversa!
● Secondo la Legge, ricchezza è benedizione divina, povertà è il contrario; inoltre la ricchezza del tempio serve ai Leviti e alle loro famiglie perché ne dispongano a loro piacimento (Deuteronomio 14,25-26). Secondo Gesù solo i poveri entreranno nel Regno di Dio. Non ci si può fidare dei ricchi, che sono il nemico sociale.
● Gesù nazireo, ma beve vino (Numeri 6,3).
● Pietro si dichiara peccatore e mette in guardia Gesù dall'avvicinarsi a lui (Luca 5,8) ma Gesù è proprio i peccatori che và cercando, infatti ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione (Luca 15,7). Gesù mangia insieme a pubblicani (Matteo 11,19) e li arruola tra i discepoli (Marco 2,13; Matteo 9,9).

Povertà precondizione per accedere alla ricchezza nel Regno di Dio

Nell'AT la ricchezza è segno della benedizione di dio (Deuteronomio 15,4-6 e Deuteronomio 28 è l'elenco delle benedizioni materiali per chi osserva la Legge; Abramo in Genesi 15,2; Isacco in Genesi 26,12-14; Giacobbe in Genesi 28,20; libro di Giobbe) perché I beni del ricco sono la sua roccaforte, la rovina dei poveri è la loro miseria (Proverbi 10,15).

Abbiamo già visto che i profeti affrontano la questione della equità sociale e del riscatto dei poveri (Isaia 9,2-7; Isaia 61; Geremia 23,5; Sofonia) e che Chi chiude il suo orecchio al grido del povero invocherà a sua volta senza ottenere risposta (Proverbi 21,13). Nei vangeli è proprio Isaia 61 che viene letto da Gesù, e dove Gesù si proclama l'unto inviato per attuare tale riscatto (Luca 4,18).

Anche Gesù stigmatizza la ricchezza (Matteo 13,22; Matteo 19,21; Luca 4,18; Luca 12,33; Luca 6,24; Luca 12,15-21) e invita a disfarsene donando tutto ai poveri (cioè al suo movimento) per entrare nel Regno di Dio (Matteo 19,21; Marco 10,21; Luca 14,33; Luca 18,22).

Gesù un fallimento di successo

Nell'analisi puntuale dei vangeli abbiamo già evidenziato quanto sia inverosimile il racconto della fine di Gesù, il tradimento, l'arresto, il processo, la condanna, la morte, la resurrezione, le apparizioni. L'epilogo tragico è un passaggio obbligato che gli evangelisti dovevano affrontare qualunque fosse stato il martire che avessero scelto per dare corpo alla loro ideologia.

Isaia offre il canovaccio. Se la storia imbastita dagli evangelisti è intricata e confusa, forse lo dobbiamo anche alla loro volontà di inserire tutti gli elementi del Canto del servo sofferente (Isaia 52-53) e senza la volontà di veicolare chissà quale significato nascosto se non quello di legittimare il loro protagonista attraverso la "profezia" del profeta. Ad esempio, il Gesù che tace ed è reticente quando viene interrogato, la condanna ingiusta inflitta dal suo stesso popolo, il ferimento al costato e le varie umiliazioni, il concetto di capro espiatorio dei peccati del popolo, la tomba nuova da ricchi e i panni di lino prezioso, non hanno altro significato che riprendere le parole del profeta, in modo che chi ha orecchie per intendere intenda.

Gesù un fallimento di successo. Gli evangelisti aggiungono poi ogni possibile artificio narrativo per mitigare l'impatto del finale tragico e per consolare il lettore: quello di Gesù non è un fallimento ma è un piano astutamente architettato dal grande capo e non certo una vittoria delle forze del male; il sagace protagonista già conosce il nome del traditore e attende con rassegnazione che si compia il destino che gli è stato preparato; le Scritture stesse fantasiosamente reinterpretate dagli autori confermano l'inevitabile destino; i responsabili della fine di Gesù sono i Giudei, i sacerdoti del Tempio e il vile traditore interno alla setta e non certo i Romani, che vengono inverosimilmente sollevati da ogni responsabilità; il protagonista risorge, riappare per rincuorare i discepoli e finalmente si ritira in cielo lasciando il testimone al messiah davidico che verrà presto, e questa volta trionfante. Tutto ciò non ha nulla a che fare con una cronaca verosimile ma è un puro esercizio di letteratura agiografica che gli evangelisti affrontano in piena libertà, ciascuno a modo suo.

Barabba, il lato oscuro di Gesù. Fiumi di inchiostro sono stati spesi dagli esegeti per tentare di spiegare la presenza di Barabba nel processo a Gesù. Qui voglio solo dimostrare che la questione non è semplice e che anche gli autori antichi si sono esercitati parecchio su questo punto e in grande libertà, producendo il risultato intricato che conosciamo.

Secondo i codici siriaci analizzati da Nestle-Aland, nel processo davanti a Pilato compaiono due imputati che si chiamano entrambi Gesù ma con diversi appellativi: Gesù messiah (il nostro protagonista) contro tale Gesù bar abbas (aramaico: "Gesù figlio del padre"); il primo colpevole di sedizione perché auto-proclamatosi re di Israele, il secondo colpevole di blasfemia perché proclamatosi figlio di dio. Anche in molti manoscritti fino al 3o secolo, il nostro "bar abbas" ha un nome proprio e questo nome è Gesù.

La coincidenza dei nomi ha suggerito agli studiosi una possibile forma originale della storia, più lineare e credibile, dove davanti a Pilato compare il solo Gesù accusato di sedizione dai Romani e di blasfemia dai sacerdoti. I vangeli stessi lo confermano: nel processo davanti al Sinedrio, Gesù si proclama messiah e figlio di dio (Matteo 26,63; Marco 14,61; Luca 22,67; 22,70). In tal caso il pretendente al trono e il noto delinquente responsabile del tumulto e dello spargimento di sangue sono la stessa persona. La perplessità di Pilato deriva quindi dall'ordine in cui la condanna deve essere eseguita: prima la crocifissione per sedizione (da eseguirsi a carico dei Romani) o la lapidazione per blasfemia (da eseguirsi a carico dei Giudei)? (cfr [ESPOSITO_SU_GESU] p. 176). Quale opzione l'inflessibile Pilato (e non la folla) sceglie è a questo punto scontata.

Le successive rielaborazioni negli ambienti occidentali romanizzati e che ci sono pervenute nei testi canonici sono state prudentemente edulcorate per allontanare i sospetti dei Romani sulla natura eversiva del movimento (infatti il cattivo è solo Barabba, responsabile del recente tumulto e dei fatti di sangue) e per scaricare tutte le colpe della condanna sui sacerdoti e sui Giudei; e inevitabilmente più il racconto si allontana dalla realtà storica, più si fa inverosimile.

Il Gesù dei vangeli è un personaggio mitologico. Qual'è dunque la verità storica sulla fine di Gesù? La biografia di Gesù è ormai irriconoscibile sotto una montagna di elaborazioni agiografiche e ideologiche. Se accettiamo che Gesù sia stato giustiziato dai Romani mediante crocifissione, ciò implica che egli era un sedizioso che ha partecipato o diretto un tumulto. Tuttavia mi sembra poco plausibile che Gesù sia mai diventato capo del movimento dei Battistiani o comunque capo di un qualche movimento, e questo per due motivi:
 1. Abbiamo notizie storiche di capi e delle relative ribellioni che hanno avuto una portata anche inferiore a quella che i vangeli attribuiscono a Gesù (Ezechia, Giuda il Galileo, Giovanni il Battista, Simone, Atronge, Teuda, il profeta egiziano, Eleazar, Simon Bar Kokhba, ecc.); per contro abbiamo zero notizie storiche su Gesù. Ciò lascia pensare che l'attività eversiva di Gesù sia passata inosservata, giusto giusto una crocifissione in più tra le migliaia e migliaia che i Romani facevano di routine.
 2. La fine dei capi delle ribellioni era di essere sbranati dalle belve nelle arene dell'Impero per il divertimento delle folle (cfr [TOMMASI] p. 227; [GUERRA_GIUDAICA] 2,252-253; 2,270), e non quello di finire giustiziati in Gerusalemme; per cui Gesù non fu mai un capo ribelle di peso rilevante.
 Queste considerazioni confermano ancora una volta la costruzione mitologica del personaggio Gesù, ideato al solo scopo di supportare l'ideologia degli evangelisti in contrapposizione alla ideologia di Paolo; i documenti che ci sono pervenuti attraverso la Bibbia sono ormai privi di contenuti storici e biografici.

Ci dobbiamo quindi arrendere al fatto che del povero Gesù figlio di uomo e di donna sappiamo poco, e che probabilmente non c'era neanche molto da dire perché da vivo non raggiunse mai la notorietà di altri suoi colleghi rivoltosi più famosi. Però in compenso adesso sappiamo tutto della ideologia di Paolo e della ideologia degli evangelisti; il loro pensiero, invece, sarà immortale e avrà profonde conseguenze.

I vangeli: finalmente svelato il linguaggio in codice

Criteri per la lettura critica dei vangeli

Schema per la decodifica dei vangeli

Ecco dunque lo schema di decodifica dei vangeli (cfr [PIRODDI] p. 130):

lieta novella → è arrivato il messia re salvatore di Israele
Regno dei Cieli → il progetto di Gesù
giorno del giudizio → epurazione degli oppositori e degli osservanti
sani, grandi, primi, giusti, Farisei e Sadducei → osservanti
malati, piccoli, ultimi, minimi, poveri, fanciulli → peccatori
conversione (metanoia) → dalla fede in dio alla fede in Gesù
guarire → condonare peccati ai convertiti
lievito → dottrina, ideologia
pani → discepoli prodotti con il lievito, ma anche:
pani, vino → "cibo" ideologico facilmente moltiplicabile
pesci → discepoli
pescatori → reclutatori
pesca → proselitismo

Questo codice comunicativo serve per non dire troppo esplicitamente che Gesù e i suoi seguaci dovranno violare la Legge sistematicamente, e per non dire troppo esplicitamente che quella di Gesù è un'armata Brancaleone di impuri peccatori. I tempi sono difficili, i giusti hanno fallito, è ora di cambiare la ricetta e conquistare finalmente il Regno dei Cieli. Poi tutti i peccati saranno rimessi, gli ultimi saranno i primi, e la Legge, che è stata sospesa temporaneamente, sarà di nuovo applicata in tutta la sua gloria (Matteo 5,17-18).

Il mistero del Regno dei Cieli

Detto anche "Regno di Dio", che però è meno rispettoso (non nominare il nome di Dio invano!). La parola "mistero" ricorre spesso nella dottrina cristiana, dove viene pronunciata con enfasi e compiacimento, quasi a suggerire al fedele che afferrare il mistero (ma non la sua spiegazione) sia l'essenza stessa della rivelazione; questo contribuisce anche a scoraggiare il fedele dall'andare a cercare spiegazioni perché si fa peccato.

Nella nostra analisi è emerso che il Regno dei Cieli è la conquista del trono di Gerusalemme da parte di Gesù. Con quali metodi e con quali conseguenze, lo vedremo nel seguito.

Per ovvi motivi il mistero del Regno dei Cieli è un segreto noto solo ai collaboratori più stretti di Gesù, e che verrà rivelato solo a cose fatte (Matteo 13,11; Marco 4,11; Luca 8,10; 12,2-3); alle folle (e ai lettori attenti) vengono presentate solo le parabole. Purtroppo il raid al tempio fallisce, Gesù scappa per il rotto della cuffia, ma ormai il suo piano strategico è noto a tutti, e Gesù finisce nel mirino delle guardie.

Malati e guarigioni ovvero peccati e loro remissione

Gesù va oltre le regole, viola la Legge, e rimette peccati su vasta scala arrogandosi un potere che spetta solo a dio. La parabola del fattore infedele di Luca (che esamineremo più avanti) spiega esattamente questo principio ideologico fondamentale che gli evangelisti suggeriscono al messia davidico che deve venire. Solo così si pùo raccogliere la schiera di discepoli necessaria per realizzare il progetto ambizioso del "Regno dei Cieli".

I miracoli fanno parte del codice comunicativo: Gesù dà il potere di guarire a schiere di discepoli, eppure non abbiamo una ondata di guarigioni in Palestina; le malattie trattate hanno sempre evidenti manifestazioni esteriori (cecità, menomazioni, cicatrici, rigidità cadaverica, ...) perché sia riconoscibile la guarigione miracolosa. Matteo 9,12-13 ci spiega chiaramente che, così come il medico si rivolge ai malati per guarirli, allo stesso modo Gesù si rivolge ai peccatori per rimettere i loro peccati. L'evangelista ci introduce così alla chiave di decodifica dove la malattia sottintende il peccato, e la guarigione sottintende il proselitismo.

Giovanni dalla prigione è molto perplesso di quello che sta facendo Gesù là fuori, e manda i suoi uomini ad informarsi. La risposta di Gesù è la seguente:

Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l'udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, e beato colui che non trova in me motivo di impedimento.
(Matteo 11,1-6)

Per quale motivo Giovanni non dovrebbe essere contento di tutte le opere di bene realizzate dal suo discepolo? E' forse Giovanni contrario a curare i ciechi, gli storpi e i lebbrosi? Il testo paradossale diventa chiarissimo se applichiamo la chiave di decodifica: i malati sono i peccatori, e i morti sono impuri al quadrato; essi sono i piccoli, i minimi, i poveri (di salute, di vita, di beni materiali), i reietti, gli esclusi dalla società giudaica che ricerca fanaticamente la purità per compiacere Yahweh.

Invece Gesù sta chiamando a raccolta proprio gli impuri (Marco 2,15-17), cioè proprio quelli che la Torah esclude (Levitico 21,16-23); il beato è colui che non trova impedimento per questo, e quindi quelli come Giovanni sono esclusi dal progetto "Regno dei Cieli" perché lo ostacolano.

A questo punto non ci stupisce più il fatto che al paralitico che ha manifestato la sua fede in Gesù (Marco 2,3-17) Gesù dice Ti sono perdonati i tuoi peccati invece che dire "Adesso sei guarito"; i Farisei osservano che Gesù bestemmia arrogandosi un potere di remissione dei peccati che spetta solo a Yahweh; Gesù risponde guarendo il paralitico, ma lo fa solo per dimostrare tangibilmente il potere e il mandato divino. Con questo racconto paradossale l'evangelista suggerisce al lettore attento che per capire il testo bisogna andare oltre al significato letterale e ricercare piuttosto un significato codificato.

In Marco 10,46-52 Gesù chiede al cieco Bartimeo: Che cosa vuoi che faccia per te? Apparentemente Gesù sembra non capire che il più grande desiderio di un cieco sia quello di tornare a vedere; il cieco allora balza in piedi e camminando tra la folla raggiunge Gesù (= il cieco in realtà ci vede benissimo); l'episodio, invece di concludersi con un prevedibile "e subito vide" si conclude invece con Gesù che dice Và, la tua fede ti ha salvato!; Bartimeo guarito quindi segue Gesù come discepolo.
 I Farisei hanno speso anni per lo studio delle Legge e adempiono a tutte le sue costose e onerose norme, perciò sono increduli e perplessi di fronte alla facilità e gratuità con cui Gesù guarisce i malati peccatori; al contrario, i Farisei non sono per nulla impressionati dalle guarigioni operate da Gesù. Su questo episodio v. analisi di [PIRODDI] p. 143.

Matteo 9,27-31 utilizza lo stesso codice e la stessa tecnica del racconto paradossale. In questo episodio abbiamo diversi ciechi che camminano, seguono Gesù e balzano su di esso per essere guariti; anche qui Gesù si accerta della loro fede (Credete che io possa fare questo? Gesù chiede loro) ed ecco che si aprono loro gli occhi.
 Matteo aggiunge anche un dettaglio curioso: Gesù avverte i guariti di non raccontare il miracolo a nessuno, ma essi sono così contenti che lo vanno a raccontare a tutti. Qui il lettore attento si chiede: per quale ragione tali opere di bene dovrebbero rimanere nascoste? L'apparente paradosso si risolve decodificando il testo: Gesù sta facendo proselitismo tra gente impura (sollevando l'ostilità degli osservanti), e lo fa per conquistare il Regno dei Cieli (un progetto sedizioso che attira l'attenzione delle autorità). L'evangelista vuole essere ben sicuro che il lettore attento capisca che il metodo e i fini di Gesù non sono pubblicamente confessabili.

Il vangelo di Giovanni racconta il miracolo della guarigione del cieco dalla nascita (Giovanni 9) che è un capolavoro del linguaggio in codice (cfr [PIRODDI] pp. 136-153). Il metodo Gesù ribalta il ruolo tra peccatori e osservanti, i primi che saranno salvati e i secondi che saranno condannati. Il peccato dei Farisei è proprio quello di non essere peccatori, e ciò sconcerta i Farisei, sconcerta Giovanni il Battista, e sorprende anche il lettore per via del linguaggio paradossale:

Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane.
(Giovanni 9,41)

Vale la pena ricordare ancora una volta che il linguaggio paradossale viene usato dagli evangelisti per attirare l'attenzione del lettore e per invitarlo a leggere tra le righe. Mentre i sinottici rivolgono questo invito in modo esplicito con la formula chi ha orecchie per intendere, intenda, Giovanni adotta un linguaggio paradossale più sofisticato ma ugualmente efficace per veicolare un concetto ideologico eversivo camuffato in miracolo.

Gesù ha poco tempo, deve fare un grande numero di proseliti, non può permettersi i complicati riti di espiazione di Giovanni, né tanto meno può permettersi il protocollo di selezione e purificazione degli Esseni descritto nel loro "Libro della Guerra". La strategia di Gesù si può riassumere così: sospendiamo la Legge per il tempo necessario a realizzare il progetto "Regno dei Cieli"; una volta conquistato il potere, ci occuperemo di ristabilire la Legge.
 Gesù viola sistematicamente la Legge: no al rispetto del sabato; no sposarsi; no fare i bravi figli ma recidere i legami famigliari, abbandonare i genitori e partecipare al movimento; no all'esenzione dalla guerra per il neo-marito. Solo così si spiega l'ostilità dei Farisei verso un sant'uomo guaritore come Gesù e la loro totale indifferenza alle pene degli afflitti risanati.

Pane, vino, dottrina e conversione

Ai discepoli affamati Gesù propone un pane e un vino (= dottrina) che si possono moltiplicare facilmente, basta il passa-parola (Matteo 14,15-21; Matteo 15,29-38). Quindi non preoccupatevi del mangiare (Matteo 6,31) e comunque il pane di Gesù non è roba che si mangia ma nutre un numero arbitrario di persone (Matteo 6,31; 14,14; 15,29-38; 16,5-12).

Il pane che chiedono gli apostoli può sfamare al massimo per un giorno; il pane di Gesù è cibo ideologico che sfamerà il popolo in eterno perché ridarà giustizia agli oppressi, ai poveri, ai peccatori, agli ultimi.

L'effetto a valanga del proselitismo punta a raggiungere i numeri necessari a travolgere il potere costituito dei Sadducei, dei Farisei e dei Romani. Si tratta di un progetto rivoluzionario la cui strategia innovativa contrasta con la chiusura delle élite e i loro privilegi.

Per realizzare un simile ambizioso progetto serve un cambio di mentalità: Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei Farisei, non entrerete nel regno dei cieli (Matteo 5,20); ma siccome tali grandi sono già i massimi osservanti della Legge, non rimane che andare oltre la Legge. Ma andare oltre la Legge significa violarla, e quindi sacrificare il concetto di purità tanto caro alle sette sediziose contemporanee degli Zeloti e degli Esseni.

E' Giovanni il Battista il primo ad avere questa intuizione e ad avviare quel processo di "conversione" che coinvolge migliaia di peccatori in un progetto eversivo di portata limitata che potremmo definire "Regno di Galilea". Il concetto di conversione viene meglio espresso dalla parola greca "metanoia" dei testi originali, parola che significa cambio di pensiero, ma senza rinnegare il passato e senza necessità di pentimento o espiazione. Giovanni invita i peccatori a dichiarare pubblicamente i loro peccati e a liberarsi dei sensi di colpa che li inibiscono; sarà Yahweh a condonare i peccati poiché solo lui ha questo potere.

Ma Giovanni è anche l'ultimo dei grandi osservanti, egli è prigioniero della Legge perché Non si mette vino nuovo in otri vecchi. Spetta a Gesù di rinnegare ideologicamente il maestro e di fare il passo "oltre" decisivo, e cioè proclamarsi incarnazione dello Spirito Santo e quindi della volontà di Dio, e quindi legittimato a rimettere i peccati su ampia scala. La sola fede in Gesù e non più nella Legge è l'unico requisito imposto. Parte il grande progetto "Regno dei Cieli".

Pesci, pescatori e opere

La folla dei discepoli è la vera ricchezza di Gesù (cfr parabola dei talenti e parabola del fattore infedele). Questa massa umana darà l'assalto al centro del potere in Palestina travolgendo ogni resistenza. La forza del numero è quindi l'obiettivo da perseguire a ogni costo, anche a prezzo di violare la Legge, anche a costo di arruolare i peggiori brutti ceffi senza morale e senza valori. Il problema è: come si possono esprimere questi concetti in uno scritto che non risulti palesemente eversivo?

La metafora dei pesci e della pesca non è nuova. Secondo Geremia 16,16 dio manderà tanti pescatori a raccogliere i dispersi di Israele per ricondurli nella terra promessa e quindi dividere i pesci buoni dai pesci cattivi: i pesci cattivi sono quelli che hanno tradito Yahweh per altri dèi. Gli evangelisti riprendono questa idea e la adattano alla loro necessità. Ne seguono vari riferimenti ai pesci (i discepoli), alla pesca (le opere di proselitismo) e ai pescatori (gli inviati apostoli reclutatori).

Marco abbozza per primo l'idea, ma la sua cronaca è poco efficace:

Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. E subito, lasciate le reti, lo seguirono.
(Marco 1,16-18)

Matteo è diretto ed efficace come sempre, e ci presenta il concetto con una semplice allegoria:

Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi.
(Matteo 13,47-48)

Ovviamente i pesci cattivi sono quelli che non hanno partecipato al progetto Regno dei Cieli (v. selezione pecore e capre in Matteo 25,31-45) o che si sono dimostrati svogliati (v. parabola del banchetto in Matteo 22); essi si possono selezionare successivamente con calma, una volta approdati a riva, cioè quando il Regno è saldamente stabilito; all'inizio quello che conta è il numero e non si butta via niente (v. parabola della pecora smarrita in Matteo 18,12-14).

Luca è il narratore più abile e creativo, riassume tutti gli elementi visti fin qui in una allegoria lucida ed efficace con tanto di miracolo incorporato:

«Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano. [...]
  Al veder questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me che sono un peccatore». [...] Gesù disse a Simone: «Non temere; d'ora in poi sarai pescatore di uomini». Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

(Luca 5,5-11)

Traduzione: Pietro è un pescatore (=reclutatore) di pesci (=discepoli) ma la rete è vuota (=non trova discepoli); poi arriva la parola di Gesù (=accetta peccatori e rimette peccati gratis), e la rete si riempie miracolosamente di "pesci", pesci buoni e pesci cattivi (soprattutto cattivi, ma non importa). Pietro è egli stesso un peccatore, ma questo non turba minimamente Gesù: arruolare peccatori è esattamente il suo nuovo metodo. Quando gli evangelisti ci dicono che questi uomini rispondono subito senza esitare alla chiamata di Gesù sentita la sua parola, ed essi prontamente lasciano tutto famiglia e attività, ci stanno dicendo che i nostri "pescatori" non rispondono a una vocazione fulminante alla predicazione, ma stanno solo cambiando metodo di pesca; la "parola" di Gesù li converte al nuovo metodo, e questo nuovo metodo funziona alla grande. Gli apostoli pescatori non erano pescatori; erano già reclutatori, ma applicavano il metodo sbagliato, il metodo Giovanni Battista.

Giovanni combina un pasticcio prolisso che vorrebbe imitare Luca e invece produce una grigliata sulla spiaggia con il Gesù risorto (Giovanni 21).

En passant, osserviamo ancora una volta che il materiale ideologico è sempre lo stesso, ma ogni autore lo inserisce in un contesto narrativo totalmente inventato. Capito questo, possiamo anche dubitare che gli apostoli citati fossero realmente pescatori, possiamo dubitare che Gesù abbia mai pronunciato i discorsi riportati, possiamo dubitare che il miracolo sia mai avvenuto, e possiamo anche ragionevolmente ritenere che tutto il materiale che abbiamo appena letto sia pura invenzione degli evangelisti; l'attendibilità degli evangelisti come biografi è zero.

Rileggiamo l'episodio del pesce con i soldi in bocca con questa chiave di decodifica:

Venuti a Cafarnao, si avvicinarono a Pietro gli esattori della tassa per il tempio e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa per il tempio?». Rispose: «Sì».
  Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re di questa terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli altri?». Rispose: «Dagli estranei». E Gesù: «Quindi i figli sono esenti. Ma per evitare l'impedimento, va' al mare, getta l'amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te».

(Matteo 17,24-27)

Traduzione: Gesù vuole entrare nel tempio di Cafarnao per fare la sua solita piazzata, perciò ha mandato Pietro in avanscoperta; Pietro scopre che l'ingresso al tempio è a pagamento; prontamente Gesù capta telepaticamente l'informazione e spiega a Pietro che loro due sono già superiori al popolo, saranno loro a riscuotere le tasse e non certo a pagarle; tuttavia è troppo presto per suscitare il sospetto delle guardie, per cui Gesù ordina a Pietro/pescatore di catturare un discepolo/pesce e a fargli sputare i soldi che ogni nuovo discepolo deve consegnare per aderire al movimento (cfr Atti 5). E' tutto sorprendentemente chiaro, e capiamo perché Matteo ricorre al linguaggio in codice inserito nel contesto di un miracolo per spiegare questi concetti eversivi.

La moltiplicazione dei pesci è l'invito a compiere l'opera che sta più cuore a Gesù: il proselitismo. Perché i discepoli sono la vera (e unica) ricchezza di Gesù, essi sono lo strumento che gli permetterà di prendersi tutto.

Il pesce stilizzato rappresenta bene l'attivismo dei pescatori di uomini dei primi Cristiani. In greco ICHTHUS (pesce) è anche l'acronimo di IESOUS CHRISTOS THEOU HUIOS SOTER (Gesù cristo figlio di dio salvatore).

Nel 1o e 2o secolo il pesce stilizzato formato da due archi era il simbolo dei Cristiani che si rifacevano ai vangeli, perché essi erano pescatori di uomini, la schiera di discepoli era la loro ricchezza, e fare nuovi discepoli tra gli emarginati della società era la loro opera. Tutto questo proselitismo insospettiva i Romani esattamente come Giovanni il Battista allarmò Erode Antipa, e indigna Farisei e Sadducei sia per i metodi non ortodossi sia perché hanno capito il pericolo. Il Cristianesimo delle origini era quindi sinonimo di eversione.

La croce, simbolo di morte e di sconfitta, entrerà nel simbolismo cristiano più tardi, quando il Cristianesimo perderà ogni connotazione eversiva, diventerà religione di Stato, i vangeli verranno re-interpretati come la parabola dell'agnello sacrificale redentore dell'umanità, e infine il Tanach (essenzialmente nato per affermare l'esistenza del popolo di Israele e il suo diritto alla terra di Canaan) verrà derubricato a vecchio rottame del passato.

I vangeli: alcuni passi chiave decodificati

I magi dall'Oriente

Matteo ci ha già spiegato nel capitolo 1 del suo vangelo come Gesù sia l'unto di dio (il "christos") mandato per salvare Israele; egli discende da David secondo una precisa genealogia ed è l'erede dei patti abramitici. Come se questo non bastasse, Gesù il nazareno nasce rocambolescamente a Betlemme come il suo illustre predecessore David. Ma c'è un'altra cosa che angustia Matteo: chi ci può aiutare nella nostra lotta di liberazione dallo straniero invasore? Ed ecco qui la sua proposta:

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo».
(Matteo 2,1-2)

E' una allusione fanta-politica di Matteo che vede nei Parti i possibili alleati contro i Romani. I magi (=plurale di "mago") non sono altro che dignitari mandati dai Parti, persone istruite abili in varie discipline divinatorie ed astrologiche che operavano nelle corti orientali e qui impegnati nel ruolo di ambasciatori; l'evangelista li immagina pronti a riconoscere un re Israelita come Gesù e la sua stella cioè la stella a cinque punte simbolo del casato di David (Numeri 24,17; Isaia 62,1; Apocalisse 22,16); niente a che vedere con fenomeni astronomici eccezionali; la stessa stella a cinque punte la ritroviamo oggi sulla bandiera Israeliana e, curiosamente, sull'albero di Natale. Il ragionamento di Matteo è molto semplice: se c'è qualcuno che ci può aiutare nella nostra lotta partigiana, questi non possono che essere i Parti, perché il nemico del mio nemico è mio amico.

Il misterioso fenomeno astronomico osservato dai magi è la stella a cinque punte simbolo del casato di David.

A conferma di quanto sia credibile questo competitore al trono di Gerusalemme, Matteo fa seguire il celebre episodio della strage degli innocenti dove l'indegno re Erode il Grande, Idumeo vassallo dei Romani, fa uccidere tutti i bambini fino a due anni in Betlemme e dintorni pur di sbarrare la strada al buon Gesù, Giudeo al 100% e legittimo erede di David. Che Erode fosse un feroce e sanguinario vassallo dei Romani è fatto storico noto che Matteo qui piega alla sua necessità di legittimare il salvatore messianico Gesù, anche a rischio di retrodatare la nascita di Gesù di diversi anni; ancora una volta, la fedeltà storica viene sacrificata all'ideologia.

Questa perfetta allegoria anti-Romani è un messaggio eversivo espresso in codice perché Matteo scriveva dall'interno dell'Impero Romano, ma a debita distanza da Gerusalemme. L'indulgente trattamento verso il Pilato inverosimilmente "buono" sarà invece esplicito.

Gli indemoniati di Gerasa/Gadara

Passi paralleli: Matteo 8,28; Marco 5,1; Luca 8,26.
 Si tratta di una invettiva espressa in codice: i Romani sono porci parassiti che vanno ricacciati nel mare dal quale sono venuti, il Mediterraneo.
 Marco colloca l'episodio a Gerasa, che sta in pieno deserto e a 50 km dal mare più vicino (quello di Galilea); l'evangelista vuole che il lettore attento capisca che non si tratta di cronaca, ma di messaggio in codice; i demoni stessi chiamano sè stessi "Legione" in modo che il lettore attento capisca bene che si tratta dei Romani.
 Notare che i demoni/Romani si spaventano alla sola vista del Gesù super-eroe e, se proprio devono essere scacciati, supplicano di essere mandati dentro ai maiali perché lì si trovano a loro agio, dopo di ché scappano per la paura gettandosi in mare. Ricordiamo che i maiali sono bestie impure per la Legge.
 Gli abitanti non riconoscono il potere di Gesù e il suo patriottismo, ma sono contrariati perché Gesù ha fatto loro perdere i prosciutti; per questo gli abitanti scacciano Gesù. Questa non è altro che la parabola della vita di Gesù, super-eroe incompreso vittima dei suoi stessi concittadini.
 Matteo, che normalmente espande e cesella il racconto di Marco, questa volta è molto sintetico, colloca l'episodio nella località di Gadara, che sta a soli 10 km dal mare di Galilea e confina con esso, e omette il nome "Legione" per i demoni. In definitiva, Matteo presenta l'episodio come mero miracolo di esorcismo sperando che nessuno si accorga della sostituzione di nomi, mentre censura ogni compromettente riferimento ai Romani convinto che la sua allusione dei magi sia più astuta. Censura che potrebbe anche essere stata fatta a posteriori da un soggetto che però non si è accordo della cosa dei magi. Ogni ipotesi è buona, ma gira sempre intorno allo stesso tema dei Romani cattivi.
 Vedi anche [TOMMASI] p. 63 e p. 106.

Passeggiata sulle acque in barba ad Archimede

Passi paralleli: Matteo 14,22-33; Marco 6,45-52; Giovanni 6,16-21.
Riassunto. Gesù ordina agli apostoli di attraversare il mare di Galilea sulla barca a remi, di notte; sembra una impresa alla loro portata, ma gli apostoli incontrano grandi difficoltà nel mare agitato e cadono nel panico; li soccorre Gesù che arriva camminando sull'acqua; a un Pietro incredulo, Gesù comanda di scendere anche lui dalla barca; Pietro, inizialmente fiducioso, riesce anche lui a camminare sull'acqua, poi viene preso dalla paura e comincia ad affondare; Gesù tende la mano a Pietro e lo soccorre pronunciando le immortali parole: Uomo di poca fede! perché hai dubitato?
Traduzione. E' una simpatica allegoria che invita a credere in Gesù e così andare oltre la Legge, sia quella mosaica, sia quella di gravità, perché quando si ha la fede, anche l'impossibile diventa possibile. Infatti man mano che gli apostoli si allontanano da Gesù, si allontanano anche dalla fede, e vengono frenati dalla legge (la legge mosaica, la legge degli uomini, la legge di gravità e di Archimede, il meteo, ecc.). Gesù avverte telepaticamente le difficoltà degli apostoli, e corre in loro soccorso. Appena Gesù li raggiunge camminando sull'acqua, gli apostoli vedono il miracolo e recuperano la fede, sicché spariscono le difficoltà, tanto che lo stesso Pietro può muovere alcuni passi sull'acqua violando anche lui le leggi naturali (metafora delle leggi degli uomini). Ma appena Pietro dubita (cioè perde la fede), ecco che ritorna vittima della legge e affonda. E' lo stesso Gesù che ha ordinato ai discepoli di violare la Legge e di insegnare a fare altrettanto, perché solo così si entra nel Regno dei Cieli (Matteo 5,17-20). Vedere anche il cosiddetto incidente di Antiochia tra Paolo e Pietro sullo stesso tema Legge sì/Legge no. A questo punto possiamo immaginare quanto fosse confuso Pietro.
 Evidentemente gli evangelisti non conoscono il timore di dio né si sentono oppressi dalla Legge, ma devono esprimere questo pensiero blasfemo occultandolo in un miracolo, lasciando la comprensione dell'allegoria al lettore attento: per gli evangelisti volere è potere, e le regole sono fatte per essere violate; chi non ha fede, chi dubita, allora morirà, morirà affogato nel mare in tempesta, morirà nella repressione del Sinedrio e dei Romani, morirà sotto la torre di Siloe, morirà nell'epurazione del giorno del giudizio, ma non entrerà nel regno dei cieli.
Confronti. Marco è come al solito scarno, al punto che a fatica si capisce il senso dell'episodio. Matteo perfeziona Marco aggiungendo il Pietro che cammina sulle acque e l'immortale frase conclusiva di Gesù. Giovanni perfeziona Marco aggiungendo un secondo miracolo: appena Gesù raggiunge a piedi la barca, la barca si teletrasporta istantaneamente a destinazione sull'altra riva superando ogni difficoltà. Inspiegabilmente Luca si è lasciato sfuggire questo episodio succulento, lasciando il premio eloquenza a Matteo.

Peccatori diventano santi

Matteo 21,28-32 ci propone una breve e semplice parabola che illustra la questione: un padre invita i due figli ad andare a lavorare nella vigna; il primo figlio risponde ossequioso ma poi non va a lavorare; il secondo risponde sgarbato ma poi si pente e va a lavorare. Quale dei due figli ha fatto la volontà del padre? Ovviamente il secondo. Allo stesso modo i Sadducei sono figli di dio ossequiosi ma disubbidienti perché si fanno solo gli affari loro; essi sono vipere ipocrite che non si convertiranno mai a Gesù. Al contrario, i peccatori che si convertono a Gesù andranno a fare il Regno dei Cieli; questi peccatori fanno la volontà di dio, perciò essi sono santi. Luca cesella ulteriormente il concetto nella cosiddetta parabola del figliol prodigo (Luca 15,11-31).

Gira e rigira è sempre lo stesso concetto della "conversione": secondo gli evangelisti Israele può essere salvato solo da una rivoluzione che parte dal basso, quindi bisogna riabilitare quel 90% della popolazione oggi escluso, umiliato e tenuto ai margini per convertirlo in una forza d'urto che finalmente darà soddisfazione a dio realizzando il suo volere numero uno, quello che espresse a suo tempo ad Abramo molto prima della Legge di Mosè. In altre parole ancora:

Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori.
(Marco 2,17; Matteo 9,13; Luca 5,31)

Questa è l'essenza della strategia innovativa di Gesù, che intende coinvolgere le masse popolari povere (e quindi peccatrici) nel suo progetto rivoluzionario. Qui Matteo 9,13 cesella il testo asciutto di Marco e aggiunge in mezzo una frase sul contrasto tra misericordia (cioè l'applicazione blanda della Legge) contro sacrifici (nel senso degli olocausti e altri riti penitenziali ma puramente formali e sterili) tratto forse da 1Samuele 15,22; là si dice anche che il Signore vuole piuttosto obbedienza. Un altro modo di dire che Gesù vuole gente pronta a obbedire a lui, ed è pronto a perdonare ogni peccato contro la Legge.

Gli evangelisti si spingono molto più in là e arrivano ad affermare che la Legge non è funzionale alla rivoluzione, è un ostacolo. Perciò non solo Gesù si rivolge solo ai peccatori, ma pretende che anche gli osservanti diventino peccatori. Vediamo come il concetto viene espresso nel vangelo di Giovanni, che usa un codice leggermente diverso dai sinottici. L'episodio del cieco dalla nascita (= in-osservante della Legge e quindi peccatore) guarito da Gesù (= arruolato tra i discepoli proprio in quanto peccatore) è un perfetto esempio dello schema di codifica di Giovanni. I Farisei, che sono nati sotto la Legge e che perciò sono convinti di vederci benissimo, non capiscono il ribaltamento del concetto di peccatore:

«Siamo forse ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane».
(Giovanni 9,40-41)

Quindi per Gesù i più rigorosi osservanti della Legge sono i veri peccatori, mentre il cieco, che certamente osservante non è, non è responsabile di alcuna trasgressione e a lui che si è convertito i peccati verranno rimessi; il peccato dei Farisei è proprio il fatto di non essere peccatori. I Farisei, che vivono sotto la Legge nella Palestina del 1o secolo, non possono capire. E il motivo per cui gli evangelisti, laici cittadini dell'Impero Romano privi del timore di dio, esprimo in codice questi concetti è anch'esso perfettamente comprensibile.

La rielaborazione teologica dei Cristiani coglierà solo la prima parte del messaggio, cioè il perdono e la misericordia di Gesù per poveri ed emarginati; la seconda parte del messaggio dal contenuto eversivo continuerà sottotraccia tra le sette dei Gesuani e degli Ebioniti, alimentando i sospetti dei Romani che di tutta questa macchinazione ci capivano ben poco.

Alberi, fichi, frutti, santi e pecorelle smarrite

Numerose le metafore sugli alberi (gli uomini santi) e sui loro frutti (cioè conversione e proselitismo delle pecorelle smarrite della casa di Israele). Farisei e Sadducei non stanno producendo frutti, e questo dimostra che essi sono alberi cattivi; Gesù e i suoi discepoli invece convertono e mobilitano folle di proseliti, e questo dimostra che sono alberi buoni.
 Matteo 3,7-10: Giovanni Battista inveisce contro Sadducei e Farisei che sono come alberi che non danno frutto; essi pertanto verranno tagliati e bruciati. Ovviamente Giovanni stesso è un albero buono perché sta convertendo a manetta, ma Gesù è ancora meglio di lui. Notare che entrambi i capopopolo verranno giustiziati per sedizione, qualora non fosse ancora chiaro quale fosse il fine ultimo del loro attivismo.
 Matteo 7,15-20: Gesù ribadisce il concetto precedente.
 Matteo 12,33-34: secondo Gesù i Farisei (versetto 24) sono cattivi così come gli alberi cattivi non danno frutti. Ovviamente Gesù e i suoi discepoli sono alberi buoni. Il concetto viene ribadito da Luca 6,43.

Sulla via di Gerusalemme (la capitale dei sedicenti santi) Gesù incappa in un fico dal quale pretende di cogliere qualche frutto, ma non ne trova; perciò condanna l'albero e questo immediatamente si secca. L'episodio viene trattato con sfumature diverse nei sinottici:
 Marco 11,12-14 e Marco 11,20-25 afferma che non è stagione dei fichi, ma Gesù pretende comunque che dia frutto, non accetta scuse. Così come Gesù non riconosce la legge di natura del fico, non riconosce la Legge Mosaica come scusa per non partecipare al suo movimento neanche in quei casi in cui la Legge riconosce l'esenzione dal servizio militare (Deuteronomio 20; Deuteronomio 24,5).
 Matteo 3,7-10 trova il testo di Marco troppo duro ed omette il fatto che non è stagione di fichi.
 Luca 13,6-19 trasforma l'episodio in una parabola, ma precisa che il fico secco occupa il terreno inutilmente e per questo va tagliato. Allo stesso modo, i pii Galilei massacrati dai Romani e i 18 abitanti di Gerusalemme uccisi dal crollo della torre (Luca 13,1-5) non si erano convertiti a Gesù ed è per questo e solo per questo che sono morti: infatti essi erano inutili.

Peccatori, malattie, fede e miracoli

La fede è prerequisito della guarigione miracolosa e dei miracoli in generale:

E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità.
(Matteo 13,58; Marco 6,5-6)

Senza fede, zero miracoli. E' evidente che gli evangelisti non credono ai miracoli, ma li usano come strumento narrativo per presentare il contenuto ideologico imbarazzante al lettore attento. Infatti le guarigioni miracolose ubbidiscono a questo schema generale: un malato, ovvero un peccatore, si appella a Gesù; contrariamente a quanto noi ci aspettiamo, Gesù condona i peccati, lasciando la malattia; gli osservanti di turno Farisei | Sadducei | Scribi accusano Gesù di blasfemia perché la remissione dei peccati è prerogativa esclusiva di Yahweh; Gesù li accontenta subito e dà un segno tangibile dei suoi poteri guarendo il malato all'istante; stupore generale. Esempio canonico:

Ed ecco, gli portarono un paralitico steso su un letto. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: Coraggio, figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati. Allora alcuni scribi cominciarono a pensare: Costui bestemmia. Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa dunque è più facile, dire: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere in terra di rimettere i peccati: alzati, disse allora al paralitico, prendi il tuo letto e va' a casa tua. Ed egli si alzò e andò a casa sua. A quella vista, la folla fu presa da timore e rese gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.
(Matteo 9,2-8)

Ricordiamo che la remissione dei peccati (o una sorta di) fu avviata da Giovanni il Battista e poi continuata da Gesù. Ma Gesù ha ulteriormente semplificato la cerimonia perché diventi un processo di massa: è sufficiente avere fede in Gesù per essere salvati (Matteo 9,22; Marco 5,34; Marco 10,52; Luca 7,50; 8,48; 17,19; 18,42).
 Ma non solo: il potere di remissione dei peccati si trasmette anche ai discepoli per proprietà transitiva (Matteo 10,5-9) accrescendo a valanga la moltitudine dei seguaci di Gesù.
 Un risultato straordinario che turba Farisei e Sadducei, incapaci di eguagliare simili prestazioni; infatti essi sono alberi che non danno frutto, e perciò andranno tagliati e bruciati (vedi sezione sugli alberi buoni e cattivi); chi sarà a fare piazza pulita di questi alberi sterili e quando tale giudizio avverrà, dovrebbe ormai essere chiaro a chiunque abbia orecchie per intendere.

Ricordiamo che i miracoli sono l'unico strumento per legittimare le capacità profetiche. Paolo stesso ce lo ricorda: i Giudei chiedono miracoli e i Greci cercano la sapienza (1Corinti 1,22). Gli evangelisti usano i miracoli proprio perché si rivolgono a Giudei come loro, esiliati nell'Impero Romano.

Come variante dello schema precedente, i Farisei accusano Gesù che i suoi poteri di guarigione derivano non da Yahweh, ma da Belzebùl capo dei demoni (Matteo 12,27); Gesù abbozza una replica e, come suo solito, minaccia la resa dei conti una volta che sarà costituito il suo regno, perché chi non è come, è contro di me (Matteo 12,30).

Osserviamo che, in sfregio alla Legge, di solito Gesù svolge le sue attività preferibilmente di sabato.

Il movimento si finanzia con la rapina

Da sempre i gruppi armati rivoluzionari si auto-finanziano saccheggiando il popolo che intendono liberare, a cominciare dagli stessi Zeloti. Il movimento di Gesù non fa eccezione. Decodifichiamo il testo dei vangeli unendo i puntini per trovare il disegno nascosto.

I discepoli hanno diritto ad essere pagati. Gesù istruisce i discepoli a fare proselitismo e a vivere di ciò che viene loro offerto più o meno spontaneamente. Per questo i discepoli sono tenuti a viaggiare senza oro o argento o pecunia, senza bisaccia, senza tunica di scorta, senza sandali e senza bastone (Matteo 10,9-10; Luca 22,35); essi andranno a coppie (Marco 6,7; Luca 10,1) portando la lieta novella e raccogliendo offerte, perché l'operaio ha diritto al suo sostentamento (Matteo 10, 10; Luca 10,7). Ma chi sono, esattamente, quelli che dovranno pagare questi "operai" predicatori?

La gente delle campagne è invitata a contribuire "spintaneamente". Nel discorso della montagna (Matteo 4,25 fino a Matteo 7; Luca 6) Gesù sale su di una altura perché si deve rivolgere a una folla indistinta venuta ad ascoltarlo. Non si tratta di discepoli, ma di gente venuta dalle campagne della Galilea, della Samaria e della Giudea. Proprio perché si tratta di una folla indistinta, le parole devono essere prudenti. Gesù invita questa folla a:

- Porgere l'altra guancia (Matteo 5,39; Luca 6,29) = non opporre resistenza ai violenti. I discepoli sono invece violenti armati di spade che reagiscono all'arresto del capo, scappano davanti alle guardie giunte in forze, e negano di appartenere al movimento perché sanno bene di essere dei delinquenti ricercati:

Come potrebbe uno penetrare nella casa dell'uomo forte e rapirgli le sue cose, se prima non lo lega? Allora soltanto gli potrà saccheggiare la casa. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde. Perciò io vi dico: Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata.
(Matteo 12,29-31)

Il testo qui sopra è già chiarissimo, ma lo spieghiamo: è un chiaro invito a raccogliere "donazioni" con metodi violenti, perché ogni peccato verrà perdonato eccetto il peccato contro la volontà di dio (=lo spirito santo) di cui Gesù è la manifestazione.

- Se vi chiedono il mantello, voi date anche la tunica (Matteo 5,40) = collaborate di buon grado con chi vi sta rapinando. Nell'AT il mantello rappresenta un bene dato in pegno e che bisogna restituire quanto prima (Esodo 22,25-26; Deuteronomio 24,13) ma Gesù della Legge se ne frega e il bene in questione cambia di proprietà per sempre. Luca è ancora più esplicito e dice "se ti levano il mantello..." (Luca 6,29-30) dove levare = rapinare. I discepoli vengono all'uopo mandati in giro senza alcunché da donare perché essi sono i beneficiari delle donazioni.

- E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due (Matteo 5,11) = seguici nella marcia verso Gerusalemme, che dobbiamo fare numero. I discepoli sono i pastori di tale gregge umano.

- Amate i vostri nemici (Matteo 5,44; Luca 6,35; Luca 6,28) che, dice Gesù, è ancora più forte del comandamento "ama il prossimo tuo come te stesso" (Matteo 5,41).
 Per la povera gente della campagna, i nemici sono quelli che gli portano via la roba, cioè i pubblicani (che pranzano con Gesù) e le bande di rapinatori rivoluzionari (come gli Zeloti e, prossimamente, gli stessi discepoli di Gesù). I nemici della povera gente non erano certo i Romani che raramente si vedevano in giro, non erano Sadducei che non si sporcavano le scarpe di fango, e neppure i Farisei che non perdevano tempo a discutere con gli ignoranti.
 Gesù e i suoi discepoli conoscono il mistero del Regno dei Cieli e sanno bene chi sono i loro nemici: quelle vipere ipocrite dei Sadducei e dei Farisei, i Romani che sono porci parassiti da ricacciare in mare, i villaggi e le città che hanno respinto la lieta novella e che perciò faranno una fine peggiore di Sodoma e Gomorra, e tutti coloro che pur avendone la possibilità non hanno contribuito al movimento donando tutti i loro beni al movimento e quindi finiranno giustiziati e gettati nella Geenna. Ecco perché gli apostoli sono armati, e gli uomini armati non porgono l'altra guancia, non si lasciano derubare del mantello, non ubbidiscono agli ordini di chi li obbliga a seguirli e, soprattutto, non amano i loro nemici.
 Il concetto di "nemico" dipende quindi dal punto di vista, e il modo di comportarsi dipende da che parte si sta.

Ora uniamo i puntini. A che cosa servono tutti questi "mantelli"? Per esempio, si possono vendere per comprare spade al mercato nero:

«Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine». Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade». Ma egli rispose: «Basta!».
(Luca 22,36-38)

La presenza di un punto esclamativo dopo la parola "basta" nelle traduzioni disponibili lascia pensare a un Gesù contrariato per la materialità degli apostoli, rozzi pescatori incapaci di comprendere chissà quale discorso gnostico o metafisico. E' vero che in altri punti la spada è metafora della separazione traumatica tra coloro che aderiscono al movimento di Gesù e le loro famiglie, ma anche lì nulla di filosofico. Il solito Piroddi, in un video su YouTube, fa presente che il testo greco originale non contiene punti esclamativi, e che la parola che viene tradotta con "basta" andrebbe piuttosto tradotta come "sono sufficienti"; secondo Esposito, la traduzione corretta è "bastante una è" o forse meglio "ne basta una per ognuno" ([ESPOSITO_SU_GESU] p. 169). A questo punto il fatto che Gesù verrà annoverato tra i malfattori, e che i suoi discepoli verranno odiati e perseguitati a causa del suo nome, non ci stupisce più (Matteo 10,22; Matteo 24,9).

Il regno è preso con la violenza

Sono venuto a portare il fuoco sulla terra.
(Luca 12,49)

Che la violenza sia regola della strategia del movimento di Gesù viene detto piuttosto esplicitamente e ribadito numerose volte: sono i violenti che si impadroniscono del regno; pugni in faccia, rapine e sequestri di discepoli; invettive contro le città che respingono il movimento; gli apostoli voglio bruciare i villaggi dei Samaritani; fuoco e morte e stridore di denti e sgozzamenti per gli oppositori; il raid al Tempio; le parabole quasi tutte a contenuto violento; la reazione violenta all'arresto.

Riporto integralmente Matteo 11,11-30 perché è rivelatore. E' Gesù che parla alle folle:

«In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui.»
(Matteo 11,11)

cioè Giovanni è l'ultimo dei grandi profeti che da generazioni e generazioni promettono di liberare Israele senza riuscirci; nel Regno dei Cieli che vado a conquistare insieme ai miei ultimi, le persone come lui non conteranno più niente perché hanno fallito nel loro compito numero uno, e cioè conquistare e liberare la terra promessa, e porla sotto il dominio della Legge.

«Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono. La Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni. E se lo volete accettare, egli è quell'Elia che deve venire.
Chi ha orecchi intenda.»

(Matteo 11,12-15)

Con l'espressione chi ha orecchi intenda l'evangelista avvisa il lettore che deve applicare il codice di decodifica: per coloro che attendono un profeta come Elia, ecco che è venuto Giovanni, l'ultimo dei grandi profeti dotti e osservanti della Legge; ma io, Gesù, e i miei discepoli abbiamo portato il terrore nelle campagne; c'è un regno da conquistare e la violenza è l'unico sistema.

«Ma a chi paragonerò io questa generazione? Essa è simile a quei fanciulli seduti sulle piazze che si rivolgono agli altri compagni e dicono: Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori. Ma alla sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere.»

(Matteo 11,16-19)

cioè: ci abbiamo provato in tutte le maniere a smuovervi, ma sempre invano; è dunque ora di cambiare registro; l'efficacia del mio metodo è provato dalla valanga di discepoli pronti a tutto che mi stanno seguendo; è il risultato che conta, non come ho fatto per ottenerlo; basti pensare a quel delinquente di David che ora siede sul trono celeste acconto a Yahweh.

Allora cominciò ad inveire contro le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazin! Guai a te, Betsàida. Perché, se a Tiro e a Sidone fossero stati compiuti i miracoli che sono stati fatti in mezzo a voi, già da tempo avrebbero fatto penitenza, ravvolte nel cilicio e nella cenere. Ebbene io ve lo dico: Tiro e Sidone nel giorno del giudizio avranno una sorte meno dura della vostra. E tu, Cafarnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se in Sòdoma fossero avvenuti i miracoli compiuti in te, oggi ancora essa esisterebbe! Ebbene io vi dico: Nel giorno del giudizio avrà una sorte meno dura della tua!».
(Matteo 11,20-24)

cioè Gesù promette una feroce rappresaglia su coloro che si oppongono al suo progetto; infatti sappiamo che una volta conquistato il regno seguirà il giorno del giudizio dove gli apostoli seduti su 12 troni giudicheranno le 12 tribù di Israele, e coloro che hanno partecipato al movimento lasciando casa e famiglia riceveranno 100 volte quello che hanno lasciato (Matteo 19,27-29). I miracoli sono lo strumento usato da Gesù per legittimare il proprio potere. Tiro e Sidone sono antichissime città cosmopolite piene di gente acculturata erede della civiltà greca, e anche loro hanno dei conti da regolare con gli occupanti Romani; se io, Gesù, fossi andato lì mi avrebbero capito subito; e invece sono qui con voi zucconi della campagna; con voi la carota non funziona. La citazione della mitologica città di Sodoma lascia pensare a un giudizio di natura metafisica collocato in un futuro indefinito; i riferimenti alle città contemporanee di Tiro e Sidone riportano il concetto di giudizio a una realtà imminente e ben più concreta.

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».
(Matteo 11,25-30)

cioè Gesù ha un'altissima opinione di sé e sta cercando seguaci tra i peccatori; essi dovranno solo avere fede in lui (= obbedirgli ciecamente) e convertirsi al suo progetto (Luca 15,10); niente complicati e onerosi riti di pentimento ed espiazione da compiere; tutti i peccati saranno istantaneamente e gratuitamente rimessi; l'anima (cfr Glossario) torna pulita e quindi sarete benedetti da Yahweh; e ai più degni sarà rivelato il mistero del progetto eversivo noto con il nome in codice di "Regno dei Cieli". Più avanti Gesù avverte i candidati che sono possibili incidenti di percorso con assi e chiodi, ma si tratta degli incerti del mestiere di rivoluzionario.

Gesù ricorre alla parabola del banchetto nuziale (Matteo 22,1-14 analizzato da [PIRODDI] p. 48; anche Luca 14,16-24) per spiegare il concetto di arruolamento coatto e delle rappresaglie contro chi declina l'invito:

Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono già macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.»

cioè il progetto "Regno dei Cieli" prevede l'unione tra Gesù (il figlio del re) e tutti coloro che sono idonei a partecipare (= osservanti della Legge); i profeti (= i servi del re) hanno portato la lieta novella agli invitati, ma questi hanno accampato scuse o hanno ucciso i profeti.

Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

...e allora il dio (= il re) uccide quegli assassini e distrugge con le fiamme le loro città.

Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali.
 Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

cioè siccome gli invitati che erano idonei (= osservanti) si sono dimostrati non degni (= hanno respinto il mio invito), allora gli apostoli vanno a raccattare gente nelle strade purchessia (= peccatori) con la forza; coloro che hanno risposto alla chiamata di buon grado (cioè si sono preoccupati di presentarsi al banchetto vestiti bene) verranno premiati nel Regno dei Cieli; i riluttanti verranno cacciati.
  Luca 14,16-24 è anche più esplicito: i servi vanno a raccattare poveri storpi ciechi e zoppi, e li cercano nelle vie nelle piazze e anche tra i cespugli, e poi li forzano ad entrare nella sala del banchetto.
 E' evidente perché Gesù deve ricorrere a una parabola per spiegare tali concetti, e non può invece parlare chiaro; ma nelle loro riunioni private, Gesù spiegava tutto ai discepoli.

Il progetto Regno dei Cieli è quindi giunto all'atto finale; l'armata è in attesa alla periferia della città santa, la ricognizione in Gerusalemme è compiuta (Marco 11,11); le spade sono pronte (Luca 22,36); Gesù e i suoi fedelissimi si riuniscono sul Monte degli Ulivi per dirigere l'assalto finale del giorno dopo, che si risolverà in un tumulto con tanto di morti (Marco 15,7). Gesù sta per rivelare al mondo la sua vera natura di malfattore per diventare l'uomo più ricercato di tutta la Palestina (Luca 22,37; Giovanni 18,30). Non andrà benissimo.

Parabola dei talenti

Passi paralleli: Matteo 25,14-30; Luca 19,28.
 In breve, Gesù sta salendo verso Gerusalemme per prendersi il titolo di re quando racconta questa parabola. Dunque, c'è un nobile signore (e Gesù nobile lo è essendo figlio di David; nessuno è più nobile di lui) che parte per un lungo viaggio verso un paese lontano (la marcia nel deserto del movimento di Gesù per raggiungere Gerusalemme) dove andrà a ricevere il titolo di re.
 Ma prima di partire, il nobile signore affida ai suoi servitori (gli apostoli) i suoi beni (i discepoli), dando a ciascuno secondo il suo talento e con il compito di farli fruttare. Le pretese del nobile signore sono alte, perché miete dove non ha seminato e raccoglie dove non ha sparso.
 Al suo ritorno, il neo-re punisce duramente i servitori meno efficienti e premia quelli più bravi. A chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha esprime in estrema sintesi il concetto di premi e punizioni che si applica nel Regno dei Cieli. Infine, il re epura gli oppositori: Conducete qui i miei nemici e sgozzateli davanti a me (Luca 19,27) nel caso non si fosse ancora capito che Gesù non ama i suoi nemici (Chi non è con me, è contro di me Matteo 12,30).

Il perché gli evangelisti devono ricorrere a una parabola per esprimere questi concetti è evidente. Infatti subito dopo la parabola, nel testo segue l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme tra ali di discepoli che lo acclamano re figlio di David, in una cerimonia copiata dalla cerimonia di incoronazione di Salomone. V. anche [PIRODDI] p. 191 e 215.

Parabola dei vignaioli

Passi paralleli: Matteo 21,33-41.
 In breve, i coloni preposti alla vigna (cioè la casta dei Sadducei e dei Farisei che hanno in custodia il popolo eletto) hanno illecitamente sfruttato la vigna (cioè sono corrotti negli agi del privilegio); quando dio manda i suoi servi (i profeti come Giovanni e come Gesù) essi scoprono che la vigna non ha dato frutti (cioè il regno è dominato dagli stranieri, i sudditi sono peccatori) mentre i coloni si sono accomodati negli agi del potere (la casta è corrotta e dissipata); e allora dio si adira coi coloni e li fa morire, quindi passa la mano ad altri coloni (cioè i discepoli di Gesù) che si prendono la vigna (cioè il Regno di Dio). Vedere anche [PIRODDI] p. 151.

Parabola della pecorella smarrita

Passi paralleli: Matteo 18,12-14; Luca 15,4-7.
In breve: anche il più piccolo dei trasgressori della Legge, ovvero la pecorella smarrita, conta ai fini della rivoluzione. Non si butta via niente.
Nel testo di Luca, Gesù si rivolge agli ultimi (cioè la pecorella smarrita) perché è l'unica recettiva della lieta novella; essa farà felice Yahweh. Viceversa i giusti hanno già da fare (sono sposati, hanno famiglia, hanno lavoro, ecc.) e non parteciperanno mai.

Lievito, pane e moltiplicazione dei pani

Come mai non capite ancora che non alludevo al pane quando vi ho detto: Guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei?. Allora essi compresero che egli non aveva detto che si guardassero dal lievito del pane, ma dalla dottrina dei farisei e dei sadducei.
(Matteo 16,11-12)

Matteo 16,5-12 ci spiega che il lievito è la dottrina, mentre i pani sono i discepoli prodotti con la dottrina; per cui Gesù invita tutti a stare lontani dal lievito dei Farisei (cioè dalla Legge) per abbracciare il lievito di Gesù (che è il contrario della Legge). Marco 8,14-21 ci spiega lo stesso codice, ma in modo più confuso. Non capisco il motivo di questo linguaggio in codice, visto che l'evangelista ci dà esplicitamente la chiave di decodifica e visto che Gesù ha già ripetutamente inveito contro i Farisei e la loro dottrina; secondo me il testo ha subito diversi interventi redazionali che hanno rielaborato il materiale ideologico in modo più o meno esplicito. Lo stesso Regno dei Cieli è lievito per i pani (Matteo 13,33) e il pane che viene dal cielo è pane di vita (Giovanni 6,31-59).

Coi miracoli della moltiplicazione dei pani Gesù mostra come a partire da pochi pani che egli consegna agli apostoli (= pochi discepoli) essi possano distribuirli alla folla per ottenere tanti discepoli (= proselitismo). Gli episodi sono: Matteo 14,13-21; Matteo 15,29-38; Marco 6,34-42; Marco 8,1-10; Luca 9,10-17; Giovanni 6,1-13. Il codice viene più o meno rispettato, anche se talvolta compaiono anche i pesci, mentre nell'eucarestia compare il pane che è il corpo di Gesù e il vino che è il suo sangue; diciamo che gli evangelisti mantengono una certa flessibilità sul codice da loro stessi creato.

Il giorno del giudizio è una epurazione

Ecco che cosa avverrà una volta che Gesù si sarà installato sul trono del Regno dei Cieli.
 Una volta ribaltata la piramide sociale, ecco che i giusti (cioè quelli che hanno partecipato alla rivoluzione o hanno finanziato il movimento) verranno separati dai cattivi (tutti gli altri); i cattivi se ne andranno al castigo eterno, i giusti invece alla vita eterna (Matteo 25,31-46). Questa volta il linguaggio duro e violento dell'epurazione viene mitigato da una verniciatina escatologica che mi sembra un po' sospetta.
 I nemici di Gesù saranno giustiziati e i loro corpi gettati nella Geenna (Matteo 5,22-30; 10,28; 18,9; 23,15-33; Marco 9,43-47; Luca 12,5; Giacomo 3,6).
 Chi si era opposto alla intronazione di Gesù verrà sgozzato davanti al re (Luca 19,27).
 Le città che hanno respinto Gesù subiranno una sorte peggiore di Sodoma e Gomorra (Matteo 10,14-15; 11,20-24).
 Le sentenze verranno pronunciate da un tribunale speciale formato dai 12 apostoli seduti su altrettanti troni (Matteo 19,28; Luca 22,30). Essendo gli apostoli dei rozzi pescatori analfabeti ignoranti della Legge, il loro criterio di giudizio sarà di natura politica.
 Infine, le nazioni vinte dovranno assoggettarsi al nuovo re e riconoscere l'egemonia di Israele (Matteo 15,21-28; Matteo 22,44; Marco 7,24-30).

Ambizioni egemoniche del Regno dei Cieli

I profeti ce lo hanno già spiegato più volte: un giorno Yahweh scenderà sulla Terra o invierà il suo messiah liberatore figlio di David per guidare il popolo eletto contro le altre nazioni; le altre nazioni saranno quindi inevitabilmente sconfitte e assoggettate al ruolo di servitori (cfr Isaia 9,2-7; Isaia 24-26; Isaia 52-53; Isaia 61; Geremia 33,15-16; Ezechiele 37,21-24; Zaccaria 8-9; Zaccaria 12-14; ...). Speciale menzione per i Cananei, che verranno umiliati (Sofonia 2). Entriamo così nel mondo della fantascienza del giorno del giudizio universale:

Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
(Matteo 25,31-33)

Il vangelo ribadisce questi concetti con l'episodio della donna siriaca e fenicia (Marco 7,24-30) e con l'episodio della cananea (Matteo 15,21-28); solo quando le due donne si prostrano di fronte a Gesù e riconoscono la subordinazione del loro popolo (perché Anche i cani si nutrono delle briciole che cadono dalla mensa dei loro padroni), allora Gesù esaudisce le donne. Per quel che riguarda Romani e Samaritani ne abbiamo già parlato. Con ciò gli evangelisti rivelano i loro più intimi sogni di riscatto del loro popolo e di egemonia sui popoli vicini.

Parabola del sadduceo stronzo

Presente solo in Luca 10,30-37 e solitamente intitolata in modo fuorviante "Parabola del buon samaritano", questa parabola non ha niente a che fare coi Samaritani. Ricordiamo che Gesù stesso ordina di ignorare i Samaritani, e che i gli apostoli sono pronti a sterminarli con il fuoco (Luca 9,51).

In breve, la storiella di Luca dice questo: un uomo appena uscito dalla città santa di Gerusalemme (e quindi un Israelita puro e circonciso, Isaia 52,1) viene aggredito e derubato e lasciato mezzo morto sulla strada verso Gerico. Un sacerdote passa di lì ma non aiuta l'uomo ferito, e lo stesso fa un levita; questi sono i Sadducei stronzi che sfruttano il loro popolo ma si guardano bene dall'aiutarlo, e che sappiamo già essere anche vili e ipocriti. Tanto che perfino un samaritano dimostra pietà umana, si ferma e soccorre il ferito.

Qui non c'è proprio nulla da decodificare, il linguaggio è esplicito e il senso della parabola è chiaro. Perché allora le bibbie insistono a dare il titolo fuorviante a questa parabola? Perché questa ostinata volontà di oscurare il senso del testo del vangelo anche quando è così chiaro? Il lettore si faccia la sua opinione.

Parabola del fattore infedele

Luca 16,1-8 spiega perché Gesù viola la Legge e in particolare perché rimette i peccati. In breve, un fattore infedele viene licenziato dal ricco padrone. Prima di andarsene però il fattore truffa ancora una volta il padrone e falsifica i registri contabili rimettendo i debiti dei creditori; il fattore si procura così tanti amici. Con grande sorpresa del lettore, il padrone, invece che punire l'ex fattore per averlo ingannato ancora, gli riconosce di avere agito con saggezza. Gesù chiude la parabola con una irrisione al movimento degli Esseni: noi Gesuani siamo più scaltri dei figli della luce, coi loro inutili riti di purificazione nel rispetto della Legge ("non rubare"!). E infatti gli Esseni erano già estinti ai tempi degli evangelisti, spianati dai Romani durante la 1a Guerra Giudaica; non così avverrà per i Gesuani, che stravinceranno (ma forse anche no).

Traduzione. Ovviamente il padrone è dio, i debiti sono i peccati e i debitori sono i peccatori. Ovviamente solo il creditore può legittimamente rimettere i debiti ai debitori, e quindi solo dio può rimettere i peccati. Il fattore infedele è Gesù che "relativizza" la Legge di dio e furbescamente raccoglie discepoli promettendo la remissione dei peccati, un potere che a norma di Legge spetta solo a dio. Con questa furbata Gesù si procura una massa di discepoli utili per realizzare il progetto Regno dei Cieli, superando di slancio i goffi tentativi degli Esseni e di Giovanni. La mancanza di scrupoli di Gesù è la caratteristica che lo accomuna al glorioso Davide peccatore di successo che fece il regno e quindi fece la volontà numero uno di Yahweh. Tutto ciò mi suggerisce anche che Luca e probabilmente con lui gli altri evangelisti erano sostanzialmente atei, però erano anche veri patrioti di Israele; per loro esiste una sostanziale equivalenza tra Yahweh, i Patti Abramitici, il Popolo di Israele e la sua Terra Promessa; per loro la Legge Mosaica è al massimo uno strumento, e non il fine.

Morale. Gesù fa bene a violare la Legge, fa bene a rimettere i peccati, e fa bene a tradire dio, se tutto questo porta al compimento della volontà numero uno di dio, e cioè porta alla realizzazione di quei Patti Abramitici che precedono di parecchi secoli la Legge Mosaica, i Patti essendo il vero volere di dio, la Legge essendo solo uno strumento e non il fine.

[Osservazione finale su cui riflettere: la Legge nella sua forma attuale proviene da Esdra; Esdra fu lo zelante servo dei Persiani che portò a Gerusalemme la versione finale della Legge; quindi i Persiani hanno approvato la Legge proprio perché impedisce il sorgere di un qualsiasi germe di dissidenza.]

Nessuno è profeta in patria

Passi paralleli: Matteo 13,54; Marco 6,1; Luca 4,16; Giovanni 7,5.
 La gente di Nazareth ricorda le origini umili di Gesù, ricorda il suo lavoro molto materiale, ricorda che non ha mai ricevuto una istruzione, in definitiva ricorda che nelle sue origini non c'è nulla di speciale. Nella loro memoria c'è solo un bimbo che fa i capricci per mangiare le verdura, un bimbo caduto nella fossa del letame, un bimbo che scarabocchia sui muri di casa, e altre cose del genere del tutto comuni per qualsiasi bimbo. Da quella gente Gesù non potrà mai avere la credibilità che vorrebbe. Neppure i suoi fratelli credono in lui (Giovanni 7,5).
 Traduzione: quando Gesù ritornerà sulla Terra, ovvero quando sorgerà il nuovo messia davidico, gli evangelisti invitano a non andare a indagare sulle sue origini chiedendo a parenti e paesani, perché non troveranno nulla di speciale, anzi ne ricaverebbero una delusione, perché il messia davidico verrà dal popolo, magari anche da una famiglia povera e sgangherata, e senza una preparazione culturale rispettabile.
 Non sono sicuro che Matteo e Luca abbiano capito il senso del famoso detto "nessuno è profeta in patria". Infatti copiano Marco, ma introducono origini straordinarie con tanto di annunciazioni celesti, dignitari venuti dall'oriente, caroselli di angeli in cielo e riconoscimento del ruolo di messia nel Tempio; nella logica del loro racconto fa anche strano che non sia Maria stessa a rivendicare queste origini divine del figliol prodigo. Ma naturalmente l'inconsistenza narrativa di Matteo e Luca non inficia minimamente la consistenza del messaggio ideologico dei due autori, così entusiasticamente intenti a legittimare il messia davidico per ripulirlo da ogni imbarazzo.
 Gli apocrifi del NT (v. [APOCRIFI]) correggono il tiro e trasformano l'infante Gesù in un pestifero e arrogante monello dotato di super-poteri, super-poteri che usa per manifestare ed imporre la propria origine divina. Questi autori proto-Cristiani non hanno capito nulla del Giudaismo rivoluzionario degli evangelisti mentre viravano verso la divinizzazione di Gesù.

Conversione o morte: il segno di Giona

Passi paralleli: Matteo 12,38-42; Luca 11,29-32.
 L'episodio origina evidentemente da Marco 8,11-12 dove i Farisei chiedono a Gesù un segno dal cielo per metterlo alla prova; Gesù li delude perché nessun segno verrà dato a questa generazione. La risposta di Gesù è un po' fiacca. Marco non si accorge che nel suo racconto ci sono già parecchi miracoli, sicché la risposta di Gesù non solo è fiacca, ma è anche contraddittoria.
 Matteo e Luca perfezionano Marco trasformando l'episodio in una minaccia tremenda, il cosiddetto "segno di Giona", quando Giona venne incaricato da Yahweh di intimare ai Niniviti di convertirsi o perire. Gli evangelisti procedono parallelamente: aggiungono gli altolocati Scribi tra coloro che chiedono un segno; Gesù risponde piccato che l'unico segno che questa generazione malvagia e adultera riceverà sarà appunto il "segno di Giona"; dal libro di Giona traggono la cosa dei tre giorni per associarla a Gesù che risorge; citano la mitologica regina di Saba che riconobbe la grandezza di Salomone (non a caso figlio di David); per tutte queste ragioni nel giorno del giudizio perfino gli stranieri come i Niniviti e i sudditi di Saba verranno salvati purché, beninteso, essi accettino di sottomettersi rispettivamente a Yahweh e al re di Gerusalemme; infine, ci tengono a precisare che Gesù è più grande di Giona e di Salomone, e quindi la sua minaccia è più temibile. Se simili sogni di potere appaiono un filino esagerati per il piccolo popolo di Israele, allora rileggere il paragrafo sulle ambizioni egemoniche del Regno dei Cieli. Rispetto allo scarno materiale di Marco, è un potenziamento apologetico niente male.
 Evidentemente Matteo e Luca stanno attingendo alla fonte comune Q, oppure al Marco 2.0 che ho ipotizzato, ma non hanno curato la contraddizione coi numerosi "segni" che Gesù compie comunque. A Matteo questa cosa di Giona piace così tanto che la cita altre due volte (Matteo 16,1-4; Matteo 16,17), e ricordiamo che Matteo è favorevole ad un accordo coi "Babilonesi" Parti (v. storia dei magi). Il mio sospetto è che la versione di Marco sia molto antica, risalente a prima che i redattori sentissero il bisogno di legittimare Gesù coi miracoli, quando Gesù era solo un normale profeta come Giovanni ma privo dei super-poteri; poi il brano è rimasto, mentre i miracoli si moltiplicavano ad ogni nuova edizione (cfr [TOMMASI] 3.3.2.11).

Adultera salvata

Gesù assolve la donna che la folla di scribi e Farisei accusa di adulterio:

Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra.
(Giovanni 8,1-11)

Abbiamo già detto che il vangelo di Giovanni è quello più tardo e quello palesemente più manipolato da redattori con sensibilità diverse, per cui gli studiosi lo analizzano con grande cautela e spesso evitano di trattarlo. L'episodio dell'adultera salvata è uno di questi inserti recenti che risulta mancante dai manoscritti più antichi, come viene confermato nella note dell'autorevole Bibbia di Gerusalemme. Ne parliamo brevemente perché questo episodio ha inspiegabilmente ricevuto ampio risalto sulle prima pagina di un quotidiano nazionale (Corriere giugno 2025). Ci sono infatti diverse cose che non quadrano e che non vengono evidenziate.

1. La Legge è molto severa con gli adulteri, e prevede la lapidazione dei due amanti fedifraghi (Levitico 20,10). Possibile che scribi e Farisei, i massimi cultori della Legge, ignorino questa norma? Evidentemente non è possibile, per cui l'episodio è frutto di una manina estranea al mondo giudaico.

2. Giovanni (o chi per lui) ignora del tutto di giudicare l'uomo protagonista dell'adulterio. E' egli parimenti assolto? è colpevole? Come mai tanta parzialità?

3. Gesù interrogato sul caso, invece che rispondere sembra dilettarsi a scrivere in terra senza apparente motivo. Solo dopo reiterati solleciti da parte della folla, Gesù risponde nel modo che sappiamo. Non esistono spiegazioni per questo comportamento. Il testo è stato pasticciato molteplici volte?

4. Invece che lapidare la donna per adulterio, e lapidare Gesù per blasfemia contro la Legge, la folla si ritira in silenzio; nessuno, neppure i più integralisti fanatici nemici di Gesù che cercano di farlo morire per molto meno, osa alzare neanche un ditino.

5. La folla di scribi e Farisei ammette di essere composta tutta da peccatori, i quali pertanto si dovrebbero lapidare l'un l'altro invece che andare in giro a pontificare.

Probabilmente è una rielaborazione dell'episodio della peccatrice perdonata (Luca 7,36+) che ha l'intento di assolvere i peccatori in generale, che vanno a costituire il famoso esercito di Gesù. Ovvero è una rielaborazione di Matteo 21,31 dove pubblicani e meretrici che hanno creduto in Gesù (cioè gli ubbidiscono) entreranno nel Regno dei Cieli.

Secondo [BARTON] p. 340 tutto l'episodio non compariva nei testi più antichi, oppure veniva riportato in Luca. Sempre in merito a divorzio e adulterio, i testi dei vangeli (Marco 10,11-12; Matteo 5,32; Matteo 19,9; Luca 16,18) sono contraddittori e non permettono di dedurne prescrizioni precise sul tema del divorzio ([BARTON] p. 343, 549).

In definitiva un pasticcetto editoriale tardivo, uno dei tanti nel vangelo di Giovanni, frutto di una mentalità assai lontana sia dal Giudaismo che dal Cristianesimo.

Altri episodi analizzati da Piroddi

Riporto i riferimenti ad altri episodi dei vangeli che vengono analizzati nel libro di [PIRODDI]; l'autore privilegia il testo di Matteo perché più diretto ed ironico degli altri evangelisti:
- Matteo 13,24-30: parabola del seminatore ([PIRODDI] p. 108).
- Matteo 21,28-32: parabola dei due figli ([PIRODDI] p. 68, 252).
- Matteo 25,14-30: parabola dei talenti ([PIRODDI] p. 191).
- Luca 16,1-9: parabola del fattore infedele ([PIRODDI] p. 246).
- Giovanni 9: miracolo del cieco dalla nascita risanato ([PIRODDI] p. 133, 136, 137, 153).

Brani enigmatici

Questi brani sono per me difficili, in qualche caso sospetto un pasticcio editoriale con la sovrapposizione di ideologie contrastanti che rendono impossibile la decodifica, e comunque mischiano troppi temi.

Guarigione di 10 lebbrosi (Luca 17,16). 10 lebbrosi approcciano Gesù pur mantenendo una distanza di sicurezza; invocano pietà gridando ad alta voce; Gesù li invita ad andare dai sacerdoti (!); mentre vanno (e quindi prima ancora di venire esaminati dai sacerdoti) essi guariscono; uno di loro, appena visto di essere guarito (e quindi senza avere ancora visto i sacerdoti) torna indietro da Gesù e si prostra glorificando dio (cioè riconosce dio = Gesù); egli era un samaritano; Gesù gli chiede come mai quegli altri non sono tornati indietro anche loro per ringraziare Gesù; il samaritano verrà salvato grazie alla sua fede.
 Gran miscuglio di temi, perché si afferma che: Gesù coincide con dio; gli stranieri che credono in Gesù saranno salvati, qualunque cosa ciò voglia dire (cfr con l'episodio della cananea in Matteo 15,21); gli "altri" nove irriconoscenti sono presumibilmente Giudei, ma non si capisce se saranno salvati, e comunque subiranno il giorno del giudizio.

Parabola del ricco epulone (Luca 16,19-31). Qui si citano compensazioni nell'aldilà, dove il ricco mangione dovrà subire i patimenti della fiamma dell'Ade (ovvero dell'Inferno nelle nostre traduzioni dal greco) mentre il povero Lazzaro andrà in un altro luogo lieto non meglio precisato in compagnia di Abramo; morale finale: chi non segue Mosè e i profeti è destinato alla punizione eterna. Queste concezioni metafisiche ed ideologiche contrastano con il Giudaismo e con l'ideologia del messia davidico dei vangeli, perciò sospetto che si tratti di una aggiunta Giudaico/Cristiana molto tarda.

Comandamenti secondo Gesù (Luca 18,20):
- Non commettere adulterio: ci può stare, anche se fuori contesto del messaggio evangelico.
- Non rubare: infatti gli apostoli raccolgono le donazioni spontanee previo massaggio facciale a suon di pugni e dopo aver ben legato le mani ai proprietari (Matteo 12,29; Marco 3,27).
- Non dire il falso: cfr parabola dell'amministratore infedele che truffa il padrone almeno due volte e che perciò è saggio e più scaltro dei figli della luce (Luca 16,1-8).
- Ama tuo padre e tua madre: in tal caso non si può però aderire al movimento di Gesù perché viene richiesto di fare l'esatto opposto (Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, ... Luca 14,25); e comunque diventare Gesuano comporta di andarsene da casa senza neanche salutare (Luca 9,61) e comporta di essere odiato da tutti (Matteo 10,22; 24,9; Marco 13,13; Luca 21,17), mentre il cadavere del padre morto lo si lascia a marcire (Luca 9,59).
Anche qui sospetto un inserto ideologicamente Giudaico/Cristiano ma estraneo al testo originale del vangelo di Luca, che è il vangelo più trucido e violento. Curiosamente la dottrina cristiana corrente riconosce quello di Luca come il vangelo della misericordia.

I vangeli: cronaca di una rivoluzione fallita

Tutto ciò premesso, possiamo finalmente decodificare i vangeli e ricostruire la biografia di Gesù così come ce l'hanno voluta trasmettere gli evangelisti, depurata dal linguaggio prudente e necessariamente offuscato. Ribadiamo ancora una volta che questa storia riflette l'ideologia sul messia davidico degli evangelisti e non rappresenta la vera biografia del Gesù storico di cui non abbiamo riscontri indipendenti.

Il Gesù eretico che relativizza la Legge è del tutto inverosimile nella Palestina del 1o secolo. La storia raccontata dai vangeli serve solo come impalcatura per il materiale ideologico, e Gesù serve solo a dare corpo e credibilità a questa storia. E' anzi assai probabile che gli evangelisti non sapessero nulla di Gesù a parte pochissime scarne notizie, e cioè: nacque in Galilea figlio di padre ignoto, fu discepolo del Battista, e finì condannato per sedizione dai Romani.

Il vantaggio degli evangelisti su Paolo è che Paolo non poteva fantasticare sulla biografia di Gesù perché in Gerusalemme c'erano ancora vivi e vegeti i suoi amici, pronti a bacchettare Paolo. Gli evangelisti non avevano questo problema perché i testimoni della vita di Gesù erano morti da un pezzo, vuoi per cause anagrafiche, vuoi perché coinvolti nella repressione dei Romani della Prima Guerra Giudaica. Per gli evangelisti la mancanza di notizie biografiche su Gesù non fu un ostacolo, ma al contrario permise loro di esprimere liberamente la loro ideologia del salvatore davidico secondo la dottrina dei Gesuani.

Il punto chiave della proposta degli evangelisti è il superamento (temporaneo) della Legge perché impedisce al popolo di partecipare alla lotta. La conquista del regno e la liberazione della città santa saranno meriti tali che ai partecipanti verranno rimessi i peccati, esattamente come tutto fu perdonato a David (che a sua volta era solo un pastore analfabeta ignorante della Legge e un trasgressore godereccio).

In estrema sintesi, il vangelo è il manuale operativo per il messia davidico che deve venire modellato sul Canto del servo sofferente (Isaia 52-53) e il Canto dell'unto del Signore (Isaia 61-62). Il manuale è anche un appello al popolo degli Israeliti perché riconosca tale messia e lo segua senza esitazione. I lettori più sprovveduti ci troveranno invece il super-eroe che porta un messaggio di riscatto e di speranza a un popolo umiliato.

Giovanni il Battista fonda la setta

Gli evangelisti affrontano per prima la questione del confronto tra il messia profetico Giovanni e il messia davidico Gesù, per affermare che il secondo è molto più potente del primo. Infatti Giovanni battezza nell'acqua, mentre Gesù battezza nel fuoco (Luca 3,16), che non si sa bene che cosa vuol dire, ma rende l'idea.

● Giovanni il Battista, figlio di sacerdote ma di idee decisamente più radicali, è il fondatore di una setta che opera nel deserto della Galilea e che si rivolge agli impuri. La sua popolarità raggiunge anche Alessandria d'Egitto dove esiste già una comunità di fedeli (Atti 18,24). Possiamo quindi immaginare che l'attività del Battista sia durata diversi anni.
● Giovanni arruola discepoli a tutto spiano lavando i loro peccati con l'acqua del fiume Giordano, in un rito purificatore del battesimo analogo di quello della setta degli Esseni. Notare che Giovanni ammette solo peccatori e reietti della società mentre respinge i pii Farisei e i Sadducei (Matteo 3,7). Senza farsi scrupoli sul loro passato, Giovanni offre una seconda possibilità a soggetti colpevoli di atti contro la Legge che sarebbero altrimenti non riscattabili ([ESPOSITO_SU_GESU] p. 87-92 e 113-115); Giovanni accoglie perfino gli odiatissimi pubblicani esattori delle tasse e i soldati al servizio dei Romani (Luca 3,12-14).
● Ai discepoli più determinati viene richiesto di seguire l'esempio del maestro. In cambio otterranno di far parte di una cerchia di eletti che la popolazione riconosce come santi, patrioti, consolatori e benefattori. Ciò che Luca ci racconta nei primi capitoli degli Atti degli Apostoli sono pratiche già consolidate da tempo e comuni ad altre sette analoghe.
● Intanto Gesù, cugino e discepolo di Giovanni (Luca 1,26-38) supera le prove teorico-pratiche (cfr tentazioni nel deserto) che lo promuovono vice capo della setta (Marco 1,14).
● Folle di migliaia di discepoli si radunano intorno a Giovanni e alla sua predicazione. Erode Antipa re della Galilea, asserragliato nel suo palazzo e protetto dalle guardie, teme che dietro il proselitismo di Giovanni covi un piano insurrezionale per conquistare il trono di Galilea ([ESPOSITO_SU_GESU] p. 101). Giovanni arrestato da re Erode Antipa (Marco 6,17; Matteo 4,12; Luca 3,19; Giovanni 3,24).

Gesù succede a Giovanni il Battista

● Giovanni giustiziato in prigione (Marco 6; Matteo 14; Luca 9,7-9). Gesù assume il comando e si lancia in una frenetica campagna di arruolamento con la pesca a strascico di schiere di discepoli; unico requisito: ubbidire ciecamente al capo. Aderiscono anche alcuni fedelissimi di Battista come Andrea fratello di Pietro (Giovanni 1,35-42).
● Gesù, pur condividendo la stessa fede religiosa del maestro Giovanni, ha un piano tattico completamente diverso. Gesù si proclama figlio di dio ed emanazione della sua volontà (detta Spirito Santo); arruola proseliti tra la popolazione degli umili, poveri, peccatori, malati ed emarginati dalla società giudaica e chiede loro soltanto di avere fede in lui; in cambio promette il riscatto nel futuro suo Regno di Dio; avverte solo che esiste il rischio di venire arrestati e di finire giustiziati. Inoltre è Gesù che percorre le località di campagna in lungo e in largo facendo proseliti, invece che aspettare che essi vengano spontaneamente a lui. In questo modo Gesù raccoglie folle di migliaia di seguaci per puntare direttamente al trono di Israele invece che alla sola Galilea.
● Re Erode Antipa riconosce in Gesù l'erede di Giovanni, se non addirittura la sua reincarnazione (Matteo 14,1-12; Marco 6,14-29) perciò lo teme e ora lo vuole morto (Matteo 14,13; Marco 3,6; 6,16; Luca 9,7-9; 13,31; Atti 4,24-30). Da questo momento in poi Gesù e i suoi fedelissimi sono sempre in movimento (Marco 6,31), scappano in un luogo deserto, poi attraversano Samaria e Giudea puntando verso Gerusalemme.

Come si organizza una setta segreta

Le sette militanti come quella del Battista avevano necessariamente una cerchia ristretta di fedelissimi armati per proteggere il capo dalle autorità e dalla folla stessa; la loro identità era segreta, e infatti non sappiamo nulla della origine degli apostoli, non sappiamo nulla del loro destino, non fanno e non dicono praticamente nulla e agiscono come comparse nel racconto, i loro nomi sono incerti e per lo più abbiamo solo dei nomignoli. Questi erano gli apostoli, ovvero i pretoriani.
 Gesù sguinzaglia gli apostoli per le campagna della Galilea, della Samaria e della Giudea alla ricerca di nuovi discepoli. Ai convertiti viene richiesto di mantenere il silenzio; solo gli apostoli sono autorizzati a selezionare i nuovi discepoli e solo gli apostoli conoscono il fine ultimo di tutta questa frenetica attività di proselitismo.
 Tra i compiti dei pretoriani vi erano anche quello di tenere la cassa, riscuotere le offerte, organizzare gli eventi sociali, svolgere i sopralluoghi di sicurezza prima dell'arrivo del capo, dare massima diffusione ai prodigi del capo carismatico (e infatti abbiamo zero resoconti dei presunti miracoli di Gesù da parte di testimoni diretti).
 Il numero 12 ha evidentemente solo un valore simbolico; l'effettivo numero di membri della cerchia ristretta dei pretoriani, i loro veri nomi e i loro ruoli sono necessariamente segreti in virtù del principio di compartimentazione delle organizzazioni segrete. Sappiamo solo che tra di loro vi sono soggetti che sono pescatori analfabeti che sanno parlare solo aramaico e che si fanno chiamare cose come "la roccia", i "figli del tuono" e lo "zelota". Ecco perché questi soggetti sono poco credibili come predicatori metafisici, ma più credibili come picchiatori armati.
 Il capo doveva invece esporsi per fare proseliti (Giovanni 7,4), ovviamente senza mai rivelare in pubblico il vero fine ultimo della setta. L'incolumità del capo veniva quindi garantita dai suoi pretoriani e dalla folla; né il Sinedrio né i Romani si azzardavano a toccare il capo quando questi era circondato dalla folla per timore di scatenare tumulti (Matteo 26,5; Marco 11,18; Luca 20,19). Grazie ai continui spostamenti e alla dura vita in clandestinità Gesù è una primula rossa imprendibile che sfugge alle guardie di re Antipa; ma sta per comparire nel radar del Sinedrio, dei Romani e del loro apparato di intelligence.
 I Romani riservavano la pena di morte per i sediziosi e per i loro seguaci, perciò la vita in clandestinità richiedeva la massima prudenza nei contatti sociali e richiedeva continui spostamenti per non essere seguiti (Marco 9,30); gli incontri avvenivano in luoghi convenuti e le persone si riconoscevano mediante parole d'ordine (Marco 11,1-6; Marco 14,12-16). Gesù stesso non nasconde il pericolo di morte (Matteo 10,16-39; Luca 12,24; Luca 14,25-27) e il rischio di finire schiacciati dai Romani come avvenuto in altri tumulti recenti (Marco 14,2; Marco 15,7; Luca 13,1; 23,19; Atti 5,35-39). Proclamarsi aderente a quella setta era estremamente pericoloso, tanto che gli stessi pretoriani mentiranno tradendo il vincolo di fedeltà pur di scampare all'arresto.

La lunga marcia di Gesù

● Gesù raduna una folla nel deserto con vettovagliamento a cura dell'organizzazione; accorrono in migliaia (Marco 6,30; Marco 8; Matteo 14,13; Matteo 15,32; Luca 9,10-22). E' il primo censimento della forza.
● Il nemico numero uno è il Sinedrio, che governa profittevolmente insieme agli odiati Romani (ecco perché della provocazione ai cambiavalute) e che partecipa al mantenimento dell'ordine pubblico consegnando le teste calde al prefetto (cosa che puntualmente si ripeterà per lo stesso Gesù).
● L'attesa del messia è così forte, che la folla assedia Gesù perché si dia una mossa. Gesù, inizialmente riluttante ("è diventato pazzo" (Marco 3,20-21); lo vogliono rapire per farlo re (Giovanni 5,15)), e dopo una sofferta riflessione, decide che l'ora è venuta.
● Un rapido sopralluogo dentro a Gerusalemme permette di pianificare il raid del mattino seguente (Marco 11,11). L'ultima sera tutto è pronto e Gesù si accerta che i suoi pretoriani siano armati. Tutto è pronto per l'assalto finale.
● L'occasione si presenta con l'imminente festività della Pasqua, che attira in Gerusalemme migliaia di pellegrini che vanno a purificarsi (Giovanni 11,55). I discepoli di Gesù mimetizzati tra la folla si porteranno nei punti nevralgici della città, come le porte sulle mura, il Tempio, gli alloggiamenti delle guardie. Un segnale convenuto di corni suonati dai tetti farà scattare l'assalto per prendere la città (Matteo 10,27; Luca 12,3).
● La tensione è altissima, e anche le autorità si preparano per prevenire il tumulto (Marco 14,1-2; Matteo 26,5; Luca 22,1-2; Giovanni 11,55-57); agenti infiltrati vengono sguinzagliati per sondare la folla e riferire (Matteo 22,15; Marco 12,13; Luca 20,20).
● Gesù entra in Gerusalemme tra ali di folla esultante che lo proclama re figlio di David (Marco 11; Matteo 21; Luca 19), entra nel tempio (il luogo più presidiato di tutta la Palestina), ribalta i tavoli dei cambiavalute (che, insieme al tesoro custodito nel tempio, andavano a costituire una banca), accusa il Sinedrio di aver lasciato morire il suo predecessore (che era molto popolare), tiene una lezione sulla Legge (dove non sbaglia neanche una virgola essendo seguito dai sacerdoti che non aspettano altro che un minimo inciampo per farlo fuori), e infine può lasciare Gerusalemme incolume, senza che né le guardie del tempio, né la guarnigione romana presente nell'attigua caserma, gli torcano neanche un capello.
 E' questo il racconto molto edulcorato di un tentativo fallito di presa del potere, è questo il tumulto (Marco 15,7) che ha fatto anche un morto. Gesù scappa, ma ormai è uscito allo scoperto; il suo piano eversivo è finalmente stato "gridato dai tetti"; adesso Gesù è ufficialmente un "malfattore" ed è il ricercato numero uno in tutta la Palestina.

Gesù vittima di un complotto interno alla setta

Nei vangeli ci sono piccoli elementi che fanno pensare a una opposizione interna alla setta e a una congiura contro Gesù. Su Gesù già pesa lo stigma di figlio illegittimo nato da madre poco di buono (v. discussione sulla nascita) nonché l'accusa di essere troppo giovane e inesperto per il compito (Giovanni 8,57). Inoltre sono gli stessi apostoli ad esprimere perplessità sulle parole e sui comportamenti di Gesù, figuriamoci gli esterni al cerchio magico. Gesù sembra anche compiacersi di umiliare e contraddire gli apostoli pescatori analfabeti con argomentazioni filosofiche intricate, e questo non è un buon modo per garantire la fedeltà dei propri collaboratori stretti; gli apostoli hanno timore di chiedere spiegazioni a Gesù (Luca 9,43-45). Pur condividendo gli stessi obiettivi, lo status sociale e l'atteggiamento di Gesù il "piccolo" è opposto a quello di Battista il "grande".

Il Battista in prigione manda i suoi pretoriani ad informarsi sulla condotta del vice, che sembra tenere un atteggiamento troppo rilassato rispetto alla Legge, non pratica i digiuni rituali e le altre mortificazioni del corpo, ma piuttosto indulge a tavola, non rispetta il riposo del sabato, e si intrattiene con i traditori pubblicani, con gli incirconcisi Gentili e con gli impuri Samaritani (Marco 2,18-22; Matteo 11,2; Luca 5,33; Luca 7,18-34). Secondo il "metodo Gesù" tutto fa brodo quando si devono fare i numeri. Un accenno molto sfumato a un contrasto tra "correnti" si trova forse anche in Giovanni 3,22+ dove Gesù battezza in competizione con il Battista. Il fatto è che la tattica di Gesù è l'esatto contrario di quella di Giovanni, e lo stesso "grande" Giovanni è destinato a diventare "ultimo" nel progetto di Gesù.

L'ala farisaica della setta non può consentire che un branco di peccatori faccia il colpaccio. Meglio togliere di mezzo Gesù e farne un martire della resistenza ai Romani. L'indiziato numero uno di questo complotto sarebbe quindi il fratello Giacomo, che invece sarà un fanatico della Legge e camperà a capo della setta per quasi 30 anni.

Infine, osservo che Gesù affida la propria vita a una armata Brancaleone di peccatori infidi senza valori e senza legge, esalta la loro disonestà e la loro infedeltà (Luca 16,1-8), li ha educati a vivere di rapina. Chi si aspettava posizioni di potere (Giacomo e Giovanni) è rimasto deluso: Concedici di sedere nella tua gloria uno alla tua destra e uno alla tua sinistra (Marco 10,37; Luca 14,1-11). La richiesta di Pietro per compensazioni materiali è cruda: Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne otterremo? (Matteo 19,27). Le risposte di Gesù hanno deluso molti tra quelli che lo seguivano. Perciò quando questa armata di tagliagole darà l'assalto alla grande e ricca città, finirà per abbandonarsi al saccheggio, tradendo e lasciando il capo al suo destino (Giuda fa la spia in cambio di denaro, Pietro nega di appartenere alla setta, gli altri scappano e spariscono).

Sono tutte questioni che il messia davidico che verrà sarà bene che prenda in seria considerazione, eventualmente concedendo quei contentini ideologici, economici e di potere che i suoi discepoli si aspettano.

● Un informatore si offre di portare al Sinedrio il capo del tumulto. Ovviamente il delatore proviene dalla cerchia ristretta di Gesù, forse è uno degli apostoli. Ricordiamo che il Sinedrio governa su Giudea e Samaria insieme ai Romani da quando Erode Archelao fu rimosso per la sua incapacità di mantenere l'ordine pubblico; al contrario, il Sinedrio si era dimostrato invece piuttosto zelante e collaborativo. Quindi, come da prassi, il Sinedrio consegna il delatore ai Romani responsabili per l'ordine pubblico. In cambio della collaborazione, il Sinedrio ottiene che gli arresti siano limitati al capo e ai suoi più stretti collaboratori, e che l'operazione venga condotta col minimo clamore.
● I Romani interrogano il delatore (usando i loro metodi) e apprendono che il capo della setta è protetto da seguaci armati e pericolosi, tanto che i Romani decidono di mandare una intera di coorte di soldati. Il traditore collabora "spintaneamente" alla identificazione del covo e al riconoscimento del capo della setta.
● I soldati Romani, giunti in forze da Cesarea, insieme a delegati del Sinedrio in qualità di mediatori culturali e garanti degli accordi, sorprendono e arrestano il capo di notte, quando il capo è protetto solo dai suoi pretoriani. I pretoriani abbozzano una reazione ma poi scappano (Marco 14,50; Matteo 26,56).
● I Romani, sentite le accuse del Sinedrio, condannano e giustiziano Gesù e i suoi collaboratori per sedizione. Il racconto del processo e della crocefissione così come ci è giunto nei vangeli è una eco estremamente distorta, manipolata e debitamente sanata di quei momenti drammatici che cerca goffamente di spostare la responsabilità della condanna di Gesù dai Romani ai soli Giudei.
● Il traditore viene assassinato e il suo corpo straziato viene esibito come monito.
● Il fallimento di Gesù nella lotta contro i Romani costituisce una profonda delusione (Noi speravamo che fosse lui quello che avrebbe liberato Israele in Luca 24,21), ma per qualcuno diventa martire oggetto di culto, e quindi gli vengono attribuiti poteri, guarigioni e fatti miracolosi, forse addirittura la resurrezione e magari anche un ritorno trionfale come messia ("cristo" per i parlanti greco) secondo un processo psicologico noto come dissonanza cognitiva ([BERMEJO] cap. 11). Questi adoratori orfani del maestro carismatico Gesù costituiscono lo sparuto gruppo dei giudeo cristiani, ovvero i Gesuani. In queste comunità nascono una messe di racconti confusi, onirici e consolatori della resurrezione, delle apparizioni, e delle promesse escatologiche di cui abbiamo traccia nei vangeli. L'eucaristia è il rito che rafforza il loro credo metafisico.
● L'attività pubblica di Gesù è durata pochissimo (secondo gli studiosi da 3 settimane a 3 anni al massimo) tanto che il suo nome non raggiunge le comunità della diaspora e rimane praticamente sconosciuto anche in patria.

Giacomo succede a Gesù

● Il comando della setta passa al fratello di Gesù, Giacomo (Matteo 13,55; 27,56; Marco 6,3; 15,40; 16,1; Galati 1,19; Galati 2,12; Atti 12,17; Atti 15,13; Atti 21,18; Vangelo di Tommaso 13). La successione dinastica alla guida della setta riflette quanto sta avvenendo per la setta degli Zeloti fondata da Giuda il Galileo ([ESPOSITO_SU_GESU] p. 189). La letteratura extra-biblica ritrae Giacomo come uomo esperto della Legge e santo nei comportamenti, tanto da meritarsi il soprannome di "Giusto" ([TOMMASI] 4.25 p. 132; Vangelo di Tommaso v. 13 in [APOCRIFI]); per questo reggerà la setta per quasi 30 anni pur occupando una posizione apicale nel clero giudaico.
● Paolo, uno dei discepoli della setta, fa una giravolta ideologica e comincia a predicare diversamente. Dopo vari tira e molla, la setta di Giacomo riconosce Paolo come eretico ed emette contro di lui una sentenza di morte (Atti 23).

Agente Paolo, dalla Palestina al Mondo. Gli Atti degli apostoli ci presentano Paolo come semplice guardia del tempio di Gerusalemme, un ruolo un po' modesto per un poliglotta formato alla scuola di stretta osservanza giudaica di Gamaliele e munito di cittadinanza romana; inoltre Paolo viene inviato a Damasco per dare la caccia ai greci infiltrati nelle sinagoghe, cosa inverosimile perché Damasco sta 240 km lontano da Gerusalemme e il Sinedrio non ha poteri su quel territorio. Vista la sua preparazione nelle lingue e nella dottrina, mi sembra più credibile pensare a Paolo come a un informatore da infiltrare nelle sette, gruppi e gruppuscoli per osservare e riferire, cioè in definitiva una spia. E' esattamente il ruolo che manterrà in seguito, ma stavolta al servizio diretto dei Romani e con un ruolo rivalutato. Paolo rimane ospite due anni presso i Romani nella loro base di Cesarea, e qui coordina una rete di collaboratori informatori. Decapitata la setta dei Gesuani, ottiene un nuovo e più ambizioso incarico che condurrà dalla nuova sede di Roma, dove si trasferisce insieme ai suoi collaboratori; qui si impegnerà nel trasformare un sedizioso come Gesù in un paladino della pace sociale e della pace internazionale, mettendo in imbarazzo la chiesa-madre di Gerusalemme.
 E' così che Paolo, uomo di mondo di ampie vedute, grazie alla sua preparazione nelle lingue, alla sua profonda conoscenza dell'AT, all'abilità con la quale sa muoversi tra i Romani, nonché grazie al suo ego smisurato, si proclama unico intermediario tra il dio risorto e l'umanità, si eleva a un ruolo come neanche Mosè o Elia furono mai, e diventa protagonista della Storia. Quanto la sua iniziale adesione alla setta di Giacomo fosse animata da sincera convinzione ideale oppure fosse funzionale ad altri disegni e agli ordini di chi, è difficile dire. Fatto sta che la sua famosa folgorazione sulla via di Damasco è da sempre sinonimo di infido voltagabbana. Possiamo così capire la reticenza del NT sul vero ruolo di Paolo, sul suo famoso "processo", e sulle altrimenti inspiegabili premurosità che i Romani riservarono a questo giudeo.

● Paolo, alla ricerca di legittimazione, costruisce una figura completamente fantastica del precedente capo Gesù (che era inspiegabilmente "buono" però è morto prematuramente e non può smentire) ma si guarda bene dal riconoscere il nuovo capo Giacomo (che è vivo e gli ha scatenato i sicari contro) e neppure può usare il Battista (già ben noto nella comunità giudaica alla diaspora come fanatico della Legge). Giacomo poteva trarre profitto dal culto del fratello martire, ma non aveva particolare interesse ad alimentarlo.
● Minacciato di morte, a Paolo non rimane che collaborare più o meno spontaneamente coi Romani per individuare e neutralizzare gli altri componenti della setta a cominciare dal capo e dai suoi pretoriani. Paolo è il secondo traditore della setta, ma sopravvive grazie alla sua abilità poliglotta sotto la protezione dei Romani.

La setta viene sgominata

● Il Sinedrio arriva a far fuori Giacomo nel 62 d.C. ([TOMMASI] 2.3.7 e 2.3.8) sicché la setta è ancora una volta decapitata. Non a caso nello stesso anno Paolo viene trasferito da Cesarea alla più sicura Roma; il suo lavoro in Palestina è terminato.
● I Romani coltivano Paolo per dare una prospettiva moderata ai Giudei alla diaspora, sicché non abbiano più a finanziare le sette sediziose di Gerusalemme. Una volta trasferito a Roma con tanto di scorta armata, Paolo vi stabilisce la sua redazione completa di copisti, evangelisti e messaggeri nonché soldato di guardia. Qui al centro dell'impero Paolo e i suoi collaboratori lavorano in una posizione ideale per le comunicazioni e al sicuro dalle vendette dei sicari.

I Romani coltivano gli elementi moderati. Non è quello di Paolo un caso isolato di Giudeo o Israelita che i Romani adottano e coltivano in funzione anti-fanatici; si tratta invece di una strategia applicata sistematicamente.
Giuseppe Flavio, vero nome Yosef ben Matityahu, figlio di altolocata famiglia di sacerdoti e irriducibile patriota, nel 66 d.C. si arrende ai Romani che assediano la città di Iotapata, e profetizza al generale romano Tito Flavio Vespasiano e al figlio omonimo che sarebbero diventati imperatori ([ESPOSITO_SU_GESU] p. 89; [GUERRA_GIUDAICA] 3,340-391; 6,312-314). Quando ciò effettivamente avviene (nel 69 per il padre e poi nel 79 per il figlio) Giuseppe ottiene in ricompensa la promozione a storico ufficiale dell'imperatore, un vitalizio, la cittadinanza romana, e una vita agiata nei palazzi di Roma. Nella nuova veste di storico, e pur senza rinnegare mai la sua fede giudaica, Giuseppe ha modo di dire peste e corna dei suoi patrioti più violenti. Così Giuseppe diventa collaborazionista degli occupanti della Palestina che di lì a poco avrebbero profanato la città santa e avrebbero distrutto il Tempio.
Johanan ben Zakkai, stimato studioso della Torah, nel 66 d.C. si trova nella città santa durante l'occupazione degli Zeloti. Johanan tenta invano di convincere gli Zeloti a deporre le armi ed arrendersi ai Romani, poi si finge morto e lascia la città dentro a una bara. La tradizione rabbinica, ostile al rinnegato Giuseppe, attribuisce piuttosto a Johanan la profezia su Vespasiano imperatore (Midrash Echa I 13); in cambio, Johanan ottiene il permesso dei Romani per aprire una scuola di Torah presso Yavne e, insieme al permesso, presumibilmente ottenne anche un sostegno economico; è in questa scuola che si forma il rabbinismo moderato slegato dalle istanze nazionalistiche del Tempio, e dove si fissa il canone ebraico moderno ([ESPOSITO_SU_GESU] p. 79; [TOMMASI] 9.4.3).

● Il catastrofico incendio di Roma del 64 d.C. alimentò ulteriormente l'ostilità dei Romani contro i Cristiani e contro i Giudei in generale (cfr testimonianza di Tacito che abbiamo visto); l'editto per l'espulsione dei Giudei dalla capitale del 49 d.C. evidentemente non era praticamente applicabile a livello di massa, ma forniva solo la base legale per allontanare i soggetti pericolosi.
● Nel 66 d.C. nuovo bagno di sangue in Palestina, che culminerà nel 70 con la distruzione del Tempio di Gerusalemme e nel 73 con la disfatta degli Zeloti. Della setta non sentiremo più parlare perché è stata annientata dalla repressione dei Romani, altra prova del coinvolgimento dei suoi membri negli scontri. Il tempo delle parole è finito; Paolo viene lasciato al suo destino.

Nascono i vangeli canonici

● Schiere di Giudei esuli sparsi nell'Impero assistono sgomenti ai fatti tragici della Palestina, e si chiedono quando questo stillicidio di notizie drammatiche avrà mai fine. Tra i Giudei (che erano già guardati con sospetto dai Romani) cresce una galassia di movimenti e di sette religiose e irredentiste più o meno clandestine difficili da catalogare. In generale i Cristiani sono in attesa di un christos liberatore: sarà forse una figura di messia profetico come Giovanni il Battista, oppure sarà un messia davidico come Gesù? I Gesuani hanno già scelto il secondo.
● I Gesuani pongono questo personaggio, un Gesù ormai già più mitologico che reale, come protagonista del loro sogno. I vangeli sono perciò una elaborazione di questi Gesuani che scrivevano all'ombra dell'Impero Romano in un clima di generale sospetto verso i Giudei, soprattutto quando seguaci di un condannato per sedizione.
● Ogni cellula locale della setta dei Gesuani elaborava e custodiva una sua specifica variante del testo ideologico redatto in codice offuscato per prevenire la repressione romana. Proprio perché si trattava di materiale ideologico e propagandistico, i redattori erano poco interessati alla biografia di Gesù. La comprensione del mistero del Regno dei Cieli era un segreto per pochi eletti. Questi patrioti erano i veri leader della setta, e lo rimarranno almeno fino almeno all'inizio del 2o secolo; infatti furono loro e solo loro a dettare il contenuto del materiale ideologico che ci è giunto attraverso i 4 vangeli.

Ipotesi del time-shift. In 2Corinzi 12,2 Paolo colloca la morte di Gesù 14 anni prima; essendo la lettera datata circa 57 d.C. si conclude che per Paolo la morte di Gesù è avvenuta nel 43 d.C. più o meno al tempo della rivolta di Teuda. L'analisi dei vangeli sposta la data ancora più indietro nel tempo, al 36 d.C.
Secondo la studiosa Lena Einhorm ([TOMMASI] 9.5 p. 231) la predicazione e la passione di Gesù vengono retrodatate dai vangeli di 15 o 20 anni per allontanare i sospetti di un coinvolgimento della setta nelle rivolte. Inoltre questo artificio narrativo permette di attribuire al bieco e odiatissimo prefetto Ponzio Pilato il compito di riconoscere l'innocenza di Gesù ("non riconosco alcuna colpa in quest'uomo", e se lo dice lui...).
Se questa teoria è vera, Gesù muore intorno al 51-56 d.C.; la durata del comando di Giacomo si riduce a un periodo più verosimile; l'attività di Paolo inizierebbe proprio subito dopo la morte di Gesù e non 20 anni dopo; spiegherebbe la mancanza di menzioni di Gesù nelle fonti storiche, visto che semplicemente i seguaci di Gesù non esistevano prima del 56; i Giudei alessandrini di rito battista non hanno dovuto aspettare 20 anni per ricevere notizia della esistenza di questo Gesù, ma lo hanno saputo quasi subito; inoltre si ottengono vari altri interessanti aggiustamenti di date (v. riferimento per i dettagli). E comunque sì, la setta fu veramente coinvolta nel massacro della 1a Guerra Giudaica, tanto che se ne perdono le tracce dopo il 70 (v. [ESPOSITO_SU_PAOLO] p. 120 per gli ultimi papi della chiesa di Gerusalemme).

● Le ripetute allusioni del NT a Gesù come futuro re di Israele, allusioni alla rivolta armata contro i Romani e i loro servi del Sinedrio, nonché le allusioni agli apostoli armati e pronti a reagire con violenza all'arresto del capo, non solo riflettono la natura storica della setta, ma riflettono anche le aspettative dei giudei cristiani al tempo preponderanti sui cristiano paolini, tanto che lo stesso Paolo e in seguito gli evangelisti proclamano Gesù legittimo erede al trono di Israele.
● Gli evangelisti scelgono il nome di Giuda per colpevolizzare i Giudei come popolo e sollevare i Romani da ogni responsabilità per la morte di Gesù, e inventano l'intricato castello ideologico dell'agnello sacrificale e della resurrezione per giustificare il fallimento di Gesù come messia.
● Non è un caso che dal vangelo più tardo, quello secondo Giovanni, sono stati espunti gran parte degli elementi che hanno permesso questa ricostruzione; il Battista non viene giustiziato e rimane in circolazione; Giacomo non viene neanche citato pur essendo il primo papa della cristianità, ruolo che viene invece assegnato arbitrariamente a Pietro più accomodante con il revisionismo di Paolo (Giovanni 21,15); Gesù respinge la proclamazione a re (Giovanni 6,15; Giovanni 18,36); l'imbarazzante episodio di un Pietro armato di spada che ferisce una guardia è solo uno dei tanti pasticci redazionali facilmente riconoscibili in questo vangelo rimaneggiato da redattori con ideologie proto-cristiane discordanti.
● Non è un caso che la setta segreta di cui abbiamo parlato finora non ha neanche un nome, per cui la letteratura ha dovuto coniare denominazioni opinabili e incerte come "Giudei cristiani", "Nazareni", "Gesuani", "Gerosolimitani" (= "di Gerusalemme"), "Giovanniti", "Battisti", "setta dei nazorei" (Atti 24,5). Il ricorso al nome del capo carismatico per designare la setta potrebbe essere indice della sua marginalità, cosa che giustificherebbe la scarsità di attestazioni storiche della sua esistenza. La dottrina cristiana ha opportunamente preferito lasciare la questione nell'ombra spostando l'attenzione sulla figura mitologica di Gesù, del quale non si sapeva nulla e del quale perciò si poteva raccontare di tutto.
● E' così che nei vangeli, dopo un minestrone di proclamazioni messianiche, genealogie regali, preparazioni iniziatiche, riunioni carbonare, fughe nel deserto, predicatori fanatici, cattivi maestri, incursioni nel tempio e clangore di spade, il Gesù secondo l'evangelista Giovanni si contraddice un po' e alla fine può finalmente rivelarci che

Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei.
(Giovanni 18,36).

Ah, ecco, eravamo noi che avevamo capito male.

Conclusione

Mentre i vangeli si diffondevano un po' acriticamente tra le prime comunità cristiane diventando di fatto testi canonici della liturgia insieme alla Septuaginta, i padri della chiesa cominceranno ad elaborare tutto questo materiale solo più tardi nel 3o e 4o secolo mentre il Cristianesimo si avviava a diventare religione di Stato nell'Impero Romano.

Il compito titanico che attendeva i padri della chiesa fu quello di conciliare la dottrina cristiana, fino ad allora trasmessa oralmente, con i testi dei vangeli e con il Tanach ad essi inestricabilmente associato. Questi testi è evidente anche a una lettura superficiale che parlano d'altro. Infatti, interpretare la Bibbia come testo Cristiano è come cercare l'orario del treno sull'elenco telefonico. Perciò si renderà necessaria una potente opera di re-interpretazione allegorica per cancellare ogni allusione eversiva dei vangeli; trasformare gli apostoli in guaritori e predicatori; elevare due personaggi antitetici come Paolo e Pietro, fino ad allora sconosciuti alla Storia, a fondatori della nuova religione; derubricare l'Antico Testamento a un vecchio rottame del passato; trasformare in dogma e in mistero inconoscibile tutto il resto che non si poteva spiegare logicamente.

Il fatto stupefacente, l'unico vero miracolo dei vangeli, è come sia stato possibile che questo messaggio eversivo e violento noto come "buona notizia" sia sopravvissuto fino ai giorni nostri superando secoli di repressione e di censure, e ci sia stato tramandato inconsapevolmente attraverso una religione, il Cristianesimo, che nulla ha che fare con esso. Se gli evangelisti non fossero stati così abili, probabilmente oggi nulla rimarrebbe del loro pensiero rivoluzionario. Gli evangelisti non potevano certo immaginare che un giorno la libertà di stampa e di pensiero, nonché le nuove tecnologie dell'informazione, avrebbero reso accessibile a tutti il vero significato dei vangeli.


Fine